Abitur NRW Italienisch 2022 · GK · Haupttermin · neu einsetzend
Abiturprüfung Italienisch in Nordrhein-Westfalen 2022, GK · Haupttermin · neu einsetzend: 12 Aufgaben mit Lösungen. Mit automatischer Korrektur.
Themen der Prüfung: Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete) · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache) · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung) · Stellungnahme und Kommentar (Commentate) · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Aufgabe HT 1 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)
Klausurteil A
Giulia Colavecchi, apicoltrice a 25 anni: «Difendiamo le nostre passioni anche se non ci portano a diventare ingegneri»
[...]
Giulia, [...] 50 arnie che ti aspettano ogni mattina e come se non bastasse 6 ettari di
oliveto di cui prendersi cura e un orto da coltivare quotidianamente. Si chiama passione
o coraggio?
«Credo sia il coraggio di perseguire una passione, quindi direi entrambe. Ma devo dire che
5 non mi sento così tanto un’eroina, sto facendo semplicemente quello che mi appaga. È nato
tutto da un libro letto a casa quando avevo 18 anni, il mondo delle api mi ha affascinato a
partire da quel momento. Poi è cominciata tutta la mia formazione. Mi sono informata, ho
fatto corsi su corsi per avere le giuste competenze, e da lì, nel giro di un paio d’anni, mi sono
ritrovata ad acquistare dall’eredità di un mio vicino di casa apicoltore, le mie prime cinque
10 arnie. Oggi sono diventate 50».
Cosa produci?
«Diversi tipi di miele: dal comune millefiori al tiglio, dall’acacia al castagno, fino alla melata.
Ma la produzione ovviamente non è sempre la stessa. [...] Tante sono le condizioni che
possono mettere a repentaglio la tua produzione ed è fondamentale abituarsi all’idea che
15 molto del tuo lavoro dipende dalla natura. Da qui il rispetto profondo per i piccoli animali,
lo sviluppo di molta pazienza e della consapevolezza di far parte di un sistema ampio di
produzione di cui tu sei soltanto una parte».
[...]
“Voglio fare l’apicoltrice”. Come hanno reagito familiari e amici alla scelta di un lavoro
20 oggi un po’ atipico per la tua età?
«Con i miei familiari all’inizio c’è stato uno scontro. Avrebbero desiderato che mi dedicassi
ad altro ma quando hanno capito l’impegno e la passione che avevo intenzione di investire in
questa attività, mi hanno lasciata andare per la mia strada. E a distanza di cinque anni sono
ancora qui con la voglia di raggiungere nuovi obiettivi. Anche le mie amiche hanno fatto un
25 percorso simile. Soprattutto quando alla giornata di mare organizzata per stare insieme mi
capitava di scegliere il lavoro nel mio laboratorio. I sacrifici da fare sono tanti ma hanno capito
che non potrei farne a meno».
Quali sono gli obiettivi imprenditoriali di una giovane 25enne che ha deciso di dedicare
la sua vita alla natura?
30 «Moltissimi! Bisogna essere tanto creativi perché non è un mercato affatto facile. Le persone
non sono abituate all’idea di valorizzare il lavoro del produttore, puntano al risparmio
sull’alimentazione a discapito della qualità del cibo che mangiano.
E questo penalizza molto i piccoli produttori come me. È per questo che bisogna reinventarsi
continuamente e pensare a nuovi modi di valorizzare il proprio lavoro».
35 [...]
Il messaggio che vorresti dare ai tuoi coetanei, a volte scoraggiati all’idea di dedicarsi
alla propria passione qual è?
«Che è difficile vivere di una passione. Ma mi chiedo se per stare davvero bene ci sia altra
scelta. Ho cercato tante strade prima di questa ma tutto mi riportava a dove sono adesso.
40 Siamo assolutamente capaci di dedicarci al sacrificio se lo vogliamo, checché ne pensino
quelli che denigrano la voglia di noi giovani di “sporcarsi le mani”. Sta a noi farli ricredere
e non sminuirci se decidiamo che la potatura di un albero o la produzione del miele è la strada
che preferiamo rispetto al lavoro di ingegnere. Difendiamo l’identità delle nostre passioni».
Note:
riga
titolo · l’apicoltrice · Imkerin/Bienenzüchterin
01 · l’arnia · Bienenstock
01 · come se non bastasse · als ob es nicht reichen würde
04 · perseguire una passione · einer Leidenschaft nachgehen
05 · appagare · zufriedenstellen, glücklich machen
08 · nel giro di · innerhalb von
12 · la melata · Honigtau zur Produktion von Waldhonig
14 · mettere a repentaglio · gefährden
27 · fare a meno di qcs. · auf etwas verzichten
28 · imprenditoriale · unternehmerisch
32 · a discapito di · zu Ungunsten von
40/41 · checché ne pensino quelli · ganz egal, was die denken
41 · denigrare · verleugnen
42 · sminuire · schmälern, abwerten
42 · la potatura · Beschneiden (von Bäumen und Pflanzen)
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
1. Riassumete come si è sviluppato il cammino di Giulia come apicoltrice e quali piani ha per il futuro. (comprensione) [12 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 2 · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung)
Klausurteil A
Giulia Colavecchi, apicoltrice a 25 anni: «Difendiamo le nostre passioni anche se non ci portano a diventare ingegneri»
[...]
Giulia, [...] 50 arnie che ti aspettano ogni mattina e come se non bastasse 6 ettari di
oliveto di cui prendersi cura e un orto da coltivare quotidianamente. Si chiama passione
o coraggio?
«Credo sia il coraggio di perseguire una passione, quindi direi entrambe. Ma devo dire che
5 non mi sento così tanto un’eroina, sto facendo semplicemente quello che mi appaga. È nato
tutto da un libro letto a casa quando avevo 18 anni, il mondo delle api mi ha affascinato a
partire da quel momento. Poi è cominciata tutta la mia formazione. Mi sono informata, ho
fatto corsi su corsi per avere le giuste competenze, e da lì, nel giro di un paio d’anni, mi sono
ritrovata ad acquistare dall’eredità di un mio vicino di casa apicoltore, le mie prime cinque
10 arnie. Oggi sono diventate 50».
Cosa produci?
«Diversi tipi di miele: dal comune millefiori al tiglio, dall’acacia al castagno, fino alla melata.
Ma la produzione ovviamente non è sempre la stessa. [...] Tante sono le condizioni che
possono mettere a repentaglio la tua produzione ed è fondamentale abituarsi all’idea che
15 molto del tuo lavoro dipende dalla natura. Da qui il rispetto profondo per i piccoli animali,
lo sviluppo di molta pazienza e della consapevolezza di far parte di un sistema ampio di
produzione di cui tu sei soltanto una parte».
[...]
“Voglio fare l’apicoltrice”. Come hanno reagito familiari e amici alla scelta di un lavoro
20 oggi un po’ atipico per la tua età?
«Con i miei familiari all’inizio c’è stato uno scontro. Avrebbero desiderato che mi dedicassi
ad altro ma quando hanno capito l’impegno e la passione che avevo intenzione di investire in
questa attività, mi hanno lasciata andare per la mia strada. E a distanza di cinque anni sono
ancora qui con la voglia di raggiungere nuovi obiettivi. Anche le mie amiche hanno fatto un
25 percorso simile. Soprattutto quando alla giornata di mare organizzata per stare insieme mi
capitava di scegliere il lavoro nel mio laboratorio. I sacrifici da fare sono tanti ma hanno capito
che non potrei farne a meno».
Quali sono gli obiettivi imprenditoriali di una giovane 25enne che ha deciso di dedicare
la sua vita alla natura?
30 «Moltissimi! Bisogna essere tanto creativi perché non è un mercato affatto facile. Le persone
non sono abituate all’idea di valorizzare il lavoro del produttore, puntano al risparmio
sull’alimentazione a discapito della qualità del cibo che mangiano.
E questo penalizza molto i piccoli produttori come me. È per questo che bisogna reinventarsi
continuamente e pensare a nuovi modi di valorizzare il proprio lavoro».
35 [...]
Il messaggio che vorresti dare ai tuoi coetanei, a volte scoraggiati all’idea di dedicarsi
alla propria passione qual è?
«Che è difficile vivere di una passione. Ma mi chiedo se per stare davvero bene ci sia altra
scelta. Ho cercato tante strade prima di questa ma tutto mi riportava a dove sono adesso.
40 Siamo assolutamente capaci di dedicarci al sacrificio se lo vogliamo, checché ne pensino
quelli che denigrano la voglia di noi giovani di “sporcarsi le mani”. Sta a noi farli ricredere
e non sminuirci se decidiamo che la potatura di un albero o la produzione del miele è la strada
che preferiamo rispetto al lavoro di ingegnere. Difendiamo l’identità delle nostre passioni».
Note:
riga
titolo · l’apicoltrice · Imkerin/Bienenzüchterin
01 · l’arnia · Bienenstock
01 · come se non bastasse · als ob es nicht reichen würde
04 · perseguire una passione · einer Leidenschaft nachgehen
05 · appagare · zufriedenstellen, glücklich machen
08 · nel giro di · innerhalb von
12 · la melata · Honigtau zur Produktion von Waldhonig
14 · mettere a repentaglio · gefährden
27 · fare a meno di qcs. · auf etwas verzichten
28 · imprenditoriale · unternehmerisch
32 · a discapito di · zu Ungunsten von
40/41 · checché ne pensino quelli · ganz egal, was die denken
41 · denigrare · verleugnen
42 · sminuire · schmälern, abwerten
42 · la potatura · Beschneiden (von Bäumen und Pflanzen)
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
2. Esaminate in che maniera Giulia si occupa della sua attività di apicoltrice. (analisi) [14 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)
Klausurteil A
Giulia Colavecchi, apicoltrice a 25 anni: «Difendiamo le nostre passioni anche se non ci portano a diventare ingegneri»
[...]
Giulia, [...] 50 arnie che ti aspettano ogni mattina e come se non bastasse 6 ettari di
oliveto di cui prendersi cura e un orto da coltivare quotidianamente. Si chiama passione
o coraggio?
