Abitur NRW Italienisch 2021 · GK · Haupttermin · fortgeführt

Abiturprüfung Italienisch in Nordrhein-Westfalen 2021, GK · Haupttermin · fortgeführt: 12 Aufgaben mit Lösungen. Mit automatischer Korrektur.

Themen der Prüfung: Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete) · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache) · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung) · Stellungnahme und Kommentar (Commentate) · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel · Kreatives Schreiben: Perspektivwechsel (Tagebuch, Brief, Monolog, Dialog) · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Aufgabe HT 1 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)

Klausurteil A

Coronavirus. La Città eterna è muta. Dove siamo tutti? E quando torneremo?

Quattro passi fra una piazza Navona deserta e un’immensa San Pietro: due giovani che si parlano a una finestra, i senza dimora e i soldati di guardia. Una sensazione di pace mai vista ma anche …

C’è un silenzio, che da via Agonale senti già lo scrosciare delle fontane. Piazza Navona ti si

spalanca davanti, deserta, più vasta di quanto la ricordi, in una mattina di sole incerto. Suonano,

alle otto, campane vicine e lontane. Poi silenzio, ancora: rotto solo dalle risate irridenti dei

gabbiani che volano bassi, della piazza padroni. Questa domenica della Divina Misericordia,

5 19 aprile, ti resterà indimenticabile nella memoria. Ma più di tutto te ne rimarrà il silenzio:

l’incredibile, irreale silenzio di Roma. Una città immobile come dentro un incantesimo:

dolorosa nelle sue strade vuote, ma splendida, più che mai. Verso il Pantheon, per i vicoli

stretti, quasi in punta di piedi, non volendo svegliare la città che dorme. In giro, nessuno.

[...]

10 «Scusi, ma un caffè non lo si trova da nessuna parte?», domandi speranzosa. Il soldato sorride

come di un segreto, e indica un vicolo. Via dei Pastini, c’è un distributore automatico e una

piccola coda di assonnati romani, mascherina e cane al guinzaglio. Grata, ti metti in fila. È,

oggi, l’unico caffè di Roma. Verso Trevi incominci a ascoltarlo, il silenzio, e distingui il tubare

dei piccioni, un merlo da un giardino segreto, e il gorgoglio delle fontanelle. Erano questi i

15 suoni dell’Urbe, un tempo? Alla fontana più famosa della capitale, quella di Anita Ekberg,

quella sempre assediata dai turisti, assolutamente nessuno. L’acqua scroscia abbondante e

chiara, e rimani incantata a guardarla. Vorresti restarci per un’ora. Questa pace, questa bellezza

t’innamorano. Ma le saracinesche calate e le finestre delle case, dietro cui immagini famiglie

recluse e insofferenti, e forse liti, nella angustia delle stanze, ti riportano alla realtà. Non è

20 incantesimo, è epidemia, è paura, e per qualcuno già sentore di fame.

[...]

A via delle Vigne un giovane carabiniere sotto a un portone parla con una ragazza bruna

affacciata a una finestra, al primo piano. E da come lei sorride capisci che non stanno parlando

di Covid, ma di altro. Lui è in servizio, ma lei non può scendere, e gli parla dalla finestra, come

25 ai tempi in cui le figlie non uscivano, senza il permesso della mamma. Senti affiorare un altro

sorriso: ecco, in tanta paura, qualcosa che tenace rinasce, e vuole ricominciare. Trinità dei

Monti, candida e deserta, è sogno e sgomento assieme. Dove sono, dove siamo tutti, e quando

torneremo? Gucci, Prada, Bulgari, fila di saracinesche calate o vetrine vuote. [...]

Sotto a Ponte Regina Margherita il Tevere è color del fango, fermo – sembra il sangue lento

30 nel cuore di Roma. Dal fondo di via della Conciliazione lo sbarramento delle camionette

dell’Esercito davanti a San Pietro risveglia ancora angoscia: c’è la guerra? Ma dov’è il nemico?

È invisibile, è fra noi, è nel nostro fiato. Al pomeriggio il cielo si fa scuro, e questa città fatta

per il sole si incupisce. Sali su un autobus, non sai esattamente dove va, ma verso fuori. E

quanto corre e sobbalza sulle buche, senza rallentare alle fermate dove nessuno lo aspetta.

35 Traversa periferie uguali, dignitose o scalcinate. Magliana, leggi su un cartello. Anche qui,

nessuno. I romani, non lo immaginavi, ubbidiscono scrupolosamente al coprifuoco. E i

cassonetti, strano, per la prima volta li vedi puliti. Ma chissà, nei bilocali stretti, i pianti dei

bambini piccoli, e l’impazienza, e la sfiducia che tracima.

Questa periferia dista chilometri dall’incantesimo di Trevi vuota. È solitudine, reclusione,

40 paura. Anche Campo dei Fiori senza nemmeno un banco di frutta o di verdura, sotto al cielo

fattosi opaco, stringe il cuore. [...] Passi due controlli di Polizia prima di raggiungere piazza

San Pietro, immensa, muta. Sotto al Colonnato si allineano le tende dei clochard. Qui e là una

scodella, scarpe consunte, piedi callosi di vecchi addormentati.

Quanti sono, gli abbandonati. E quanti saranno, fra qualche mese, i nuovi poveri? A Borgo

45 Pio mentre si fa sera nessun aroma di pizza, di arrosto, di pasta alla gricia. Serrate, tutte le

trattorie dei pellegrini. Ed anche questo è profumo di vita, che manca. Ma ti restano in mente

quei piedi stanchi di clochard, a San Pietro. Sono identici ai piedi dei pellegrini in ginocchio

davanti alla Madonna di Caravaggio, alla chiesa di Sant’Agostino. Ti ricordano che siamo,

benché dimentichi, pellegrini, quaggiù, tutti. Che questa meravigliosa città in 2.773 anni

50 compiuti ieri, 21 aprile, ha conosciuto cento ben più drammatiche pestilenze, e ogni volta è

risorta. Già, non vista, ricomincia: come in quei due ragazzi a via delle Vigne, lui in divisa,

lei affacciata a una finestra, sorridente. Nel gran silenzio di Roma si prepara, e preme, vita,

ancora.

Note:

riga

sottotitolo · il senza dimora · Obdachloser

04 · la domenica della Divina Misericordia · Weißer Sonntag, eine Woche nach Ostersonntag

15 · l’Urbe · Stadt

15 · Anita Ekberg · Schauspielerin (1931 – 2015), die in einer berühmten Filmszene in der Fontana di Trevi badete

18 · la saracinesca calata · heruntergelassener Rolladen

19 · recluso · eingeschlossen

19 · l’angustia · Enge

33 · incupirsi · sich verfinstern

35 · Magliana · römischer Stadtbezirk

36 · il coprifuoco · Ausgangssperre

38 · tracimare · überfließen

41 · farsi opaco · undurchsichtig werden

42 · il clochard · Obdachloser

43 · calloso · schwielig, hornig

45 · la pasta alla gricia · Nudelgericht mit Schweinebäckchen

45 · serrato · verschlossen

49 · dimentico · unbewusst

50 · 21 aprile · der Legende nach wurde Rom am 21. April 753 v. Chr. gegründet

51 · risorgere · wiederauferstehen

52 · premere · hier: hervordrängen

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

1. Riassumete ciò che l'autrice nota durante il suo giro per Roma il 19 aprile 2020. (comprensione) [12 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 2 · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung)

Klausurteil A

Coronavirus. La Città eterna è muta. Dove siamo tutti? E quando torneremo?

Quattro passi fra una piazza Navona deserta e un’immensa San Pietro: due giovani che si parlano a una finestra, i senza dimora e i soldati di guardia. Una sensazione di pace mai vista ma anche …

C’è un silenzio, che da via Agonale senti già lo scrosciare delle fontane. Piazza Navona ti si

spalanca davanti, deserta, più vasta di quanto la ricordi, in una mattina di sole incerto. Suonano,

alle otto, campane vicine e lontane. Poi silenzio, ancora: rotto solo dalle risate irridenti dei

gabbiani che volano bassi, della piazza padroni. Questa domenica della Divina Misericordia,

5 19 aprile, ti resterà indimenticabile nella memoria. Ma più di tutto te ne rimarrà il silenzio:

l’incredibile, irreale silenzio di Roma. Una città immobile come dentro un incantesimo:

dolorosa nelle sue strade vuote, ma splendida, più che mai. Verso il Pantheon, per i vicoli

stretti, quasi in punta di piedi, non volendo svegliare la città che dorme. In giro, nessuno.

[...]

10 «Scusi, ma un caffè non lo si trova da nessuna parte?», domandi speranzosa. Il soldato sorride

come di un segreto, e indica un vicolo. Via dei Pastini, c’è un distributore automatico e una

piccola coda di assonnati romani, mascherina e cane al guinzaglio. Grata, ti metti in fila. È,

oggi, l’unico caffè di Roma. Verso Trevi incominci a ascoltarlo, il silenzio, e distingui il tubare

dei piccioni, un merlo da un giardino segreto, e il gorgoglio delle fontanelle. Erano questi i

15 suoni dell’Urbe, un tempo? Alla fontana più famosa della capitale, quella di Anita Ekberg,

quella sempre assediata dai turisti, assolutamente nessuno. L’acqua scroscia abbondante e

chiara, e rimani incantata a guardarla. Vorresti restarci per un’ora. Questa pace, questa bellezza

t’innamorano. Ma le saracinesche calate e le finestre delle case, dietro cui immagini famiglie

recluse e insofferenti, e forse liti, nella angustia delle stanze, ti riportano alla realtà. Non è

20 incantesimo, è epidemia, è paura, e per qualcuno già sentore di fame.

[...]

A via delle Vigne un giovane carabiniere sotto a un portone parla con una ragazza bruna

affacciata a una finestra, al primo piano. E da come lei sorride capisci che non stanno parlando

di Covid, ma di altro. Lui è in servizio, ma lei non può scendere, e gli parla dalla finestra, come

25 ai tempi in cui le figlie non uscivano, senza il permesso della mamma. Senti affiorare un altro

sorriso: ecco, in tanta paura, qualcosa che tenace rinasce, e vuole ricominciare. Trinità dei

Monti, candida e deserta, è sogno e sgomento assieme. Dove sono, dove siamo tutti, e quando

torneremo? Gucci, Prada, Bulgari, fila di saracinesche calate o vetrine vuote. [...]

Sotto a Ponte Regina Margherita il Tevere è color del fango, fermo – sembra il sangue lento

30 nel cuore di Roma. Dal fondo di via della Conciliazione lo sbarramento delle camionette

dell’Esercito davanti a San Pietro risveglia ancora angoscia: c’è la guerra? Ma dov’è il nemico?

È invisibile, è fra noi, è nel nostro fiato. Al pomeriggio il cielo si fa scuro, e questa città fatta

per il sole si incupisce. Sali su un autobus, non sai esattamente dove va, ma verso fuori. E

quanto corre e sobbalza sulle buche, senza rallentare alle fermate dove nessuno lo aspetta.

35 Traversa periferie uguali, dignitose o scalcinate. Magliana, leggi su un cartello. Anche qui,

nessuno. I romani, non lo immaginavi, ubbidiscono scrupolosamente al coprifuoco. E i

cassonetti, strano, per la prima volta li vedi puliti. Ma chissà, nei bilocali stretti, i pianti dei

bambini piccoli, e l’impazienza, e la sfiducia che tracima.

Questa periferia dista chilometri dall’incantesimo di Trevi vuota. È solitudine, reclusione,

40 paura. Anche Campo dei Fiori senza nemmeno un banco di frutta o di verdura, sotto al cielo

fattosi opaco, stringe il cuore. [...] Passi due controlli di Polizia prima di raggiungere piazza

San Pietro, immensa, muta. Sotto al Colonnato si allineano le tende dei clochard. Qui e là una

scodella, scarpe consunte, piedi callosi di vecchi addormentati.

Quanti sono, gli abbandonati. E quanti saranno, fra qualche mese, i nuovi poveri? A Borgo

45 Pio mentre si fa sera nessun aroma di pizza, di arrosto, di pasta alla gricia. Serrate, tutte le

trattorie dei pellegrini. Ed anche questo è profumo di vita, che manca. Ma ti restano in mente

quei piedi stanchi di clochard, a San Pietro. Sono identici ai piedi dei pellegrini in ginocchio

davanti alla Madonna di Caravaggio, alla chiesa di Sant’Agostino. Ti ricordano che siamo,

benché dimentichi, pellegrini, quaggiù, tutti. Che questa meravigliosa città in 2.773 anni

50 compiuti ieri, 21 aprile, ha conosciuto cento ben più drammatiche pestilenze, e ogni volta è

risorta. Già, non vista, ricomincia: come in quei due ragazzi a via delle Vigne, lui in divisa,

lei affacciata a una finestra, sorridente. Nel gran silenzio di Roma si prepara, e preme, vita,

ancora.

Note:

riga

sottotitolo · il senza dimora · Obdachloser

04 · la domenica della Divina Misericordia · Weißer Sonntag, eine Woche nach Ostersonntag

15 · l’Urbe · Stadt

15 · Anita Ekberg · Schauspielerin (1931 – 2015), die in einer berühmten Filmszene in der Fontana di Trevi badete

18 · la saracinesca calata · heruntergelassener Rolladen

19 · recluso · eingeschlossen

19 · l’angustia · Enge

33 · incupirsi · sich verfinstern

35 · Magliana · römischer Stadtbezirk

36 · il coprifuoco · Ausgangssperre

38 · tracimare · überfließen

41 · farsi opaco · undurchsichtig werden

42 · il clochard · Obdachloser

43 · calloso · schwielig, hornig

45 · la pasta alla gricia · Nudelgericht mit Schweinebäckchen

45 · serrato · verschlossen

49 · dimentico · unbewusst

50 · 21 aprile · der Legende nach wurde Rom am 21. April 753 v. Chr. gegründet

51 · risorgere · wiederauferstehen

52 · premere · hier: hervordrängen

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

2. Analizzate in che modo viene resa l'atmosfera a Roma nell'aprile 2020, tenendo conto anche dei mezzi stilistici impiegati dall'autrice. (analisi) [15 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 3.1 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel

Klausurteil A

Coronavirus. La Città eterna è muta. Dove siamo tutti? E quando torneremo?

