Abitur NRW Italienisch 2023 · GK · Haupttermin · fortgeführt
Abiturprüfung Italienisch in Nordrhein-Westfalen 2023, GK · Haupttermin · fortgeführt: 8 Aufgaben mit Lösungen. Mit automatischer Korrektur.
Themen der Prüfung: Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete) · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache) · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung) · Stellungnahme und Kommentar (Commentate) · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Aufgabe HT 1 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)
Klausurteil A
Il Serpentone è un muro di no
Corviale, periferia di Roma: disuguaglianze e astensionismo record. “Il cemento si è mangiato la vita e le voci delle persone”
Miriam voleva diventare una parrucchiera. Di quel desiderio, oggi, resta il ciuffo viola dei
capelli.
Ha tre figli, Mattia di otto anni, Michelle di sei e il più piccolo, Manuel, di tre. Sono
due anni che prova a iscriverlo al nido ma non c’è posto, così le sue giornate trascorrono
5 prendendosi cura di lui finché i grandi sono a scuola e poi prendendosi cura di tutti, in casa.
Perché i soldi per gli sport e le attività pomeridiane a casa di Miriam non ci sono.
[...] Il futuro per lei è il sogno di portare i bambini al mare in vacanza d’estate «come
tutti gli altri» e magari, un giorno, avere un pezzo di terra da coltivare invece di avere intorno
il cemento.
10 Miriam vive a Corviale. Qui è nata, cresciuta, qui è rimasta a vivere dopo il matrimonio.
Alla parola «politica» le si irrigidisce il viso. «La politica dovrebbe dare modo a una donna
come me di portare i bambini a fare una passeggiata e comprare loro un gelato. La politica
invece oggi mi obbliga a dire ai miei figli, sempre, mamma e papà non se lo possono
permettere. La politica, a Corviale, viene solo a fare le sfilate».
15 [...]
Nato quarant’anni fa per garantire un alloggio a chi a Roma ancora viveva nelle baracche,
Corviale è oggi un luogo di solitudini. Un edificio imponente, lungo un chilometro e alto
nove piani, che è valso alla struttura il nome di Serpentone. L’architetto Mario Fiorentino
l’aveva progettato dicendo di essersi ispirato agli acquedotti romani che si stagliavano nella
20 campagna romana. Voleva creare una città nella città, avrebbe dovuto, nell’idea iniziale di
urbanistica a scopo sociale, dare alloggio a quattromila famiglie e offrire loro luoghi di
aggregazione a cui sarebbero seguiti i servizi, mezzi pubblici, scuole, teatri, biblioteche. Un
nuovo modo di pensare l’alloggio, un nuovo modo di pensare la periferia. Qualcosa, però,
nell’urbanesimo collettivo di Corviale è andato storto e, già nella metà degli anni Ottanta, la
25 gran parte dei luoghi pensati come luoghi aggregativi, il quarto piano destinato idealmente
a negozi e spazi comuni, erano stati occupati abusivamente, perché a Roma la politica ha
smesso di pensare all’edilizia popolare.
Anche Adriano Sias è nato e cresciuto qui. Quando era ragazzino doveva fare chilometri a
piedi per arrivare a scuola. Poi le lotte degli abitanti hanno fatto sì che a Corviale arrivassero
30 i mezzi pubblici, le fermate dell’autobus, la biblioteca. Oggi è presidente dell’associazione
Inquilini Corviale e osserva la regressione del quartiere: «Tra gli anni Novanta e i primi anni
Duemila avevamo un centro permanente di incontro, una biblioteca, la Banca del Tempo, un
centro di formazione professionale che ora è in disuso, ci piove dentro. C’era il mercato, ma
l’hanno chiuso. La scuola dovrebbe essere ristrutturata, è chiusa pure quella».
35 Cammina lungo la via che costeggia il Serpentone: «Guarda là, se vuole costruire il privato
trovi un palazzo di sei piani pronto in sei mesi, lo Stato, il padrone di casa della gente che vive
nelle case popolari, invece, è assente».
Oggi Corviale non è più densamente popolato come prima, chi ha potuto farlo è andato
via. Anche Adriano è andato via, qualche centinaio di metri più in là: gli spettava una casa
40 popolare grande, «ma non c’è cura qui e non volevo far crescere i ragazzini con la sensazione
che hai una casa di cento metri quadrati ma sei solo, perché il cemento ti mangia l’anima».
Restano molti anziani, qui, spesso murati in casa per giorni interi, perché gli ascensori
sono vandalizzati dalle gang del quartiere [...].
Di fronte al lotto uno del Serpentone c’è un grande cancello. Sopra c’è scritto: «Vince
45 solo chi custodisce». È la sede del Calciosociale di Corviale, l’ha pensato Massimo Vallati,
un passato in curva, poi in polizia, fino al 2005, quando realizza che quello che ha visto fino
a quel momento non corrisponde all’idea di sport che ha in testa e che segue parole chiave
diverse: accoglienza, rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del rapporto
sano con la società. Oggi il Campo dei Miracoli non è solo una scuola di calcio per i ragazzi
50 di Corviale, è la porta a cui bussa chi ha bisogno di un supporto legale, di un aiuto per una
doccia, un pacco di pasta, il luogo di aggregazione di vulnerabilità tenute insieme da una
visione pedagogica dello sport.
[...]
È da questo spazio aperto a tutti i bambini e le bambine del Serpentone, che Massimo
55 Vallati osserva la città: «Roma oggi è una città in cui nascere in un quartiere o in un altro
significa avere meno istruzione, contrarre meno malattie, avere un’alta o bassa aspettativa
di vita. Questa è la Roma che va a votare, una città in cui il tuo destino è legato alla fortuna
di nascere in un quartiere centrale o in periferia».
[...]