«Credo sia il coraggio di perseguire una passione, quindi direi entrambe. Ma devo dire che
5 non mi sento così tanto un’eroina, sto facendo semplicemente quello che mi appaga. È nato
tutto da un libro letto a casa quando avevo 18 anni, il mondo delle api mi ha affascinato a
partire da quel momento. Poi è cominciata tutta la mia formazione. Mi sono informata, ho
fatto corsi su corsi per avere le giuste competenze, e da lì, nel giro di un paio d’anni, mi sono
ritrovata ad acquistare dall’eredità di un mio vicino di casa apicoltore, le mie prime cinque
10 arnie. Oggi sono diventate 50».
Cosa produci?
«Diversi tipi di miele: dal comune millefiori al tiglio, dall’acacia al castagno, fino alla melata.
Ma la produzione ovviamente non è sempre la stessa. [...] Tante sono le condizioni che
possono mettere a repentaglio la tua produzione ed è fondamentale abituarsi all’idea che
15 molto del tuo lavoro dipende dalla natura. Da qui il rispetto profondo per i piccoli animali,
lo sviluppo di molta pazienza e della consapevolezza di far parte di un sistema ampio di
produzione di cui tu sei soltanto una parte».
[...]
“Voglio fare l’apicoltrice”. Come hanno reagito familiari e amici alla scelta di un lavoro
20 oggi un po’ atipico per la tua età?
«Con i miei familiari all’inizio c’è stato uno scontro. Avrebbero desiderato che mi dedicassi
ad altro ma quando hanno capito l’impegno e la passione che avevo intenzione di investire in
questa attività, mi hanno lasciata andare per la mia strada. E a distanza di cinque anni sono
ancora qui con la voglia di raggiungere nuovi obiettivi. Anche le mie amiche hanno fatto un
25 percorso simile. Soprattutto quando alla giornata di mare organizzata per stare insieme mi
capitava di scegliere il lavoro nel mio laboratorio. I sacrifici da fare sono tanti ma hanno capito
che non potrei farne a meno».
Quali sono gli obiettivi imprenditoriali di una giovane 25enne che ha deciso di dedicare
la sua vita alla natura?
30 «Moltissimi! Bisogna essere tanto creativi perché non è un mercato affatto facile. Le persone
non sono abituate all’idea di valorizzare il lavoro del produttore, puntano al risparmio
sull’alimentazione a discapito della qualità del cibo che mangiano.
E questo penalizza molto i piccoli produttori come me. È per questo che bisogna reinventarsi
continuamente e pensare a nuovi modi di valorizzare il proprio lavoro».
35 [...]
Il messaggio che vorresti dare ai tuoi coetanei, a volte scoraggiati all’idea di dedicarsi
alla propria passione qual è?
«Che è difficile vivere di una passione. Ma mi chiedo se per stare davvero bene ci sia altra
scelta. Ho cercato tante strade prima di questa ma tutto mi riportava a dove sono adesso.
40 Siamo assolutamente capaci di dedicarci al sacrificio se lo vogliamo, checché ne pensino
quelli che denigrano la voglia di noi giovani di “sporcarsi le mani”. Sta a noi farli ricredere
e non sminuirci se decidiamo che la potatura di un albero o la produzione del miele è la strada
che preferiamo rispetto al lavoro di ingegnere. Difendiamo l’identità delle nostre passioni».
Note:
riga
titolo · l’apicoltrice · Imkerin/Bienenzüchterin
01 · l’arnia · Bienenstock
01 · come se non bastasse · als ob es nicht reichen würde
04 · perseguire una passione · einer Leidenschaft nachgehen
05 · appagare · zufriedenstellen, glücklich machen
08 · nel giro di · innerhalb von
12 · la melata · Honigtau zur Produktion von Waldhonig
14 · mettere a repentaglio · gefährden
27 · fare a meno di qcs. · auf etwas verzichten
28 · imprenditoriale · unternehmerisch
32 · a discapito di · zu Ungunsten von
40/41 · checché ne pensino quelli · ganz egal, was die denken
41 · denigrare · verleugnen
42 · sminuire · schmälern, abwerten
42 · la potatura · Beschneiden (von Bäumen und Pflanzen)
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
a scelta (Compito 3.1):
3.1 Giulia Colavecchi dice: “Bisogna essere tanto creativi perché non è un mercato affatto facile.” (r. 30)
Prendendo spunto da questa dichiarazione commentate le possibili opportunità e i possibili ostacoli per i giovani italiani che scelgono di costruirsi una carriera nell’ambito della green economy. (commento) [16 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel
Klausurteil A
Giulia Colavecchi, apicoltrice a 25 anni: «Difendiamo le nostre passioni anche se non ci portano a diventare ingegneri»
[...]
Giulia, [...] 50 arnie che ti aspettano ogni mattina e come se non bastasse 6 ettari di
oliveto di cui prendersi cura e un orto da coltivare quotidianamente. Si chiama passione
o coraggio?
«Credo sia il coraggio di perseguire una passione, quindi direi entrambe. Ma devo dire che
5 non mi sento così tanto un’eroina, sto facendo semplicemente quello che mi appaga. È nato
tutto da un libro letto a casa quando avevo 18 anni, il mondo delle api mi ha affascinato a
partire da quel momento. Poi è cominciata tutta la mia formazione. Mi sono informata, ho
fatto corsi su corsi per avere le giuste competenze, e da lì, nel giro di un paio d’anni, mi sono
ritrovata ad acquistare dall’eredità di un mio vicino di casa apicoltore, le mie prime cinque
10 arnie. Oggi sono diventate 50».
Cosa produci?
«Diversi tipi di miele: dal comune millefiori al tiglio, dall’acacia al castagno, fino alla melata.
Ma la produzione ovviamente non è sempre la stessa. [...] Tante sono le condizioni che
possono mettere a repentaglio la tua produzione ed è fondamentale abituarsi all’idea che
15 molto del tuo lavoro dipende dalla natura. Da qui il rispetto profondo per i piccoli animali,
lo sviluppo di molta pazienza e della consapevolezza di far parte di un sistema ampio di
produzione di cui tu sei soltanto una parte».
[...]
“Voglio fare l’apicoltrice”. Come hanno reagito familiari e amici alla scelta di un lavoro
20 oggi un po’ atipico per la tua età?
«Con i miei familiari all’inizio c’è stato uno scontro. Avrebbero desiderato che mi dedicassi
ad altro ma quando hanno capito l’impegno e la passione che avevo intenzione di investire in
questa attività, mi hanno lasciata andare per la mia strada. E a distanza di cinque anni sono
ancora qui con la voglia di raggiungere nuovi obiettivi. Anche le mie amiche hanno fatto un
25 percorso simile. Soprattutto quando alla giornata di mare organizzata per stare insieme mi
capitava di scegliere il lavoro nel mio laboratorio. I sacrifici da fare sono tanti ma hanno capito
che non potrei farne a meno».
Quali sono gli obiettivi imprenditoriali di una giovane 25enne che ha deciso di dedicare
la sua vita alla natura?
30 «Moltissimi! Bisogna essere tanto creativi perché non è un mercato affatto facile. Le persone
non sono abituate all’idea di valorizzare il lavoro del produttore, puntano al risparmio
sull’alimentazione a discapito della qualità del cibo che mangiano.
E questo penalizza molto i piccoli produttori come me. È per questo che bisogna reinventarsi
continuamente e pensare a nuovi modi di valorizzare il proprio lavoro».
35 [...]
Il messaggio che vorresti dare ai tuoi coetanei, a volte scoraggiati all’idea di dedicarsi
alla propria passione qual è?
«Che è difficile vivere di una passione. Ma mi chiedo se per stare davvero bene ci sia altra
scelta. Ho cercato tante strade prima di questa ma tutto mi riportava a dove sono adesso.
40 Siamo assolutamente capaci di dedicarci al sacrificio se lo vogliamo, checché ne pensino
quelli che denigrano la voglia di noi giovani di “sporcarsi le mani”. Sta a noi farli ricredere
e non sminuirci se decidiamo che la potatura di un albero o la produzione del miele è la strada
che preferiamo rispetto al lavoro di ingegnere. Difendiamo l’identità delle nostre passioni».
Note:
riga
titolo · l’apicoltrice · Imkerin/Bienenzüchterin
01 · l’arnia · Bienenstock
01 · come se non bastasse · als ob es nicht reichen würde
04 · perseguire una passione · einer Leidenschaft nachgehen
05 · appagare · zufriedenstellen, glücklich machen
08 · nel giro di · innerhalb von
12 · la melata · Honigtau zur Produktion von Waldhonig
14 · mettere a repentaglio · gefährden
27 · fare a meno di qcs. · auf etwas verzichten
28 · imprenditoriale · unternehmerisch
32 · a discapito di · zu Ungunsten von
40/41 · checché ne pensino quelli · ganz egal, was die denken
41 · denigrare · verleugnen
42 · sminuire · schmälern, abwerten
42 · la potatura · Beschneiden (von Bäumen und Pflanzen)
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
oppure (Compito 3.2):
3.2 Immaginate questa situazione: sul blog “YouLaurea.it” avete trovato il messaggio di un ragazzo italiano che pensa di iscriversi a Scienze ambientali e vuole sapere quali prospettive professionali questo corso di laurea possa offrirgli.
Scrivete un commento per il blog, nel quale gli indicate l’esperienza di Giulia Colavecchi e riflettete sulle possibilità e sugli eventuali ostacoli di un lavoro nel settore della green economy. (produzione libera) [16 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Klausurteil A
Giulia Colavecchi, apicoltrice a 25 anni: «Difendiamo le nostre passioni anche se non ci portano a diventare ingegneri»
[...]
Giulia, [...] 50 arnie che ti aspettano ogni mattina e come se non bastasse 6 ettari di
oliveto di cui prendersi cura e un orto da coltivare quotidianamente. Si chiama passione
o coraggio?
«Credo sia il coraggio di perseguire una passione, quindi direi entrambe. Ma devo dire che
5 non mi sento così tanto un’eroina, sto facendo semplicemente quello che mi appaga. È nato
tutto da un libro letto a casa quando avevo 18 anni, il mondo delle api mi ha affascinato a
partire da quel momento. Poi è cominciata tutta la mia formazione. Mi sono informata, ho
fatto corsi su corsi per avere le giuste competenze, e da lì, nel giro di un paio d’anni, mi sono
ritrovata ad acquistare dall’eredità di un mio vicino di casa apicoltore, le mie prime cinque
10 arnie. Oggi sono diventate 50».
