Abitur NRW Italienisch 2023 · GK · Haupttermin · neu einsetzend

Abiturprüfung Italienisch in Nordrhein-Westfalen 2023, GK · Haupttermin · neu einsetzend: 8 Aufgaben mit Lösungen. Mit automatischer Korrektur.

Themen der Prüfung: Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete) · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache) · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung) · Stellungnahme und Kommentar (Commentate) · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Aufgabe HT 1 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)

Klausurteil A

Il giorno di Natale due sorelle, che vivono ancora con i genitori, girano per le strade di Roma.

Due sorelle

Ogni mattina il tram numero 14 finisce l'ultimo isolato della Prenestina, allora mia sorella

si volta verso il finestrino, le erbacce, la spazzatura alta sui bidoni, la strada del Bingo, i

motorini che corrono sul marciapiede, le vigilesse e il clown che intrattiene le auto sulle

strisce, e fa: un requiem per Porta Maggiore. Ho paura che la prendano per pazza quando parla

5 da sola e faccio finta di non conoscerla finché non smette. [...] A Porta Maggiore nessuno ha

fatto l'albero e neppure il presepe, niente. Di rosso natalizio c'è solo il semaforo, e, quando

il tram si ferma, Elisa guarda di nuovo fuori e dice: una vergogna, in nessuna città del mondo

si lascia abbandonata una piazza così.

Oggi, anche se è festa, Elisa mi ha fatto prendere il tram come se dovessimo andare a

10 scuola. I nostri genitori sono impegnati a litigare, come sempre. Quando siamo arrivate a

Porta Maggiore mi ha spinto giù. Fa caldo ma ci vestiamo come se facesse freddo perché è

la mattina di Natale. È un museo a cielo aperto, ha detto contenta, come se i musei fossero

pentole a cui si può togliere il coperchio. [...] Pensavo che avremmo girato intorno alla piazza

in silenzio, come quando è di malumore, invece sorrideva e non si fermava, ha cominciato a

15 spiegarmi gli otto acquedotti che finivano tutti qui, le mura aureliane, le iscrizioni, e da ultima

ha lasciato la basilica sotterranea come una cosa misteriosa che mi doveva piacere per forza.

Elisa il pomeriggio lavora in una pizzeria al taglio. La mattina va all'Accademia e studia

Arte, quando ha voglia la insegna a me. A me piace la matematica, ma fra noi va bene così.

[...]

20 Potremmo tornare a casa, se il Natale non facesse schifo a tutte e due. Potremmo scappare

fino a domani, quando quelli avranno smesso di litigare e ricominciato a non parlarsi.

Potremmo rubare una falce, un rastrello e ripulire le aiuole. Lì la sera vanno le prostitute, dice

Elisa mostrandomi un angolo di marciapiede. Mi guardo le scarpe da ginnastica, sono nuove

ma il logo si è scrostato, e penso ai racconti di Natale del libro di inglese, con i comignoli e i

25 sacchi di corda e le montagne di doni e le tute di pelliccia rossa. Niente somiglia a quel deserto

che è casa nostra. Le indico una panchina: mettiamoci schiena contro schiena. Come quando

eravamo piccole, penso, ma questo non lo dico.

Scaraventiamo i giubbotti per terra, ci appoggiamo e ci spingiamo l'una sull'altra. La

schiena di mia sorella è surriscaldata come una stufa. Dopo pochi minuti il suo silenzio mi

30 è insopportabile.

Andiamo che facciamo tardi a pranzo, dico. Voglio sentirmi dire di no, voglio che dica che

possiamo stare qui quanto ci pare. Voglio vedere la sua faccia quando ci alzeremo, se è triste

o parla senza motivo. Magari mamma e papà si scordano di noi e non ci muoviamo dalla

panchina fino a Capodanno.

35 Il tram riparte, verde e lungo come un serpente, sul fianco ha la pubblicità di un ipermercato,

e per un momento nella piazza restiamo sole io e lei.

Note:

riga

01 · finisce l'ultimo isolato della Prenestina · fährt am letzten Häuserblock der Prenestina (große Straße in Rom) vorbei

02 · le erbacce · Unkraut

02 · il Bingo · Spielhalle

04 · e fa: · und sie sagt:

04 · il requiem · Totengebet, Totenmesse

04 · Porta Maggiore · eines von 18 größeren antiken Stadttoren Roms, das sich heute in der Mitte eines verkehrsreichen Platzes befindet

04 · prendere qcn. per pazzo · jdn. für verrückt halten

05 · fare finta di · so tun, als ob

15 · le mura aureliane · bedeutendste Stadtmauer des antiken Rom (gebaut 270 – 282 n. Chr.)

17 · la pizzeria al taglio · Pizzeria, in der Pizza in Stücken verkauft wird

20 · se il Natale non facesse schifo a tutte e due · ugs.: wenn Weihnachten uns beide nicht so ankotzen würde

22 · ripulire le aiuole · die Blumenbeete pflegen

24 · il comignolo · Schornstein

28 · scaraventare · schleudern, werfen

1.

Descrivete in che modo le due sorelle passano la mattina di Natale. (comprensione) [12 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 2 · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache)

Klausurteil A

Il giorno di Natale due sorelle, che vivono ancora con i genitori, girano per le strade di Roma.

Due sorelle

Ogni mattina il tram numero 14 finisce l'ultimo isolato della Prenestina, allora mia sorella

si volta verso il finestrino, le erbacce, la spazzatura alta sui bidoni, la strada del Bingo, i

motorini che corrono sul marciapiede, le vigilesse e il clown che intrattiene le auto sulle

strisce, e fa: un requiem per Porta Maggiore. Ho paura che la prendano per pazza quando parla

5 da sola e faccio finta di non conoscerla finché non smette. [...] A Porta Maggiore nessuno ha

fatto l'albero e neppure il presepe, niente. Di rosso natalizio c'è solo il semaforo, e, quando

il tram si ferma, Elisa guarda di nuovo fuori e dice: una vergogna, in nessuna città del mondo

si lascia abbandonata una piazza così.