Note:
riga
sottotitolo · l’astensionismo · Wahlmüdigkeit
04 · il nido · Kindertagesstätte für unter Dreijährige
11 · irrigidirsi · sich versteifen
14 · fare le sfilate · hier: Shows abziehen
18 · valere il nome · den Namen zuschreiben
19 · stagliarsi · sich abheben
21/22 · il luogo di aggregazione · Ort der Begegnung
24 · andare storto · schiefgehen
27 · l’edilizia popolare · sozialer Wohnungsbau
29 · fare sì che · dafür sorgen, dass
31 · la regressione · Rückgang, Schrumpfung
32 · la Banca del Tempo · Tauschbörse für Dienstleistungen
44 · il lotto uno · Bereich 1
45 · custodire · hier: bewahren
46 · il passato in curva · Vergangenheit als Mitglied eines Fußballfanclubs
56 · contrarre malattie · sich Krankheiten zuziehen
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
1. Riassumete le informazioni riguardanti l'origine e l'evoluzione del quartiere di Corviale. ( comprensione) [12 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 2 · Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung)
Klausurteil A
Il Serpentone è un muro di no
Corviale, periferia di Roma: disuguaglianze e astensionismo record. “Il cemento si è mangiato la vita e le voci delle persone”
Miriam voleva diventare una parrucchiera. Di quel desiderio, oggi, resta il ciuffo viola dei
capelli.
Ha tre figli, Mattia di otto anni, Michelle di sei e il più piccolo, Manuel, di tre. Sono
due anni che prova a iscriverlo al nido ma non c’è posto, così le sue giornate trascorrono
5 prendendosi cura di lui finché i grandi sono a scuola e poi prendendosi cura di tutti, in casa.
Perché i soldi per gli sport e le attività pomeridiane a casa di Miriam non ci sono.
[...] Il futuro per lei è il sogno di portare i bambini al mare in vacanza d’estate «come
tutti gli altri» e magari, un giorno, avere un pezzo di terra da coltivare invece di avere intorno
il cemento.
10 Miriam vive a Corviale. Qui è nata, cresciuta, qui è rimasta a vivere dopo il matrimonio.
Alla parola «politica» le si irrigidisce il viso. «La politica dovrebbe dare modo a una donna
come me di portare i bambini a fare una passeggiata e comprare loro un gelato. La politica
invece oggi mi obbliga a dire ai miei figli, sempre, mamma e papà non se lo possono
permettere. La politica, a Corviale, viene solo a fare le sfilate».
15 [...]
Nato quarant’anni fa per garantire un alloggio a chi a Roma ancora viveva nelle baracche,
Corviale è oggi un luogo di solitudini. Un edificio imponente, lungo un chilometro e alto
nove piani, che è valso alla struttura il nome di Serpentone. L’architetto Mario Fiorentino
l’aveva progettato dicendo di essersi ispirato agli acquedotti romani che si stagliavano nella
20 campagna romana. Voleva creare una città nella città, avrebbe dovuto, nell’idea iniziale di
urbanistica a scopo sociale, dare alloggio a quattromila famiglie e offrire loro luoghi di
aggregazione a cui sarebbero seguiti i servizi, mezzi pubblici, scuole, teatri, biblioteche. Un
nuovo modo di pensare l’alloggio, un nuovo modo di pensare la periferia. Qualcosa, però,
nell’urbanesimo collettivo di Corviale è andato storto e, già nella metà degli anni Ottanta, la
25 gran parte dei luoghi pensati come luoghi aggregativi, il quarto piano destinato idealmente
a negozi e spazi comuni, erano stati occupati abusivamente, perché a Roma la politica ha
smesso di pensare all’edilizia popolare.
Anche Adriano Sias è nato e cresciuto qui. Quando era ragazzino doveva fare chilometri a
piedi per arrivare a scuola. Poi le lotte degli abitanti hanno fatto sì che a Corviale arrivassero
30 i mezzi pubblici, le fermate dell’autobus, la biblioteca. Oggi è presidente dell’associazione
Inquilini Corviale e osserva la regressione del quartiere: «Tra gli anni Novanta e i primi anni
Duemila avevamo un centro permanente di incontro, una biblioteca, la Banca del Tempo, un
centro di formazione professionale che ora è in disuso, ci piove dentro. C’era il mercato, ma
l’hanno chiuso. La scuola dovrebbe essere ristrutturata, è chiusa pure quella».
35 Cammina lungo la via che costeggia il Serpentone: «Guarda là, se vuole costruire il privato
trovi un palazzo di sei piani pronto in sei mesi, lo Stato, il padrone di casa della gente che vive
nelle case popolari, invece, è assente».
Oggi Corviale non è più densamente popolato come prima, chi ha potuto farlo è andato
via. Anche Adriano è andato via, qualche centinaio di metri più in là: gli spettava una casa
40 popolare grande, «ma non c’è cura qui e non volevo far crescere i ragazzini con la sensazione
che hai una casa di cento metri quadrati ma sei solo, perché il cemento ti mangia l’anima».
Restano molti anziani, qui, spesso murati in casa per giorni interi, perché gli ascensori
sono vandalizzati dalle gang del quartiere [...].
Di fronte al lotto uno del Serpentone c’è un grande cancello. Sopra c’è scritto: «Vince
45 solo chi custodisce». È la sede del Calciosociale di Corviale, l’ha pensato Massimo Vallati,
un passato in curva, poi in polizia, fino al 2005, quando realizza che quello che ha visto fino
a quel momento non corrisponde all’idea di sport che ha in testa e che segue parole chiave
diverse: accoglienza, rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del rapporto
sano con la società. Oggi il Campo dei Miracoli non è solo una scuola di calcio per i ragazzi
50 di Corviale, è la porta a cui bussa chi ha bisogno di un supporto legale, di un aiuto per una
doccia, un pacco di pasta, il luogo di aggregazione di vulnerabilità tenute insieme da una
visione pedagogica dello sport.
[...]