Cosa produci?
«Diversi tipi di miele: dal comune millefiori al tiglio, dall’acacia al castagno, fino alla melata.
Ma la produzione ovviamente non è sempre la stessa. [...] Tante sono le condizioni che
possono mettere a repentaglio la tua produzione ed è fondamentale abituarsi all’idea che
15 molto del tuo lavoro dipende dalla natura. Da qui il rispetto profondo per i piccoli animali,
lo sviluppo di molta pazienza e della consapevolezza di far parte di un sistema ampio di
produzione di cui tu sei soltanto una parte».
[...]
“Voglio fare l’apicoltrice”. Come hanno reagito familiari e amici alla scelta di un lavoro
20 oggi un po’ atipico per la tua età?
«Con i miei familiari all’inizio c’è stato uno scontro. Avrebbero desiderato che mi dedicassi
ad altro ma quando hanno capito l’impegno e la passione che avevo intenzione di investire in
questa attività, mi hanno lasciata andare per la mia strada. E a distanza di cinque anni sono
ancora qui con la voglia di raggiungere nuovi obiettivi. Anche le mie amiche hanno fatto un
25 percorso simile. Soprattutto quando alla giornata di mare organizzata per stare insieme mi
capitava di scegliere il lavoro nel mio laboratorio. I sacrifici da fare sono tanti ma hanno capito
che non potrei farne a meno».
Quali sono gli obiettivi imprenditoriali di una giovane 25enne che ha deciso di dedicare
la sua vita alla natura?
30 «Moltissimi! Bisogna essere tanto creativi perché non è un mercato affatto facile. Le persone
non sono abituate all’idea di valorizzare il lavoro del produttore, puntano al risparmio
sull’alimentazione a discapito della qualità del cibo che mangiano.
E questo penalizza molto i piccoli produttori come me. È per questo che bisogna reinventarsi
continuamente e pensare a nuovi modi di valorizzare il proprio lavoro».
35 [...]
Il messaggio che vorresti dare ai tuoi coetanei, a volte scoraggiati all’idea di dedicarsi
alla propria passione qual è?
«Che è difficile vivere di una passione. Ma mi chiedo se per stare davvero bene ci sia altra
scelta. Ho cercato tante strade prima di questa ma tutto mi riportava a dove sono adesso.
40 Siamo assolutamente capaci di dedicarci al sacrificio se lo vogliamo, checché ne pensino
quelli che denigrano la voglia di noi giovani di “sporcarsi le mani”. Sta a noi farli ricredere
e non sminuirci se decidiamo che la potatura di un albero o la produzione del miele è la strada
che preferiamo rispetto al lavoro di ingegnere. Difendiamo l’identità delle nostre passioni».
Note:
riga
titolo · l’apicoltrice · Imkerin/Bienenzüchterin
01 · l’arnia · Bienenstock
01 · come se non bastasse · als ob es nicht reichen würde
04 · perseguire una passione · einer Leidenschaft nachgehen
05 · appagare · zufriedenstellen, glücklich machen
08 · nel giro di · innerhalb von
12 · la melata · Honigtau zur Produktion von Waldhonig
14 · mettere a repentaglio · gefährden
27 · fare a meno di qcs. · auf etwas verzichten
28 · imprenditoriale · unternehmerisch
32 · a discapito di · zu Ungunsten von
40/41 · checché ne pensino quelli · ganz egal, was die denken
41 · denigrare · verleugnen
42 · sminuire · schmälern, abwerten
42 · la potatura · Beschneiden (von Bäumen und Pflanzen)
Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert
Compito 4
Una vostra amica italiana è membro di un gruppo di giovani europei che lavora affinché i temi legati all'ambiente abbiano più spazio nei programmi scolastici. Durante le sue ricerche si è imbattuta in questo articolo della giornalista Parvin Sadigh, che però non riesce a capire, e chiede quindi il vostro aiuto.
Scrivete alla vostra amica un'e-mail in cui riferite i contenuti dell'articolo che sono importanti per lei. (mediazione) (18 Punkte)
Klimawandel: Nicht noch ein neues Schulfach (Parvin Sadigh)
1 Klimawandel soll mehr Raum in der Schule bekommen, fordern Wissenschaftler. Italien führt
2 ein Schulfach ein. Neuseeland schreibt landesweit ein Curriculum für das Thema vor. Brau-
3 chen wir das auch?
4 Es stimmt ja: Curricula müssen angepasst werden an wissenschaftliche Erkenntnisse und ge-
5 sellschaftliche Herausforderungen. Und Lehrer müssen reagieren können auf das, was in der
6 Welt passiert. Dafür brauchen sie einen Rahmen, der ihnen auch die Zeit dafür gibt. Richtig
7 ist ebenso, dass den Schülern ein fundiertes Wissen über den Klimawandel vermittelt werden
8 sollte. Denn auch ihr Verhalten wird darüber entscheiden, ob er begrenzt werden kann. Sie
9 sollen sinnvoll handeln können und nicht auf Falschinformationen hereinfallen.
10 Aber wir machen es uns zu einfach. Immer wenn ein gesellschaftliches Problem so richtig
11 brennt, wird ein neues Schulfach gefordert oder zumindest mehr Platz im Lehrplan. Sollen
12 doch die Kinder alles besser machen als wir. Warum sollten wir noch etwas dazulernen? Ist
13 ja ihre Zukunft. Finanzkrise? Wir brauchen ein eigenes Fach Wirtschaft, statt sofort die Struk-
14 turen zu ändern. Zu wenige wissen, wie man Geld richtig anlegt oder eine Steuererklärung
15 macht: Auch da soll Wirtschaftsunterricht die Lösung sein. Ein Schulfach Ernährung soll her,
16 wenn die Zahl der Übergewichtigen steigt. [...] Alles, wovor wir uns selbst drücken, sollen
17 die Schulen auch noch in die bereits überladenen Stundenpläne quetschen. Also auch klar:
18 den Klimawandel.
19 Dabei hat der längst seinen Platz in einem altehrwürdigen Fach: Erdkunde nämlich. Die Kin-
20 der lernen dort heute nicht mehr nur Hauptstädte auswendig, sondern analysieren etwa, was
21 Plastikmüll in den Meeren und CO2 beim Klima anrichtet und was das mit der Globalisierung
22 zu tun hat – manchmal aber nur, wenn sie Glück haben und ihre Lehrer das Thema selbst ein-
23 bringen.
24 Was genau in Geografie laut Lehrplan unterrichtet wird, unterscheidet sich in den Bundes-
25 ländern enorm, sagt Wolfgang Gerber, Vizepräsident der Deutschen Gesellschaft für Geo-
26 graphie (DGfG). In Leipzig, wo er unterrichtet, sei der Klimawandel erst in der Oberstufe
27 tiefgründig vorgesehen. Sächsische Oberschüler lernen also kaum etwas darüber, wenn ihr
28 Lehrer oder ihre Lehrerin sich nicht außerhalb des Curriculums darum bemüht oder sie eine
29 der dreizehn Klimaschulen in Sachsen besuchen, die sich um Nachhaltigkeit bemühen. [...]
30 Fachübergreifende Projekte können ein anderer Weg sein: Warum sollen Schülerinnen und
31 Schüler nicht vier Wochen lang nur das Thema Gesundheit aus verschiedenen fachlichen
32 Blickwinkeln bearbeiten, inklusive Ernährungsunterricht und Erster Hilfe? Zusammenschlüsse
33 von Fächern, die dauerhaft gemeinsam unterrichtet werden, sind bei Fachdidaktikern zwar oft
34 unbeliebt. Sie haben auch gute Argumente: So bekommt etwa ein möglicher Politik-Wirt-
35 schaft-Geografie-Unterricht eben nicht auch drei Fachlehrer und dreimal so viel Zeit – was
36 natürlich in einer perfekten Welt wünschenswert wäre. Wirtschaft und Geografie werden
37 ohnehin schon oft fachfremd unterrichtet, also von Lehrern, die gar nicht dafür ausgebildet
38 wurden.
39 Aber richtig organisiert, hat ein solcher Zusammenschluss trotzdem enorme Vorteile. Weil
40 etwa der Klimawandel kein allein geografisches Thema ist, sondern auch ein politisches,
41 historisches und wirtschaftliches. So wie Rassismus ein historisches, geografisches und poli-
42 tisches Thema ist. Es wäre jeweils klug, all diese Aspekte zusammen zu erörtern, statt ständig
43 neue Fächer zu fordern. Einen Platz im Lehrplan braucht der Klimawandel trotzdem.
Aufgabe HT 2 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)
Remon, un ragazzo di 14 anni fuggito dall’Egitto, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone.
Era mattina quando sono arrivato in Italia, in un porto in Sicilia che ho scoperto chiamarsi
Portopalo.
[...]
Ci hanno raggruppati con un ordine che non capivo e hanno immediatamente preso i nostri
5 nomi e ci hanno dato dei numeri da attaccare sulla maglietta. Niente altro. Nessuna domanda,
nessuna spiegazione. Non erano né gentili né violenti. I loro gesti sembravano automatici.
Come se fossero abituati a farli. Come se fossero allenati a non dare troppa confidenza, a non
farsi impietosire troppo. Ma pronti ad accogliere a modo loro, senza sentimentalismi.
[...]
10 Ho capito che anche se non ero più in mare ero ancora solo.
Ho chiesto un bagno e dell’acqua e per magia è arrivato molto di più: un succo di frutta e
delle brioche. Era il primo vero pasto che facevo dopo sette giorni di navigazione. [...]
Appena terminato di mangiare e bere lì in piedi, ci hanno fatto salire su dei piccoli pulmini.
Era meglio che saltare da una barca a un’altra, ma anche lì nessuno ci diceva niente. Non
15 sapevamo dove eravamo diretti. Ci siamo fermati in uno spiazzo e ci hanno detto di
raggrupparci sotto una tenda.