Quattro passi fra una piazza Navona deserta e un’immensa San Pietro: due giovani che si parlano a una finestra, i senza dimora e i soldati di guardia. Una sensazione di pace mai vista ma anche …

C’è un silenzio, che da via Agonale senti già lo scrosciare delle fontane. Piazza Navona ti si

spalanca davanti, deserta, più vasta di quanto la ricordi, in una mattina di sole incerto. Suonano,

alle otto, campane vicine e lontane. Poi silenzio, ancora: rotto solo dalle risate irridenti dei

gabbiani che volano bassi, della piazza padroni. Questa domenica della Divina Misericordia,

5 19 aprile, ti resterà indimenticabile nella memoria. Ma più di tutto te ne rimarrà il silenzio:

l’incredibile, irreale silenzio di Roma. Una città immobile come dentro un incantesimo:

dolorosa nelle sue strade vuote, ma splendida, più che mai. Verso il Pantheon, per i vicoli

stretti, quasi in punta di piedi, non volendo svegliare la città che dorme. In giro, nessuno.

[...]

10 «Scusi, ma un caffè non lo si trova da nessuna parte?», domandi speranzosa. Il soldato sorride

come di un segreto, e indica un vicolo. Via dei Pastini, c’è un distributore automatico e una

piccola coda di assonnati romani, mascherina e cane al guinzaglio. Grata, ti metti in fila. È,

oggi, l’unico caffè di Roma. Verso Trevi incominci a ascoltarlo, il silenzio, e distingui il tubare

dei piccioni, un merlo da un giardino segreto, e il gorgoglio delle fontanelle. Erano questi i

15 suoni dell’Urbe, un tempo? Alla fontana più famosa della capitale, quella di Anita Ekberg,

quella sempre assediata dai turisti, assolutamente nessuno. L’acqua scroscia abbondante e

chiara, e rimani incantata a guardarla. Vorresti restarci per un’ora. Questa pace, questa bellezza

t’innamorano. Ma le saracinesche calate e le finestre delle case, dietro cui immagini famiglie

recluse e insofferenti, e forse liti, nella angustia delle stanze, ti riportano alla realtà. Non è

20 incantesimo, è epidemia, è paura, e per qualcuno già sentore di fame.

[...]

A via delle Vigne un giovane carabiniere sotto a un portone parla con una ragazza bruna

affacciata a una finestra, al primo piano. E da come lei sorride capisci che non stanno parlando

di Covid, ma di altro. Lui è in servizio, ma lei non può scendere, e gli parla dalla finestra, come

25 ai tempi in cui le figlie non uscivano, senza il permesso della mamma. Senti affiorare un altro

sorriso: ecco, in tanta paura, qualcosa che tenace rinasce, e vuole ricominciare. Trinità dei

Monti, candida e deserta, è sogno e sgomento assieme. Dove sono, dove siamo tutti, e quando

torneremo? Gucci, Prada, Bulgari, fila di saracinesche calate o vetrine vuote. [...]

Sotto a Ponte Regina Margherita il Tevere è color del fango, fermo – sembra il sangue lento

30 nel cuore di Roma. Dal fondo di via della Conciliazione lo sbarramento delle camionette

dell’Esercito davanti a San Pietro risveglia ancora angoscia: c’è la guerra? Ma dov’è il nemico?

È invisibile, è fra noi, è nel nostro fiato. Al pomeriggio il cielo si fa scuro, e questa città fatta

per il sole si incupisce. Sali su un autobus, non sai esattamente dove va, ma verso fuori. E

quanto corre e sobbalza sulle buche, senza rallentare alle fermate dove nessuno lo aspetta.

35 Traversa periferie uguali, dignitose o scalcinate. Magliana, leggi su un cartello. Anche qui,

nessuno. I romani, non lo immaginavi, ubbidiscono scrupolosamente al coprifuoco. E i

cassonetti, strano, per la prima volta li vedi puliti. Ma chissà, nei bilocali stretti, i pianti dei

bambini piccoli, e l’impazienza, e la sfiducia che tracima.

Questa periferia dista chilometri dall’incantesimo di Trevi vuota. È solitudine, reclusione,

40 paura. Anche Campo dei Fiori senza nemmeno un banco di frutta o di verdura, sotto al cielo

fattosi opaco, stringe il cuore. [...] Passi due controlli di Polizia prima di raggiungere piazza

San Pietro, immensa, muta. Sotto al Colonnato si allineano le tende dei clochard. Qui e là una

scodella, scarpe consunte, piedi callosi di vecchi addormentati.

Quanti sono, gli abbandonati. E quanti saranno, fra qualche mese, i nuovi poveri? A Borgo

45 Pio mentre si fa sera nessun aroma di pizza, di arrosto, di pasta alla gricia. Serrate, tutte le

trattorie dei pellegrini. Ed anche questo è profumo di vita, che manca. Ma ti restano in mente

quei piedi stanchi di clochard, a San Pietro. Sono identici ai piedi dei pellegrini in ginocchio

davanti alla Madonna di Caravaggio, alla chiesa di Sant’Agostino. Ti ricordano che siamo,

benché dimentichi, pellegrini, quaggiù, tutti. Che questa meravigliosa città in 2.773 anni

50 compiuti ieri, 21 aprile, ha conosciuto cento ben più drammatiche pestilenze, e ogni volta è

risorta. Già, non vista, ricomincia: come in quei due ragazzi a via delle Vigne, lui in divisa,

lei affacciata a una finestra, sorridente. Nel gran silenzio di Roma si prepara, e preme, vita,

ancora.

Note:

riga

sottotitolo · il senza dimora · Obdachloser

04 · la domenica della Divina Misericordia · Weißer Sonntag, eine Woche nach Ostersonntag

15 · l’Urbe · Stadt

15 · Anita Ekberg · Schauspielerin (1931 – 2015), die in einer berühmten Filmszene in der Fontana di Trevi badete

18 · la saracinesca calata · heruntergelassener Rolladen

19 · recluso · eingeschlossen

19 · l’angustia · Enge

33 · incupirsi · sich verfinstern

35 · Magliana · römischer Stadtbezirk

36 · il coprifuoco · Ausgangssperre

38 · tracimare · überfließen

41 · farsi opaco · undurchsichtig werden

42 · il clochard · Obdachloser

43 · calloso · schwielig, hornig

45 · la pasta alla gricia · Nudelgericht mit Schweinebäckchen

45 · serrato · verschlossen

49 · dimentico · unbewusst

50 · 21 aprile · der Legende nach wurde Rom am 21. April 753 v. Chr. gegründet

51 · risorgere · wiederauferstehen

52 · premere · hier: hervordrängen

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

Compito a scelta:

3.1 Un ragazzo di Roma scrive una lettera al suo partner di scambio, il quale avrebbe dovuto venire a Roma ma non ha potuto farlo per via del Coronavirus, e gli descrive le proprie impressioni sulla città durante il coprifuoco.

Redigete la lettera e riflettete soprattutto sulle opportunità e sulle sfide che attendono Roma in futuro. (produzione libera) [15 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 3.2 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)

Klausurteil A

Coronavirus. La Città eterna è muta. Dove siamo tutti? E quando torneremo?

Quattro passi fra una piazza Navona deserta e un’immensa San Pietro: due giovani che si parlano a una finestra, i senza dimora e i soldati di guardia. Una sensazione di pace mai vista ma anche …

C’è un silenzio, che da via Agonale senti già lo scrosciare delle fontane. Piazza Navona ti si

spalanca davanti, deserta, più vasta di quanto la ricordi, in una mattina di sole incerto. Suonano,

alle otto, campane vicine e lontane. Poi silenzio, ancora: rotto solo dalle risate irridenti dei

gabbiani che volano bassi, della piazza padroni. Questa domenica della Divina Misericordia,

5 19 aprile, ti resterà indimenticabile nella memoria. Ma più di tutto te ne rimarrà il silenzio:

l’incredibile, irreale silenzio di Roma. Una città immobile come dentro un incantesimo:

dolorosa nelle sue strade vuote, ma splendida, più che mai. Verso il Pantheon, per i vicoli

stretti, quasi in punta di piedi, non volendo svegliare la città che dorme. In giro, nessuno.

[...]

10 «Scusi, ma un caffè non lo si trova da nessuna parte?», domandi speranzosa. Il soldato sorride

come di un segreto, e indica un vicolo. Via dei Pastini, c’è un distributore automatico e una

piccola coda di assonnati romani, mascherina e cane al guinzaglio. Grata, ti metti in fila. È,

oggi, l’unico caffè di Roma. Verso Trevi incominci a ascoltarlo, il silenzio, e distingui il tubare

dei piccioni, un merlo da un giardino segreto, e il gorgoglio delle fontanelle. Erano questi i

15 suoni dell’Urbe, un tempo? Alla fontana più famosa della capitale, quella di Anita Ekberg,

quella sempre assediata dai turisti, assolutamente nessuno. L’acqua scroscia abbondante e

chiara, e rimani incantata a guardarla. Vorresti restarci per un’ora. Questa pace, questa bellezza

t’innamorano. Ma le saracinesche calate e le finestre delle case, dietro cui immagini famiglie

recluse e insofferenti, e forse liti, nella angustia delle stanze, ti riportano alla realtà. Non è

20 incantesimo, è epidemia, è paura, e per qualcuno già sentore di fame.

[...]

A via delle Vigne un giovane carabiniere sotto a un portone parla con una ragazza bruna

affacciata a una finestra, al primo piano. E da come lei sorride capisci che non stanno parlando

di Covid, ma di altro. Lui è in servizio, ma lei non può scendere, e gli parla dalla finestra, come

25 ai tempi in cui le figlie non uscivano, senza il permesso della mamma. Senti affiorare un altro

sorriso: ecco, in tanta paura, qualcosa che tenace rinasce, e vuole ricominciare. Trinità dei

Monti, candida e deserta, è sogno e sgomento assieme. Dove sono, dove siamo tutti, e quando

torneremo? Gucci, Prada, Bulgari, fila di saracinesche calate o vetrine vuote. [...]

Sotto a Ponte Regina Margherita il Tevere è color del fango, fermo – sembra il sangue lento

30 nel cuore di Roma. Dal fondo di via della Conciliazione lo sbarramento delle camionette

dell’Esercito davanti a San Pietro risveglia ancora angoscia: c’è la guerra? Ma dov’è il nemico?

È invisibile, è fra noi, è nel nostro fiato. Al pomeriggio il cielo si fa scuro, e questa città fatta

per il sole si incupisce. Sali su un autobus, non sai esattamente dove va, ma verso fuori. E

quanto corre e sobbalza sulle buche, senza rallentare alle fermate dove nessuno lo aspetta.

35 Traversa periferie uguali, dignitose o scalcinate. Magliana, leggi su un cartello. Anche qui,

nessuno. I romani, non lo immaginavi, ubbidiscono scrupolosamente al coprifuoco. E i

cassonetti, strano, per la prima volta li vedi puliti. Ma chissà, nei bilocali stretti, i pianti dei

bambini piccoli, e l’impazienza, e la sfiducia che tracima.

Questa periferia dista chilometri dall’incantesimo di Trevi vuota. È solitudine, reclusione,

40 paura. Anche Campo dei Fiori senza nemmeno un banco di frutta o di verdura, sotto al cielo

fattosi opaco, stringe il cuore. [...] Passi due controlli di Polizia prima di raggiungere piazza

San Pietro, immensa, muta. Sotto al Colonnato si allineano le tende dei clochard. Qui e là una

scodella, scarpe consunte, piedi callosi di vecchi addormentati.

Quanti sono, gli abbandonati. E quanti saranno, fra qualche mese, i nuovi poveri? A Borgo

45 Pio mentre si fa sera nessun aroma di pizza, di arrosto, di pasta alla gricia. Serrate, tutte le

trattorie dei pellegrini. Ed anche questo è profumo di vita, che manca. Ma ti restano in mente

quei piedi stanchi di clochard, a San Pietro. Sono identici ai piedi dei pellegrini in ginocchio

davanti alla Madonna di Caravaggio, alla chiesa di Sant’Agostino. Ti ricordano che siamo,

benché dimentichi, pellegrini, quaggiù, tutti. Che questa meravigliosa città in 2.773 anni

50 compiuti ieri, 21 aprile, ha conosciuto cento ben più drammatiche pestilenze, e ogni volta è

risorta. Già, non vista, ricomincia: come in quei due ragazzi a via delle Vigne, lui in divisa,

lei affacciata a una finestra, sorridente. Nel gran silenzio di Roma si prepara, e preme, vita,

ancora.

Note:

riga

sottotitolo · il senza dimora · Obdachloser

04 · la domenica della Divina Misericordia · Weißer Sonntag, eine Woche nach Ostersonntag

15 · l’Urbe · Stadt

15 · Anita Ekberg · Schauspielerin (1931 – 2015), die in einer berühmten Filmszene in der Fontana di Trevi badete

18 · la saracinesca calata · heruntergelassener Rolladen

19 · recluso · eingeschlossen

19 · l’angustia · Enge

33 · incupirsi · sich verfinstern

35 · Magliana · römischer Stadtbezirk

36 · il coprifuoco · Ausgangssperre

38 · tracimare · überfließen

41 · farsi opaco · undurchsichtig werden

42 · il clochard · Obdachloser

43 · calloso · schwielig, hornig

45 · la pasta alla gricia · Nudelgericht mit Schweinebäckchen

45 · serrato · verschlossen

49 · dimentico · unbewusst

50 · 21 aprile · der Legende nach wurde Rom am 21. April 753 v. Chr. gegründet

51 · risorgere · wiederauferstehen

52 · premere · hier: hervordrängen

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

Compito a scelta:

«Che questa meravigliosa città [...] ha conosciuto cento ben più drammatiche pestilenze, e ogni volta è risorta.» (r. 49 – 51)

3.2 Prendendo spunto da questa citazione, riflettete sulla situazione odierna di Roma e considerate sia le opportunità sia le sfide più urgenti che la Città Eterna dovrà affrontare nei prossimi anni. (commento) [15 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Klausurteil A

Coronavirus. La Città eterna è muta. Dove siamo tutti? E quando torneremo?