È da questo spazio aperto a tutti i bambini e le bambine del Serpentone, che Massimo
55 Vallati osserva la città: «Roma oggi è una città in cui nascere in un quartiere o in un altro
significa avere meno istruzione, contrarre meno malattie, avere un’alta o bassa aspettativa
di vita. Questa è la Roma che va a votare, una città in cui il tuo destino è legato alla fortuna
di nascere in un quartiere centrale o in periferia».
[...]
Note:
riga
sottotitolo · l’astensionismo · Wahlmüdigkeit
04 · il nido · Kindertagesstätte für unter Dreijährige
11 · irrigidirsi · sich versteifen
14 · fare le sfilate · hier: Shows abziehen
18 · valere il nome · den Namen zuschreiben
19 · stagliarsi · sich abheben
21/22 · il luogo di aggregazione · Ort der Begegnung
24 · andare storto · schiefgehen
27 · l’edilizia popolare · sozialer Wohnungsbau
29 · fare sì che · dafür sorgen, dass
31 · la regressione · Rückgang, Schrumpfung
32 · la Banca del Tempo · Tauschbörse für Dienstleistungen
44 · il lotto uno · Bereich 1
45 · custodire · hier: bewahren
46 · il passato in curva · Vergangenheit als Mitglied eines Fußballfanclubs
56 · contrarre malattie · sich Krankheiten zuziehen
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
2. Esaminate in che modo il quartiere di Corviale influenza la quotidianità di chi ci abita. ( analisi) [14 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)
Klausurteil A
Il Serpentone è un muro di no
Corviale, periferia di Roma: disuguaglianze e astensionismo record. “Il cemento si è mangiato la vita e le voci delle persone”
Miriam voleva diventare una parrucchiera. Di quel desiderio, oggi, resta il ciuffo viola dei
capelli.
Ha tre figli, Mattia di otto anni, Michelle di sei e il più piccolo, Manuel, di tre. Sono
due anni che prova a iscriverlo al nido ma non c’è posto, così le sue giornate trascorrono
5 prendendosi cura di lui finché i grandi sono a scuola e poi prendendosi cura di tutti, in casa.
Perché i soldi per gli sport e le attività pomeridiane a casa di Miriam non ci sono.
[...] Il futuro per lei è il sogno di portare i bambini al mare in vacanza d’estate «come
tutti gli altri» e magari, un giorno, avere un pezzo di terra da coltivare invece di avere intorno
il cemento.
10 Miriam vive a Corviale. Qui è nata, cresciuta, qui è rimasta a vivere dopo il matrimonio.
Alla parola «politica» le si irrigidisce il viso. «La politica dovrebbe dare modo a una donna
come me di portare i bambini a fare una passeggiata e comprare loro un gelato. La politica
invece oggi mi obbliga a dire ai miei figli, sempre, mamma e papà non se lo possono
permettere. La politica, a Corviale, viene solo a fare le sfilate».
15 [...]
Nato quarant’anni fa per garantire un alloggio a chi a Roma ancora viveva nelle baracche,
Corviale è oggi un luogo di solitudini. Un edificio imponente, lungo un chilometro e alto
nove piani, che è valso alla struttura il nome di Serpentone. L’architetto Mario Fiorentino
l’aveva progettato dicendo di essersi ispirato agli acquedotti romani che si stagliavano nella
20 campagna romana. Voleva creare una città nella città, avrebbe dovuto, nell’idea iniziale di
urbanistica a scopo sociale, dare alloggio a quattromila famiglie e offrire loro luoghi di
aggregazione a cui sarebbero seguiti i servizi, mezzi pubblici, scuole, teatri, biblioteche. Un
nuovo modo di pensare l’alloggio, un nuovo modo di pensare la periferia. Qualcosa, però,
nell’urbanesimo collettivo di Corviale è andato storto e, già nella metà degli anni Ottanta, la
25 gran parte dei luoghi pensati come luoghi aggregativi, il quarto piano destinato idealmente
a negozi e spazi comuni, erano stati occupati abusivamente, perché a Roma la politica ha
smesso di pensare all’edilizia popolare.
Anche Adriano Sias è nato e cresciuto qui. Quando era ragazzino doveva fare chilometri a
piedi per arrivare a scuola. Poi le lotte degli abitanti hanno fatto sì che a Corviale arrivassero
30 i mezzi pubblici, le fermate dell’autobus, la biblioteca. Oggi è presidente dell’associazione
Inquilini Corviale e osserva la regressione del quartiere: «Tra gli anni Novanta e i primi anni
Duemila avevamo un centro permanente di incontro, una biblioteca, la Banca del Tempo, un
centro di formazione professionale che ora è in disuso, ci piove dentro. C’era il mercato, ma
l’hanno chiuso. La scuola dovrebbe essere ristrutturata, è chiusa pure quella».
35 Cammina lungo la via che costeggia il Serpentone: «Guarda là, se vuole costruire il privato
trovi un palazzo di sei piani pronto in sei mesi, lo Stato, il padrone di casa della gente che vive
nelle case popolari, invece, è assente».
Oggi Corviale non è più densamente popolato come prima, chi ha potuto farlo è andato
via. Anche Adriano è andato via, qualche centinaio di metri più in là: gli spettava una casa
40 popolare grande, «ma non c’è cura qui e non volevo far crescere i ragazzini con la sensazione
che hai una casa di cento metri quadrati ma sei solo, perché il cemento ti mangia l’anima».
Restano molti anziani, qui, spesso murati in casa per giorni interi, perché gli ascensori
sono vandalizzati dalle gang del quartiere [...].
Di fronte al lotto uno del Serpentone c’è un grande cancello. Sopra c’è scritto: «Vince
45 solo chi custodisce». È la sede del Calciosociale di Corviale, l’ha pensato Massimo Vallati,
un passato in curva, poi in polizia, fino al 2005, quando realizza che quello che ha visto fino
a quel momento non corrisponde all’idea di sport che ha in testa e che segue parole chiave
diverse: accoglienza, rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del rapporto
sano con la società. Oggi il Campo dei Miracoli non è solo una scuola di calcio per i ragazzi
50 di Corviale, è la porta a cui bussa chi ha bisogno di un supporto legale, di un aiuto per una
doccia, un pacco di pasta, il luogo di aggregazione di vulnerabilità tenute insieme da una
visione pedagogica dello sport.