Oggi, anche se è festa, Elisa mi ha fatto prendere il tram come se dovessimo andare a

10 scuola. I nostri genitori sono impegnati a litigare, come sempre. Quando siamo arrivate a

Porta Maggiore mi ha spinto giù. Fa caldo ma ci vestiamo come se facesse freddo perché è

la mattina di Natale. È un museo a cielo aperto, ha detto contenta, come se i musei fossero

pentole a cui si può togliere il coperchio. [...] Pensavo che avremmo girato intorno alla piazza

in silenzio, come quando è di malumore, invece sorrideva e non si fermava, ha cominciato a

15 spiegarmi gli otto acquedotti che finivano tutti qui, le mura aureliane, le iscrizioni, e da ultima

ha lasciato la basilica sotterranea come una cosa misteriosa che mi doveva piacere per forza.

Elisa il pomeriggio lavora in una pizzeria al taglio. La mattina va all'Accademia e studia

Arte, quando ha voglia la insegna a me. A me piace la matematica, ma fra noi va bene così.

[...]

20 Potremmo tornare a casa, se il Natale non facesse schifo a tutte e due. Potremmo scappare

fino a domani, quando quelli avranno smesso di litigare e ricominciato a non parlarsi.

Potremmo rubare una falce, un rastrello e ripulire le aiuole. Lì la sera vanno le prostitute, dice

Elisa mostrandomi un angolo di marciapiede. Mi guardo le scarpe da ginnastica, sono nuove

ma il logo si è scrostato, e penso ai racconti di Natale del libro di inglese, con i comignoli e i

25 sacchi di corda e le montagne di doni e le tute di pelliccia rossa. Niente somiglia a quel deserto

che è casa nostra. Le indico una panchina: mettiamoci schiena contro schiena. Come quando

eravamo piccole, penso, ma questo non lo dico.

Scaraventiamo i giubbotti per terra, ci appoggiamo e ci spingiamo l'una sull'altra. La

schiena di mia sorella è surriscaldata come una stufa. Dopo pochi minuti il suo silenzio mi

30 è insopportabile.

Andiamo che facciamo tardi a pranzo, dico. Voglio sentirmi dire di no, voglio che dica che

possiamo stare qui quanto ci pare. Voglio vedere la sua faccia quando ci alzeremo, se è triste

o parla senza motivo. Magari mamma e papà si scordano di noi e non ci muoviamo dalla

panchina fino a Capodanno.

35 Il tram riparte, verde e lungo come un serpente, sul fianco ha la pubblicità di un ipermercato,

e per un momento nella piazza restiamo sole io e lei.

Note:

riga

01 · finisce l'ultimo isolato della Prenestina · fährt am letzten Häuserblock der Prenestina (große Straße in Rom) vorbei

02 · le erbacce · Unkraut

02 · il Bingo · Spielhalle

04 · e fa: · und sie sagt:

04 · il requiem · Totengebet, Totenmesse

04 · Porta Maggiore · eines von 18 größeren antiken Stadttoren Roms, das sich heute in der Mitte eines verkehrsreichen Platzes befindet

04 · prendere qcn. per pazzo · jdn. für verrückt halten

05 · fare finta di · so tun, als ob

15 · le mura aureliane · bedeutendste Stadtmauer des antiken Rom (gebaut 270 – 282 n. Chr.)

17 · la pizzeria al taglio · Pizzeria, in der Pizza in Stücken verkauft wird

20 · se il Natale non facesse schifo a tutte e due · ugs.: wenn Weihnachten uns beide nicht so ankotzen würde

22 · ripulire le aiuole · die Blumenbeete pflegen

24 · il comignolo · Schornstein

28 · scaraventare · schleudern, werfen

2.

Esaminate la relazione tra le due sorelle, tenendo conto anche delle opportunità che la città di Roma mette a loro disposizione. (analisi) [14 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)

Klausurteil A

Il giorno di Natale due sorelle, che vivono ancora con i genitori, girano per le strade di Roma.

Due sorelle

Ogni mattina il tram numero 14 finisce l'ultimo isolato della Prenestina, allora mia sorella

si volta verso il finestrino, le erbacce, la spazzatura alta sui bidoni, la strada del Bingo, i

motorini che corrono sul marciapiede, le vigilesse e il clown che intrattiene le auto sulle

strisce, e fa: un requiem per Porta Maggiore. Ho paura che la prendano per pazza quando parla

5 da sola e faccio finta di non conoscerla finché non smette. [...] A Porta Maggiore nessuno ha

fatto l'albero e neppure il presepe, niente. Di rosso natalizio c'è solo il semaforo, e, quando

il tram si ferma, Elisa guarda di nuovo fuori e dice: una vergogna, in nessuna città del mondo

si lascia abbandonata una piazza così.

Oggi, anche se è festa, Elisa mi ha fatto prendere il tram come se dovessimo andare a

10 scuola. I nostri genitori sono impegnati a litigare, come sempre. Quando siamo arrivate a

Porta Maggiore mi ha spinto giù. Fa caldo ma ci vestiamo come se facesse freddo perché è

la mattina di Natale. È un museo a cielo aperto, ha detto contenta, come se i musei fossero

pentole a cui si può togliere il coperchio. [...] Pensavo che avremmo girato intorno alla piazza

in silenzio, come quando è di malumore, invece sorrideva e non si fermava, ha cominciato a

15 spiegarmi gli otto acquedotti che finivano tutti qui, le mura aureliane, le iscrizioni, e da ultima

ha lasciato la basilica sotterranea come una cosa misteriosa che mi doveva piacere per forza.

Elisa il pomeriggio lavora in una pizzeria al taglio. La mattina va all'Accademia e studia

Arte, quando ha voglia la insegna a me. A me piace la matematica, ma fra noi va bene così.

[...]

20 Potremmo tornare a casa, se il Natale non facesse schifo a tutte e due. Potremmo scappare

fino a domani, quando quelli avranno smesso di litigare e ricominciato a non parlarsi.

Potremmo rubare una falce, un rastrello e ripulire le aiuole. Lì la sera vanno le prostitute, dice

Elisa mostrandomi un angolo di marciapiede. Mi guardo le scarpe da ginnastica, sono nuove

ma il logo si è scrostato, e penso ai racconti di Natale del libro di inglese, con i comignoli e i

25 sacchi di corda e le montagne di doni e le tute di pelliccia rossa. Niente somiglia a quel deserto

che è casa nostra. Le indico una panchina: mettiamoci schiena contro schiena. Come quando

eravamo piccole, penso, ma questo non lo dico.

Scaraventiamo i giubbotti per terra, ci appoggiamo e ci spingiamo l'una sull'altra. La

schiena di mia sorella è surriscaldata come una stufa. Dopo pochi minuti il suo silenzio mi

30 è insopportabile.

