Aufgabe HT 3 - Compito 4 · Abitur NRW Italienisch GK · Haupttermin · fortgeführt 2022

Thema: Sprachmittlung Deutsch → Italienisch · Aus der Prüfung GK · Haupttermin · fortgeführt (2022)

Aufgabenstellung

Klausurteil A

Nel suo libro “Diario di una striker” Federica Gasbarro, attivista italiana di Fridays For Future, condivide con i lettori i propri pensieri sulla tutela dell'ambiente.

Layout: le parti in grassetto (r. 5, 13 – 15) sono presenti anche nel testo originale.

17 Aprile 2019

Cara Meg,

oggi c’è stata la festa di compleanno della mia cuginetta.

Alle 8.00 di questa mattina ho iniziato un’interminabile discussione con mia zia. Su cosa?

5 I piatti di plastica!

Mi sono informata. Il 27 marzo scorso, il Parlamento europeo ha discusso l’approvazione

di una legge che vieta l’utilizzo, e quindi il commercio, di alcuni prodotti monouso in plastica

a partire dal 2021.

In Italia FederDistribuzione ha deciso di giocare d’anticipo e introdurre già sul mercato

10 stoviglie usa e getta ecofriendly.

Insomma, in tutti i maggiori supermercati vendono prodotti biodegradabili e compostabili

ricavati da polpa di cellulosa, crusca di frumento, bambù o canna da zucchero.

Perché, nonostante si possa farne a meno, scegliere di utilizzare la plastica?

Da sempre la maggioranza della mia famiglia è attenta all’ambiente. Non tutti però,

15 c’è anche chi proprio non vuole saperne.

Per esempio, mamma fa la raccolta differenziata insieme alla zia che vive al secondo piano

della nostra palazzina. Vanno insieme a gettare la plastica negli appositi contenitori, quelli

che in cambio forniscono i buoni spesa. Loro si divertono, dicono…

La zia Plastica – la chiamerò così – è una persona dal cuore grande, davvero! Però viaggia

20 spesso per lavoro e per «esigenze di praticità» – dice – utilizza stoviglie monouso. Okay.

Ma, a maggior ragione essendo un’abitudine, perché non fare una scelta alternativa alla

plastica, valida e non dannosa per l’ambiente? Risposta: «Perché tanto sarebbe inutile, se tutti

continuano a fare a modo loro».

Comprendo molto bene la sua risposta. Io stessa l’ho pensato diverse volte. Ci si impegna

25 tanto, si fanno piccoli sacrifici, ma ci sembra che le persone intorno a noi continuino a ignorare

i nostri sforzi e a comportarsi come sempre. Perciò ci si domanda: “Perché dovrei impegnarmi,

se poi ciò che faccio andrà a dissolversi nell’incuria generale?”.

Questo ragionamento, però, parte da una prospettiva sbagliata. Non dovremmo prendere

come esempio chi si comporta in maniera sbagliata, ma tutti quelli che – come noi e magari

30 prima di noi – hanno iniziato ad agire consapevolmente. In questo modo scopriremmo che

queste persone sono molte più di quante immaginiamo, le prenderemmo a modello, e noi, a

nostra volta, diventeremmo modello per gli altri.

L’errore più grosso è considerare la situazione attuale come definitiva e immodificabile,

quando potremmo considerarla un punto di partenza per il cambiamento!

35 La zia Plastica continuava a discutere: «Sei esagerata, per una volta non succede niente!».

«Sì, che succede! È proprio questo il problema, il “per una volta”. Come quando si è a

dieta e si continua a pensare: Cosa vuoi che mi faccia, è solo per oggi. Ce lo ripetiamo come

un mantra, finché “per una volta” diventa “mille volte” e, anziché perderlo, quel chilo lo

prendiamo!»

40 Mia nonna: «Ha ragione Federica».

Io: «Grazie, nonna».

Mia cugina, che ha tredici anni, non aveva detto una parola durante tutta la discussione.

Scocciata, sono sbottata anche con lei: «Visto che è la tua festa, potresti dirci la tua opinione!

Si tratta anche di te, mica solo di me. Ci sono ragazzi della tua età che scendono in piazza e

45 a casa spingono le famiglie a cambiare le loro abitudini. Tu che fai? Verranno tanti tuoi amici

oggi. Sii leader nel tuo giorno e anche dopo, da’ il buon esempio, ispirali! Fai un compleanno

diverso, no? Tanti fanno feste a tema, fallo anche tu e lascia loro qualcosa di concreto».