[...]
È da questo spazio aperto a tutti i bambini e le bambine del Serpentone, che Massimo
55 Vallati osserva la città: «Roma oggi è una città in cui nascere in un quartiere o in un altro
significa avere meno istruzione, contrarre meno malattie, avere un’alta o bassa aspettativa
di vita. Questa è la Roma che va a votare, una città in cui il tuo destino è legato alla fortuna
di nascere in un quartiere centrale o in periferia».
[...]
Note:
riga
sottotitolo · l’astensionismo · Wahlmüdigkeit
04 · il nido · Kindertagesstätte für unter Dreijährige
11 · irrigidirsi · sich versteifen
14 · fare le sfilate · hier: Shows abziehen
18 · valere il nome · den Namen zuschreiben
19 · stagliarsi · sich abheben
21/22 · il luogo di aggregazione · Ort der Begegnung
24 · andare storto · schiefgehen
27 · l’edilizia popolare · sozialer Wohnungsbau
29 · fare sì che · dafür sorgen, dass
31 · la regressione · Rückgang, Schrumpfung
32 · la Banca del Tempo · Tauschbörse für Dienstleistungen
44 · il lotto uno · Bereich 1
45 · custodire · hier: bewahren
46 · il passato in curva · Vergangenheit als Mitglied eines Fußballfanclubs
56 · contrarre malattie · sich Krankheiten zuziehen
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
a scelta tra due compiti (HT 1 - Compito 3.1 oppure HT 1 - Compito 3.2):
3.1 Massimo dice: «Roma oggi è una città in cui nascere in un quartiere o in un altro significa avere meno istruzione, contrarre meno malattie, avere un’alta o bassa aspettativa di vita.» (r. 55 – 57)
Prendendo spunto da questa citazione, commentate i problemi sociali di Roma e proponete anche le vostre idee per migliorare la situazione dei giovani che vivono in condizioni di disagio. ( commento) [16 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel
Klausurteil A
Il Serpentone è un muro di no
Corviale, periferia di Roma: disuguaglianze e astensionismo record. “Il cemento si è mangiato la vita e le voci delle persone”
Miriam voleva diventare una parrucchiera. Di quel desiderio, oggi, resta il ciuffo viola dei
capelli.
Ha tre figli, Mattia di otto anni, Michelle di sei e il più piccolo, Manuel, di tre. Sono
due anni che prova a iscriverlo al nido ma non c’è posto, così le sue giornate trascorrono
5 prendendosi cura di lui finché i grandi sono a scuola e poi prendendosi cura di tutti, in casa.
Perché i soldi per gli sport e le attività pomeridiane a casa di Miriam non ci sono.
[...] Il futuro per lei è il sogno di portare i bambini al mare in vacanza d’estate «come
tutti gli altri» e magari, un giorno, avere un pezzo di terra da coltivare invece di avere intorno
il cemento.
10 Miriam vive a Corviale. Qui è nata, cresciuta, qui è rimasta a vivere dopo il matrimonio.
Alla parola «politica» le si irrigidisce il viso. «La politica dovrebbe dare modo a una donna
come me di portare i bambini a fare una passeggiata e comprare loro un gelato. La politica
invece oggi mi obbliga a dire ai miei figli, sempre, mamma e papà non se lo possono
permettere. La politica, a Corviale, viene solo a fare le sfilate».
15 [...]
Nato quarant’anni fa per garantire un alloggio a chi a Roma ancora viveva nelle baracche,
Corviale è oggi un luogo di solitudini. Un edificio imponente, lungo un chilometro e alto
nove piani, che è valso alla struttura il nome di Serpentone. L’architetto Mario Fiorentino
l’aveva progettato dicendo di essersi ispirato agli acquedotti romani che si stagliavano nella
20 campagna romana. Voleva creare una città nella città, avrebbe dovuto, nell’idea iniziale di
urbanistica a scopo sociale, dare alloggio a quattromila famiglie e offrire loro luoghi di
aggregazione a cui sarebbero seguiti i servizi, mezzi pubblici, scuole, teatri, biblioteche. Un
nuovo modo di pensare l’alloggio, un nuovo modo di pensare la periferia. Qualcosa, però,
nell’urbanesimo collettivo di Corviale è andato storto e, già nella metà degli anni Ottanta, la
25 gran parte dei luoghi pensati come luoghi aggregativi, il quarto piano destinato idealmente
a negozi e spazi comuni, erano stati occupati abusivamente, perché a Roma la politica ha
smesso di pensare all’edilizia popolare.
Anche Adriano Sias è nato e cresciuto qui. Quando era ragazzino doveva fare chilometri a
piedi per arrivare a scuola. Poi le lotte degli abitanti hanno fatto sì che a Corviale arrivassero
30 i mezzi pubblici, le fermate dell’autobus, la biblioteca. Oggi è presidente dell’associazione
Inquilini Corviale e osserva la regressione del quartiere: «Tra gli anni Novanta e i primi anni
Duemila avevamo un centro permanente di incontro, una biblioteca, la Banca del Tempo, un
centro di formazione professionale che ora è in disuso, ci piove dentro. C’era il mercato, ma
l’hanno chiuso. La scuola dovrebbe essere ristrutturata, è chiusa pure quella».
35 Cammina lungo la via che costeggia il Serpentone: «Guarda là, se vuole costruire il privato
trovi un palazzo di sei piani pronto in sei mesi, lo Stato, il padrone di casa della gente che vive
nelle case popolari, invece, è assente».
Oggi Corviale non è più densamente popolato come prima, chi ha potuto farlo è andato
via. Anche Adriano è andato via, qualche centinaio di metri più in là: gli spettava una casa
40 popolare grande, «ma non c’è cura qui e non volevo far crescere i ragazzini con la sensazione
che hai una casa di cento metri quadrati ma sei solo, perché il cemento ti mangia l’anima».