Quattro passi fra una piazza Navona deserta e un’immensa San Pietro: due giovani che si parlano a una finestra, i senza dimora e i soldati di guardia. Una sensazione di pace mai vista ma anche …

C’è un silenzio, che da via Agonale senti già lo scrosciare delle fontane. Piazza Navona ti si

spalanca davanti, deserta, più vasta di quanto la ricordi, in una mattina di sole incerto. Suonano,

alle otto, campane vicine e lontane. Poi silenzio, ancora: rotto solo dalle risate irridenti dei

gabbiani che volano bassi, della piazza padroni. Questa domenica della Divina Misericordia,

5 19 aprile, ti resterà indimenticabile nella memoria. Ma più di tutto te ne rimarrà il silenzio:

l’incredibile, irreale silenzio di Roma. Una città immobile come dentro un incantesimo:

dolorosa nelle sue strade vuote, ma splendida, più che mai. Verso il Pantheon, per i vicoli

stretti, quasi in punta di piedi, non volendo svegliare la città che dorme. In giro, nessuno.

[...]

10 «Scusi, ma un caffè non lo si trova da nessuna parte?», domandi speranzosa. Il soldato sorride

come di un segreto, e indica un vicolo. Via dei Pastini, c’è un distributore automatico e una

piccola coda di assonnati romani, mascherina e cane al guinzaglio. Grata, ti metti in fila. È,

oggi, l’unico caffè di Roma. Verso Trevi incominci a ascoltarlo, il silenzio, e distingui il tubare

dei piccioni, un merlo da un giardino segreto, e il gorgoglio delle fontanelle. Erano questi i

15 suoni dell’Urbe, un tempo? Alla fontana più famosa della capitale, quella di Anita Ekberg,

quella sempre assediata dai turisti, assolutamente nessuno. L’acqua scroscia abbondante e

chiara, e rimani incantata a guardarla. Vorresti restarci per un’ora. Questa pace, questa bellezza

t’innamorano. Ma le saracinesche calate e le finestre delle case, dietro cui immagini famiglie

recluse e insofferenti, e forse liti, nella angustia delle stanze, ti riportano alla realtà. Non è

20 incantesimo, è epidemia, è paura, e per qualcuno già sentore di fame.

[...]

A via delle Vigne un giovane carabiniere sotto a un portone parla con una ragazza bruna

affacciata a una finestra, al primo piano. E da come lei sorride capisci che non stanno parlando

di Covid, ma di altro. Lui è in servizio, ma lei non può scendere, e gli parla dalla finestra, come

25 ai tempi in cui le figlie non uscivano, senza il permesso della mamma. Senti affiorare un altro

sorriso: ecco, in tanta paura, qualcosa che tenace rinasce, e vuole ricominciare. Trinità dei

Monti, candida e deserta, è sogno e sgomento assieme. Dove sono, dove siamo tutti, e quando

torneremo? Gucci, Prada, Bulgari, fila di saracinesche calate o vetrine vuote. [...]

Sotto a Ponte Regina Margherita il Tevere è color del fango, fermo – sembra il sangue lento

30 nel cuore di Roma. Dal fondo di via della Conciliazione lo sbarramento delle camionette

dell’Esercito davanti a San Pietro risveglia ancora angoscia: c’è la guerra? Ma dov’è il nemico?

È invisibile, è fra noi, è nel nostro fiato. Al pomeriggio il cielo si fa scuro, e questa città fatta

per il sole si incupisce. Sali su un autobus, non sai esattamente dove va, ma verso fuori. E

quanto corre e sobbalza sulle buche, senza rallentare alle fermate dove nessuno lo aspetta.

35 Traversa periferie uguali, dignitose o scalcinate. Magliana, leggi su un cartello. Anche qui,

nessuno. I romani, non lo immaginavi, ubbidiscono scrupolosamente al coprifuoco. E i

cassonetti, strano, per la prima volta li vedi puliti. Ma chissà, nei bilocali stretti, i pianti dei

bambini piccoli, e l’impazienza, e la sfiducia che tracima.

Questa periferia dista chilometri dall’incantesimo di Trevi vuota. È solitudine, reclusione,

40 paura. Anche Campo dei Fiori senza nemmeno un banco di frutta o di verdura, sotto al cielo

fattosi opaco, stringe il cuore. [...] Passi due controlli di Polizia prima di raggiungere piazza

San Pietro, immensa, muta. Sotto al Colonnato si allineano le tende dei clochard. Qui e là una

scodella, scarpe consunte, piedi callosi di vecchi addormentati.

Quanti sono, gli abbandonati. E quanti saranno, fra qualche mese, i nuovi poveri? A Borgo

45 Pio mentre si fa sera nessun aroma di pizza, di arrosto, di pasta alla gricia. Serrate, tutte le

trattorie dei pellegrini. Ed anche questo è profumo di vita, che manca. Ma ti restano in mente

quei piedi stanchi di clochard, a San Pietro. Sono identici ai piedi dei pellegrini in ginocchio

davanti alla Madonna di Caravaggio, alla chiesa di Sant’Agostino. Ti ricordano che siamo,

benché dimentichi, pellegrini, quaggiù, tutti. Che questa meravigliosa città in 2.773 anni

50 compiuti ieri, 21 aprile, ha conosciuto cento ben più drammatiche pestilenze, e ogni volta è

risorta. Già, non vista, ricomincia: come in quei due ragazzi a via delle Vigne, lui in divisa,

lei affacciata a una finestra, sorridente. Nel gran silenzio di Roma si prepara, e preme, vita,

ancora.

Note:

riga

sottotitolo · il senza dimora · Obdachloser

04 · la domenica della Divina Misericordia · Weißer Sonntag, eine Woche nach Ostersonntag

15 · l’Urbe · Stadt

15 · Anita Ekberg · Schauspielerin (1931 – 2015), die in einer berühmten Filmszene in der Fontana di Trevi badete

18 · la saracinesca calata · heruntergelassener Rolladen

19 · recluso · eingeschlossen

19 · l’angustia · Enge

33 · incupirsi · sich verfinstern

35 · Magliana · römischer Stadtbezirk

36 · il coprifuoco · Ausgangssperre

38 · tracimare · überfließen

41 · farsi opaco · undurchsichtig werden

42 · il clochard · Obdachloser

43 · calloso · schwielig, hornig

45 · la pasta alla gricia · Nudelgericht mit Schweinebäckchen

45 · serrato · verschlossen

49 · dimentico · unbewusst

50 · 21 aprile · der Legende nach wurde Rom am 21. April 753 v. Chr. gegründet

51 · risorgere · wiederauferstehen

52 · premere · hier: hervordrängen

Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert

Compito:

4.

Immaginate questa situazione: un vostro amico italiano sta svolgendo una ricerca sulle conseguenze della crisi del 2020 per la vita degli studenti universitari in Europa. Avete trovato questo articolo e credete che possa interessargli, in particolare per ciò che riguarda la Germania.

Scrivete un'e-mail al vostro amico e riferitegli le informazioni del testo che per lui sono importanti. (mediazione) [18 Punkte]

Klausurteil B

Deutsch-italienisches Paar in der Krise: „Ich habe Angst vor einer Rückkehr zur Normalität“

Simone und Vivien sind für ihr Studium durch Europa gezogen. Jetzt fürchten sie, dass die europäische Idee zerbricht.

[...]

Simone: Vivien und ich studieren beide Entwicklungsökonomik in Göttingen und Florenz, die Unis kooperieren miteinander. So haben wir uns kennengelernt. Für die letzten beiden Semester meines Masters bin ich nach Deutschland gekommen, jetzt hänge ich hier fest. Ich würde gern meine Familie in Italien besuchen, weiß aber nicht, ob ich das Land dann wieder verlassen dürfte. Ich kann mich nicht frei in Europa bewegen, wie ich es mein ganzes Leben lang gemacht habe. Die Welt ist auf den Kopf gestellt, das ist ein wirklich seltsames Gefühl.

Vivien: In den vergangenen drei Jahren habe ich in vier Ländern gewohnt: in Dänemark, Italien, Deutschland und Indonesien. Nach maximal zehn Monaten bin ich weitergezogen. Jetzt ist alles anders. Das Gemeinwohl wird vor die individuelle Bewegungsfreiheit gestellt. Das ist natürlich richtig – aber die Situation ist für uns Junge völlig neu. Man bittet Menschen, die es gewohnt sind, mit ihrem Personalausweis durch ganz Europa zu fahren, so wenig wie möglich zu reisen, am besten ganz zu Hause zu bleiben. Das ist schwierig zu akzeptieren.

[...]

Simone: [...] In Süditalien liegt die Jugendarbeitslosigkeit in einigen Regionen bei 50 Prozent. Jetzt wurde ausgerechnet die Exzellenz-Region im Norden, die Lombardei, am stärksten vom Virus getroffen. Wenn die Krise vorbei ist, wird man von unserer Generation verlangen, kreativ zu sein, neue Gedanken zu entwickeln, die Gesellschaft zu verändern. Aber man wird auf junge Menschen treffen, die ärmer sind, ihre Arbeit verloren haben.

Vivien: Auch in Deutschland wurden viele Studierende vergessen. Sie bekommen vielleicht kein Bafög und sind auf Nebenjobs angewiesen, die sie reihenweise verloren haben, trotzdem müssen sie weiter die Miete bezahlen. Teilweise sitzen fünf Menschen in einer WG, die Online-Vorlesungen folgen müssen. Das funktioniert so nicht. Es war immer schwierig für uns. Wir sollten mit 23 unseren Master und fünf Jahre Berufserfahrung haben, in Zukunft reicht vielleicht nicht mal mehr das.

Simone: Ich habe Angst vor einer Rückkehr zur Normalität. Die Normalität hat dazu geführt, dass ich mein Land verlassen habe, um so weit wie möglich nach Norden zu gehen. In Italien erleben wir schon seit Jahren einen Konflikt der Ärmsten: Arbeitslose streiten sich mit Studierenden und Migranten um schlechte Jobs mit geringen Gehältern. Diese Normalität gibt mir nichts.

Vivien: Ich kann schon irgendwie verstehen, dass uns die Politik als Letzte berücksichtigt. Wir sind jung, man erwartet von uns, dass wir anpassungsfähig sind. Unsere Fixkosten sind nicht hoch, wir haben in der Regel kein Haus, keine Familie, wir sind beweglich. Wenn es sein muss, ziehen wir für einen Job auch quer durch Deutschland. Wer flexibel ist, tritt in den Hintergrund, ich kann das nachvollziehen. Schön ist es trotzdem nicht.

Simone: Meine größte Angst ist, dass an der ganzen Situation die Idee von Europa zerbricht. Wir waren europäische Jugendliche, bevor wir italienische oder deutsche Jugendliche waren. Wenn es diese Reisefreiheit nicht mehr gibt, wenn jeder nur auf sich schaut, wie sollen wir als Generation dann irgendeinen Wandel vorantreiben? Im Moment ist Europa nicht mehr grenzenlos, die Grenzen sind bis an unsere Häuser herangerückt.

Vivien: Die EU hat sich für uns unantastbar angefühlt. Alle Unsicherheiten und auch Krankheiten waren immer so weit weg. Das ist jetzt anders. Und es wird erstmal so bleiben.

Aufgabe HT 2 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)

Klausurteil A

Salvatore, cresciuto a Lampedusa, sceglie di rimanere sull’isola con i suoi familiari e rinuncia in questo modo al sogno di studiare sulla terraferma.

Salvatore specchia il suo riflesso nel mare, superficie e abisso, l’infinito finito. Immagina i futuri che si è lasciato alle spalle, i futuri tralasciati da ogni essere umano e che non si possono dimenticare.

Si impegna a fondo nel lavoro, osserva suo padre e ne copia movimenti che, come calchi, fanno parte della sua infanzia. I pesci guizzano tra le mani, si contorcono nelle cassette, boccheggiano fino all’ultimo.

[...]

Suo padre ha sempre pescato di giorno, una scelta meno fruttuosa, ma con tempi e modi rilassati. La maggioranza dei pescatori ha comperato pescherecci più grandi, ha assunto uno o due ragazzi sul posto, ha aumentato le ore di pesca notturna, lo stress, i guadagni e le spese. Suo padre dice che il lavoro deve aiutare a vivere, non essere la vita stessa. Dice che di soldi ne bastano pochi, che rincorrerli è stupido quanto ammonticchiarli in banca [...].

Dalla sua vita traspare una soddisfazione e una saggezza che Salvatore vuole conservare e portare con sé qualsiasi cosa dovesse accadere.

[...]

Un pomeriggio, a Punta Tonnara, in una rada riparata dalle correnti, luogo ideale per una buona pesca, un uomo in acqua si sbraccia e attira la loro attenzione. Raccolgono le reti più in fretta che possono e lo raggiungono. L’uomo è un ragazzo, la pelle nera e lucida, nello sguardo la paura e la spossatezza di un’odissea. Il padre di Salvatore lo solleva e lo trascina sulla barca. Il ragazzo si accascia, scivola su un fianco, prima di ritrovare le forze, in ginocchio, per allungare le braccia davanti a lui e indicare un punto preciso tra le onde. Dice delle parole in un inglese stentato, si aggrappa a una manica della giacca di Salvatore.

Il padre spinge il motore al massimo, prende una coperta e la mette addosso al ragazzo che comincia a tremare. Oltre un’insenatura compare un barcone alla deriva, colmo di migranti, di urla che si alzano disperate. Più si avvicinano, più i volti si delineano, e diventa chiaro che un’onda potrebbe capovolgere l’imbarcazione. Le correnti di Punta Tonnara lottano e spumeggiano sulla superficie, dettano i tempi di un rischio che non si può calcolare.

A pochi metri di distanza, il padre invia un SOS alla capitaneria di porto e dice a Salvatore di gettare una fune. Un uomo magro e agile, con pantaloni al polpaccio, si mette in equilibrio sulle sponde, la prende al volo e la lega a prua. Quando la fune si tende, entrambe le barche sembrano sul punto di affondare. I sette metri dello scafo del padre di Salvatore si inclinano, la puzza di nafta bruciata del motore stagna nelle narici. Ma i nodi reggono e le due imbarcazioni iniziano a dirigersi lentamente verso la costa, l’una al traino dell’altra.