Credevo fossimo finalmente arrivati a Milano, per me l’Italia era solo quello. Che strana
Milano, pensavo. Quando arrivano i palazzi, le auto?
Sotto la tenda c’erano dei medici che hanno iniziato a visitarci. C’era un giovane
20 marocchino che traduceva. Mi hanno chiesto come mi sentissi.
Ho risposto che ero sano, che ero solo stanco.
Mi hanno chiesto solamente se avevo qualche particolare malattia e se mi sentivo male in
quel momento, ma io non avevo niente e quindi non mi hanno fatto nessun controllo.
«Milan?» Ho chiesto al marocchino che traduceva al medico.
25 «Devi andare a Milano?» ha chiesto lui.
«No, questo posto… Questa è Milano?»
Lui ha riso. Ha detto di no. Milano era da tutt’altra parte. E che, poi, a Milano non c’era
il mare. Come potevo arrivare lì in barca? Ho chiesto se era lontana e se era grande. Lui ha
risposto di sì a tutte e due le domande e io mi sono sentito perso. Forse non l’avrei mai
30 raggiunta e, anche se ce l’avessi fatta, forse non avrei mai trovato i parenti di mio padre.
«Ma se questa non è Milano, cos’è?» ho chiesto ancora.
«La Sicilia.»
«Ah», ho risposto al marocchino, e dentro di me ho pensato che forse avevano sbagliato
direzione ed eravamo arrivati in un altro paese. Mi hanno chiesto se ero solo. Per un attimo
35 lo sguardo del medico si è incollato a me. Come se improvvisamente si fosse accorto che ero
un ragazzino.
Solo, spaesato e pure con la convinzione di essere arrivato a Milano, mentre quella, ma
l’ho scoperto dopo qualche giorno, era un’isola che si trovava sulla punta più a sud dell’Italia.
Ma il medico non aveva tempo per la mia storia. La sua attenzione è durata poco. Non mi ha
40 chiesto niente della mia famiglia. Mi ha soltanto chiamato 92.
Io ero il numero 92.
Non ero Remon.
[...]
Non ero Remon e per loro potevo essere un milione di altre persone. Ma non sembrava
45 essere una preoccupazione per nessuno.
Potevo essere un ragazzino solo, forse orfano, forse terrorizzato da quel viaggio miracoloso.
Invece ero solo 92.
[...]
Note:
riga
07 · come se fossero abituati · als ob sie daran gewöhnt wären
08 · farsi impietosire · Mitleid zeigen
15 · essere diretti a · auf etwas zusteuern
15 · lo spiazzo · offener Platz
20 · come mi sentissi · wie ich mich fühlte
30 · farcela · es schaffen
35 · incollarsi · haften bleiben
35 · accorgersi · bemerken
37 · spaesato · verwirrt
46 · orfano · Waisen-
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
1. Riassumete ciò che Remon vive appena arrivato in Italia. (comprensione) [12 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 2 · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache)
Remon, un ragazzo di 14 anni fuggito dall’Egitto, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone.
Era mattina quando sono arrivato in Italia, in un porto in Sicilia che ho scoperto chiamarsi
Portopalo.
[...]
Ci hanno raggruppati con un ordine che non capivo e hanno immediatamente preso i nostri
5 nomi e ci hanno dato dei numeri da attaccare sulla maglietta. Niente altro. Nessuna domanda,
nessuna spiegazione. Non erano né gentili né violenti. I loro gesti sembravano automatici.
Come se fossero abituati a farli. Come se fossero allenati a non dare troppa confidenza, a non
farsi impietosire troppo. Ma pronti ad accogliere a modo loro, senza sentimentalismi.
[...]
10 Ho capito che anche se non ero più in mare ero ancora solo.
Ho chiesto un bagno e dell’acqua e per magia è arrivato molto di più: un succo di frutta e
delle brioche. Era il primo vero pasto che facevo dopo sette giorni di navigazione. [...]
Appena terminato di mangiare e bere lì in piedi, ci hanno fatto salire su dei piccoli pulmini.
Era meglio che saltare da una barca a un’altra, ma anche lì nessuno ci diceva niente. Non
15 sapevamo dove eravamo diretti. Ci siamo fermati in uno spiazzo e ci hanno detto di
raggrupparci sotto una tenda.
Credevo fossimo finalmente arrivati a Milano, per me l’Italia era solo quello. Che strana
Milano, pensavo. Quando arrivano i palazzi, le auto?
Sotto la tenda c’erano dei medici che hanno iniziato a visitarci. C’era un giovane
20 marocchino che traduceva. Mi hanno chiesto come mi sentissi.
Ho risposto che ero sano, che ero solo stanco.
Mi hanno chiesto solamente se avevo qualche particolare malattia e se mi sentivo male in
quel momento, ma io non avevo niente e quindi non mi hanno fatto nessun controllo.
«Milan?» Ho chiesto al marocchino che traduceva al medico.
25 «Devi andare a Milano?» ha chiesto lui.
«No, questo posto… Questa è Milano?»
Lui ha riso. Ha detto di no. Milano era da tutt’altra parte. E che, poi, a Milano non c’era
il mare. Come potevo arrivare lì in barca? Ho chiesto se era lontana e se era grande. Lui ha
risposto di sì a tutte e due le domande e io mi sono sentito perso. Forse non l’avrei mai
30 raggiunta e, anche se ce l’avessi fatta, forse non avrei mai trovato i parenti di mio padre.
«Ma se questa non è Milano, cos’è?» ho chiesto ancora.
«La Sicilia.»
«Ah», ho risposto al marocchino, e dentro di me ho pensato che forse avevano sbagliato
direzione ed eravamo arrivati in un altro paese. Mi hanno chiesto se ero solo. Per un attimo
35 lo sguardo del medico si è incollato a me. Come se improvvisamente si fosse accorto che ero
un ragazzino.
Solo, spaesato e pure con la convinzione di essere arrivato a Milano, mentre quella, ma
l’ho scoperto dopo qualche giorno, era un’isola che si trovava sulla punta più a sud dell’Italia.
Ma il medico non aveva tempo per la mia storia. La sua attenzione è durata poco. Non mi ha
40 chiesto niente della mia famiglia. Mi ha soltanto chiamato 92.
Io ero il numero 92.
Non ero Remon.
[...]
Non ero Remon e per loro potevo essere un milione di altre persone. Ma non sembrava
45 essere una preoccupazione per nessuno.
Potevo essere un ragazzino solo, forse orfano, forse terrorizzato da quel viaggio miracoloso.
Invece ero solo 92.
[...]
Note:
riga
07 · come se fossero abituati · als ob sie daran gewöhnt wären
08 · farsi impietosire · Mitleid zeigen
15 · essere diretti a · auf etwas zusteuern
15 · lo spiazzo · offener Platz
20 · come mi sentissi · wie ich mich fühlte
30 · farcela · es schaffen
35 · incollarsi · haften bleiben
35 · accorgersi · bemerken
37 · spaesato · verwirrt
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2. Esaminate come si comportano le persone con cui Remon entra in contatto a Portopalo. (analisi) [14 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)
Remon, un ragazzo di 14 anni fuggito dall’Egitto, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone.
Era mattina quando sono arrivato in Italia, in un porto in Sicilia che ho scoperto chiamarsi
Portopalo.
[...]
Ci hanno raggruppati con un ordine che non capivo e hanno immediatamente preso i nostri
5 nomi e ci hanno dato dei numeri da attaccare sulla maglietta. Niente altro. Nessuna domanda,
nessuna spiegazione. Non erano né gentili né violenti. I loro gesti sembravano automatici.
Come se fossero abituati a farli. Come se fossero allenati a non dare troppa confidenza, a non
farsi impietosire troppo. Ma pronti ad accogliere a modo loro, senza sentimentalismi.
[...]
10 Ho capito che anche se non ero più in mare ero ancora solo.
Ho chiesto un bagno e dell’acqua e per magia è arrivato molto di più: un succo di frutta e
delle brioche. Era il primo vero pasto che facevo dopo sette giorni di navigazione. [...]
Appena terminato di mangiare e bere lì in piedi, ci hanno fatto salire su dei piccoli pulmini.
Era meglio che saltare da una barca a un’altra, ma anche lì nessuno ci diceva niente. Non
15 sapevamo dove eravamo diretti. Ci siamo fermati in uno spiazzo e ci hanno detto di
raggrupparci sotto una tenda.
Credevo fossimo finalmente arrivati a Milano, per me l’Italia era solo quello. Che strana
Milano, pensavo. Quando arrivano i palazzi, le auto?
Sotto la tenda c’erano dei medici che hanno iniziato a visitarci. C’era un giovane
20 marocchino che traduceva. Mi hanno chiesto come mi sentissi.
Ho risposto che ero sano, che ero solo stanco.
Mi hanno chiesto solamente se avevo qualche particolare malattia e se mi sentivo male in
quel momento, ma io non avevo niente e quindi non mi hanno fatto nessun controllo.
«Milan?» Ho chiesto al marocchino che traduceva al medico.
25 «Devi andare a Milano?» ha chiesto lui.
«No, questo posto… Questa è Milano?»
Lui ha riso. Ha detto di no. Milano era da tutt’altra parte. E che, poi, a Milano non c’era
il mare. Come potevo arrivare lì in barca? Ho chiesto se era lontana e se era grande. Lui ha
risposto di sì a tutte e due le domande e io mi sono sentito perso. Forse non l’avrei mai
30 raggiunta e, anche se ce l’avessi fatta, forse non avrei mai trovato i parenti di mio padre.
«Ma se questa non è Milano, cos’è?» ho chiesto ancora.
«La Sicilia.»
«Ah», ho risposto al marocchino, e dentro di me ho pensato che forse avevano sbagliato
direzione ed eravamo arrivati in un altro paese. Mi hanno chiesto se ero solo. Per un attimo
35 lo sguardo del medico si è incollato a me. Come se improvvisamente si fosse accorto che ero
un ragazzino.
Solo, spaesato e pure con la convinzione di essere arrivato a Milano, mentre quella, ma
l’ho scoperto dopo qualche giorno, era un’isola che si trovava sulla punta più a sud dell’Italia.