Risposta: «Sei pesante, esagerata, rompiscatole! Faccio quello che voglio. Ti ha dato di

volta il cervello, sei diventata intollerante!».

50 A quel punto, visto che mi stavo scaldando, ho deciso di attuare una modalità di protesta

che conosco ormai abbastanza bene, lo sciopero. Non avrei mangiato.

Normalmente quando sono con gli amici o con persone che non conosco, non mi impunto

in questo modo – rispetto le loro posizioni pur non condividendole – ma oggi era diventata

una questione di principio. E poi, si trattava della mia famiglia!

55 Alla fine l’altra mia cugina, quella che vive sopra di noi, mi ha convinta ad accettare

una mediazione. Avremmo comprato delle stoviglie biodegradabili e le avremmo messe a

disposizione di chiunque avesse voluto utilizzarle al posto di quelle di plastica.

Terminato il pranzo – con mia grande soddisfazione – tutti avevano scelto i piatti e le

posate biodegradabili, e anche la zia Plastica mi ha detto che l’avevo fatta riflettere. Pensava

60 fosse più complesso procurarsi stoviglie green e ha promesso che farà del suo meglio per

acquistare consapevolmente.

Durante la festa, al tavolo dei parenti, a un certo punto il discorso si è spostato sul tema

dell’immondizia. La questione – classico dei classici – era: «Perché devo fare la raccolta

differenziata, spendendo tempo ed energie, se poi i furgoni mischiano di nuovo tutto?».

65 […]

Dopo la festa ero soddisfatta della mia vittoria, ma anche piuttosto stanca. Mi sono state

poste tante domande alle quali mi sono sforzata di rispondere al meglio. In un certo senso, me

l’ero cercata!

[…]

Note:

riga

09 · FederDistribuzione · italienische Handelskette

12 · la crusca di frumento · Weizenkleie

27 · dissolversi · sich auflösen

27 · l’incuria · Nachlässigkeit

43 · sbottare con qn. · mit jmd. aneinander geraten

44 · scendere in piazza · demonstrieren

48 · la rompiscatole · Nervensäge

48/49 · Ti ha dato di volta il cervello! · ugs. Du bist übergeschnappt!

67/68 · cercarsela · ugs. sich etwas einbrocken

Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert

Compito 4 (18 Punkte)

„Einfach mal selber nähen“ – Ein Interview mit Christina von Bara Studio

Eigentlich wollte ich nur an einem Probenähen teilnehmen, doch nun ist daraus ein ganz wunderbares und spannendes Interview zum Thema „Nähen und Nachhaltigkeit“ geworden. Meine Interviewpartnerin Christina Brenneisen von Bara Studio ist ausgebildete Bekleidungstechnikerin und näht bereits, seit sie 14 Jahre alt ist. Nach verschiedenen beruflichen Stationen in der Qualitätssicherung bekannter Textilunternehmen hat sie sich nun mit Bara Studio selbstständig gemacht. Ihr Motto: Einfache Schnitte, die dazu motivieren, einfach mal selber zu nähen.

[...]

Wo kommt unsere Kleidung her?

Jeder, der sich mit dem Thema Nachhaltigkeit beschäftigt, hat sich vermutlich schon einmal Gedanken darüber gemacht, wo eigentlich unsere Kleidung herkommt und wie sie produziert wird. Etiketten, Siegel und Zertifizierungen geben uns heutzutage zwar einen ganz guten Einblick, aber ein echter Blick hinter die Kulissen bleibt den meisten von uns verwehrt. Christina gehört zu den Menschen, die berufsbedingt genau das tagtäglich gesehen haben. Als Bekleidungstechnikerin und zuständig für die Qualitätskontrolle reiste sie im Auftrag namhafter Textilhersteller zu den Produktionsstätten ins Ausland wie z. B. nach Vietnam, China oder Indien. Auch wenn die Produktion vor Ort nach den vorgegebenen Richtlinien des jeweiligen Landes abläuft, empfand Christina es stets als „irgendwie nicht richtig“. Ein Satz, der mir im Interview dazu hängen geblieben ist, war „Wenn du einmal gesehen hast, wie deine Kleidung in diesen Ländern hergestellt wird oder den Geruch einer Färberei in der Nase hattest, dann willst du diese Kleidung nicht mehr tragen.“ Sowohl die Massenproduktion, die häufig schlechte Qualität der Ware als auch die geringe Wertschätzung der Kleidung haben Christina dazu bewegt, ihren Job an den Nagel zu hängen und sich mit einer Idee, die dem Ganzen entgegenwirken sollte, selbstständig zu machen.