Andiamo che facciamo tardi a pranzo, dico. Voglio sentirmi dire di no, voglio che dica che

possiamo stare qui quanto ci pare. Voglio vedere la sua faccia quando ci alzeremo, se è triste

o parla senza motivo. Magari mamma e papà si scordano di noi e non ci muoviamo dalla

panchina fino a Capodanno.

35 Il tram riparte, verde e lungo come un serpente, sul fianco ha la pubblicità di un ipermercato,

e per un momento nella piazza restiamo sole io e lei.

Note:

riga

01 · finisce l'ultimo isolato della Prenestina · fährt am letzten Häuserblock der Prenestina (große Straße in Rom) vorbei

02 · le erbacce · Unkraut

02 · il Bingo · Spielhalle

04 · e fa: · und sie sagt:

04 · il requiem · Totengebet, Totenmesse

04 · Porta Maggiore · eines von 18 größeren antiken Stadttoren Roms, das sich heute in der Mitte eines verkehrsreichen Platzes befindet

04 · prendere qcn. per pazzo · jdn. für verrückt halten

05 · fare finta di · so tun, als ob

15 · le mura aureliane · bedeutendste Stadtmauer des antiken Rom (gebaut 270 – 282 n. Chr.)

17 · la pizzeria al taglio · Pizzeria, in der Pizza in Stücken verkauft wird

20 · se il Natale non facesse schifo a tutte e due · ugs.: wenn Weihnachten uns beide nicht so ankotzen würde

22 · ripulire le aiuole · die Blumenbeete pflegen

24 · il comignolo · Schornstein

28 · scaraventare · schleudern, werfen

3.1

Elisa si esprime così a proposito della piazza dove sorge Porta Maggiore: «una vergogna, in nessuna città del mondo si lascia abbandonata una piazza così» (r. 7–8).

Prendendo spunto da questa citazione, commentate sia le difficoltà che Roma vive oggi sia le sfide da affrontare per superarle. (commento) [16 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel

Klausurteil A

Il giorno di Natale due sorelle, che vivono ancora con i genitori, girano per le strade di Roma.

Due sorelle

Ogni mattina il tram numero 14 finisce l'ultimo isolato della Prenestina, allora mia sorella

si volta verso il finestrino, le erbacce, la spazzatura alta sui bidoni, la strada del Bingo, i

motorini che corrono sul marciapiede, le vigilesse e il clown che intrattiene le auto sulle

strisce, e fa: un requiem per Porta Maggiore. Ho paura che la prendano per pazza quando parla

5 da sola e faccio finta di non conoscerla finché non smette. [...] A Porta Maggiore nessuno ha

fatto l'albero e neppure il presepe, niente. Di rosso natalizio c'è solo il semaforo, e, quando

il tram si ferma, Elisa guarda di nuovo fuori e dice: una vergogna, in nessuna città del mondo

si lascia abbandonata una piazza così.

Oggi, anche se è festa, Elisa mi ha fatto prendere il tram come se dovessimo andare a

10 scuola. I nostri genitori sono impegnati a litigare, come sempre. Quando siamo arrivate a

Porta Maggiore mi ha spinto giù. Fa caldo ma ci vestiamo come se facesse freddo perché è

la mattina di Natale. È un museo a cielo aperto, ha detto contenta, come se i musei fossero

pentole a cui si può togliere il coperchio. [...] Pensavo che avremmo girato intorno alla piazza

in silenzio, come quando è di malumore, invece sorrideva e non si fermava, ha cominciato a

15 spiegarmi gli otto acquedotti che finivano tutti qui, le mura aureliane, le iscrizioni, e da ultima

ha lasciato la basilica sotterranea come una cosa misteriosa che mi doveva piacere per forza.

Elisa il pomeriggio lavora in una pizzeria al taglio. La mattina va all'Accademia e studia

Arte, quando ha voglia la insegna a me. A me piace la matematica, ma fra noi va bene così.

[...]

20 Potremmo tornare a casa, se il Natale non facesse schifo a tutte e due. Potremmo scappare

fino a domani, quando quelli avranno smesso di litigare e ricominciato a non parlarsi.

Potremmo rubare una falce, un rastrello e ripulire le aiuole. Lì la sera vanno le prostitute, dice

Elisa mostrandomi un angolo di marciapiede. Mi guardo le scarpe da ginnastica, sono nuove

ma il logo si è scrostato, e penso ai racconti di Natale del libro di inglese, con i comignoli e i

25 sacchi di corda e le montagne di doni e le tute di pelliccia rossa. Niente somiglia a quel deserto

che è casa nostra. Le indico una panchina: mettiamoci schiena contro schiena. Come quando

eravamo piccole, penso, ma questo non lo dico.

Scaraventiamo i giubbotti per terra, ci appoggiamo e ci spingiamo l'una sull'altra. La

schiena di mia sorella è surriscaldata come una stufa. Dopo pochi minuti il suo silenzio mi

30 è insopportabile.

Andiamo che facciamo tardi a pranzo, dico. Voglio sentirmi dire di no, voglio che dica che

possiamo stare qui quanto ci pare. Voglio vedere la sua faccia quando ci alzeremo, se è triste

o parla senza motivo. Magari mamma e papà si scordano di noi e non ci muoviamo dalla

panchina fino a Capodanno.

35 Il tram riparte, verde e lungo come un serpente, sul fianco ha la pubblicità di un ipermercato,

e per un momento nella piazza restiamo sole io e lei.

Note:

riga

01 · finisce l'ultimo isolato della Prenestina · fährt am letzten Häuserblock der Prenestina (große Straße in Rom) vorbei

02 · le erbacce · Unkraut

02 · il Bingo · Spielhalle

04 · e fa: · und sie sagt:

04 · il requiem · Totengebet, Totenmesse

04 · Porta Maggiore · eines von 18 größeren antiken Stadttoren Roms, das sich heute in der Mitte eines verkehrsreichen Platzes befindet

04 · prendere qcn. per pazzo · jdn. für verrückt halten

05 · fare finta di · so tun, als ob

15 · le mura aureliane · bedeutendste Stadtmauer des antiken Rom (gebaut 270 – 282 n. Chr.)