Restano molti anziani, qui, spesso murati in casa per giorni interi, perché gli ascensori
sono vandalizzati dalle gang del quartiere [...].
Di fronte al lotto uno del Serpentone c’è un grande cancello. Sopra c’è scritto: «Vince
45 solo chi custodisce». È la sede del Calciosociale di Corviale, l’ha pensato Massimo Vallati,
un passato in curva, poi in polizia, fino al 2005, quando realizza che quello che ha visto fino
a quel momento non corrisponde all’idea di sport che ha in testa e che segue parole chiave
diverse: accoglienza, rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del rapporto
sano con la società. Oggi il Campo dei Miracoli non è solo una scuola di calcio per i ragazzi
50 di Corviale, è la porta a cui bussa chi ha bisogno di un supporto legale, di un aiuto per una
doccia, un pacco di pasta, il luogo di aggregazione di vulnerabilità tenute insieme da una
visione pedagogica dello sport.
[...]
È da questo spazio aperto a tutti i bambini e le bambine del Serpentone, che Massimo
55 Vallati osserva la città: «Roma oggi è una città in cui nascere in un quartiere o in un altro
significa avere meno istruzione, contrarre meno malattie, avere un’alta o bassa aspettativa
di vita. Questa è la Roma che va a votare, una città in cui il tuo destino è legato alla fortuna
di nascere in un quartiere centrale o in periferia».
[...]
Note:
riga
sottotitolo · l’astensionismo · Wahlmüdigkeit
04 · il nido · Kindertagesstätte für unter Dreijährige
11 · irrigidirsi · sich versteifen
14 · fare le sfilate · hier: Shows abziehen
18 · valere il nome · den Namen zuschreiben
19 · stagliarsi · sich abheben
21/22 · il luogo di aggregazione · Ort der Begegnung
24 · andare storto · schiefgehen
27 · l’edilizia popolare · sozialer Wohnungsbau
29 · fare sì che · dafür sorgen, dass
31 · la regressione · Rückgang, Schrumpfung
32 · la Banca del Tempo · Tauschbörse für Dienstleistungen
44 · il lotto uno · Bereich 1
45 · custodire · hier: bewahren
46 · il passato in curva · Vergangenheit als Mitglied eines Fußballfanclubs
56 · contrarre malattie · sich Krankheiten zuziehen
Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert
a scelta (HT 1 - Compito 3.1 oppure HT 1 - Compito 3.2):
3.2 La lettura dell’articolo vi ha colpiti per l’impegno di Massimo Vallati.
Scrivete una lettera alla redazione dell’Espresso, in cui presentate le vostre idee per appoggiare le iniziative del quartiere e tenete conto sia delle opportunità sia dei possibili ostacoli. ( produzione libera) [16 Punkte]
Aufgabe HT 1 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Klausurteil A
Il Serpentone è un muro di no
Corviale, periferia di Roma: disuguaglianze e astensionismo record. “Il cemento si è mangiato la vita e le voci delle persone”
Miriam voleva diventare una parrucchiera. Di quel desiderio, oggi, resta il ciuffo viola dei
capelli.
Ha tre figli, Mattia di otto anni, Michelle di sei e il più piccolo, Manuel, di tre. Sono
due anni che prova a iscriverlo al nido ma non c’è posto, così le sue giornate trascorrono
5 prendendosi cura di lui finché i grandi sono a scuola e poi prendendosi cura di tutti, in casa.
Perché i soldi per gli sport e le attività pomeridiane a casa di Miriam non ci sono.
[...] Il futuro per lei è il sogno di portare i bambini al mare in vacanza d’estate «come
tutti gli altri» e magari, un giorno, avere un pezzo di terra da coltivare invece di avere intorno
il cemento.
10 Miriam vive a Corviale. Qui è nata, cresciuta, qui è rimasta a vivere dopo il matrimonio.
Alla parola «politica» le si irrigidisce il viso. «La politica dovrebbe dare modo a una donna
come me di portare i bambini a fare una passeggiata e comprare loro un gelato. La politica
invece oggi mi obbliga a dire ai miei figli, sempre, mamma e papà non se lo possono
permettere. La politica, a Corviale, viene solo a fare le sfilate».
15 [...]
Nato quarant’anni fa per garantire un alloggio a chi a Roma ancora viveva nelle baracche,
Corviale è oggi un luogo di solitudini. Un edificio imponente, lungo un chilometro e alto
nove piani, che è valso alla struttura il nome di Serpentone. L’architetto Mario Fiorentino
l’aveva progettato dicendo di essersi ispirato agli acquedotti romani che si stagliavano nella
20 campagna romana. Voleva creare una città nella città, avrebbe dovuto, nell’idea iniziale di
urbanistica a scopo sociale, dare alloggio a quattromila famiglie e offrire loro luoghi di
aggregazione a cui sarebbero seguiti i servizi, mezzi pubblici, scuole, teatri, biblioteche. Un
nuovo modo di pensare l’alloggio, un nuovo modo di pensare la periferia. Qualcosa, però,
nell’urbanesimo collettivo di Corviale è andato storto e, già nella metà degli anni Ottanta, la
25 gran parte dei luoghi pensati come luoghi aggregativi, il quarto piano destinato idealmente
a negozi e spazi comuni, erano stati occupati abusivamente, perché a Roma la politica ha
smesso di pensare all’edilizia popolare.
Anche Adriano Sias è nato e cresciuto qui. Quando era ragazzino doveva fare chilometri a
piedi per arrivare a scuola. Poi le lotte degli abitanti hanno fatto sì che a Corviale arrivassero
30 i mezzi pubblici, le fermate dell’autobus, la biblioteca. Oggi è presidente dell’associazione
Inquilini Corviale e osserva la regressione del quartiere: «Tra gli anni Novanta e i primi anni
Duemila avevamo un centro permanente di incontro, una biblioteca, la Banca del Tempo, un
centro di formazione professionale che ora è in disuso, ci piove dentro. C’era il mercato, ma
l’hanno chiuso. La scuola dovrebbe essere ristrutturata, è chiusa pure quella».