Ma il medico non aveva tempo per la mia storia. La sua attenzione è durata poco. Non mi ha
40 chiesto niente della mia famiglia. Mi ha soltanto chiamato 92.
Io ero il numero 92.
Non ero Remon.
[...]
Non ero Remon e per loro potevo essere un milione di altre persone. Ma non sembrava
45 essere una preoccupazione per nessuno.
Potevo essere un ragazzino solo, forse orfano, forse terrorizzato da quel viaggio miracoloso.
Invece ero solo 92.
[...]
Note:
riga
07 · come se fossero abituati · als ob sie daran gewöhnt wären
08 · farsi impietosire · Mitleid zeigen
15 · essere diretti a · auf etwas zusteuern
15 · lo spiazzo · offener Platz
20 · come mi sentissi · wie ich mich fühlte
30 · farcela · es schaffen
35 · incollarsi · haften bleiben
35 · accorgersi · bemerken
37 · spaesato · verwirrt
46 · orfano · Waisen-
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«Non ero Remon e per loro potevo essere un milione di altre persone. Ma non sembrava essere una preoccupazione per nessuno. [...] Invece ero solo 92.» (rr. 44–47)
3.1 Commentate, prendendo spunto da questa citazione, quali opportunità e quali difficoltà incontrano i minori stranieri non accompagnati che sperano di vivere in Italia. (commento) [16 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel
Remon, un ragazzo di 14 anni fuggito dall’Egitto, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone.
Era mattina quando sono arrivato in Italia, in un porto in Sicilia che ho scoperto chiamarsi
Portopalo.
[...]
Ci hanno raggruppati con un ordine che non capivo e hanno immediatamente preso i nostri
5 nomi e ci hanno dato dei numeri da attaccare sulla maglietta. Niente altro. Nessuna domanda,
nessuna spiegazione. Non erano né gentili né violenti. I loro gesti sembravano automatici.
Come se fossero abituati a farli. Come se fossero allenati a non dare troppa confidenza, a non
farsi impietosire troppo. Ma pronti ad accogliere a modo loro, senza sentimentalismi.
[...]
10 Ho capito che anche se non ero più in mare ero ancora solo.
Ho chiesto un bagno e dell’acqua e per magia è arrivato molto di più: un succo di frutta e
delle brioche. Era il primo vero pasto che facevo dopo sette giorni di navigazione. [...]
Appena terminato di mangiare e bere lì in piedi, ci hanno fatto salire su dei piccoli pulmini.
Era meglio che saltare da una barca a un’altra, ma anche lì nessuno ci diceva niente. Non
15 sapevamo dove eravamo diretti. Ci siamo fermati in uno spiazzo e ci hanno detto di
raggrupparci sotto una tenda.
Credevo fossimo finalmente arrivati a Milano, per me l’Italia era solo quello. Che strana
Milano, pensavo. Quando arrivano i palazzi, le auto?
Sotto la tenda c’erano dei medici che hanno iniziato a visitarci. C’era un giovane
20 marocchino che traduceva. Mi hanno chiesto come mi sentissi.
Ho risposto che ero sano, che ero solo stanco.
Mi hanno chiesto solamente se avevo qualche particolare malattia e se mi sentivo male in
quel momento, ma io non avevo niente e quindi non mi hanno fatto nessun controllo.
«Milan?» Ho chiesto al marocchino che traduceva al medico.
25 «Devi andare a Milano?» ha chiesto lui.
«No, questo posto… Questa è Milano?»
Lui ha riso. Ha detto di no. Milano era da tutt’altra parte. E che, poi, a Milano non c’era
il mare. Come potevo arrivare lì in barca? Ho chiesto se era lontana e se era grande. Lui ha
risposto di sì a tutte e due le domande e io mi sono sentito perso. Forse non l’avrei mai
30 raggiunta e, anche se ce l’avessi fatta, forse non avrei mai trovato i parenti di mio padre.
«Ma se questa non è Milano, cos’è?» ho chiesto ancora.
«La Sicilia.»
«Ah», ho risposto al marocchino, e dentro di me ho pensato che forse avevano sbagliato
direzione ed eravamo arrivati in un altro paese. Mi hanno chiesto se ero solo. Per un attimo
35 lo sguardo del medico si è incollato a me. Come se improvvisamente si fosse accorto che ero
un ragazzino.
Solo, spaesato e pure con la convinzione di essere arrivato a Milano, mentre quella, ma
l’ho scoperto dopo qualche giorno, era un’isola che si trovava sulla punta più a sud dell’Italia.
Ma il medico non aveva tempo per la mia storia. La sua attenzione è durata poco. Non mi ha
40 chiesto niente della mia famiglia. Mi ha soltanto chiamato 92.
Io ero il numero 92.
Non ero Remon.
[...]
Non ero Remon e per loro potevo essere un milione di altre persone. Ma non sembrava
45 essere una preoccupazione per nessuno.
Potevo essere un ragazzino solo, forse orfano, forse terrorizzato da quel viaggio miracoloso.
Invece ero solo 92.
[...]
Note:
riga
07 · come se fossero abituati · als ob sie daran gewöhnt wären
08 · farsi impietosire · Mitleid zeigen
15 · essere diretti a · auf etwas zusteuern
15 · lo spiazzo · offener Platz
20 · come mi sentissi · wie ich mich fühlte
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35 · accorgersi · bemerken
37 · spaesato · verwirrt
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3.2 Immaginate questa situazione: la vicenda di Remon vi ha toccato profondamente. Desiderate avviare un dibattito con la classe del vostro scambio sul tema dell'accoglienza e dell'integrazione dei minori profughi in Europa. Scrivete ai vostri corrispondenti italiani una lettera in cui riflettete su questo problema. (produzione libera) [16 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Remon, un ragazzo di 14 anni fuggito dall’Egitto, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone.
Era mattina quando sono arrivato in Italia, in un porto in Sicilia che ho scoperto chiamarsi
Portopalo.
[...]
Ci hanno raggruppati con un ordine che non capivo e hanno immediatamente preso i nostri
5 nomi e ci hanno dato dei numeri da attaccare sulla maglietta. Niente altro. Nessuna domanda,
nessuna spiegazione. Non erano né gentili né violenti. I loro gesti sembravano automatici.
Come se fossero abituati a farli. Come se fossero allenati a non dare troppa confidenza, a non
farsi impietosire troppo. Ma pronti ad accogliere a modo loro, senza sentimentalismi.
[...]
10 Ho capito che anche se non ero più in mare ero ancora solo.
Ho chiesto un bagno e dell’acqua e per magia è arrivato molto di più: un succo di frutta e
delle brioche. Era il primo vero pasto che facevo dopo sette giorni di navigazione. [...]
Appena terminato di mangiare e bere lì in piedi, ci hanno fatto salire su dei piccoli pulmini.
Era meglio che saltare da una barca a un’altra, ma anche lì nessuno ci diceva niente. Non
15 sapevamo dove eravamo diretti. Ci siamo fermati in uno spiazzo e ci hanno detto di
raggrupparci sotto una tenda.
Credevo fossimo finalmente arrivati a Milano, per me l’Italia era solo quello. Che strana
Milano, pensavo. Quando arrivano i palazzi, le auto?
Sotto la tenda c’erano dei medici che hanno iniziato a visitarci. C’era un giovane
20 marocchino che traduceva. Mi hanno chiesto come mi sentissi.
Ho risposto che ero sano, che ero solo stanco.
Mi hanno chiesto solamente se avevo qualche particolare malattia e se mi sentivo male in
quel momento, ma io non avevo niente e quindi non mi hanno fatto nessun controllo.
«Milan?» Ho chiesto al marocchino che traduceva al medico.
25 «Devi andare a Milano?» ha chiesto lui.
«No, questo posto… Questa è Milano?»
Lui ha riso. Ha detto di no. Milano era da tutt’altra parte. E che, poi, a Milano non c’era
il mare. Come potevo arrivare lì in barca? Ho chiesto se era lontana e se era grande. Lui ha
risposto di sì a tutte e due le domande e io mi sono sentito perso. Forse non l’avrei mai
30 raggiunta e, anche se ce l’avessi fatta, forse non avrei mai trovato i parenti di mio padre.
«Ma se questa non è Milano, cos’è?» ho chiesto ancora.
«La Sicilia.»
«Ah», ho risposto al marocchino, e dentro di me ho pensato che forse avevano sbagliato
direzione ed eravamo arrivati in un altro paese. Mi hanno chiesto se ero solo. Per un attimo
35 lo sguardo del medico si è incollato a me. Come se improvvisamente si fosse accorto che ero
un ragazzino.
Solo, spaesato e pure con la convinzione di essere arrivato a Milano, mentre quella, ma
l’ho scoperto dopo qualche giorno, era un’isola che si trovava sulla punta più a sud dell’Italia.
Ma il medico non aveva tempo per la mia storia. La sua attenzione è durata poco. Non mi ha
40 chiesto niente della mia famiglia. Mi ha soltanto chiamato 92.
Io ero il numero 92.
Non ero Remon.
[...]
Non ero Remon e per loro potevo essere un milione di altre persone. Ma non sembrava
45 essere una preoccupazione per nessuno.
Potevo essere un ragazzino solo, forse orfano, forse terrorizzato da quel viaggio miracoloso.
Invece ero solo 92.
[...]
Note:
riga
07 · come se fossero abituati · als ob sie daran gewöhnt wären
08 · farsi impietosire · Mitleid zeigen
15 · essere diretti a · auf etwas zusteuern
15 · lo spiazzo · offener Platz
20 · come mi sentissi · wie ich mich fühlte
30 · farcela · es schaffen
35 · incollarsi · haften bleiben
35 · accorgersi · bemerken
37 · spaesato · verwirrt
46 · orfano · Waisen-
Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert
Compito:
4. Un vostro amico di Roma, appassionato di danza, svolge attività di volontariato in una scuola del suo quartiere. Vi è capitato tra le mani questo articolo su un progetto realizzato in una scuola di Amburgo, che a vostro avviso potrebbe interessargli.
Redigete un’e-mail in cui gli riportate le informazioni essenziali sullo svolgimento e sui risultati di questo progetto di integrazione. (mediazione) (18 Punkte)
Junge Hamburger Migranten tanzen Ballett
[...]