17 · la pizzeria al taglio · Pizzeria, in der Pizza in Stücken verkauft wird

20 · se il Natale non facesse schifo a tutte e due · ugs.: wenn Weihnachten uns beide nicht so ankotzen würde

22 · ripulire le aiuole · die Blumenbeete pflegen

24 · il comignolo · Schornstein

28 · scaraventare · schleudern, werfen

3.2

Il testo vi ha lasciato un'impressione forte e desiderate parlarne con dei coetanei italiani. Scrivete un contributo per bloggiovani.it in cui commentate le considerazioni di Elisa sulle difficoltà di Roma e avanzate anche alcune idee per far partecipare i giovani alla valorizzazione della città. (produzione libera) [16 Punkte]

Aufgabe HT 1 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Klausurteil A

Il giorno di Natale due sorelle, che vivono ancora con i genitori, girano per le strade di Roma.

Due sorelle

Ogni mattina il tram numero 14 finisce l'ultimo isolato della Prenestina, allora mia sorella

si volta verso il finestrino, le erbacce, la spazzatura alta sui bidoni, la strada del Bingo, i

motorini che corrono sul marciapiede, le vigilesse e il clown che intrattiene le auto sulle

strisce, e fa: un requiem per Porta Maggiore. Ho paura che la prendano per pazza quando parla

5 da sola e faccio finta di non conoscerla finché non smette. [...] A Porta Maggiore nessuno ha

fatto l'albero e neppure il presepe, niente. Di rosso natalizio c'è solo il semaforo, e, quando

il tram si ferma, Elisa guarda di nuovo fuori e dice: una vergogna, in nessuna città del mondo

si lascia abbandonata una piazza così.

Oggi, anche se è festa, Elisa mi ha fatto prendere il tram come se dovessimo andare a

10 scuola. I nostri genitori sono impegnati a litigare, come sempre. Quando siamo arrivate a

Porta Maggiore mi ha spinto giù. Fa caldo ma ci vestiamo come se facesse freddo perché è

la mattina di Natale. È un museo a cielo aperto, ha detto contenta, come se i musei fossero

pentole a cui si può togliere il coperchio. [...] Pensavo che avremmo girato intorno alla piazza

in silenzio, come quando è di malumore, invece sorrideva e non si fermava, ha cominciato a

15 spiegarmi gli otto acquedotti che finivano tutti qui, le mura aureliane, le iscrizioni, e da ultima

ha lasciato la basilica sotterranea come una cosa misteriosa che mi doveva piacere per forza.

Elisa il pomeriggio lavora in una pizzeria al taglio. La mattina va all'Accademia e studia

Arte, quando ha voglia la insegna a me. A me piace la matematica, ma fra noi va bene così.

[...]

20 Potremmo tornare a casa, se il Natale non facesse schifo a tutte e due. Potremmo scappare

fino a domani, quando quelli avranno smesso di litigare e ricominciato a non parlarsi.

Potremmo rubare una falce, un rastrello e ripulire le aiuole. Lì la sera vanno le prostitute, dice

Elisa mostrandomi un angolo di marciapiede. Mi guardo le scarpe da ginnastica, sono nuove

ma il logo si è scrostato, e penso ai racconti di Natale del libro di inglese, con i comignoli e i

25 sacchi di corda e le montagne di doni e le tute di pelliccia rossa. Niente somiglia a quel deserto

che è casa nostra. Le indico una panchina: mettiamoci schiena contro schiena. Come quando

eravamo piccole, penso, ma questo non lo dico.

Scaraventiamo i giubbotti per terra, ci appoggiamo e ci spingiamo l'una sull'altra. La

schiena di mia sorella è surriscaldata come una stufa. Dopo pochi minuti il suo silenzio mi

30 è insopportabile.

Andiamo che facciamo tardi a pranzo, dico. Voglio sentirmi dire di no, voglio che dica che

possiamo stare qui quanto ci pare. Voglio vedere la sua faccia quando ci alzeremo, se è triste

o parla senza motivo. Magari mamma e papà si scordano di noi e non ci muoviamo dalla

panchina fino a Capodanno.

35 Il tram riparte, verde e lungo come un serpente, sul fianco ha la pubblicità di un ipermercato,

e per un momento nella piazza restiamo sole io e lei.

Note:

riga

01 · finisce l'ultimo isolato della Prenestina · fährt am letzten Häuserblock der Prenestina (große Straße in Rom) vorbei

02 · le erbacce · Unkraut

02 · il Bingo · Spielhalle

04 · e fa: · und sie sagt:

04 · il requiem · Totengebet, Totenmesse

04 · Porta Maggiore · eines von 18 größeren antiken Stadttoren Roms, das sich heute in der Mitte eines verkehrsreichen Platzes befindet

04 · prendere qcn. per pazzo · jdn. für verrückt halten

05 · fare finta di · so tun, als ob

15 · le mura aureliane · bedeutendste Stadtmauer des antiken Rom (gebaut 270 – 282 n. Chr.)

17 · la pizzeria al taglio · Pizzeria, in der Pizza in Stücken verkauft wird

20 · se il Natale non facesse schifo a tutte e due · ugs.: wenn Weihnachten uns beide nicht so ankotzen würde

22 · ripulire le aiuole · die Blumenbeete pflegen

24 · il comignolo · Schornstein

28 · scaraventare · schleudern, werfen

Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert

300.000 Euro für das Stadtbild – Fassadenprogramm soll die Stadt verschönern

Die Idee ist ganz einfach: Im Innenstadtbereich von Wermelskirchen gibt es viele schöne, historische Häuser. Allein 51 von ihnen stehen unter Denkmalschutz. Doch oftmals haben unvorteilhafte Anbauten oder unpassende Verkleidungen in den vergangenen Jahrzehnten dafür gesorgt, dass die baulichen Schätze dem Original nur noch in den oberen Stockwerken ähnlich sehen.

Beispiele dafür finden sich gerne in Einkaufsstraßen, wo der Blick der Fußgänger zunächst auf große Schaufenster und ein moderneres, aber optisch aufgeblähtes Ladenlokal fällt. Erst, wer den Kopf in den Nacken legt, sieht die Elemente aus dem „Historismus“ und liebevolle Details aus der Bauzeit um 1850 herum. Der Bruch zwischen neu und alt ist aber so groß, weil beide Stile nicht zusammen passen.