35 Cammina lungo la via che costeggia il Serpentone: «Guarda là, se vuole costruire il privato
trovi un palazzo di sei piani pronto in sei mesi, lo Stato, il padrone di casa della gente che vive
nelle case popolari, invece, è assente».
Oggi Corviale non è più densamente popolato come prima, chi ha potuto farlo è andato
via. Anche Adriano è andato via, qualche centinaio di metri più in là: gli spettava una casa
40 popolare grande, «ma non c’è cura qui e non volevo far crescere i ragazzini con la sensazione
che hai una casa di cento metri quadrati ma sei solo, perché il cemento ti mangia l’anima».
Restano molti anziani, qui, spesso murati in casa per giorni interi, perché gli ascensori
sono vandalizzati dalle gang del quartiere [...].
Di fronte al lotto uno del Serpentone c’è un grande cancello. Sopra c’è scritto: «Vince
45 solo chi custodisce». È la sede del Calciosociale di Corviale, l’ha pensato Massimo Vallati,
un passato in curva, poi in polizia, fino al 2005, quando realizza che quello che ha visto fino
a quel momento non corrisponde all’idea di sport che ha in testa e che segue parole chiave
diverse: accoglienza, rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del rapporto
sano con la società. Oggi il Campo dei Miracoli non è solo una scuola di calcio per i ragazzi
50 di Corviale, è la porta a cui bussa chi ha bisogno di un supporto legale, di un aiuto per una
doccia, un pacco di pasta, il luogo di aggregazione di vulnerabilità tenute insieme da una
visione pedagogica dello sport.
[...]
È da questo spazio aperto a tutti i bambini e le bambine del Serpentone, che Massimo
55 Vallati osserva la città: «Roma oggi è una città in cui nascere in un quartiere o in un altro
significa avere meno istruzione, contrarre meno malattie, avere un’alta o bassa aspettativa
di vita. Questa è la Roma che va a votare, una città in cui il tuo destino è legato alla fortuna
di nascere in un quartiere centrale o in periferia».
[...]
Note:
riga
sottotitolo · l’astensionismo · Wahlmüdigkeit
04 · il nido · Kindertagesstätte für unter Dreijährige
11 · irrigidirsi · sich versteifen
14 · fare le sfilate · hier: Shows abziehen
18 · valere il nome · den Namen zuschreiben
19 · stagliarsi · sich abheben
21/22 · il luogo di aggregazione · Ort der Begegnung
24 · andare storto · schiefgehen
27 · l’edilizia popolare · sozialer Wohnungsbau
29 · fare sì che · dafür sorgen, dass
31 · la regressione · Rückgang, Schrumpfung
32 · la Banca del Tempo · Tauschbörse für Dienstleistungen
44 · il lotto uno · Bereich 1
45 · custodire · hier: bewahren
46 · il passato in curva · Vergangenheit als Mitglied eines Fußballfanclubs
56 · contrarre malattie · sich Krankheiten zuziehen
Klausurteil B: Sprachmittlung isoliert
4.
Una vostra amica italiana fa parte di un'associazione di studenti e cerca spunti per aumentare la disponibilità di alloggi per universitari. Scrivete un'e-mail in cui le illustrate il progetto di cui parla il testo. (mediazione) [18 Punkte]
Testo di partenza (Klausurteil B)
Außergewöhnliche WG
Umsonst wohnen – für Rasenmähen und Einkaufen
1 Während viele Studenten verzweifelt nach einem Zimmer suchen, leben viele ältere Menschen alleine in zu großen Wohnungen – und wissen oft nicht, wie lange sie das noch ohne Hilfe können. Auch Karl Fuckerieder hat sich diese Frage gestellt. Vor zweieinhalb Jahren starb seine Frau, die Töchter leben in anderen Städten. Doch der 70-Jährige meistert das Leben in
5 seinem Haus in Obermenzing immer noch ohne Probleme – was auch an Daniel Caballero liegt. Seit über einem Jahr lebt der Mexikaner bei Fuckerieder, er kümmert sich um den Garten und geht mit ihm einkaufen. Im Gegenzug dafür zahlt er keine Miete.
„Wohnen für Hilfe“ heißt das Projekt, das Studenten auf Zimmersuche an Senioren mit Platz vermittelt. Das Angebot gibt es inzwischen in mehr als 30 deutschen Städten, längst nicht
10 mehr nur Studenten interessieren sich für diese Wohnform. In München kümmert sich seit 1996 der Seniorentreff Neuhausen um die alternativen Wohngemeinschaften – und die Nachfrage ist groß. […]
Das Modell, sagt Tauer, sei nicht nur eine Kostenersparnis für die Studenten, sondern auch ein Dienst an der Gesellschaft. Alte Menschen seien heute noch recht lange fähig, allein zu
15 wohnen. „Mit Essen auf Rädern und den Pflegediensten ist viel abgedeckt, aber oft fehlt jemand für die alltäglichen Aufgaben, eine Glühbirne auswechseln oder zum Arzt fahren.“ Als Faustformel gilt: Eine Stunde Arbeit im Monat pro Quadratmeter Wohnfläche. „Drei bis sechs Stunden die Woche sollte man einplanen“, sagt Tauer. Unkraut jäten, Fenster putzen oder bügeln – die Aufgaben der Studenten richten sich nach dem Bedarf der Vermieter, mit einer
20 Einschränkung: Pflegedienste dürfen die Studenten nicht leisten.
Daniel Caballero bewohnt dank des Projekts ein 20 Quadratmeter großes Zimmer: „Mit den Arbeitsstunden sind wir nicht so genau“, sagt Fuckerieder. Er tut sich mit der Gartenarbeit schwer, das ist jetzt die Aufgabe des 24-jährigen Caballero. „Aber wenn der Daniel in einer Woche drei Prüfungen hat, dann mäht er den Rasen halt eine Woche später“, sagt Fuckerieder.