La spiaggia di Punta Tonnara è a un centinaio di metri, i respiri a bordo prendono il ritmo corto delle onde più vicine a riva. Finché il bagnasciuga non è più una speranza, ma un solido approdo.

Salvatore aiuta le donne a scendere, riceve fagotti con neonati piangenti che tiene al petto e li porta alle madri che li reclamano. Ci sono uomini stremati che cadono sulla sabbia e che sorridono mentre con un braccio indicano prima il cielo e poi la terra. Qualcuno domanda se quella è l’Italia, qualcuno chiede dell’acqua da bere, altri piangono.

Salvatore e suo padre si sentono piccoli, intrusi imprevisti che hanno fatto il poco possibile. Il primo ragazzo che hanno recuperato li raggiunge, li ringrazia e li mostra agli altri suoi compagni. Chi può si alza, trova le energie residue per sfilare davanti a loro e consegnare un grazie sempre diverso, come i visi e i gesti, i colori della pelle, i suoni delle voci, i sorrisi sinceri.

I soccorsi organizzati arrivano. Camionette, elicotteri, motoscafi. Decine di divise invadono la spiaggia. Comandi e professionalità. I migranti vengono portati via, Salvatore e suo padre non li rivedranno più. Passeranno da un luogo a un altro, da un centro di accoglienza a una libertà svuotata di essenza perché priva di vere opportunità. Si disperderanno, avranno fortuna o torneranno indietro. E forse si ricorderanno dei due pescatori sulla spiaggia di Punta Tonnara, della gentilezza e del pudore del loro sguardo.

Note:

riga

02 · lasciarsi qcs. alle spalle · etwas hinter sich lassen

04 · il calco · Abdruck

05 · guizzare · entschlüpfen, entgleiten

12 · ammonticchiare · (auf)stapeln

13 · trasparire · ersichtlich werden

16 · Punta Tonnara · Landzunge im Süden der Insel Lampedusa

16 · la rada · kleine Bucht

17 · sbracciarsi · die Arme schwenken

19 · la spossatezza · Erschöpfung, Entkräftung

20 · accasciarsi · in sich zusammensinken

24 · alla deriva · auf dem Wasser treibend

27 · spumeggiare · schäumen

29 · la fune · Seil

30 · la prua · Bug

32 · stagnare nelle narici · in der Nase hängenbleiben

33 · l’una al traino dell’altra · das eine (Boot) vom anderen geschleppt

35 · il bagnasciuga · Strandlinie

43 · sfilare · vorbeiziehen

46 · la divisa · hier: Menschen in Uniform

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

1. Riassumete i contenuti principali del testo. (comprensione)

(12 Punkte)

Aufgabe HT 2 - Compito 2 · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache)

Klausurteil A

Salvatore, cresciuto a Lampedusa, sceglie di rimanere sull’isola con i suoi familiari e rinuncia in questo modo al sogno di studiare sulla terraferma.

Salvatore specchia il suo riflesso nel mare, superficie e abisso, l’infinito finito. Immagina i futuri che si è lasciato alle spalle, i futuri tralasciati da ogni essere umano e che non si possono dimenticare.

Si impegna a fondo nel lavoro, osserva suo padre e ne copia movimenti che, come calchi, fanno parte della sua infanzia. I pesci guizzano tra le mani, si contorcono nelle cassette, boccheggiano fino all’ultimo.

[...]

Suo padre ha sempre pescato di giorno, una scelta meno fruttuosa, ma con tempi e modi rilassati. La maggioranza dei pescatori ha comperato pescherecci più grandi, ha assunto uno o due ragazzi sul posto, ha aumentato le ore di pesca notturna, lo stress, i guadagni e le spese. Suo padre dice che il lavoro deve aiutare a vivere, non essere la vita stessa. Dice che di soldi ne bastano pochi, che rincorrerli è stupido quanto ammonticchiarli in banca [...].

Dalla sua vita traspare una soddisfazione e una saggezza che Salvatore vuole conservare e portare con sé qualsiasi cosa dovesse accadere.

[...]

Un pomeriggio, a Punta Tonnara, in una rada riparata dalle correnti, luogo ideale per una buona pesca, un uomo in acqua si sbraccia e attira la loro attenzione. Raccolgono le reti più in fretta che possono e lo raggiungono. L’uomo è un ragazzo, la pelle nera e lucida, nello sguardo la paura e la spossatezza di un’odissea. Il padre di Salvatore lo solleva e lo trascina sulla barca. Il ragazzo si accascia, scivola su un fianco, prima di ritrovare le forze, in ginocchio, per allungare le braccia davanti a lui e indicare un punto preciso tra le onde. Dice delle parole in un inglese stentato, si aggrappa a una manica della giacca di Salvatore.

Il padre spinge il motore al massimo, prende una coperta e la mette addosso al ragazzo che comincia a tremare. Oltre un’insenatura compare un barcone alla deriva, colmo di migranti, di urla che si alzano disperate. Più si avvicinano, più i volti si delineano, e diventa chiaro che un’onda potrebbe capovolgere l’imbarcazione. Le correnti di Punta Tonnara lottano e spumeggiano sulla superficie, dettano i tempi di un rischio che non si può calcolare.

A pochi metri di distanza, il padre invia un SOS alla capitaneria di porto e dice a Salvatore di gettare una fune. Un uomo magro e agile, con pantaloni al polpaccio, si mette in equilibrio sulle sponde, la prende al volo e la lega a prua. Quando la fune si tende, entrambe le barche sembrano sul punto di affondare. I sette metri dello scafo del padre di Salvatore si inclinano, la puzza di nafta bruciata del motore stagna nelle narici. Ma i nodi reggono e le due imbarcazioni iniziano a dirigersi lentamente verso la costa, l’una al traino dell’altra.

La spiaggia di Punta Tonnara è a un centinaio di metri, i respiri a bordo prendono il ritmo corto delle onde più vicine a riva. Finché il bagnasciuga non è più una speranza, ma un solido approdo.

Salvatore aiuta le donne a scendere, riceve fagotti con neonati piangenti che tiene al petto e li porta alle madri che li reclamano. Ci sono uomini stremati che cadono sulla sabbia e che sorridono mentre con un braccio indicano prima il cielo e poi la terra. Qualcuno domanda se quella è l’Italia, qualcuno chiede dell’acqua da bere, altri piangono.

Salvatore e suo padre si sentono piccoli, intrusi imprevisti che hanno fatto il poco possibile. Il primo ragazzo che hanno recuperato li raggiunge, li ringrazia e li mostra agli altri suoi compagni. Chi può si alza, trova le energie residue per sfilare davanti a loro e consegnare un grazie sempre diverso, come i visi e i gesti, i colori della pelle, i suoni delle voci, i sorrisi sinceri.

I soccorsi organizzati arrivano. Camionette, elicotteri, motoscafi. Decine di divise invadono la spiaggia. Comandi e professionalità. I migranti vengono portati via, Salvatore e suo padre non li rivedranno più. Passeranno da un luogo a un altro, da un centro di accoglienza a una libertà svuotata di essenza perché priva di vere opportunità. Si disperderanno, avranno fortuna o torneranno indietro. E forse si ricorderanno dei due pescatori sulla spiaggia di Punta Tonnara, della gentilezza e del pudore del loro sguardo.

Note:

riga

02 · lasciarsi qcs. alle spalle · etwas hinter sich lassen

04 · il calco · Abdruck

05 · guizzare · entschlüpfen, entgleiten

12 · ammonticchiare · (auf)stapeln

13 · trasparire · ersichtlich werden

16 · Punta Tonnara · Landzunge im Süden der Insel Lampedusa

16 · la rada · kleine Bucht

17 · sbracciarsi · die Arme schwenken

19 · la spossatezza · Erschöpfung, Entkräftung

20 · accasciarsi · in sich zusammensinken

24 · alla deriva · auf dem Wasser treibend

27 · spumeggiare · schäumen

29 · la fune · Seil

30 · la prua · Bug

32 · stagnare nelle narici · in der Nase hängenbleiben

33 · l’una al traino dell’altra · das eine (Boot) vom anderen geschleppt

35 · il bagnasciuga · Strandlinie

43 · sfilare · vorbeiziehen

46 · la divisa · hier: Menschen in Uniform

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

2. Caratterizzate il personaggio di Salvatore. (analisi)

(14 Punkte)

Aufgabe HT 2 - Compito 3.1 · Kreatives Schreiben: Perspektivwechsel (Tagebuch, Brief, Monolog, Dialog)

Klausurteil A

Salvatore, cresciuto a Lampedusa, sceglie di rimanere sull’isola con i suoi familiari e rinuncia in questo modo al sogno di studiare sulla terraferma.

Salvatore specchia il suo riflesso nel mare, superficie e abisso, l’infinito finito. Immagina i futuri che si è lasciato alle spalle, i futuri tralasciati da ogni essere umano e che non si possono dimenticare.

Si impegna a fondo nel lavoro, osserva suo padre e ne copia movimenti che, come calchi, fanno parte della sua infanzia. I pesci guizzano tra le mani, si contorcono nelle cassette, boccheggiano fino all’ultimo.

[...]

Suo padre ha sempre pescato di giorno, una scelta meno fruttuosa, ma con tempi e modi rilassati. La maggioranza dei pescatori ha comperato pescherecci più grandi, ha assunto uno o due ragazzi sul posto, ha aumentato le ore di pesca notturna, lo stress, i guadagni e le spese. Suo padre dice che il lavoro deve aiutare a vivere, non essere la vita stessa. Dice che di soldi ne bastano pochi, che rincorrerli è stupido quanto ammonticchiarli in banca [...].

Dalla sua vita traspare una soddisfazione e una saggezza che Salvatore vuole conservare e portare con sé qualsiasi cosa dovesse accadere.

[...]

Un pomeriggio, a Punta Tonnara, in una rada riparata dalle correnti, luogo ideale per una buona pesca, un uomo in acqua si sbraccia e attira la loro attenzione. Raccolgono le reti più in fretta che possono e lo raggiungono. L’uomo è un ragazzo, la pelle nera e lucida, nello sguardo la paura e la spossatezza di un’odissea. Il padre di Salvatore lo solleva e lo trascina sulla barca. Il ragazzo si accascia, scivola su un fianco, prima di ritrovare le forze, in ginocchio, per allungare le braccia davanti a lui e indicare un punto preciso tra le onde. Dice delle parole in un inglese stentato, si aggrappa a una manica della giacca di Salvatore.

Il padre spinge il motore al massimo, prende una coperta e la mette addosso al ragazzo che comincia a tremare. Oltre un’insenatura compare un barcone alla deriva, colmo di migranti, di urla che si alzano disperate. Più si avvicinano, più i volti si delineano, e diventa chiaro che un’onda potrebbe capovolgere l’imbarcazione. Le correnti di Punta Tonnara lottano e spumeggiano sulla superficie, dettano i tempi di un rischio che non si può calcolare.

A pochi metri di distanza, il padre invia un SOS alla capitaneria di porto e dice a Salvatore di gettare una fune. Un uomo magro e agile, con pantaloni al polpaccio, si mette in equilibrio sulle sponde, la prende al volo e la lega a prua. Quando la fune si tende, entrambe le barche sembrano sul punto di affondare. I sette metri dello scafo del padre di Salvatore si inclinano, la puzza di nafta bruciata del motore stagna nelle narici. Ma i nodi reggono e le due imbarcazioni iniziano a dirigersi lentamente verso la costa, l’una al traino dell’altra.

La spiaggia di Punta Tonnara è a un centinaio di metri, i respiri a bordo prendono il ritmo corto delle onde più vicine a riva. Finché il bagnasciuga non è più una speranza, ma un solido approdo.

Salvatore aiuta le donne a scendere, riceve fagotti con neonati piangenti che tiene al petto e li porta alle madri che li reclamano. Ci sono uomini stremati che cadono sulla sabbia e che sorridono mentre con un braccio indicano prima il cielo e poi la terra. Qualcuno domanda se quella è l’Italia, qualcuno chiede dell’acqua da bere, altri piangono.

Salvatore e suo padre si sentono piccoli, intrusi imprevisti che hanno fatto il poco possibile. Il primo ragazzo che hanno recuperato li raggiunge, li ringrazia e li mostra agli altri suoi compagni. Chi può si alza, trova le energie residue per sfilare davanti a loro e consegnare un grazie sempre diverso, come i visi e i gesti, i colori della pelle, i suoni delle voci, i sorrisi sinceri.

I soccorsi organizzati arrivano. Camionette, elicotteri, motoscafi. Decine di divise invadono la spiaggia. Comandi e professionalità. I migranti vengono portati via, Salvatore e suo padre non li rivedranno più. Passeranno da un luogo a un altro, da un centro di accoglienza a una libertà svuotata di essenza perché priva di vere opportunità. Si disperderanno, avranno fortuna o torneranno indietro. E forse si ricorderanno dei due pescatori sulla spiaggia di Punta Tonnara, della gentilezza e del pudore del loro sguardo.

Note:

riga

02 · lasciarsi qcs. alle spalle · etwas hinter sich lassen

04 · il calco · Abdruck

05 · guizzare · entschlüpfen, entgleiten

12 · ammonticchiare · (auf)stapeln

13 · trasparire · ersichtlich werden

16 · Punta Tonnara · Landzunge im Süden der Insel Lampedusa

16 · la rada · kleine Bucht

17 · sbracciarsi · die Arme schwenken

19 · la spossatezza · Erschöpfung, Entkräftung

20 · accasciarsi · in sich zusammensinken

24 · alla deriva · auf dem Wasser treibend

27 · spumeggiare · schäumen

29 · la fune · Seil

30 · la prua · Bug

32 · stagnare nelle narici · in der Nase hängenbleiben

33 · l’una al traino dell’altra · das eine (Boot) vom anderen geschleppt

35 · il bagnasciuga · Strandlinie

43 · sfilare · vorbeiziehen

46 · la divisa · hier: Menschen in Uniform

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert — Compito a scelta

3.1 Immaginate questa situazione: a fine giornata Salvatore mette per iscritto nel suo diario ciò che ha provato per quanto è successo.