Doch es sind nicht nur große, bauliche Veränderungen, die das charmante Erscheinungsbild schmälern. Manchmal stören auch nur Fensterrahmen, die auf verschiedenen Stockwerken in unterschiedlichen Farben gestrichen wurden. Die gute Nachricht für Hausbesitzer, die schon länger mit dem Gedanken spielen, ihr Heim zu verschönern: Die Stadt hat den Förderbescheid für Maßnahmen des Integrierten Entwicklungs- und Handlungskonzepts (IEHK) erhalten. Klingt etwas sperrig, bedeutet aber: „Gebäude mit einer guten Grundsubstanz können durch bauliche Veränderungen aufgewertet werden. Die Eigentümer bekommen Zuschüsse aus dem Förderprogramm“, erklärt Daniela Zache, Sachgebietsleiterin Stadtplanung. „Die Grundidee ist, die Innenstadt aufzuwerten.“

Es ist kein Zwang, unförmige Vorbauten zurückzubauen oder Fensterläden zu streichen, „sondern wir schaffen durch das Fassadenprogramm lediglich einen Anreiz für die Eigentümer, etwas an ihrem Haus zu verändern“, betont sie. Dieser Anreiz ist, dass die Stadt 50 Prozent der Kosten für die Baumaßnahmen trägt, sofern der Antrag bewilligt wird.

Insgesamt sind es über 200 Häuser, die das Planungsbüro ASS zum Teil mit Hilfe von historischen Bildern analysiert hat. Darunter sind die typisch bergischen Häuser, die sich durch den Dreiklang „schwarz, weiß, grün“ auszeichnen und zwischen dem 15. und 19. Jahrhundert gebaut wurden. Auch Stadtvillen aus dem 19. Jahrhundert gehören dazu. [...]

Weitere bauliche Juwele stammen aus den Jahren 1730 – 1830 und werden dem Klassizismus zugeordnet. Etwas verspielter ist der Historismus (ca. 1850 – 1890), für den das Café Wild eins der schönsten Beispiele in der Innenstadt ist. „Hier passt sich die dezente Werbung auch gut dem Stil des Hauses an“, lobt Daniela Zache.

Schwieriger sieht es mit altehrwürdigen Gebäuden aus, an denen riesige Leuchtreklamen angebracht sind, die gar nicht zum historischen Gebäude passen. „Da gibt es aber Möglichkeiten, die Leuchtmittel dezenter zu gestalten, ohne dass auf Werbung verzichtet werden muss.“ Für jedes Gebäude sind bereits vom Planungsbüro Maßnahmen angedacht worden, um dem Originalzustand des Hauses wieder näher zu kommen.

Welche genau das sein könnten, wollen die Stadtplaner demnächst vorstellen. „Wir laden die Eigentümer der ausgewählten Gebäude zu einer Veranstaltung ein, bei der wir das Fassadenprogramm genau erläutern. [...] Dann sind auch alle Ansprechpartner mit dabei.“ Unter anderem der „Kümmerer“, der den Hausherren zur Seite steht. „Das wird ein Architekt sein, der die Hausbesitzer fachlich beraten und mögliche Maßnahmen mit ihnen besprechen kann“ [...].

Das Fassadenprogramm läuft noch bis 2024. Insgesamt stehen 300.000 Euro zur Verfügung.

Compito 4: Un vostro amico italiano si preoccupa per il degrado che danneggia la città in cui abita e cerca idee per migliorare la situazione.

Scrivete un’e-mail in cui gli presentate gli scopi dell’iniziativa illustrata nel testo e le misure adottate dalla città di Wermelskirchen. (mediazione) [18 Punkte]

Aufgabe HT 2 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)

Quando il libro è uscito, Abdullahi Ahmed è stato costretto a rimandare il proprio rientro in Somalia a causa della pandemia.

[...] Ecco perché volevo tornare in Somalia. Per l'abbraccio di mia madre e di mio padre,

certo, ma per restituire ai ragazzi della mia nazione un pezzo di ciò che ho imparato qui.

A molti, però, la mia sembrava una pazzia [...].

Oggi invece io posso dire che, da quando ho lasciato la Somalia, ho imparato cosa vuol

5 dire essere straniero ma libero, essere in minoranza ma venir comunque tutelato dalla legge,

vivere in pace e in democrazia, avere diritti e altrettanti doveri, essere un cittadino attivo e

non un semplice numero da sommare a questo o quell'esercito.

Per arrivare a queste consapevolezze ho dovuto fare un percorso di inserimento in una

nuova comunità, ne ho imparato la lingua, la storia, e ho condiviso con i suoi cittadini lavoro

10 e difficoltà quotidiane fino a diventare io stesso cittadino italiano. Ho dovuto insomma

conoscere un altro mondo, staccandomi in modo brusco dal mio, senza timore, rischiando

molto, anche la vita, ma arrivando alla fine del percorso con molte certezze in più, come

persona e come cittadino.

Se mi si chiede se sono italiano o somalo non ho una risposta, perché sono entrambe le

15 cose e non può essere altrimenti. Non posso dimenticare le mie radici, la mia infanzia, la vita

in cui sono stato immerso per diciannove anni, passata in una città come Mogadiscio [...].

Allo stesso tempo in questi anni sono diventato italiano, parlo questa lingua, uso e vivo la

cultura di questa nazione, me ne sento parte perché lavoro con e per lei. Sono figlio anch'io

[...] dell'Unione europea, sono anch'io un cittadino che ha a cuore la pace e il futuro del

20 continente europeo e di quello africano, in un'inevitabile logica di relazioni globali. [...]

Grazie all'Italia mi sono staccato da alcune dinamiche in cui sono cresciuto. Mi sono

liberato dal “male della guerra”, dalla dittatura del clan, da una visione del mondo che

costringeva a schierarsi sempre contro l'altro per poter avere una propria identità.

Grazie alla Somalia mi porto invece dietro la bellezza di sapere che la felicità può anche

25 passare attraverso le cose più semplici e quotidiane, [...] ma soprattutto la convinzione che non

si può lasciare da sola una terra e che c'è bisogno di contribuire alla sua completa liberazione

con gesti concreti e condivisi. [...]

Penso a quelle volte in cui diventava difficile presentare il proprio punto di vista, perché

non sembrava bello farlo... Il motivo? Ero uno straniero. Quindi eccola la frase, quella che

30 mi risuonava dentro e che è stata la chiave di volta della mia vita: non si può essere stranieri

per sempre.

[...]