„Haltung“, ruft Giovanni Zocco rund zwei Dutzend Jugendlichen zu, „Haltung – das ist das Wichtigste.“ Der beim Ballettgenie John Neumeier ausgebildete Tänzer aus Sizilien zeigt sich kerzengerade im Übungsraum des Hamburger Stadtteilkulturzentrums Honigfabrik – und gibt den 13- bis 15-jährigen Jungen und Mädchen der Nelson-Mandela-Gesamtschule Tanzunterricht. Die stehen in Jogginghosen und T-Shirts in Reih und Glied an Stangen, die Zocco für sie gebaut hat. Üben, was alle Profis kennen [...]
Das klappt mal besser, mal schlechter. Doch die meisten sind konzentriert bei der Sache – und es ist erst der vierte Unterrichtstag. Das große Ziel der Jugendlichen, an deren Lehrinstitut im sozial schwächeren Stadtteil Kirchdorf-Wilhelmsburg es einen 89-Prozent-Anteil von Schülern mit Migrationshintergrund gibt: Im Spätsommer wollen sie – mit selbstgestalteten Kulissen und zu Musik vom Band – das Musical „Billy Elliot“ nach Stephen Daldrys gleichnamigem Kinohit aus dem Jahr 2000 aufführen.
Zunächst für ihre Familien und Freunde, doch auch einen möglichen Auftritt in einem richtigen Theater hat Hannelore Lay schon arrangiert. Die Leiterin der Hamburger Stiftung Kinderjahre fördert mit viel persönlichem Einsatz und 5000 Euro das Projekt, das Studienrätin Elisabeth Hintze, die Kulturbeauftragte der Schule, für den neunten Jahrgang erdacht hat.
In dem Stück, das den jungen Darstellern anspruchsvolle Sprechtexte abverlangt, geht es um den Arbeitersohn Billy, der wie seine männlichen Mitschüler Boxen lernen soll. Er entdeckt aber seine Liebe zum als „weibisch“ angesehenen Ballett und wird am Ende gegen alle Widerstände Berufstänzer. „Die Geschichte spiegelt die Situation vieler junger Menschen, die Klischees erfüllen sollen“, erzählt Hintze. Ihre Schüler sollten hier lernen, „eigene, selbst definierte Lebensziele ehrgeizig und konsequent zu verfolgen und durchzusetzen.“ Das Hinterfragen von Geschlechterrollen sei dabei ein wesentlicher Aspekt. Und auch die Verständigung zwischen Kindern teils sehr unterschiedlicher Kulturen solle gestärkt werden.
„Jeder hat das Recht, so zu sein, wie er ist, muss aber letztendlich die Regeln der Gesellschaft einhalten“ – die Botschaft möchte Hintze, die im Übungsraum fleißig mittanzt, mit der Arbeit am Musical vermitteln. [...]
Die Jugendlichen, die nun die Tanzschuhe angezogen haben, scheinen sich von dem Projekt bereits spürbar bereichert zu fühlen. „Ich hätte mir vor einem Jahr niemals vorstellen können, dass ich hier Ballett tanze. Ich dachte, das machen nur Mädchen“, sagt denn auch Valmir (14), einer von drei Billy-Darstellern.
„Ich wollte es dann aber gern ausprobieren“, fährt Valmir fort, „das Schönste daran für mich ist jetzt: Man fühlt sich freier.“ Seine aus Albanien stammenden Eltern hätten keine Probleme damit – nur seine Schwester mache sich manchmal ein wenig über ihn lustig. Wie alle anderen der muslimischen Mädchen trägt die 15-jährige Selin, deren Vater in der Türkei geboren wurde, kein Kopftuch. Sie verkörpert die Lehrerin, die Billy bei seinem Lebensziel unterstützt.
Selin meint, dass sie manche Anstöße des Stücks wohl nicht brauche, da ihre Eltern ihr – im Gegensatz zu ihren konservativeren Großeltern – bei ihrer Berufswahl ohnehin alle Freiheit ließen. Dafür mag sie es, bei dieser Arbeit zu lernen, über eine lange Zeit am Ball zu bleiben. Und dass selbst die Mitschüler, die vorher gar nicht miteinander geredet haben, nun auch außerhalb der Proben in Austausch kommen.
[...]
Aufgabe HT 3 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)
Klausurteil A
Retake, dieci anni per Roma in difesa dei beni comuni
L’organizzazione non profit, fondata da Rebecca Spitzmiller, oggi conta oltre 15mila volontari e nel 2019 ha realizzato 965 interventi. [...]
“Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno Retake. È stata costruita in 10 anni, da
migliaia di persone, in ogni quartiere della città. Dieci anni non bastano per cambiare Roma,
ma 10 anni sono bastati per realizzare una storia straordinaria, quella di Retake”. [...]
Oggi il movimento dei retakers romani conta oltre quindicimila volontari, i gruppi di quartiere
5 sono settanta più altri dieci tematici che si occupano di interventi nelle scuole, di visite sul
territorio e di progetti di inclusione con migranti e nomadi. Venti sono in media le iniziative
realizzate a settimana (965 nel 2019). Tutto è iniziato dieci anni fa, per caso, dal gesto di una
donna. “Allora lo faccio io”: così disse Rebecca Spitzmiller, fondatrice di Retake, al rifiuto
dell’assemblea del condominio di stanziare una somma per far pulire le facciate vandalizzate
10 dell’edificio. Prese un solvente per forni e pulì insieme al figlio quelle orribili scritte. Si formò
così, con il primo passaparola, un gruppo di amiche decise a sfidare non solo la moltiplicazione
di tante piccole forme di degrado urbano ma soprattutto l’inerzia e l’indolenza con cui si
lasciava scorrere tutto questo. “Doveva chiamarsi "Save Rome" ma suonava troppo paternalista
– raccontano i volontari. – Allora si decise di cercare qualcosa di più energico, positivo e così
15 nacque "Retake".”
Retake Roma è un’organizzazione di volontariato impegnata nella lotta contro il degrado, nella
valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio. [...]
Il manifesto di Retake è “un manifesto di cose fatte. È quello di una Roma internazionale,
dove le persone vengono da tutto il mondo e dicono dei Romani: ‘cavolo come si danno da
20 fare’. È quello di una Roma istruita, dove centinaia di bambini in tutte le parti di Roma hanno
fatto con Retake ‘educazione alla bellezza’. [...] È quello di una Roma competitiva, che sa
attrarre investimenti, risorse, persone, perché sfrutta il proprio capitale più grande: se stessa.
È quello di una Roma inclusiva – spiegano i volontari dalle pettorine azzurre –. È quello di
una Roma artistica, perché la foto che ha ottenuto il numero maggiore di like nel 2015, sapete
25 qual è? Quella della street art a Tor Marancia. È quello di una Roma solidale dei retakers di
Ponte di Nona, di San Basilio, Tiburtina, Montesacro e Labaro che hanno invitato i rifugiati
dei centri di accoglienza a riqualificare Roma, facendoli sentire davvero parte di questa
città. Per noi non esiste nulla di più sociale che difendere lo spazio pubblico, perché sono le
persone più deboli, più povere, più sole le prime ad usufruirne, non chi sfreccia in città con
30 il Suv”.
[...]
A conferma dell’importanza delle attività svolte da Retake Roma, una settimana fa, è stato
siglato il nuovo accordo di collaborazione con l’Ama. “Siamo molto soddisfatti del rinnovo
del protocollo [...] – sottolinea la presidente di Retake Roma, Paola Carra. – Tra le tante
35 novità sono previste delle azioni progettate in modo condiviso. Siamo sempre più convinti
che una collaborazione con l’amministrazione su temi di interesse generale sia la chiave di
volta per rendere i cittadini più protagonisti di un grande processo di cura e di rigenerazione
urbana”.
[...]
Note:
riga
titolo · i beni comuni · Gemeinschaftsgüter, öffentliches Eigentum
sottotitolo · l’intervento · Einsatz
06 · il nomade · hier: zum Beispiel Sinti und Roma, die in den Randgebieten Roms leben
09 · l’assemblea del condominio · Eigentümerversammlung eines Wohnhauses
09 · la facciata vandalizzata · beschmierte Hausfassade
10 · prese · 3. P. Sg. passato remoto von prendere
10 · il solvente per forni · Backofenreinigungsmittel
11 · il passaparola · Mundpropaganda
13 · lasciare scorrere qc. · ugs. etwas laufen lassen
13 · paternalista · hier: altväterlich
14 · decise · 3. P. Sg. passato remoto von decidere
15 · nacque · 3. P. Sg. passato remoto von nascere
18 · il manifesto · Programm
19 · cavolo · hier: Na sowas!, Mensch!
19/20 · darsi da fare · sich an die Arbeit machen
23 · le pettorine azzurre · blaue T-Shirts oder Leibchen, die die Aktivisten von Retake Roma tragen
25/26 · Tor Marancia, Ponte di Nona, San Basilio, Tiburtina, Montesacro, Labaro · verschiedene Stadtteile Roms
27 · riqualificare · aufwerten
33 · Ama · Azienda municipale ambiente (römische Stadtbetriebe)
1. Presentate l'associazione Retake Roma. (comprensione) [12 Punkte]
Aufgabe HT 3 - Compito 2 · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung)
Klausurteil A
Retake, dieci anni per Roma in difesa dei beni comuni
L’organizzazione non profit, fondata da Rebecca Spitzmiller, oggi conta oltre 15mila volontari e nel 2019 ha realizzato 965 interventi. [...]
“Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno Retake. È stata costruita in 10 anni, da
migliaia di persone, in ogni quartiere della città. Dieci anni non bastano per cambiare Roma,
ma 10 anni sono bastati per realizzare una storia straordinaria, quella di Retake”. [...]