Scrivete la pagina di diario in cui Salvatore si sofferma anche sulle prospettive e sulle difficoltà che gli immigrati dovranno affrontare in Italia. (produzione libera)

(16 Punkte)

Aufgabe HT 2 - Compito 3.2 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)

Klausurteil A

Salvatore, cresciuto a Lampedusa, sceglie di rimanere sull’isola con i suoi familiari e rinuncia in questo modo al sogno di studiare sulla terraferma.

Salvatore specchia il suo riflesso nel mare, superficie e abisso, l’infinito finito. Immagina i futuri che si è lasciato alle spalle, i futuri tralasciati da ogni essere umano e che non si possono dimenticare.

Si impegna a fondo nel lavoro, osserva suo padre e ne copia movimenti che, come calchi, fanno parte della sua infanzia. I pesci guizzano tra le mani, si contorcono nelle cassette, boccheggiano fino all’ultimo.

[...]

Suo padre ha sempre pescato di giorno, una scelta meno fruttuosa, ma con tempi e modi rilassati. La maggioranza dei pescatori ha comperato pescherecci più grandi, ha assunto uno o due ragazzi sul posto, ha aumentato le ore di pesca notturna, lo stress, i guadagni e le spese. Suo padre dice che il lavoro deve aiutare a vivere, non essere la vita stessa. Dice che di soldi ne bastano pochi, che rincorrerli è stupido quanto ammonticchiarli in banca [...].

Dalla sua vita traspare una soddisfazione e una saggezza che Salvatore vuole conservare e portare con sé qualsiasi cosa dovesse accadere.

[...]

Un pomeriggio, a Punta Tonnara, in una rada riparata dalle correnti, luogo ideale per una buona pesca, un uomo in acqua si sbraccia e attira la loro attenzione. Raccolgono le reti più in fretta che possono e lo raggiungono. L’uomo è un ragazzo, la pelle nera e lucida, nello sguardo la paura e la spossatezza di un’odissea. Il padre di Salvatore lo solleva e lo trascina sulla barca. Il ragazzo si accascia, scivola su un fianco, prima di ritrovare le forze, in ginocchio, per allungare le braccia davanti a lui e indicare un punto preciso tra le onde. Dice delle parole in un inglese stentato, si aggrappa a una manica della giacca di Salvatore.

Il padre spinge il motore al massimo, prende una coperta e la mette addosso al ragazzo che comincia a tremare. Oltre un’insenatura compare un barcone alla deriva, colmo di migranti, di urla che si alzano disperate. Più si avvicinano, più i volti si delineano, e diventa chiaro che un’onda potrebbe capovolgere l’imbarcazione. Le correnti di Punta Tonnara lottano e spumeggiano sulla superficie, dettano i tempi di un rischio che non si può calcolare.

A pochi metri di distanza, il padre invia un SOS alla capitaneria di porto e dice a Salvatore di gettare una fune. Un uomo magro e agile, con pantaloni al polpaccio, si mette in equilibrio sulle sponde, la prende al volo e la lega a prua. Quando la fune si tende, entrambe le barche sembrano sul punto di affondare. I sette metri dello scafo del padre di Salvatore si inclinano, la puzza di nafta bruciata del motore stagna nelle narici. Ma i nodi reggono e le due imbarcazioni iniziano a dirigersi lentamente verso la costa, l’una al traino dell’altra.

La spiaggia di Punta Tonnara è a un centinaio di metri, i respiri a bordo prendono il ritmo corto delle onde più vicine a riva. Finché il bagnasciuga non è più una speranza, ma un solido approdo.

Salvatore aiuta le donne a scendere, riceve fagotti con neonati piangenti che tiene al petto e li porta alle madri che li reclamano. Ci sono uomini stremati che cadono sulla sabbia e che sorridono mentre con un braccio indicano prima il cielo e poi la terra. Qualcuno domanda se quella è l’Italia, qualcuno chiede dell’acqua da bere, altri piangono.

Salvatore e suo padre si sentono piccoli, intrusi imprevisti che hanno fatto il poco possibile. Il primo ragazzo che hanno recuperato li raggiunge, li ringrazia e li mostra agli altri suoi compagni. Chi può si alza, trova le energie residue per sfilare davanti a loro e consegnare un grazie sempre diverso, come i visi e i gesti, i colori della pelle, i suoni delle voci, i sorrisi sinceri.

I soccorsi organizzati arrivano. Camionette, elicotteri, motoscafi. Decine di divise invadono la spiaggia. Comandi e professionalità. I migranti vengono portati via, Salvatore e suo padre non li rivedranno più. Passeranno da un luogo a un altro, da un centro di accoglienza a una libertà svuotata di essenza perché priva di vere opportunità. Si disperderanno, avranno fortuna o torneranno indietro. E forse si ricorderanno dei due pescatori sulla spiaggia di Punta Tonnara, della gentilezza e del pudore del loro sguardo.

Note:

riga

02 · lasciarsi qcs. alle spalle · etwas hinter sich lassen

04 · il calco · Abdruck

05 · guizzare · entschlüpfen, entgleiten

12 · ammonticchiare · (auf)stapeln

13 · trasparire · ersichtlich werden

16 · Punta Tonnara · Landzunge im Süden der Insel Lampedusa

16 · la rada · kleine Bucht

17 · sbracciarsi · die Arme schwenken

19 · la spossatezza · Erschöpfung, Entkräftung

20 · accasciarsi · in sich zusammensinken

24 · alla deriva · auf dem Wasser treibend

27 · spumeggiare · schäumen

29 · la fune · Seil

30 · la prua · Bug

32 · stagnare nelle narici · in der Nase hängenbleiben

33 · l’una al traino dell’altra · das eine (Boot) vom anderen geschleppt

35 · il bagnasciuga · Strandlinie

43 · sfilare · vorbeiziehen

46 · la divisa · hier: Menschen in Uniform

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert — Compito a scelta

3.2 Il narratore scrive, riferendosi agli immigrati di cui si parla nel testo: «Passeranno da un luogo a un altro, da un centro di accoglienza a una libertà svuotata di essenza perché priva di vere opportunità.» (r. 48 – 49)

Commentate questa affermazione e illustrate quali opportunità e quali difficoltà si presentano agli immigrati che giungono in Italia in situazioni simili a quelle presentate nel testo. (commento)

(16 Punkte)

Aufgabe HT 2 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Klausurteil A

Salvatore, cresciuto a Lampedusa, sceglie di rimanere sull’isola con i suoi familiari e rinuncia in questo modo al sogno di studiare sulla terraferma.

Salvatore specchia il suo riflesso nel mare, superficie e abisso, l’infinito finito. Immagina i futuri che si è lasciato alle spalle, i futuri tralasciati da ogni essere umano e che non si possono dimenticare.

Si impegna a fondo nel lavoro, osserva suo padre e ne copia movimenti che, come calchi, fanno parte della sua infanzia. I pesci guizzano tra le mani, si contorcono nelle cassette, boccheggiano fino all’ultimo.

[...]

Suo padre ha sempre pescato di giorno, una scelta meno fruttuosa, ma con tempi e modi rilassati. La maggioranza dei pescatori ha comperato pescherecci più grandi, ha assunto uno o due ragazzi sul posto, ha aumentato le ore di pesca notturna, lo stress, i guadagni e le spese. Suo padre dice che il lavoro deve aiutare a vivere, non essere la vita stessa. Dice che di soldi ne bastano pochi, che rincorrerli è stupido quanto ammonticchiarli in banca [...].

Dalla sua vita traspare una soddisfazione e una saggezza che Salvatore vuole conservare e portare con sé qualsiasi cosa dovesse accadere.

[...]

Un pomeriggio, a Punta Tonnara, in una rada riparata dalle correnti, luogo ideale per una buona pesca, un uomo in acqua si sbraccia e attira la loro attenzione. Raccolgono le reti più in fretta che possono e lo raggiungono. L’uomo è un ragazzo, la pelle nera e lucida, nello sguardo la paura e la spossatezza di un’odissea. Il padre di Salvatore lo solleva e lo trascina sulla barca. Il ragazzo si accascia, scivola su un fianco, prima di ritrovare le forze, in ginocchio, per allungare le braccia davanti a lui e indicare un punto preciso tra le onde. Dice delle parole in un inglese stentato, si aggrappa a una manica della giacca di Salvatore.

Il padre spinge il motore al massimo, prende una coperta e la mette addosso al ragazzo che comincia a tremare. Oltre un’insenatura compare un barcone alla deriva, colmo di migranti, di urla che si alzano disperate. Più si avvicinano, più i volti si delineano, e diventa chiaro che un’onda potrebbe capovolgere l’imbarcazione. Le correnti di Punta Tonnara lottano e spumeggiano sulla superficie, dettano i tempi di un rischio che non si può calcolare.

A pochi metri di distanza, il padre invia un SOS alla capitaneria di porto e dice a Salvatore di gettare una fune. Un uomo magro e agile, con pantaloni al polpaccio, si mette in equilibrio sulle sponde, la prende al volo e la lega a prua. Quando la fune si tende, entrambe le barche sembrano sul punto di affondare. I sette metri dello scafo del padre di Salvatore si inclinano, la puzza di nafta bruciata del motore stagna nelle narici. Ma i nodi reggono e le due imbarcazioni iniziano a dirigersi lentamente verso la costa, l’una al traino dell’altra.

La spiaggia di Punta Tonnara è a un centinaio di metri, i respiri a bordo prendono il ritmo corto delle onde più vicine a riva. Finché il bagnasciuga non è più una speranza, ma un solido approdo.

Salvatore aiuta le donne a scendere, riceve fagotti con neonati piangenti che tiene al petto e li porta alle madri che li reclamano. Ci sono uomini stremati che cadono sulla sabbia e che sorridono mentre con un braccio indicano prima il cielo e poi la terra. Qualcuno domanda se quella è l’Italia, qualcuno chiede dell’acqua da bere, altri piangono.

Salvatore e suo padre si sentono piccoli, intrusi imprevisti che hanno fatto il poco possibile. Il primo ragazzo che hanno recuperato li raggiunge, li ringrazia e li mostra agli altri suoi compagni. Chi può si alza, trova le energie residue per sfilare davanti a loro e consegnare un grazie sempre diverso, come i visi e i gesti, i colori della pelle, i suoni delle voci, i sorrisi sinceri.

I soccorsi organizzati arrivano. Camionette, elicotteri, motoscafi. Decine di divise invadono la spiaggia. Comandi e professionalità. I migranti vengono portati via, Salvatore e suo padre non li rivedranno più. Passeranno da un luogo a un altro, da un centro di accoglienza a una libertà svuotata di essenza perché priva di vere opportunità. Si disperderanno, avranno fortuna o torneranno indietro. E forse si ricorderanno dei due pescatori sulla spiaggia di Punta Tonnara, della gentilezza e del pudore del loro sguardo.

Note:

riga

02 · lasciarsi qcs. alle spalle · etwas hinter sich lassen

04 · il calco · Abdruck

05 · guizzare · entschlüpfen, entgleiten

12 · ammonticchiare · (auf)stapeln

13 · trasparire · ersichtlich werden

16 · Punta Tonnara · Landzunge im Süden der Insel Lampedusa

16 · la rada · kleine Bucht

17 · sbracciarsi · die Arme schwenken

19 · la spossatezza · Erschöpfung, Entkräftung

20 · accasciarsi · in sich zusammensinken

24 · alla deriva · auf dem Wasser treibend

27 · spumeggiare · schäumen

29 · la fune · Seil

30 · la prua · Bug

32 · stagnare nelle narici · in der Nase hängenbleiben

33 · l’una al traino dell’altra · das eine (Boot) vom anderen geschleppt

35 · il bagnasciuga · Strandlinie

43 · sfilare · vorbeiziehen

46 · la divisa · hier: Menschen in Uniform

Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert

Compito 4: Mediazione

Ein ehrgeiziger, syrischer Arzt schafft den Weg zur deutschen Approbation

[...]

Herr S., zuerst einmal herzlichen Glückwunsch für Ihren bemerkenswerten Werdegang in Deutschland! Es war ein sehr langer und anstrengender Weg für Sie, von Syrien hierher. Wie sind Sie nach Deutschland gekommen und wie haben Sie sich dabei gefühlt?

Der Weg von Syrien nach Deutschland war nicht sehr schön. Ehrlich gesagt, war er wirklich schlimm. Ich bin zusammen mit meinem Cousin nach Deutschland gereist. Das hat meine Reise erträglicher gemacht, da man immer jemanden Vertrautes an der Seite hatte. Wir sind im November 2015 über die alte Balkanroute nach Deutschland gekommen. [...] Wir sind mit sämtlichen Fortbewegungsmitteln gefahren: mit dem Bus in den Libanon, mit dem Flugzeug in die Türkei, mit dem Boot nach Griechenland und von dort aus mit Bahnen und Bussen nach Stuttgart. Wir waren etwa zwei Wochen unterwegs, was noch sehr kurz ist für diese Strecke. [...] Als wir Deutschland endlich erreicht hatten, sind wir in Stuttgart in eine Notunterkunft gekommen, in der wir vier Wochen bleiben durften. Insgesamt waren mein Cousin und ich in drei Flüchtlingsunterkünften. In der letzten waren wir dann sogar für 6 Monate untergebracht.

Ein wirklich langer Weg für Sie, Herr S. Sie haben während Ihrer Aufenthalte in den verschiedenen Flüchtlingsunterkünften viele ehrenamtliche Tätigkeiten wahrgenommen. Wie sind Sie dazu gekommen und konnten Sie zu diesem Zeitpunkt schon Deutsch sprechen?

Ja, genau. Ich habe 6 Monate vor meiner Reise nach Deutschland angefangen, Deutsch bis zum Level B1 bei einem syrischen Lehrer, der schon 15 Jahre in Deutschland gelebt hat, zu lernen. Deshalb beherrschte ich die deutsche Sprache schon ein bisschen bei meiner Ankunft hier.