Io sono diventato cittadino italiano il 21 marzo 2016, ma credo che il mio passaggio da

“straniero in Italia” a “cittadino italiano” non sia avvenuto attraverso quell'atto formale,

35 comunque per me straordinario, ma grazie a una convinzione che si è radicata con il passare

del tempo: per diventare veri cittadini è fondamentale sia conoscere il passato della società in

cui si vive, sia contribuire a crearne il futuro. Cittadino non è chi abita un luogo, e neppure

chi viene accolto e benvoluto da quel luogo. Cittadino è chi fa qualcosa di concreto per la sua

comunità, con l'obiettivo di renderla un posto migliore e più gentile per tutti. [...]

Note:

riga

01 · Somalia · Land gelegen im östlichsten Teil des afrikanischen Kontinents

03 · la mia sembrava una pazzia · meine Entscheidung schien eine Verrücktheit zu sein

08 · il percorso di inserimento · Weg der Eingliederung

16 · essere immerso in · hier: involviert sein in

16 · Mogadiscio · Hauptstadt Somalias

22 · il clan · einflussreiche Großfamilie

23 · schierarsi contro qcn. · sich gegen jdn. stellen

35 · radicarsi · sich festigen

1. Riassumete i dati biografici relativi ad Abdullahi Ahmed. (comprensione) [12 Punkte]

Aufgabe HT 2 - Compito 2 · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung)

Quando il libro è uscito, Abdullahi Ahmed è stato costretto a rimandare il proprio rientro in Somalia a causa della pandemia.

[...] Ecco perché volevo tornare in Somalia. Per l'abbraccio di mia madre e di mio padre,

certo, ma per restituire ai ragazzi della mia nazione un pezzo di ciò che ho imparato qui.

A molti, però, la mia sembrava una pazzia [...].

Oggi invece io posso dire che, da quando ho lasciato la Somalia, ho imparato cosa vuol

5 dire essere straniero ma libero, essere in minoranza ma venir comunque tutelato dalla legge,

vivere in pace e in democrazia, avere diritti e altrettanti doveri, essere un cittadino attivo e

non un semplice numero da sommare a questo o quell'esercito.

Per arrivare a queste consapevolezze ho dovuto fare un percorso di inserimento in una

nuova comunità, ne ho imparato la lingua, la storia, e ho condiviso con i suoi cittadini lavoro

10 e difficoltà quotidiane fino a diventare io stesso cittadino italiano. Ho dovuto insomma

conoscere un altro mondo, staccandomi in modo brusco dal mio, senza timore, rischiando

molto, anche la vita, ma arrivando alla fine del percorso con molte certezze in più, come

persona e come cittadino.

Se mi si chiede se sono italiano o somalo non ho una risposta, perché sono entrambe le

15 cose e non può essere altrimenti. Non posso dimenticare le mie radici, la mia infanzia, la vita

in cui sono stato immerso per diciannove anni, passata in una città come Mogadiscio [...].

Allo stesso tempo in questi anni sono diventato italiano, parlo questa lingua, uso e vivo la

cultura di questa nazione, me ne sento parte perché lavoro con e per lei. Sono figlio anch'io

[...] dell'Unione europea, sono anch'io un cittadino che ha a cuore la pace e il futuro del

20 continente europeo e di quello africano, in un'inevitabile logica di relazioni globali. [...]

Grazie all'Italia mi sono staccato da alcune dinamiche in cui sono cresciuto. Mi sono

liberato dal “male della guerra”, dalla dittatura del clan, da una visione del mondo che

costringeva a schierarsi sempre contro l'altro per poter avere una propria identità.

Grazie alla Somalia mi porto invece dietro la bellezza di sapere che la felicità può anche

25 passare attraverso le cose più semplici e quotidiane, [...] ma soprattutto la convinzione che non

si può lasciare da sola una terra e che c'è bisogno di contribuire alla sua completa liberazione

con gesti concreti e condivisi. [...]

Penso a quelle volte in cui diventava difficile presentare il proprio punto di vista, perché

non sembrava bello farlo... Il motivo? Ero uno straniero. Quindi eccola la frase, quella che

30 mi risuonava dentro e che è stata la chiave di volta della mia vita: non si può essere stranieri

per sempre.

[...]

Io sono diventato cittadino italiano il 21 marzo 2016, ma credo che il mio passaggio da

“straniero in Italia” a “cittadino italiano” non sia avvenuto attraverso quell'atto formale,

35 comunque per me straordinario, ma grazie a una convinzione che si è radicata con il passare

del tempo: per diventare veri cittadini è fondamentale sia conoscere il passato della società in

cui si vive, sia contribuire a crearne il futuro. Cittadino non è chi abita un luogo, e neppure

chi viene accolto e benvoluto da quel luogo. Cittadino è chi fa qualcosa di concreto per la sua

comunità, con l'obiettivo di renderla un posto migliore e più gentile per tutti. [...]

Note:

riga

01 · Somalia · Land gelegen im östlichsten Teil des afrikanischen Kontinents

03 · la mia sembrava una pazzia · meine Entscheidung schien eine Verrücktheit zu sein

08 · il percorso di inserimento · Weg der Eingliederung

16 · essere immerso in · hier: involviert sein in

16 · Mogadiscio · Hauptstadt Somalias

22 · il clan · einflussreiche Großfamilie

23 · schierarsi contro qcn. · sich gegen jdn. stellen

35 · radicarsi · sich festigen

2. Esaminate i pensieri di Abdullahi Ahmed riguardo alla propria identità, considerando anche le ragioni che lo hanno spinto a tornare in Somalia. (analisi) [14 Punkte]

Aufgabe HT 2 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)

Quando il libro è uscito, Abdullahi Ahmed è stato costretto a rimandare il proprio rientro in Somalia a causa della pandemia.

[...] Ecco perché volevo tornare in Somalia. Per l'abbraccio di mia madre e di mio padre,

certo, ma per restituire ai ragazzi della mia nazione un pezzo di ciò che ho imparato qui.

A molti, però, la mia sembrava una pazzia [...].

Oggi invece io posso dire che, da quando ho lasciato la Somalia, ho imparato cosa vuol

5 dire essere straniero ma libero, essere in minoranza ma venir comunque tutelato dalla legge,

vivere in pace e in democrazia, avere diritti e altrettanti doveri, essere un cittadino attivo e

non un semplice numero da sommare a questo o quell'esercito.