Oggi il movimento dei retakers romani conta oltre quindicimila volontari, i gruppi di quartiere
5 sono settanta più altri dieci tematici che si occupano di interventi nelle scuole, di visite sul
territorio e di progetti di inclusione con migranti e nomadi. Venti sono in media le iniziative
realizzate a settimana (965 nel 2019). Tutto è iniziato dieci anni fa, per caso, dal gesto di una
donna. “Allora lo faccio io”: così disse Rebecca Spitzmiller, fondatrice di Retake, al rifiuto
dell’assemblea del condominio di stanziare una somma per far pulire le facciate vandalizzate
10 dell’edificio. Prese un solvente per forni e pulì insieme al figlio quelle orribili scritte. Si formò
così, con il primo passaparola, un gruppo di amiche decise a sfidare non solo la moltiplicazione
di tante piccole forme di degrado urbano ma soprattutto l’inerzia e l’indolenza con cui si
lasciava scorrere tutto questo. “Doveva chiamarsi "Save Rome" ma suonava troppo paternalista
– raccontano i volontari. – Allora si decise di cercare qualcosa di più energico, positivo e così
15 nacque "Retake".”
Retake Roma è un’organizzazione di volontariato impegnata nella lotta contro il degrado, nella
valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio. [...]
Il manifesto di Retake è “un manifesto di cose fatte. È quello di una Roma internazionale,
dove le persone vengono da tutto il mondo e dicono dei Romani: ‘cavolo come si danno da
20 fare’. È quello di una Roma istruita, dove centinaia di bambini in tutte le parti di Roma hanno
fatto con Retake ‘educazione alla bellezza’. [...] È quello di una Roma competitiva, che sa
attrarre investimenti, risorse, persone, perché sfrutta il proprio capitale più grande: se stessa.
È quello di una Roma inclusiva – spiegano i volontari dalle pettorine azzurre –. È quello di
una Roma artistica, perché la foto che ha ottenuto il numero maggiore di like nel 2015, sapete
25 qual è? Quella della street art a Tor Marancia. È quello di una Roma solidale dei retakers di
Ponte di Nona, di San Basilio, Tiburtina, Montesacro e Labaro che hanno invitato i rifugiati
dei centri di accoglienza a riqualificare Roma, facendoli sentire davvero parte di questa
città. Per noi non esiste nulla di più sociale che difendere lo spazio pubblico, perché sono le
persone più deboli, più povere, più sole le prime ad usufruirne, non chi sfreccia in città con
30 il Suv”.
[...]
A conferma dell’importanza delle attività svolte da Retake Roma, una settimana fa, è stato
siglato il nuovo accordo di collaborazione con l’Ama. “Siamo molto soddisfatti del rinnovo
del protocollo [...] – sottolinea la presidente di Retake Roma, Paola Carra. – Tra le tante
35 novità sono previste delle azioni progettate in modo condiviso. Siamo sempre più convinti
che una collaborazione con l’amministrazione su temi di interesse generale sia la chiave di
volta per rendere i cittadini più protagonisti di un grande processo di cura e di rigenerazione
urbana”.
[...]
Note:
riga
titolo · i beni comuni · Gemeinschaftsgüter, öffentliches Eigentum
sottotitolo · l’intervento · Einsatz
06 · il nomade · hier: zum Beispiel Sinti und Roma, die in den Randgebieten Roms leben
09 · l’assemblea del condominio · Eigentümerversammlung eines Wohnhauses
09 · la facciata vandalizzata · beschmierte Hausfassade
10 · prese · 3. P. Sg. passato remoto von prendere
10 · il solvente per forni · Backofenreinigungsmittel
11 · il passaparola · Mundpropaganda
13 · lasciare scorrere qc. · ugs. etwas laufen lassen
13 · paternalista · hier: altväterlich
14 · decise · 3. P. Sg. passato remoto von decidere
15 · nacque · 3. P. Sg. passato remoto von nascere
18 · il manifesto · Programm
19 · cavolo · hier: Na sowas!, Mensch!
19/20 · darsi da fare · sich an die Arbeit machen
23 · le pettorine azzurre · blaue T-Shirts oder Leibchen, die die Aktivisten von Retake Roma tragen
25/26 · Tor Marancia, Ponte di Nona, San Basilio, Tiburtina, Montesacro, Labaro · verschiedene Stadtteile Roms
27 · riqualificare · aufwerten
33 · Ama · Azienda municipale ambiente (römische Stadtbetriebe)
2. Esaminate il modo di procedere degli attivisti di Retake Roma. (analisi) [14 Punkte]
Aufgabe HT 3 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)
Klausurteil A
Retake, dieci anni per Roma in difesa dei beni comuni
L’organizzazione non profit, fondata da Rebecca Spitzmiller, oggi conta oltre 15mila volontari e nel 2019 ha realizzato 965 interventi. [...]
“Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno Retake. È stata costruita in 10 anni, da
migliaia di persone, in ogni quartiere della città. Dieci anni non bastano per cambiare Roma,
ma 10 anni sono bastati per realizzare una storia straordinaria, quella di Retake”. [...]
Oggi il movimento dei retakers romani conta oltre quindicimila volontari, i gruppi di quartiere
5 sono settanta più altri dieci tematici che si occupano di interventi nelle scuole, di visite sul
territorio e di progetti di inclusione con migranti e nomadi. Venti sono in media le iniziative
realizzate a settimana (965 nel 2019). Tutto è iniziato dieci anni fa, per caso, dal gesto di una
donna. “Allora lo faccio io”: così disse Rebecca Spitzmiller, fondatrice di Retake, al rifiuto
dell’assemblea del condominio di stanziare una somma per far pulire le facciate vandalizzate
10 dell’edificio. Prese un solvente per forni e pulì insieme al figlio quelle orribili scritte. Si formò
così, con il primo passaparola, un gruppo di amiche decise a sfidare non solo la moltiplicazione
di tante piccole forme di degrado urbano ma soprattutto l’inerzia e l’indolenza con cui si
lasciava scorrere tutto questo. “Doveva chiamarsi "Save Rome" ma suonava troppo paternalista
– raccontano i volontari. – Allora si decise di cercare qualcosa di più energico, positivo e così
15 nacque "Retake".”
Retake Roma è un’organizzazione di volontariato impegnata nella lotta contro il degrado, nella
valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio. [...]
Il manifesto di Retake è “un manifesto di cose fatte. È quello di una Roma internazionale,
dove le persone vengono da tutto il mondo e dicono dei Romani: ‘cavolo come si danno da
20 fare’. È quello di una Roma istruita, dove centinaia di bambini in tutte le parti di Roma hanno
fatto con Retake ‘educazione alla bellezza’. [...] È quello di una Roma competitiva, che sa
attrarre investimenti, risorse, persone, perché sfrutta il proprio capitale più grande: se stessa.
È quello di una Roma inclusiva – spiegano i volontari dalle pettorine azzurre –. È quello di
una Roma artistica, perché la foto che ha ottenuto il numero maggiore di like nel 2015, sapete
25 qual è? Quella della street art a Tor Marancia. È quello di una Roma solidale dei retakers di
Ponte di Nona, di San Basilio, Tiburtina, Montesacro e Labaro che hanno invitato i rifugiati
dei centri di accoglienza a riqualificare Roma, facendoli sentire davvero parte di questa
città. Per noi non esiste nulla di più sociale che difendere lo spazio pubblico, perché sono le
persone più deboli, più povere, più sole le prime ad usufruirne, non chi sfreccia in città con
30 il Suv”.
[...]
A conferma dell’importanza delle attività svolte da Retake Roma, una settimana fa, è stato
siglato il nuovo accordo di collaborazione con l’Ama. “Siamo molto soddisfatti del rinnovo
del protocollo [...] – sottolinea la presidente di Retake Roma, Paola Carra. – Tra le tante
35 novità sono previste delle azioni progettate in modo condiviso. Siamo sempre più convinti
che una collaborazione con l’amministrazione su temi di interesse generale sia la chiave di
volta per rendere i cittadini più protagonisti di un grande processo di cura e di rigenerazione
urbana”.
[...]
Note:
riga
titolo · i beni comuni · Gemeinschaftsgüter, öffentliches Eigentum
sottotitolo · l’intervento · Einsatz
06 · il nomade · hier: zum Beispiel Sinti und Roma, die in den Randgebieten Roms leben
09 · l’assemblea del condominio · Eigentümerversammlung eines Wohnhauses
09 · la facciata vandalizzata · beschmierte Hausfassade
10 · prese · 3. P. Sg. passato remoto von prendere
10 · il solvente per forni · Backofenreinigungsmittel
11 · il passaparola · Mundpropaganda
13 · lasciare scorrere qc. · ugs. etwas laufen lassen
13 · paternalista · hier: altväterlich
14 · decise · 3. P. Sg. passato remoto von decidere
15 · nacque · 3. P. Sg. passato remoto von nascere
18 · il manifesto · Programm
19 · cavolo · hier: Na sowas!, Mensch!
19/20 · darsi da fare · sich an die Arbeit machen
23 · le pettorine azzurre · blaue T-Shirts oder Leibchen, die die Aktivisten von Retake Roma tragen
25/26 · Tor Marancia, Ponte di Nona, San Basilio, Tiburtina, Montesacro, Labaro · verschiedene Stadtteile Roms
27 · riqualificare · aufwerten
33 · Ama · Azienda municipale ambiente (römische Stadtbetriebe)
3.1 Secondo il testo, il manifesto di Retake è “un manifesto di cose fatte. È quello di una Roma internazionale, dove le persone vengono da tutto il mondo e dicono dei Romani: ‘cavolo come si danno da fare’.” (r. 18 – 20)
Prendendo spunto da questa citazione, commentate le opportunità e i limiti dell'impegno civile nella risoluzione dei problemi della città di Roma. (commento) [16 Punkte]
Aufgabe HT 3 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel
Klausurteil A
Retake, dieci anni per Roma in difesa dei beni comuni
L’organizzazione non profit, fondata da Rebecca Spitzmiller, oggi conta oltre 15mila volontari e nel 2019 ha realizzato 965 interventi. [...]
“Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno Retake. È stata costruita in 10 anni, da
migliaia di persone, in ogni quartiere della città. Dieci anni non bastano per cambiare Roma,
ma 10 anni sono bastati per realizzare una storia straordinaria, quella di Retake”. [...]