In der ersten Notunterkunft in Stuttgart bin ich gleich zum Heimleiter gegangen, habe mich als Arzt vorgestellt und gesagt, dass ich gerne hier mitarbeiten und helfen möchte. In der Unterkunft gab es eine kleine Praxis, in der ich gleich an meinem zweiten Tag als Dolmetscher arbeiten durfte. In der zweiten Unterkunft, in der wir auch den Asylantrag stellen konnten, durften mein Cousin und ich 6 Wochen bleiben. Dort habe ich als Dolmetscher in einer Impfpraxis gearbeitet. Nach diesen 6 Wochen wurden wir dann in eine größere Unterkunft mit wirklich sehr vielen Menschen verlegt. Dort waren wir für 6 Monate untergebracht. Hier habe ich auch beim Dolmetschen geholfen und die anderen Bewohner bei Behörden- und Krankenhausbesuchen begleitet. Der Unterkunftsleiter war so zufrieden mit meiner Arbeit, dass er mir angeboten hat, einen B2-Kurs in Tübingen zu besuchen. Das hat mich natürlich sehr gefreut und ich habe dies auch sehr, sehr gerne angenommen. Ich hatte dann 3 Mal die Woche Sprachkurse.

Als ich endlich meine Papiere aus Syrien und meine Aufenthaltsgenehmigung erhalten hatte, habe ich mir ein WG-Zimmer in der Nähe von Stuttgart gesucht. Ich bin dann auch fündig geworden, eine total nette und multikulturelle WG. Dort habe ich dann mein B2 Sprachzertifikat abgeschlossen.

Und wie verlief Ihr Weg von da bis zu Ihrer Approbation als Arzt?

Als ich mein B2 Sprachzertifikat bestanden hatte, habe ich mich für einen 8-monatigen Vorbereitungskurs für die Fachsprach- und Kenntnisprüfung in Stuttgart beworben. [...]

Ich bin sehr bald im Internet auf MOG 1 gestoßen, habe mich direkt beworben und dann ging alles wirklich sehr schnell. Schon 5 Tage nach meinem ersten Anruf hatte ich mein erstes Vorstellungsgespräch. Ich bin zu dem Gespräch in die Klinik gefahren und war total begeistert. Der Chefarzt und das ganze Team waren so nett und freundlich. Mir wurde die Stelle angeboten und ich habe nicht gezögert und angenommen, obwohl ich noch zwei weitere Gespräche offen hatte, die ich dann abgesagt habe. [...]

Ich fühle mich wirklich sehr wohl in meiner neuen Heimat und mit meinem Job hier in Deutschland.

1 MOG: Medical Onboarding Germany (2012 gegründete Internetplattform zur Vermittlung von Stellenangeboten in der Gesundheitsbranche)

4. Una vostra amica italiana presta servizio come volontaria in un centro di accoglienza per migranti e ha fatto la conoscenza di un giovane siriano, laureato in medicina nel suo paese, che desidera esercitare la professione di medico in Germania. Vi chiede qualche suggerimento. Avete letto questa intervista e credete che possa essere utile alla vostra amica. Scrivetele un'e-mail in cui riportate le informazioni del testo che per lei sono importanti. (mediazione) [18 Punkte]

Aufgabe HT 3 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)

Klausurteil A

Salviamo le Dolomiti dai rifiuti: l'impresa di tre ragazzi italiani

Una mascherina chirurgica appesa ad un larice nel mezzo di un bosco del Catinaccio (Dolomiti, Trentino Alto-Adige) è un'immagine che colpisce come uno schiaffo in pieno viso. Un ambiente che teoricamente è emblema di salubrità, inquinato, metaforicamente e non, dall'oggetto-simbolo della pandemia. [...]

5 Fortunatamente a far da contraltare a questa iniezione di sfiducia nel genere umano ci sono iniziative come Thrashed Dolomites, che ci ricordano che qualcuno alla natura ci tiene eccome, ed è pronto a 'sporcarsi le mani' per ripulirla. Thrashed Dolomites è infatti il nome dell'iniziativa intrapresa da tre ragazzi italiani innamorati delle Dolomiti, che vanno tra i monti a raccogliere l'immondizia che i turisti irrispettosi abbandonano.

10 [...] Le buste di plastica tra le rocce? Le cartacce sui prati? Non parliamo di discariche a cielo aperto, siamo ancora lontani dalle scene horror dell'Everest ricoperto dai rifiuti, ma trovare immondizia in montagna rimane intollerabile.

Lo pensano anche Gabriele, Elena e Fabiola, promotori del progetto, che nel tempo libero si occupano di pulire alcuni dei luoghi più iconici delle Dolomiti e non solo, di organizzare 15 giornate di raccolta, e di promuovere tra i neofiti del turismo montano una maggiore consapevolezza rispetto alla tematica ambientale. Come? Fornendo agli escursionisti guanti e buste, e chiedendo di raccogliere i rifiuti che troveranno sul cammino. Non sono rifiuti loro? Pazienza: “In montagna si raccoglie l'immondizia anche se non è tua”, è l'appello di Thrashed Dolomites. “La si raccoglie per la salute della montagna stessa, per evitare che 20 quel pezzo di plastica sprofondi nel sottobosco o dietro a un masso”.

In effetti in montagna i rifiuti si spargono e si nascondono con molta facilità, ci fa notare Gabriele. Mentre nell'acqua le correnti tendono ad accumulare l'immondizia, rendendola visibile agli occhi di tutti, tra i monti viene sparpagliata casualmente dagli agenti atmosferici, si nasconde tra rocce e vegetazione. L'invito dei tre, appassionati di arrampicata, alpinismo 25 e trekking, frequentatori della Val di Fassa da sempre, è di raccogliere quello che si trova prima che una folata di vento lo porti via.

Racconta Gabriele: “Già da giugno avevamo notato un'enorme affluenza sulle montagne lombarde; nel mese di luglio ci siamo spostati in Val di Fassa, dove la problematica di un turismo di massa non educato al rispetto della montagna è in peggioramento già da diversi 30 anni. Ad agosto la situazione dei rifiuti è diventata evidente, e decisamente fastidiosa: ovunque andassimo, anche nei luoghi meno frequentati, abbiamo trovato mascherine e mozziconi in quantità. Davanti all'ennesimo sacchetto di plastica abbandonato in un fiume abbiamo deciso di dare il via al progetto Thrashed Dolomites, per cercare di sensibilizzare le persone che vengono in montagna al rispetto ed alla consapevolezza”.

35 In effetti questa estate le Dolomiti hanno registrato il tutto esaurito. L'affluenza, riportano i quotidiani locali e nazionali, è stata record. Bene per l'economia, ma un piccolo disastro per l'ambiente. [...]

“Da anni viene promosso fortemente il turismo in Val di Fassa, ma non vengono prese iniziative per educare alla montagna le tante persone richiamate a vedere la bellezza delle 40 Dolomiti. Quest'anno in tanti hanno visto per la prima volta questi magnifici posti, ma a pochi è stato ricordato come vanno vissuti; la conseguenza è stata evidente, mai abbiamo trovato così tanti rifiuti abbandonati nei boschi e sui pendii della Val di Fassa”, prosegue Gabriele. La prima Giornata della Raccolta è stata organizzata sul Passo Sella: “Siamo andati a colpo sicuro perché sapevamo bene quanto era inquinato. Certo non ci aspettavamo di 45 raccogliere 600 litri di immondizia”.

Quali sono i rifiuti più comuni che si trovano durante le giornate di raccolta? Mascherine e mozziconi di sigaretta sono ovunque, racconta Gabriele (anche perché in questo periodo per paura di contagi si diffida dal raccoglierli). Si trovano anche tantissimi sacchetti per raccogliere gli escrementi dei cani, che vengono poi incomprensibilmente nascosti dietro a sassi e alberi. 50 Non mancano confezioni di barrette energetiche e bustine di integratori gel per ciclisti. “Ma la cosa più incredibile che abbiamo raccolto è un forno microonde abbandonato nel bosco sopra a Canazei”.

“La cosa che ci fa più riflettere” prosegue, “è notare come le persone cambino atteggiamento nel corso della giornata: al mattino distribuire i sacchetti agli escursionisti che passano è 55 complicato, pochi ci ascoltano e tanti negano l'esistenza di una problematica di inquinamento in montagna. A fine giornata molti che tornano dalla passeggiata si devono ricredere: alcuni si sono addirittura scusati”. Seguendo Thrashed Dolomites sulla pagina Instagram è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative e le giornate di raccolta che organizzano. Al momento è in programma un vero e proprio tour di 4 giorni in 4 luoghi diversi (e altrettante regioni), 60 mi anticipa Gabriele. Il messaggio non vale solo per le Dolomiti, infatti. “Vogliamo portare il nostro messaggio ad altre montagne, renderlo il più universale possibile per l'integrità di questi posti magici”.

Note:

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03 · la salubrità · Unversehrtheit

05 · a far da contraltare a · als Gegengewicht zu

06 · Thrashed Dolomites · engl.: verprügelte Dolomiten

06 · tenere a qualcosa · etwas lieb haben

15 · il neofita · Neuling

21 · spargere · verstreuen

23 · sparpagliare · verstreuen

23 · gli agenti atmosferici · atmosphärische Einflüsse

25 · la Val di Fassa · Tal im Trentino

31 · il mozzicone · (Zigaretten-)Stummel

32 · ennesimo · hundertster, x-ter

43 · il Passo Sella · Sellajoch, Pass in den Dolomiten

50 · l'integratore gel · Nahrungsergänzungsmittel in Gelform, meist im Sport benutzt

52 · Canazei · Gemeinde im Fassatal

56 · ricredersi · Meinung ändern

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

1.

Descrivete in che cosa consiste l’iniziativa “Thrashed Dolomites”. (comprensione) [12 Punkte]

Aufgabe HT 3 - Compito 2 · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung)

Klausurteil A

Salviamo le Dolomiti dai rifiuti: l'impresa di tre ragazzi italiani

Una mascherina chirurgica appesa ad un larice nel mezzo di un bosco del Catinaccio (Dolomiti, Trentino Alto-Adige) è un'immagine che colpisce come uno schiaffo in pieno viso. Un ambiente che teoricamente è emblema di salubrità, inquinato, metaforicamente e non, dall'oggetto-simbolo della pandemia. [...]

5 Fortunatamente a far da contraltare a questa iniezione di sfiducia nel genere umano ci sono iniziative come Thrashed Dolomites, che ci ricordano che qualcuno alla natura ci tiene eccome, ed è pronto a 'sporcarsi le mani' per ripulirla. Thrashed Dolomites è infatti il nome dell'iniziativa intrapresa da tre ragazzi italiani innamorati delle Dolomiti, che vanno tra i monti a raccogliere l'immondizia che i turisti irrispettosi abbandonano.

10 [...] Le buste di plastica tra le rocce? Le cartacce sui prati? Non parliamo di discariche a cielo aperto, siamo ancora lontani dalle scene horror dell'Everest ricoperto dai rifiuti, ma trovare immondizia in montagna rimane intollerabile.

Lo pensano anche Gabriele, Elena e Fabiola, promotori del progetto, che nel tempo libero si occupano di pulire alcuni dei luoghi più iconici delle Dolomiti e non solo, di organizzare 15 giornate di raccolta, e di promuovere tra i neofiti del turismo montano una maggiore consapevolezza rispetto alla tematica ambientale. Come? Fornendo agli escursionisti guanti e buste, e chiedendo di raccogliere i rifiuti che troveranno sul cammino. Non sono rifiuti loro? Pazienza: “In montagna si raccoglie l'immondizia anche se non è tua”, è l'appello di Thrashed Dolomites. “La si raccoglie per la salute della montagna stessa, per evitare che 20 quel pezzo di plastica sprofondi nel sottobosco o dietro a un masso”.

In effetti in montagna i rifiuti si spargono e si nascondono con molta facilità, ci fa notare Gabriele. Mentre nell'acqua le correnti tendono ad accumulare l'immondizia, rendendola visibile agli occhi di tutti, tra i monti viene sparpagliata casualmente dagli agenti atmosferici, si nasconde tra rocce e vegetazione. L'invito dei tre, appassionati di arrampicata, alpinismo 25 e trekking, frequentatori della Val di Fassa da sempre, è di raccogliere quello che si trova prima che una folata di vento lo porti via.

Racconta Gabriele: “Già da giugno avevamo notato un'enorme affluenza sulle montagne lombarde; nel mese di luglio ci siamo spostati in Val di Fassa, dove la problematica di un turismo di massa non educato al rispetto della montagna è in peggioramento già da diversi 30 anni. Ad agosto la situazione dei rifiuti è diventata evidente, e decisamente fastidiosa: ovunque andassimo, anche nei luoghi meno frequentati, abbiamo trovato mascherine e mozziconi in quantità. Davanti all'ennesimo sacchetto di plastica abbandonato in un fiume abbiamo deciso di dare il via al progetto Thrashed Dolomites, per cercare di sensibilizzare le persone che vengono in montagna al rispetto ed alla consapevolezza”.

35 In effetti questa estate le Dolomiti hanno registrato il tutto esaurito. L'affluenza, riportano i quotidiani locali e nazionali, è stata record. Bene per l'economia, ma un piccolo disastro per l'ambiente. [...]

“Da anni viene promosso fortemente il turismo in Val di Fassa, ma non vengono prese iniziative per educare alla montagna le tante persone richiamate a vedere la bellezza delle 40 Dolomiti. Quest'anno in tanti hanno visto per la prima volta questi magnifici posti, ma a pochi è stato ricordato come vanno vissuti; la conseguenza è stata evidente, mai abbiamo trovato così tanti rifiuti abbandonati nei boschi e sui pendii della Val di Fassa”, prosegue Gabriele. La prima Giornata della Raccolta è stata organizzata sul Passo Sella: “Siamo andati a colpo sicuro perché sapevamo bene quanto era inquinato. Certo non ci aspettavamo di 45 raccogliere 600 litri di immondizia”.