Per arrivare a queste consapevolezze ho dovuto fare un percorso di inserimento in una

nuova comunità, ne ho imparato la lingua, la storia, e ho condiviso con i suoi cittadini lavoro

10 e difficoltà quotidiane fino a diventare io stesso cittadino italiano. Ho dovuto insomma

conoscere un altro mondo, staccandomi in modo brusco dal mio, senza timore, rischiando

molto, anche la vita, ma arrivando alla fine del percorso con molte certezze in più, come

persona e come cittadino.

Se mi si chiede se sono italiano o somalo non ho una risposta, perché sono entrambe le

15 cose e non può essere altrimenti. Non posso dimenticare le mie radici, la mia infanzia, la vita

in cui sono stato immerso per diciannove anni, passata in una città come Mogadiscio [...].

Allo stesso tempo in questi anni sono diventato italiano, parlo questa lingua, uso e vivo la

cultura di questa nazione, me ne sento parte perché lavoro con e per lei. Sono figlio anch'io

[...] dell'Unione europea, sono anch'io un cittadino che ha a cuore la pace e il futuro del

20 continente europeo e di quello africano, in un'inevitabile logica di relazioni globali. [...]

Grazie all'Italia mi sono staccato da alcune dinamiche in cui sono cresciuto. Mi sono

liberato dal “male della guerra”, dalla dittatura del clan, da una visione del mondo che

costringeva a schierarsi sempre contro l'altro per poter avere una propria identità.

Grazie alla Somalia mi porto invece dietro la bellezza di sapere che la felicità può anche

25 passare attraverso le cose più semplici e quotidiane, [...] ma soprattutto la convinzione che non

si può lasciare da sola una terra e che c'è bisogno di contribuire alla sua completa liberazione

con gesti concreti e condivisi. [...]

Penso a quelle volte in cui diventava difficile presentare il proprio punto di vista, perché

non sembrava bello farlo... Il motivo? Ero uno straniero. Quindi eccola la frase, quella che

30 mi risuonava dentro e che è stata la chiave di volta della mia vita: non si può essere stranieri

per sempre.

[...]

Io sono diventato cittadino italiano il 21 marzo 2016, ma credo che il mio passaggio da

“straniero in Italia” a “cittadino italiano” non sia avvenuto attraverso quell'atto formale,

35 comunque per me straordinario, ma grazie a una convinzione che si è radicata con il passare

del tempo: per diventare veri cittadini è fondamentale sia conoscere il passato della società in

cui si vive, sia contribuire a crearne il futuro. Cittadino non è chi abita un luogo, e neppure

chi viene accolto e benvoluto da quel luogo. Cittadino è chi fa qualcosa di concreto per la sua

comunità, con l'obiettivo di renderla un posto migliore e più gentile per tutti. [...]

Note:

riga

01 · Somalia · Land gelegen im östlichsten Teil des afrikanischen Kontinents

03 · la mia sembrava una pazzia · meine Entscheidung schien eine Verrücktheit zu sein

08 · il percorso di inserimento · Weg der Eingliederung

16 · essere immerso in · hier: involviert sein in

16 · Mogadiscio · Hauptstadt Somalias

22 · il clan · einflussreiche Großfamilie

23 · schierarsi contro qcn. · sich gegen jdn. stellen

35 · radicarsi · sich festigen

Compito a scelta: 3.1

Abdullahi Ahmed dice:

«Quindi eccola la frase, quella che mi risuonava dentro e che è stata la chiave di volta della mia vita: non si può essere stranieri per sempre.» (rr. 29 – 31)

Prendendo spunto da questa citazione, commentate le opportunità e le difficoltà dell'integrazione per i giovani che scelgono l'Italia come destinazione migratoria. (commento) [16 Punkte]

Aufgabe HT 2 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel

Quando il libro è uscito, Abdullahi Ahmed è stato costretto a rimandare il proprio rientro in Somalia a causa della pandemia.

[...] Ecco perché volevo tornare in Somalia. Per l'abbraccio di mia madre e di mio padre,

certo, ma per restituire ai ragazzi della mia nazione un pezzo di ciò che ho imparato qui.

A molti, però, la mia sembrava una pazzia [...].

Oggi invece io posso dire che, da quando ho lasciato la Somalia, ho imparato cosa vuol

5 dire essere straniero ma libero, essere in minoranza ma venir comunque tutelato dalla legge,

vivere in pace e in democrazia, avere diritti e altrettanti doveri, essere un cittadino attivo e

non un semplice numero da sommare a questo o quell'esercito.

Per arrivare a queste consapevolezze ho dovuto fare un percorso di inserimento in una

nuova comunità, ne ho imparato la lingua, la storia, e ho condiviso con i suoi cittadini lavoro

10 e difficoltà quotidiane fino a diventare io stesso cittadino italiano. Ho dovuto insomma

conoscere un altro mondo, staccandomi in modo brusco dal mio, senza timore, rischiando

molto, anche la vita, ma arrivando alla fine del percorso con molte certezze in più, come

persona e come cittadino.

Se mi si chiede se sono italiano o somalo non ho una risposta, perché sono entrambe le

15 cose e non può essere altrimenti. Non posso dimenticare le mie radici, la mia infanzia, la vita

in cui sono stato immerso per diciannove anni, passata in una città come Mogadiscio [...].

Allo stesso tempo in questi anni sono diventato italiano, parlo questa lingua, uso e vivo la

cultura di questa nazione, me ne sento parte perché lavoro con e per lei. Sono figlio anch'io

[...] dell'Unione europea, sono anch'io un cittadino che ha a cuore la pace e il futuro del

20 continente europeo e di quello africano, in un'inevitabile logica di relazioni globali. [...]

Grazie all'Italia mi sono staccato da alcune dinamiche in cui sono cresciuto. Mi sono

liberato dal “male della guerra”, dalla dittatura del clan, da una visione del mondo che

costringeva a schierarsi sempre contro l'altro per poter avere una propria identità.

Grazie alla Somalia mi porto invece dietro la bellezza di sapere che la felicità può anche

25 passare attraverso le cose più semplici e quotidiane, [...] ma soprattutto la convinzione che non

si può lasciare da sola una terra e che c'è bisogno di contribuire alla sua completa liberazione

con gesti concreti e condivisi. [...]

Penso a quelle volte in cui diventava difficile presentare il proprio punto di vista, perché

non sembrava bello farlo... Il motivo? Ero uno straniero. Quindi eccola la frase, quella che

30 mi risuonava dentro e che è stata la chiave di volta della mia vita: non si può essere stranieri

per sempre.