Oggi il movimento dei retakers romani conta oltre quindicimila volontari, i gruppi di quartiere
5 sono settanta più altri dieci tematici che si occupano di interventi nelle scuole, di visite sul
territorio e di progetti di inclusione con migranti e nomadi. Venti sono in media le iniziative
realizzate a settimana (965 nel 2019). Tutto è iniziato dieci anni fa, per caso, dal gesto di una
donna. “Allora lo faccio io”: così disse Rebecca Spitzmiller, fondatrice di Retake, al rifiuto
dell’assemblea del condominio di stanziare una somma per far pulire le facciate vandalizzate
10 dell’edificio. Prese un solvente per forni e pulì insieme al figlio quelle orribili scritte. Si formò
così, con il primo passaparola, un gruppo di amiche decise a sfidare non solo la moltiplicazione
di tante piccole forme di degrado urbano ma soprattutto l’inerzia e l’indolenza con cui si
lasciava scorrere tutto questo. “Doveva chiamarsi "Save Rome" ma suonava troppo paternalista
– raccontano i volontari. – Allora si decise di cercare qualcosa di più energico, positivo e così
15 nacque "Retake".”
Retake Roma è un’organizzazione di volontariato impegnata nella lotta contro il degrado, nella
valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio. [...]
Il manifesto di Retake è “un manifesto di cose fatte. È quello di una Roma internazionale,
dove le persone vengono da tutto il mondo e dicono dei Romani: ‘cavolo come si danno da
20 fare’. È quello di una Roma istruita, dove centinaia di bambini in tutte le parti di Roma hanno
fatto con Retake ‘educazione alla bellezza’. [...] È quello di una Roma competitiva, che sa
attrarre investimenti, risorse, persone, perché sfrutta il proprio capitale più grande: se stessa.
È quello di una Roma inclusiva – spiegano i volontari dalle pettorine azzurre –. È quello di
una Roma artistica, perché la foto che ha ottenuto il numero maggiore di like nel 2015, sapete
25 qual è? Quella della street art a Tor Marancia. È quello di una Roma solidale dei retakers di
Ponte di Nona, di San Basilio, Tiburtina, Montesacro e Labaro che hanno invitato i rifugiati
dei centri di accoglienza a riqualificare Roma, facendoli sentire davvero parte di questa
città. Per noi non esiste nulla di più sociale che difendere lo spazio pubblico, perché sono le
persone più deboli, più povere, più sole le prime ad usufruirne, non chi sfreccia in città con
30 il Suv”.
[...]
A conferma dell’importanza delle attività svolte da Retake Roma, una settimana fa, è stato
siglato il nuovo accordo di collaborazione con l’Ama. “Siamo molto soddisfatti del rinnovo
del protocollo [...] – sottolinea la presidente di Retake Roma, Paola Carra. – Tra le tante
35 novità sono previste delle azioni progettate in modo condiviso. Siamo sempre più convinti
che una collaborazione con l’amministrazione su temi di interesse generale sia la chiave di
volta per rendere i cittadini più protagonisti di un grande processo di cura e di rigenerazione
urbana”.
[...]
Note:
riga
titolo · i beni comuni · Gemeinschaftsgüter, öffentliches Eigentum
sottotitolo · l’intervento · Einsatz
06 · il nomade · hier: zum Beispiel Sinti und Roma, die in den Randgebieten Roms leben
09 · l’assemblea del condominio · Eigentümerversammlung eines Wohnhauses
09 · la facciata vandalizzata · beschmierte Hausfassade
10 · prese · 3. P. Sg. passato remoto von prendere
10 · il solvente per forni · Backofenreinigungsmittel
11 · il passaparola · Mundpropaganda
13 · lasciare scorrere qc. · ugs. etwas laufen lassen
13 · paternalista · hier: altväterlich
14 · decise · 3. P. Sg. passato remoto von decidere
15 · nacque · 3. P. Sg. passato remoto von nascere
18 · il manifesto · Programm
19 · cavolo · hier: Na sowas!, Mensch!
19/20 · darsi da fare · sich an die Arbeit machen
23 · le pettorine azzurre · blaue T-Shirts oder Leibchen, die die Aktivisten von Retake Roma tragen
25/26 · Tor Marancia, Ponte di Nona, San Basilio, Tiburtina, Montesacro, Labaro · verschiedene Stadtteile Roms
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3.2 Immaginate di essere volontari presso Retake Roma e di scrivere un post per il blog dell'organizzazione: raccontate la vostra esperienza e riflettete sulle opportunità e sui limiti dell'impegno sociale nell'affrontare i problemi della città di Roma. (produzione libera) [16 Punkte]
Aufgabe HT 3 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Un amico italiano sta svolgendo per la scuola una ricerca sulle opportunità di integrazione degli immigrati nelle metropoli. Dopo averne discusso insieme, avete trovato questo articolo. Scrivete un'e-mail in cui gli riferite in che modo funziona il progetto a Wuppertal.
Klausurteil A
Retake, dieci anni per Roma in difesa dei beni comuni
L’organizzazione non profit, fondata da Rebecca Spitzmiller, oggi conta oltre 15mila volontari e nel 2019 ha realizzato 965 interventi. [...]
“Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno Retake. È stata costruita in 10 anni, da
migliaia di persone, in ogni quartiere della città. Dieci anni non bastano per cambiare Roma,
ma 10 anni sono bastati per realizzare una storia straordinaria, quella di Retake”. [...]
Oggi il movimento dei retakers romani conta oltre quindicimila volontari, i gruppi di quartiere
5 sono settanta più altri dieci tematici che si occupano di interventi nelle scuole, di visite sul
territorio e di progetti di inclusione con migranti e nomadi. Venti sono in media le iniziative
realizzate a settimana (965 nel 2019). Tutto è iniziato dieci anni fa, per caso, dal gesto di una
donna. “Allora lo faccio io”: così disse Rebecca Spitzmiller, fondatrice di Retake, al rifiuto
dell’assemblea del condominio di stanziare una somma per far pulire le facciate vandalizzate
10 dell’edificio. Prese un solvente per forni e pulì insieme al figlio quelle orribili scritte. Si formò
così, con il primo passaparola, un gruppo di amiche decise a sfidare non solo la moltiplicazione
di tante piccole forme di degrado urbano ma soprattutto l’inerzia e l’indolenza con cui si
lasciava scorrere tutto questo. “Doveva chiamarsi "Save Rome" ma suonava troppo paternalista
– raccontano i volontari. – Allora si decise di cercare qualcosa di più energico, positivo e così
15 nacque "Retake".”
Retake Roma è un’organizzazione di volontariato impegnata nella lotta contro il degrado, nella
valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio. [...]
Il manifesto di Retake è “un manifesto di cose fatte. È quello di una Roma internazionale,
dove le persone vengono da tutto il mondo e dicono dei Romani: ‘cavolo come si danno da
20 fare’. È quello di una Roma istruita, dove centinaia di bambini in tutte le parti di Roma hanno
fatto con Retake ‘educazione alla bellezza’. [...] È quello di una Roma competitiva, che sa
attrarre investimenti, risorse, persone, perché sfrutta il proprio capitale più grande: se stessa.
È quello di una Roma inclusiva – spiegano i volontari dalle pettorine azzurre –. È quello di
una Roma artistica, perché la foto che ha ottenuto il numero maggiore di like nel 2015, sapete
25 qual è? Quella della street art a Tor Marancia. È quello di una Roma solidale dei retakers di
Ponte di Nona, di San Basilio, Tiburtina, Montesacro e Labaro che hanno invitato i rifugiati
dei centri di accoglienza a riqualificare Roma, facendoli sentire davvero parte di questa
città. Per noi non esiste nulla di più sociale che difendere lo spazio pubblico, perché sono le
persone più deboli, più povere, più sole le prime ad usufruirne, non chi sfreccia in città con
30 il Suv”.
[...]
A conferma dell’importanza delle attività svolte da Retake Roma, una settimana fa, è stato
siglato il nuovo accordo di collaborazione con l’Ama. “Siamo molto soddisfatti del rinnovo
del protocollo [...] – sottolinea la presidente di Retake Roma, Paola Carra. – Tra le tante
35 novità sono previste delle azioni progettate in modo condiviso. Siamo sempre più convinti
che una collaborazione con l’amministrazione su temi di interesse generale sia la chiave di
volta per rendere i cittadini più protagonisti di un grande processo di cura e di rigenerazione
urbana”.
[...]
Note:
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06 · il nomade · hier: zum Beispiel Sinti und Roma, die in den Randgebieten Roms leben
09 · l’assemblea del condominio · Eigentümerversammlung eines Wohnhauses
09 · la facciata vandalizzata · beschmierte Hausfassade
10 · prese · 3. P. Sg. passato remoto von prendere
10 · il solvente per forni · Backofenreinigungsmittel
11 · il passaparola · Mundpropaganda
13 · lasciare scorrere qc. · ugs. etwas laufen lassen
13 · paternalista · hier: altväterlich
14 · decise · 3. P. Sg. passato remoto von decidere
15 · nacque · 3. P. Sg. passato remoto von nascere
18 · il manifesto · Programm
19 · cavolo · hier: Na sowas!, Mensch!
19/20 · darsi da fare · sich an die Arbeit machen
23 · le pettorine azzurre · blaue T-Shirts oder Leibchen, die die Aktivisten von Retake Roma tragen
25/26 · Tor Marancia, Ponte di Nona, San Basilio, Tiburtina, Montesacro, Labaro · verschiedene Stadtteile Roms
27 · riqualificare · aufwerten
33 · Ama · Azienda municipale ambiente (römische Stadtbetriebe)
Du kannst auch nach Themen lernen
Übe ein Thema mit gemischten Aufgaben aus den Prüfungen aller Jahre.
- Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete) · 24 Aufgaben · 95 % Wahrscheinlichkeit
- Stellungnahme und Kommentar (Commentate) · 24 Aufgaben · 95 % Wahrscheinlichkeit
- Sprachmittlung Deutsch → Italienisch · 24 Aufgaben · 95 % Wahrscheinlichkeit
- Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel · 21 Aufgaben · 95 % Wahrscheinlichkeit
- Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung) · 15 Aufgaben · 95 % Wahrscheinlichkeit
- Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache) · 9 Aufgaben · 95 % Wahrscheinlichkeit
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