Quali sono i rifiuti più comuni che si trovano durante le giornate di raccolta? Mascherine e mozziconi di sigaretta sono ovunque, racconta Gabriele (anche perché in questo periodo per paura di contagi si diffida dal raccoglierli). Si trovano anche tantissimi sacchetti per raccogliere gli escrementi dei cani, che vengono poi incomprensibilmente nascosti dietro a sassi e alberi. 50 Non mancano confezioni di barrette energetiche e bustine di integratori gel per ciclisti. “Ma la cosa più incredibile che abbiamo raccolto è un forno microonde abbandonato nel bosco sopra a Canazei”.

“La cosa che ci fa più riflettere” prosegue, “è notare come le persone cambino atteggiamento nel corso della giornata: al mattino distribuire i sacchetti agli escursionisti che passano è 55 complicato, pochi ci ascoltano e tanti negano l'esistenza di una problematica di inquinamento in montagna. A fine giornata molti che tornano dalla passeggiata si devono ricredere: alcuni si sono addirittura scusati”. Seguendo Thrashed Dolomites sulla pagina Instagram è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative e le giornate di raccolta che organizzano. Al momento è in programma un vero e proprio tour di 4 giorni in 4 luoghi diversi (e altrettante regioni), 60 mi anticipa Gabriele. Il messaggio non vale solo per le Dolomiti, infatti. “Vogliamo portare il nostro messaggio ad altre montagne, renderlo il più universale possibile per l'integrità di questi posti magici”.

Note:

riga

03 · la salubrità · Unversehrtheit

05 · a far da contraltare a · als Gegengewicht zu

06 · Thrashed Dolomites · engl.: verprügelte Dolomiten

06 · tenere a qualcosa · etwas lieb haben

15 · il neofita · Neuling

21 · spargere · verstreuen

23 · sparpagliare · verstreuen

23 · gli agenti atmosferici · atmosphärische Einflüsse

25 · la Val di Fassa · Tal im Trentino

31 · il mozzicone · (Zigaretten-)Stummel

32 · ennesimo · hundertster, x-ter

43 · il Passo Sella · Sellajoch, Pass in den Dolomiten

50 · l'integratore gel · Nahrungsergänzungsmittel in Gelform, meist im Sport benutzt

52 · Canazei · Gemeinde im Fassatal

56 · ricredersi · Meinung ändern

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

2.

Esaminate in che modo i tre ragazzi affrontano la questione dell’inquinamento nelle Dolomiti. (analisi) [14 Punkte]

Aufgabe HT 3 - Compito 3.1 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel

Klausurteil A

Salviamo le Dolomiti dai rifiuti: l'impresa di tre ragazzi italiani

Una mascherina chirurgica appesa ad un larice nel mezzo di un bosco del Catinaccio (Dolomiti, Trentino Alto-Adige) è un'immagine che colpisce come uno schiaffo in pieno viso. Un ambiente che teoricamente è emblema di salubrità, inquinato, metaforicamente e non, dall'oggetto-simbolo della pandemia. [...]

5 Fortunatamente a far da contraltare a questa iniezione di sfiducia nel genere umano ci sono iniziative come Thrashed Dolomites, che ci ricordano che qualcuno alla natura ci tiene eccome, ed è pronto a 'sporcarsi le mani' per ripulirla. Thrashed Dolomites è infatti il nome dell'iniziativa intrapresa da tre ragazzi italiani innamorati delle Dolomiti, che vanno tra i monti a raccogliere l'immondizia che i turisti irrispettosi abbandonano.

10 [...] Le buste di plastica tra le rocce? Le cartacce sui prati? Non parliamo di discariche a cielo aperto, siamo ancora lontani dalle scene horror dell'Everest ricoperto dai rifiuti, ma trovare immondizia in montagna rimane intollerabile.

Lo pensano anche Gabriele, Elena e Fabiola, promotori del progetto, che nel tempo libero si occupano di pulire alcuni dei luoghi più iconici delle Dolomiti e non solo, di organizzare 15 giornate di raccolta, e di promuovere tra i neofiti del turismo montano una maggiore consapevolezza rispetto alla tematica ambientale. Come? Fornendo agli escursionisti guanti e buste, e chiedendo di raccogliere i rifiuti che troveranno sul cammino. Non sono rifiuti loro? Pazienza: “In montagna si raccoglie l'immondizia anche se non è tua”, è l'appello di Thrashed Dolomites. “La si raccoglie per la salute della montagna stessa, per evitare che 20 quel pezzo di plastica sprofondi nel sottobosco o dietro a un masso”.

In effetti in montagna i rifiuti si spargono e si nascondono con molta facilità, ci fa notare Gabriele. Mentre nell'acqua le correnti tendono ad accumulare l'immondizia, rendendola visibile agli occhi di tutti, tra i monti viene sparpagliata casualmente dagli agenti atmosferici, si nasconde tra rocce e vegetazione. L'invito dei tre, appassionati di arrampicata, alpinismo 25 e trekking, frequentatori della Val di Fassa da sempre, è di raccogliere quello che si trova prima che una folata di vento lo porti via.

Racconta Gabriele: “Già da giugno avevamo notato un'enorme affluenza sulle montagne lombarde; nel mese di luglio ci siamo spostati in Val di Fassa, dove la problematica di un turismo di massa non educato al rispetto della montagna è in peggioramento già da diversi 30 anni. Ad agosto la situazione dei rifiuti è diventata evidente, e decisamente fastidiosa: ovunque andassimo, anche nei luoghi meno frequentati, abbiamo trovato mascherine e mozziconi in quantità. Davanti all'ennesimo sacchetto di plastica abbandonato in un fiume abbiamo deciso di dare il via al progetto Thrashed Dolomites, per cercare di sensibilizzare le persone che vengono in montagna al rispetto ed alla consapevolezza”.

35 In effetti questa estate le Dolomiti hanno registrato il tutto esaurito. L'affluenza, riportano i quotidiani locali e nazionali, è stata record. Bene per l'economia, ma un piccolo disastro per l'ambiente. [...]

“Da anni viene promosso fortemente il turismo in Val di Fassa, ma non vengono prese iniziative per educare alla montagna le tante persone richiamate a vedere la bellezza delle 40 Dolomiti. Quest'anno in tanti hanno visto per la prima volta questi magnifici posti, ma a pochi è stato ricordato come vanno vissuti; la conseguenza è stata evidente, mai abbiamo trovato così tanti rifiuti abbandonati nei boschi e sui pendii della Val di Fassa”, prosegue Gabriele. La prima Giornata della Raccolta è stata organizzata sul Passo Sella: “Siamo andati a colpo sicuro perché sapevamo bene quanto era inquinato. Certo non ci aspettavamo di 45 raccogliere 600 litri di immondizia”.

Quali sono i rifiuti più comuni che si trovano durante le giornate di raccolta? Mascherine e mozziconi di sigaretta sono ovunque, racconta Gabriele (anche perché in questo periodo per paura di contagi si diffida dal raccoglierli). Si trovano anche tantissimi sacchetti per raccogliere gli escrementi dei cani, che vengono poi incomprensibilmente nascosti dietro a sassi e alberi. 50 Non mancano confezioni di barrette energetiche e bustine di integratori gel per ciclisti. “Ma la cosa più incredibile che abbiamo raccolto è un forno microonde abbandonato nel bosco sopra a Canazei”.

“La cosa che ci fa più riflettere” prosegue, “è notare come le persone cambino atteggiamento nel corso della giornata: al mattino distribuire i sacchetti agli escursionisti che passano è 55 complicato, pochi ci ascoltano e tanti negano l'esistenza di una problematica di inquinamento in montagna. A fine giornata molti che tornano dalla passeggiata si devono ricredere: alcuni si sono addirittura scusati”. Seguendo Thrashed Dolomites sulla pagina Instagram è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative e le giornate di raccolta che organizzano. Al momento è in programma un vero e proprio tour di 4 giorni in 4 luoghi diversi (e altrettante regioni), 60 mi anticipa Gabriele. Il messaggio non vale solo per le Dolomiti, infatti. “Vogliamo portare il nostro messaggio ad altre montagne, renderlo il più universale possibile per l'integrità di questi posti magici”.

Note:

riga

03 · la salubrità · Unversehrtheit

05 · a far da contraltare a · als Gegengewicht zu

06 · Thrashed Dolomites · engl.: verprügelte Dolomiten

06 · tenere a qualcosa · etwas lieb haben

15 · il neofita · Neuling

21 · spargere · verstreuen

23 · sparpagliare · verstreuen

23 · gli agenti atmosferici · atmosphärische Einflüsse

25 · la Val di Fassa · Tal im Trentino

31 · il mozzicone · (Zigaretten-)Stummel

32 · ennesimo · hundertster, x-ter

43 · il Passo Sella · Sellajoch, Pass in den Dolomiten

50 · l'integratore gel · Nahrungsergänzungsmittel in Gelform, meist im Sport benutzt

52 · Canazei · Gemeinde im Fassatal

56 · ricredersi · Meinung ändern

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

a scelta: Compito 3.1 oppure Compito 3.2

3.1

Immaginate di trovarvi in vacanza nelle Dolomiti e di aver preso parte a una giornata promossa da “Thrashed Dolomites”, vivendo un’esperienza analoga a quelle presentate nel testo. Scrivete sul vostro blog le vostre considerazioni su questa esperienza e valutate quanto sia efficace l’iniziativa. (produzione libera) [16 Punkte]

Aufgabe HT 3 - Compito 3.2 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)

Klausurteil A

Salviamo le Dolomiti dai rifiuti: l'impresa di tre ragazzi italiani

Una mascherina chirurgica appesa ad un larice nel mezzo di un bosco del Catinaccio (Dolomiti, Trentino Alto-Adige) è un'immagine che colpisce come uno schiaffo in pieno viso. Un ambiente che teoricamente è emblema di salubrità, inquinato, metaforicamente e non, dall'oggetto-simbolo della pandemia. [...]

5 Fortunatamente a far da contraltare a questa iniezione di sfiducia nel genere umano ci sono iniziative come Thrashed Dolomites, che ci ricordano che qualcuno alla natura ci tiene eccome, ed è pronto a 'sporcarsi le mani' per ripulirla. Thrashed Dolomites è infatti il nome dell'iniziativa intrapresa da tre ragazzi italiani innamorati delle Dolomiti, che vanno tra i monti a raccogliere l'immondizia che i turisti irrispettosi abbandonano.

10 [...] Le buste di plastica tra le rocce? Le cartacce sui prati? Non parliamo di discariche a cielo aperto, siamo ancora lontani dalle scene horror dell'Everest ricoperto dai rifiuti, ma trovare immondizia in montagna rimane intollerabile.

Lo pensano anche Gabriele, Elena e Fabiola, promotori del progetto, che nel tempo libero si occupano di pulire alcuni dei luoghi più iconici delle Dolomiti e non solo, di organizzare 15 giornate di raccolta, e di promuovere tra i neofiti del turismo montano una maggiore consapevolezza rispetto alla tematica ambientale. Come? Fornendo agli escursionisti guanti e buste, e chiedendo di raccogliere i rifiuti che troveranno sul cammino. Non sono rifiuti loro? Pazienza: “In montagna si raccoglie l'immondizia anche se non è tua”, è l'appello di Thrashed Dolomites. “La si raccoglie per la salute della montagna stessa, per evitare che 20 quel pezzo di plastica sprofondi nel sottobosco o dietro a un masso”.

In effetti in montagna i rifiuti si spargono e si nascondono con molta facilità, ci fa notare Gabriele. Mentre nell'acqua le correnti tendono ad accumulare l'immondizia, rendendola visibile agli occhi di tutti, tra i monti viene sparpagliata casualmente dagli agenti atmosferici, si nasconde tra rocce e vegetazione. L'invito dei tre, appassionati di arrampicata, alpinismo 25 e trekking, frequentatori della Val di Fassa da sempre, è di raccogliere quello che si trova prima che una folata di vento lo porti via.

Racconta Gabriele: “Già da giugno avevamo notato un'enorme affluenza sulle montagne lombarde; nel mese di luglio ci siamo spostati in Val di Fassa, dove la problematica di un turismo di massa non educato al rispetto della montagna è in peggioramento già da diversi 30 anni. Ad agosto la situazione dei rifiuti è diventata evidente, e decisamente fastidiosa: ovunque andassimo, anche nei luoghi meno frequentati, abbiamo trovato mascherine e mozziconi in quantità. Davanti all'ennesimo sacchetto di plastica abbandonato in un fiume abbiamo deciso di dare il via al progetto Thrashed Dolomites, per cercare di sensibilizzare le persone che vengono in montagna al rispetto ed alla consapevolezza”.

35 In effetti questa estate le Dolomiti hanno registrato il tutto esaurito. L'affluenza, riportano i quotidiani locali e nazionali, è stata record. Bene per l'economia, ma un piccolo disastro per l'ambiente. [...]

“Da anni viene promosso fortemente il turismo in Val di Fassa, ma non vengono prese iniziative per educare alla montagna le tante persone richiamate a vedere la bellezza delle 40 Dolomiti. Quest'anno in tanti hanno visto per la prima volta questi magnifici posti, ma a pochi è stato ricordato come vanno vissuti; la conseguenza è stata evidente, mai abbiamo trovato così tanti rifiuti abbandonati nei boschi e sui pendii della Val di Fassa”, prosegue Gabriele. La prima Giornata della Raccolta è stata organizzata sul Passo Sella: “Siamo andati a colpo sicuro perché sapevamo bene quanto era inquinato. Certo non ci aspettavamo di 45 raccogliere 600 litri di immondizia”.

Quali sono i rifiuti più comuni che si trovano durante le giornate di raccolta? Mascherine e mozziconi di sigaretta sono ovunque, racconta Gabriele (anche perché in questo periodo per paura di contagi si diffida dal raccoglierli). Si trovano anche tantissimi sacchetti per raccogliere gli escrementi dei cani, che vengono poi incomprensibilmente nascosti dietro a sassi e alberi. 50 Non mancano confezioni di barrette energetiche e bustine di integratori gel per ciclisti. “Ma la cosa più incredibile che abbiamo raccolto è un forno microonde abbandonato nel bosco sopra a Canazei”.