25 […]
„Wir bemühen uns immer, ein optimales Paar zusammenzustellen“, sagt Tauer. Mit einem älteren Menschen zusammenzuziehen, der vielleicht seit Jahren allein lebt, erfordere Rücksichtnahme und Toleranz. Wer in der Sprechstunde vorstellig wird, füllt als erstes einen Fragebogen aus. Jede Frage zu Hobbys und Nebenjobs kann helfen, den richtigen Vermieter zu
30 finden. Besonders wichtig: die Vorerfahrungen. Wer als Kind mit seinen Großeltern im Haus gelebt oder ein Praktikum im Altenheim absolviert hat, weiß, worauf es beim Zusammenleben ankommt. Wenn alles passt, trifft Tauer eine Vorauswahl, die Entscheidung liegt beim Vermieter.
Bei Klaus Fuckerieder und Daniel Caballero passt es. Fuckerieder war früher Lehrer für Bio-
35 logie und Chemie, mit dem Biotechnologie-Studenten Caballero kann er fachsimpeln: „Wir waren auch schon zusammen auf Vorträgen.“ Bedenken, jemand Fremden bei sich wohnen zu lassen, hat er keine. […]
Nicht alle sind so offen wie Klaus Fuckerieder. Brigitte Tauer weiß aus Erfahrung, dass viele Senioren der Schritt Überwindung kostet. Oft wird sie gefragt, ob man dann alle Wertsachen
40 wegschließen müsse. Da kann Tauer beruhigen: „Von Diebstahl habe ich noch nicht gehört.“ Es sei wichtig, alle Bedenken anzusprechen: „Wenn wir eine alte Frau haben, die nicht möchte, dass der Student Freunde mitbringt, dann müssen wir einen Studenten finden, für den das in Ordnung ist.“ Damit es später keine Missverständnisse gibt, unterzeichnen beide Partner einen Vertrag. Der Student zahlt eine Pauschale an Nebenkosten und verpflichtet sich, seine wöchent-
45 liche Arbeitszeit zu erfüllen.
Doch nicht immer funktioniert dieses Arrangement. Vor kurzem vermittelte Tauer einen Studenten, der sein langes Wochenende regelmäßig nutzte, um nach Hause zu fahren. Vier Tage die Woche war er nicht da. Für seine Vermieterin nicht das, was sie sich erwartet hatte, weshalb Tauer ihm nahelegte auszuziehen. Um solche Probleme auszuräumen, begleitet der Senio-
50 rentreff die Partnerschaft und erkundigt sich regelmäßig, wie das Zusammenleben funktioniert. Nicht immer, aber immer wieder wird aus dem Mietverhältnis sogar Freundschaft. […]
Aufgabe HT 2 - Compito 1 · Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete)
Klausurteil A
Il narratore è un afghano che vive in Italia dal 2004 e che ha sposato Fazila, anche lei afghana. Poiché in Afghanistan c'era la guerra, per Fazila è stato necessario chiedere un visto all'ambasciata italiana di Teheran, in Iran.
[...]
Da quando io e Fazila ci eravamo lasciati a Teheran sono trascorsi tre mesi. A metà aprile
ho ricevuto una telefonata dal consolato: il visto era pronto. Fazila poteva finalmente tornare
in Iran, ritirarlo e da lì partire per l'Italia. Così ha fatto.
5 E una volta tanto il destino non si è messo di traverso.
Sono andato a prenderla a Malpensa una gloriosa mattina di maggio, di quelle che sembra
che il mondo sappia chi sei, che conosca la tua felicità e faccia di tutto per fartelo capire e
muoversi a tempo. Quando l'ho vista sbucare oltre le porte scorrevoli degli arrivi mi ha fatto
impressione. Mi è sembrata così piccola, e sperduta, lo sguardo gonfio di stupore. Fazila ha
10 otto anni meno di me. Ha una grande esperienza di eventi che nessuno dovrebbe sperimentare
e poca conoscenza dei mondi oltre i confini del suo. Gli occhi si muovevano come non
riuscissero a stare dietro ai pensieri. Non eravamo a Teheran, questa volta, e quindi appena
ci siamo visti ci siamo abbracciati e siamo rimasti immobili e abbracciati per un tempo
lunghissimo, con la folla che ci sfiorava e le voci e le risate e l'odore del caffè e delle brioche
15 riscaldate nei microonde delle caffetterie.
Sei qui, le ho sussurrato in un orecchio.
Sono qui, ha risposto lei.
La prima cosa che abbiamo fatto, a Torino, è stato andare in giro per la città. Volevo
mostrarle ogni quisquilia, ogni angolino che in qualche modo mi apparteneva, l'università,
20 una piazza particolare, il Po, i Murazzi, la collina. Per qualche giorno l'ho portata in giro sul
portapacchi della bicicletta; mi piaceva vedere le sue gambe spuntare da dietro di me e sentire
le sue mani sulla pancia. Era la conferma che era vera, che era successo davvero. Poi abbiamo
comprato una bici anche per lei. È durata un paio di mesi.
Un giorno Fazila è entrata in casa dicendo: La bici non c'è più.
25 Come non c'è più?
L'ho lasciata in cortile.
E non c'è?
No.
Sono andato ad affacciarmi dal balcone: Ma dov'era?
30 Fazila ha indicato dove l'aveva messa.
E il lucchetto e la catena?
Via con la bici.
Strano.
Perché?
35 Di solito li lasciano a terra.
E perché?
Be', dopo che li hanno spaccati con la tronchesina non ci fanno molto, non credi?
Fazila mi ha guardato senza capire.
Non era granché, quel lucchetto, ma è strano, la mia non l'hanno mai presa e la lascio in
40 cortile da anni. La lego sempre nello stesso posto.
Forse avrei dovuto farlo anch'io.
Cosa?
Legarla.