Welchen Wert hat Kleidung noch?

Die Idee, Schnitte und Nähanleitungen in Kombination mit hochwertigen Stoffen als DIY-Set anzubieten, kam Christina vor rund 3 Jahren. Damals baute sie die Idee neben ihrem Job immer weiter aus, bis sie nun in diesem Jahr endgültig den Schritt in die Selbstständigkeit gemacht hat. Mit Bara Studio möchte sie nicht einfach nur schöne Schnitte zur Verfügung stellen, sondern Menschen dazu anregen, ihre Kleidung selber zu nähen und so den Wert der Kleidung wieder stärker ins eigene Bewusstsein zu rücken. „Hinter jedem Kleidungsstück steckt eine Menge Arbeit und das weiß man eben nur, wenn man sie auch selber näht. Und erst dann versteht man auch, warum ein so komplexes Kleidungsstück wie eine Bluse nicht für 10 Euro verkauft werden dürfte, so wie es leider in vielen Läden der Fall ist“, erklärt Christina. Leider sieht aber genauso die Realität aus. Die Masse macht das Geschäft. Und die Masse können dann auch mal über 30.000 Blusen einer Sorte in einer Produktionshalle sein; das zumindest hat Christina u. a. in einer Halle gesehen, die zu einem bekannten Unternehmen gehörte, das Kleidung sehr günstig an ein eher junges Publikum verkauft. „Letztendlich bestimmen wir mit unserem Kaufverhalten den Preis. Und wenn wir das nicht ändern, dann ändert das keiner“, so Christina.

Selber nähen ist nachhaltig

Ja, das eigene Verhalten ändern, klingt immer leichter gesagt als getan. [...] Aber genau hier setzt Christina an: „Da ich meine Kleidung selber nähe, weiß ich jedes einzelne Stück mehr zu schätzen, als ich es bei gekauften Teilen tue. Ich besitze dadurch natürlich weniger, schmeiße aber auch weniger weg. Das gibt mir ein sehr gutes Gefühl und das würde ich gerne mit meinen Schnitten an die Selbermacher weitergeben.“

Das Gespräch mit Christina hat mich tatsächlich dazu motiviert, mich noch stärker mit dem Thema Kleidung und Kleidung kaufen bzw. selber nähen auseinanderzusetzen. [...] Beim Rest, den ich mir dann kaufe, werde ich zumindest darauf achten, wie und wo das Kleidungsstück hergestellt wurde – das ist dann mein weiterer kleiner Beitrag zum Thema Nachhaltigkeit.

Un amico italiano, che frequenta un corso di design, si interessa molto di iniziative per la sostenibilità nel settore della moda. Vi è capitato tra le mani questo articolo e pensate che potrebbe fargli piacere.

Scrivete una e-mail in cui gli riferite come è nato e quali scopi persegue il progetto presentato nel testo. ( mediazione)

Aufgabenstellung: Aufgabe HT 3 - Compito 4 · Abitur NRW Italienisch GK · Haupttermin · fortgeführt 2022

Lösung

Nach den offiziellen Korrekturhinweisen

Scrivete una e-mail in cui gli riferite come è nato e quali scopi persegue il progetto presentato nel testo.

Lösung: Un testo ben strutturato in forma di e-mail indirizzata all'amico, che contenga i punti chiave indicati nei criteri di valutazione: - Presentazione del modello commerciale: i clienti possono acquistare kit di cucito «fai-da-te» (cartamodelli, istruzioni e tessuti di alta qualità) per realizzare da soli capi sostenibili. - Motivazioni e genesi del progetto: Christina lavorava come tecnica dell'abbigliamento e nel controllo qualità per grandi marchi; le pessime condizioni di produzione osservate all'estero (Vietnam, Cina, India), la scarsa qualità, la produzione di massa e la mancata valorizzazione del lavoro l'hanno spinta a licenziarsi e a mettersi in proprio. - Obiettivi del progetto: restituire valore ai vestiti (capire il lavoro che c'è dietro ogni capo, contrastare la fast fashion), sensibilizzare sul problema dell'industria tessile, promuovere acquisti consapevoli e motivare le persone a cucire da sé.

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