“La cosa che ci fa più riflettere” prosegue, “è notare come le persone cambino atteggiamento nel corso della giornata: al mattino distribuire i sacchetti agli escursionisti che passano è 55 complicato, pochi ci ascoltano e tanti negano l'esistenza di una problematica di inquinamento in montagna. A fine giornata molti che tornano dalla passeggiata si devono ricredere: alcuni si sono addirittura scusati”. Seguendo Thrashed Dolomites sulla pagina Instagram è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative e le giornate di raccolta che organizzano. Al momento è in programma un vero e proprio tour di 4 giorni in 4 luoghi diversi (e altrettante regioni), 60 mi anticipa Gabriele. Il messaggio non vale solo per le Dolomiti, infatti. “Vogliamo portare il nostro messaggio ad altre montagne, renderlo il più universale possibile per l'integrità di questi posti magici”.

Note:

riga

03 · la salubrità · Unversehrtheit

05 · a far da contraltare a · als Gegengewicht zu

06 · Thrashed Dolomites · engl.: verprügelte Dolomiten

06 · tenere a qualcosa · etwas lieb haben

15 · il neofita · Neuling

21 · spargere · verstreuen

23 · sparpagliare · verstreuen

23 · gli agenti atmosferici · atmosphärische Einflüsse

25 · la Val di Fassa · Tal im Trentino

31 · il mozzicone · (Zigaretten-)Stummel

32 · ennesimo · hundertster, x-ter

43 · il Passo Sella · Sellajoch, Pass in den Dolomiten

50 · l'integratore gel · Nahrungsergänzungsmittel in Gelform, meist im Sport benutzt

52 · Canazei · Gemeinde im Fassatal

56 · ricredersi · Meinung ändern

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

a scelta: svolgere il Compito 3.1 oppure il Compito 3.2

3.2

“Da anni viene promosso fortemente il turismo in Val di Fassa, ma non vengono prese iniziative per educare alla montagna le tante persone richiamate a vedere la bellezza delle Dolomiti.” (r. 38 – 40)

Prendendo spunto da questa citazione, commentate le opportunità e i limiti dell’impegno giovanile a favore della protezione dell’ambiente. (commento) [16 Punkte]

Aufgabe HT 3 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Klausurteil A

Salviamo le Dolomiti dai rifiuti: l'impresa di tre ragazzi italiani

Una mascherina chirurgica appesa ad un larice nel mezzo di un bosco del Catinaccio (Dolomiti, Trentino Alto-Adige) è un'immagine che colpisce come uno schiaffo in pieno viso. Un ambiente che teoricamente è emblema di salubrità, inquinato, metaforicamente e non, dall'oggetto-simbolo della pandemia. [...]

5 Fortunatamente a far da contraltare a questa iniezione di sfiducia nel genere umano ci sono iniziative come Thrashed Dolomites, che ci ricordano che qualcuno alla natura ci tiene eccome, ed è pronto a 'sporcarsi le mani' per ripulirla. Thrashed Dolomites è infatti il nome dell'iniziativa intrapresa da tre ragazzi italiani innamorati delle Dolomiti, che vanno tra i monti a raccogliere l'immondizia che i turisti irrispettosi abbandonano.

10 [...] Le buste di plastica tra le rocce? Le cartacce sui prati? Non parliamo di discariche a cielo aperto, siamo ancora lontani dalle scene horror dell'Everest ricoperto dai rifiuti, ma trovare immondizia in montagna rimane intollerabile.

Lo pensano anche Gabriele, Elena e Fabiola, promotori del progetto, che nel tempo libero si occupano di pulire alcuni dei luoghi più iconici delle Dolomiti e non solo, di organizzare 15 giornate di raccolta, e di promuovere tra i neofiti del turismo montano una maggiore consapevolezza rispetto alla tematica ambientale. Come? Fornendo agli escursionisti guanti e buste, e chiedendo di raccogliere i rifiuti che troveranno sul cammino. Non sono rifiuti loro? Pazienza: “In montagna si raccoglie l'immondizia anche se non è tua”, è l'appello di Thrashed Dolomites. “La si raccoglie per la salute della montagna stessa, per evitare che 20 quel pezzo di plastica sprofondi nel sottobosco o dietro a un masso”.

In effetti in montagna i rifiuti si spargono e si nascondono con molta facilità, ci fa notare Gabriele. Mentre nell'acqua le correnti tendono ad accumulare l'immondizia, rendendola visibile agli occhi di tutti, tra i monti viene sparpagliata casualmente dagli agenti atmosferici, si nasconde tra rocce e vegetazione. L'invito dei tre, appassionati di arrampicata, alpinismo 25 e trekking, frequentatori della Val di Fassa da sempre, è di raccogliere quello che si trova prima che una folata di vento lo porti via.

Racconta Gabriele: “Già da giugno avevamo notato un'enorme affluenza sulle montagne lombarde; nel mese di luglio ci siamo spostati in Val di Fassa, dove la problematica di un turismo di massa non educato al rispetto della montagna è in peggioramento già da diversi 30 anni. Ad agosto la situazione dei rifiuti è diventata evidente, e decisamente fastidiosa: ovunque andassimo, anche nei luoghi meno frequentati, abbiamo trovato mascherine e mozziconi in quantità. Davanti all'ennesimo sacchetto di plastica abbandonato in un fiume abbiamo deciso di dare il via al progetto Thrashed Dolomites, per cercare di sensibilizzare le persone che vengono in montagna al rispetto ed alla consapevolezza”.

35 In effetti questa estate le Dolomiti hanno registrato il tutto esaurito. L'affluenza, riportano i quotidiani locali e nazionali, è stata record. Bene per l'economia, ma un piccolo disastro per l'ambiente. [...]

“Da anni viene promosso fortemente il turismo in Val di Fassa, ma non vengono prese iniziative per educare alla montagna le tante persone richiamate a vedere la bellezza delle 40 Dolomiti. Quest'anno in tanti hanno visto per la prima volta questi magnifici posti, ma a pochi è stato ricordato come vanno vissuti; la conseguenza è stata evidente, mai abbiamo trovato così tanti rifiuti abbandonati nei boschi e sui pendii della Val di Fassa”, prosegue Gabriele. La prima Giornata della Raccolta è stata organizzata sul Passo Sella: “Siamo andati a colpo sicuro perché sapevamo bene quanto era inquinato. Certo non ci aspettavamo di 45 raccogliere 600 litri di immondizia”.

Quali sono i rifiuti più comuni che si trovano durante le giornate di raccolta? Mascherine e mozziconi di sigaretta sono ovunque, racconta Gabriele (anche perché in questo periodo per paura di contagi si diffida dal raccoglierli). Si trovano anche tantissimi sacchetti per raccogliere gli escrementi dei cani, che vengono poi incomprensibilmente nascosti dietro a sassi e alberi. 50 Non mancano confezioni di barrette energetiche e bustine di integratori gel per ciclisti. “Ma la cosa più incredibile che abbiamo raccolto è un forno microonde abbandonato nel bosco sopra a Canazei”.

“La cosa che ci fa più riflettere” prosegue, “è notare come le persone cambino atteggiamento nel corso della giornata: al mattino distribuire i sacchetti agli escursionisti che passano è 55 complicato, pochi ci ascoltano e tanti negano l'esistenza di una problematica di inquinamento in montagna. A fine giornata molti che tornano dalla passeggiata si devono ricredere: alcuni si sono addirittura scusati”. Seguendo Thrashed Dolomites sulla pagina Instagram è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative e le giornate di raccolta che organizzano. Al momento è in programma un vero e proprio tour di 4 giorni in 4 luoghi diversi (e altrettante regioni), 60 mi anticipa Gabriele. Il messaggio non vale solo per le Dolomiti, infatti. “Vogliamo portare il nostro messaggio ad altre montagne, renderlo il più universale possibile per l'integrità di questi posti magici”.

Note:

riga

03 · la salubrità · Unversehrtheit

05 · a far da contraltare a · als Gegengewicht zu

06 · Thrashed Dolomites · engl.: verprügelte Dolomiten

06 · tenere a qualcosa · etwas lieb haben

15 · il neofita · Neuling

21 · spargere · verstreuen

23 · sparpagliare · verstreuen

23 · gli agenti atmosferici · atmosphärische Einflüsse

25 · la Val di Fassa · Tal im Trentino

31 · il mozzicone · (Zigaretten-)Stummel

32 · ennesimo · hundertster, x-ter

43 · il Passo Sella · Sellajoch, Pass in den Dolomiten

50 · l'integratore gel · Nahrungsergänzungsmittel in Gelform, meist im Sport benutzt

52 · Canazei · Gemeinde im Fassatal

56 · ricredersi · Meinung ändern

Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert

Un tuo amico italiano è un ambientalista convinto e prende parte a molte iniziative volte a migliorare il clima nelle città italiane. Hai letto l'articolo "Zur Einheit gibt es Bäume fürs Klima" e credi che potrebbe essere interessante per lui.

Scrivi un'e-mail al tuo amico e riassumigli gli aspetti dell'articolo che possono essere importanti per lui, tenendo conto anche delle informazioni sul Nordreno-Vestfalia. (mediazione) [18 Punti]

Zur Einheit gibt es Bäume fürs Klima

Als ihm ein Arbeitskollege von der Aktion „Einheitsbuddeln“ berichtet, ist Daniel Skuballa begeistert: „Er hat mir von dieser coolen Idee erzählt, dass jeder am Tag der Deutschen Einheit Bäume pflanzen soll, und hat gefragt, ob ich einen Ort kenne, wo wir das machen könnten.“ Skuballa kommt sofort das Gelände seines Angelvereins in Kürten in den Sinn. Seit drei Jahren ist der 31-Jährige dort Vereinsvorsitzender. Er fragt bei Freunden, Arbeitskollegen und Mitgliedern des Vereins nach, wer mithelfen möchte. Etwa 30 Personen werden es wohl. Einige wollen gleich zwei Bäume pflanzen. Auch der Verpächter des Geländes ist einverstanden.

Insgesamt wollen die Freiwilligen in Kürten an diesem Donnerstag etwa 50 Bäume pflanzen [...]. „Zukunftsorientiertes Denken“, sagt Skuballa. „Die Lage der deutschen Wälder ist katastrophal. Mit der Aktion können wir etwas für die Zukunft und unsere Kinder tun.“

Der Tag der Deutschen Einheit ist bisher ein Feiertag ohne Traditionen. Keine Geschenke wie an Weihnachten, keine Eiersuche wie an Ostern. Das will die Staatskanzlei Schleswig-Holstein ändern. Sie ruft mit ihrer Kampagne „Einheitsbuddeln“ jeden Deutschen dazu auf, am 3. Oktober einen Baum zu pflanzen, um etwas gegen den Klimawandel zu unternehmen.

Menschen ohne Garten haben die Möglichkeit für fünf Euro einen Baum zu spenden. Davon bezahlt die Landesregierung Schleswig-Holstein Setzlinge, die Bodenvorbereitung und die Pflanzung, sowie die Kosten für Grundstücke, den Wildschutz und die Jungwuchspflege.

Die Aktion und der dazugehörige Hashtag verbreiteten sich schnell in den sozialen Medien. Dort wurden auch viele Rheinländer auf das „Einheitsbuddeln“ aufmerksam. Zum Beispiel Jürgen Bandsom. Er ist der Leiter des Industriemuseums „Freudenthaler Sensenhammer“ in Leverkusen-Schlebusch. Dort findet am 3. Oktober eine Pflanzparty statt: „Wir pflanzen einen Apfelbaum auf unserer Streuobstwiese. Als Museum haben wir die Möglichkeit, die Aktion in die Öffentlichkeit zu tragen, so dass noch mehr Leute davon erfahren“, sagt Bandsom.

Bislang wurden bundesweit über 95000 Bäume gespendet. Mit so viel Beteiligung hatten die Organisatoren wohl nicht gerechnet. [...]

Eine der größten Aktionen NRW-weit findet in Düsseldorf statt. Dort hat das Forstamt Freiwilligen kostenlos 100 Bäume zur Verfügung gestellt. Die Nachfrage war groß, alle Plätze sind bereits vergeben. „Es haben sich im Vorfeld viele Interessierte mit der Bitte an das Forstamt gewendet, am »Einheitsbuddeln« teilnehmen zu können“, sagte eine Sprecherin. „Dieses Engagement wollten wir unbedingt unterstützen.“

Gut ein Viertel der Fläche in NRW besteht aus Wäldern. „Und die leiden unter den Kalamitäten der vergangenen Jahre, wie Hitze und Dürre, Stürmen und Borkenkäfern“, erklärt eine Sprecherin des Landesbetriebes Wald und Holz NRW. Die Situation sei dramatisch, insbesondere reine Fichtenwälder würden großflächig absterben. Dabei ist fast jeder dritte Baum in NRW eine Fichte. Bundesweit liegt der Fichtenanteil nur bei rund einem Viertel.

Das Thema beschäftigt auch den nordrhein-westfälischen Ministerpräsidenten Armin Laschet (CDU). Er sprach sich vergangene Woche bei einer Klausurtagung im Sauerland für die Aufforstung von Wäldern aus. „Die Lage ist kritisch – mit massiven Folgen für die Forstwirtschaft und das Klima“, sagte Laschet. Die NRW-Landesregierung will deshalb in diesem Jahr zehn Millionen Euro in die Aufforstung investieren. Damit verdoppelt sie die geplanten Ausgaben.

Für die nächsten zehn Jahre sicherte die Landesregierung 100 Millionen Euro für die Aufforstung zu. Zusätzlich forderte Laschet eine Baum-Prämie für Waldbauern. Diese sollen für jeden gepflanzten Baum Subventionen erhalten.

Aufforstung sei das effektivste Mittel gegen den Klimawandel, sagen auch die Forscher der Technischen Hochschule Zürich (ETH). Weltweit wäre das auf einer Fläche von 900 Millionen Hektar möglich. Das entspräche in etwa der Fläche der USA.

Die neuen Wälder könnten nach Berechnung der Ökologen, sobald sie herangewachsen sind, 205 Milliarden Tonnen Kohlenstoff speichern. Das seien etwa zwei Drittel der Menge, die seit der industriellen Revolution – durch den Menschen verursacht – in die Atmosphäre gelangten. [...]

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