[...]

Io sono diventato cittadino italiano il 21 marzo 2016, ma credo che il mio passaggio da

“straniero in Italia” a “cittadino italiano” non sia avvenuto attraverso quell'atto formale,

35 comunque per me straordinario, ma grazie a una convinzione che si è radicata con il passare

del tempo: per diventare veri cittadini è fondamentale sia conoscere il passato della società in

cui si vive, sia contribuire a crearne il futuro. Cittadino non è chi abita un luogo, e neppure

chi viene accolto e benvoluto da quel luogo. Cittadino è chi fa qualcosa di concreto per la sua

comunità, con l'obiettivo di renderla un posto migliore e più gentile per tutti. [...]

Note:

riga

01 · Somalia · Land gelegen im östlichsten Teil des afrikanischen Kontinents

03 · la mia sembrava una pazzia · meine Entscheidung schien eine Verrücktheit zu sein

08 · il percorso di inserimento · Weg der Eingliederung

16 · essere immerso in · hier: involviert sein in

16 · Mogadiscio · Hauptstadt Somalias

22 · il clan · einflussreiche Großfamilie

23 · schierarsi contro qcn. · sich gegen jdn. stellen

35 · radicarsi · sich festigen

Compito a scelta: 3.2

Prendendo spunto dalle riflessioni di Abdullahi Ahmed, redigete un contributo per il portale dedicato all'immigrazione stranieriinitalia.it, nel quale riflettete sulle possibilità che l'Italia offre a chi immigra e sui comportamenti degli immigrati stessi che possono favorire l'integrazione. (produzione libera) [16 Punkte]

Aufgabe HT 2 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch

Quando il libro è uscito, Abdullahi Ahmed è stato costretto a rimandare il proprio rientro in Somalia a causa della pandemia.

[...] Ecco perché volevo tornare in Somalia. Per l'abbraccio di mia madre e di mio padre,

certo, ma per restituire ai ragazzi della mia nazione un pezzo di ciò che ho imparato qui.

A molti, però, la mia sembrava una pazzia [...].

Oggi invece io posso dire che, da quando ho lasciato la Somalia, ho imparato cosa vuol

5 dire essere straniero ma libero, essere in minoranza ma venir comunque tutelato dalla legge,

vivere in pace e in democrazia, avere diritti e altrettanti doveri, essere un cittadino attivo e

non un semplice numero da sommare a questo o quell'esercito.

Per arrivare a queste consapevolezze ho dovuto fare un percorso di inserimento in una

nuova comunità, ne ho imparato la lingua, la storia, e ho condiviso con i suoi cittadini lavoro

10 e difficoltà quotidiane fino a diventare io stesso cittadino italiano. Ho dovuto insomma

conoscere un altro mondo, staccandomi in modo brusco dal mio, senza timore, rischiando

molto, anche la vita, ma arrivando alla fine del percorso con molte certezze in più, come

persona e come cittadino.

Se mi si chiede se sono italiano o somalo non ho una risposta, perché sono entrambe le

15 cose e non può essere altrimenti. Non posso dimenticare le mie radici, la mia infanzia, la vita

in cui sono stato immerso per diciannove anni, passata in una città come Mogadiscio [...].

Allo stesso tempo in questi anni sono diventato italiano, parlo questa lingua, uso e vivo la

cultura di questa nazione, me ne sento parte perché lavoro con e per lei. Sono figlio anch'io

[...] dell'Unione europea, sono anch'io un cittadino che ha a cuore la pace e il futuro del

20 continente europeo e di quello africano, in un'inevitabile logica di relazioni globali. [...]

Grazie all'Italia mi sono staccato da alcune dinamiche in cui sono cresciuto. Mi sono

liberato dal “male della guerra”, dalla dittatura del clan, da una visione del mondo che

costringeva a schierarsi sempre contro l'altro per poter avere una propria identità.

Grazie alla Somalia mi porto invece dietro la bellezza di sapere che la felicità può anche

25 passare attraverso le cose più semplici e quotidiane, [...] ma soprattutto la convinzione che non

si può lasciare da sola una terra e che c'è bisogno di contribuire alla sua completa liberazione

con gesti concreti e condivisi. [...]

Penso a quelle volte in cui diventava difficile presentare il proprio punto di vista, perché

non sembrava bello farlo... Il motivo? Ero uno straniero. Quindi eccola la frase, quella che

30 mi risuonava dentro e che è stata la chiave di volta della mia vita: non si può essere stranieri

per sempre.

[...]

Io sono diventato cittadino italiano il 21 marzo 2016, ma credo che il mio passaggio da

“straniero in Italia” a “cittadino italiano” non sia avvenuto attraverso quell'atto formale,

35 comunque per me straordinario, ma grazie a una convinzione che si è radicata con il passare

del tempo: per diventare veri cittadini è fondamentale sia conoscere il passato della società in

cui si vive, sia contribuire a crearne il futuro. Cittadino non è chi abita un luogo, e neppure

chi viene accolto e benvoluto da quel luogo. Cittadino è chi fa qualcosa di concreto per la sua

comunità, con l'obiettivo di renderla un posto migliore e più gentile per tutti. [...]

Note:

riga

01 · Somalia · Land gelegen im östlichsten Teil des afrikanischen Kontinents

03 · la mia sembrava una pazzia · meine Entscheidung schien eine Verrücktheit zu sein

08 · il percorso di inserimento · Weg der Eingliederung

16 · essere immerso in · hier: involviert sein in

16 · Mogadiscio · Hauptstadt Somalias

22 · il clan · einflussreiche Großfamilie

23 · schierarsi contro qcn. · sich gegen jdn. stellen

35 · radicarsi · sich festigen

Un’amica italiana sta redigendo un breve lavoro su progetti di integrazione. Ha trovato questo articolo e vi chiede una mano per comprenderlo a fondo.

Scrivete un’e-mail alla vostra amica e illustrate in essa il percorso di Falah Hamoud e il suo impegno presso la Freiwillige Feuerwehr Leinburg. (mediazione)

Du kannst auch nach Themen lernen

Übe ein Thema mit gemischten Aufgaben aus den Prüfungen aller Jahre.

Alle 7 Themen ansehen

Andere Prüfungen 2023

GK · Haupttermin · fortgeführt (2023) · LK · Haupttermin · fortgeführt (2023)