L'ho studiata come dovessi tradurre una scritta in urdu: Non era legata?
45 No.
Fazila... ma certo che devi legarla.
Ma è il cortile nel nostro palazzo. Una bici vecchia.
Be', non così vecchia, sai?
Le ho sorriso e l'ho stretta forte. Era dispiaciuta. Il problema è che era convinta che l'Italia
50 fosse un Paese in cui tutti stanno bene, al punto che se qualcuno ha bisogno di qualcosa va e
se la compra, mica la ruba agli altri. [...] Torino, nel suo immaginario, era un luogo con una
purezza intrisa di benessere. Questa sua ingenuità mi commuoveva. Tempo dopo è successo
di nuovo. Non c'ha pensato, è scesa dalla bici, l'ha appoggiata contro un muro e quando è
tornata non c'era più. Ora ne abbiamo comprata una terza. È tanto brutta e scassata che siamo
55 ragionevolmente certi che nessuno gliela ruberà.
Con lo stesso spirito, i primi tempi, Fazila, lasciava aperta la porta di casa. Perché le persone,
soprattutto quelle che abitavano sul nostro pianerottolo, sapessero che erano le benvenute, in
ogni momento. Ho dovuto dirle che non era il caso. Mi rimproverava perché non invitavamo
mai i condòmini a cena. Le ho spiegato che non funziona così. Ha detto che nell'Hazarajat, in
60 un palazzo grande come il nostro, si sarebbero organizzate delle cene a turno: una sera a casa
di uno e una a casa di un altro. Le ho detto che prima o poi l'avremmo organizzata questa
cosa, gliel'ho promesso: una festa dei vicini.
[...]
Lei sta imparando l'italiano e vorrebbe che io, a casa, le parlassi in italiano, ma io invece
65 adoro sentirla parlare afghano. Adoro il suono della sua voce e, dopo tutti questi anni, volete
mettere entrare in casa, qualsiasi cosa questa parola meravigliosa voglia dire, e sentir parlare
la tua lingua madre? Mi piace da morire. Quindi, se lei è indietro rispetto a quanto potrebbe
essere, temo sia colpa mia. Però la sera e nel fine settimana facciamo esercizio insieme. Ora
abbiamo anche scritto su un cartellone, appeso in cucina, i nomi di tutti gli utensili. Stessa
70 cosa in camera da letto, in corridoio e in bagno. Per migliorare il lessico. Il prossimo passaggio
saranno i verbi: troveremo un modo per giocarci sopra.
[...]
Note:
riga
03 · il consolato · es handelt sich um das iranische Konsulat in Mailand, das zuständig für Norditalien ist
05 · mettersi di traverso · sich quer stellen
06 · Malpensa · internationaler Flughafen Mailands
19 · la quisquilia · Kleinigkeit
20 · i Murazzi · Mauerdamm entlang des Flusses Po in der Altstadt von Turin
21 · il portapacchi · Gepäckträger eines Fahrrads
37 · la tronchesina · hier: Zange
44 · in urdu · auf Urdu (Sprache, die in Pakistan gesprochen wird und nicht die Muttersprache des Erzählers ist)
52 · intriso di · triefend von
59 · il condòmino · Hausbewohner
59 · Hazarajat · Bergregion in Afghanistan
69 · l'utensile · Küchengerät
Compito 1
Riassumete ciò che Fazila ha vissuto durante i suoi primi tempi in Italia. (comprensione)
[12 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 2 · Analyse literarischer Texte (Figuren, Erzählweise, Sprache)
Klausurteil A
Il narratore è un afghano che vive in Italia dal 2004 e che ha sposato Fazila, anche lei afghana. Poiché in Afghanistan c'era la guerra, per Fazila è stato necessario chiedere un visto all'ambasciata italiana di Teheran, in Iran.
[...]
Da quando io e Fazila ci eravamo lasciati a Teheran sono trascorsi tre mesi. A metà aprile
ho ricevuto una telefonata dal consolato: il visto era pronto. Fazila poteva finalmente tornare
in Iran, ritirarlo e da lì partire per l'Italia. Così ha fatto.
5 E una volta tanto il destino non si è messo di traverso.
Sono andato a prenderla a Malpensa una gloriosa mattina di maggio, di quelle che sembra
che il mondo sappia chi sei, che conosca la tua felicità e faccia di tutto per fartelo capire e
muoversi a tempo. Quando l'ho vista sbucare oltre le porte scorrevoli degli arrivi mi ha fatto
impressione. Mi è sembrata così piccola, e sperduta, lo sguardo gonfio di stupore. Fazila ha
10 otto anni meno di me. Ha una grande esperienza di eventi che nessuno dovrebbe sperimentare
e poca conoscenza dei mondi oltre i confini del suo. Gli occhi si muovevano come non
riuscissero a stare dietro ai pensieri. Non eravamo a Teheran, questa volta, e quindi appena
ci siamo visti ci siamo abbracciati e siamo rimasti immobili e abbracciati per un tempo
lunghissimo, con la folla che ci sfiorava e le voci e le risate e l'odore del caffè e delle brioche
15 riscaldate nei microonde delle caffetterie.
Sei qui, le ho sussurrato in un orecchio.
Sono qui, ha risposto lei.
La prima cosa che abbiamo fatto, a Torino, è stato andare in giro per la città. Volevo
mostrarle ogni quisquilia, ogni angolino che in qualche modo mi apparteneva, l'università,
20 una piazza particolare, il Po, i Murazzi, la collina. Per qualche giorno l'ho portata in giro sul
portapacchi della bicicletta; mi piaceva vedere le sue gambe spuntare da dietro di me e sentire
le sue mani sulla pancia. Era la conferma che era vera, che era successo davvero. Poi abbiamo
comprato una bici anche per lei. È durata un paio di mesi.
Un giorno Fazila è entrata in casa dicendo: La bici non c'è più.
25 Come non c'è più?
L'ho lasciata in cortile.
E non c'è?
No.
Sono andato ad affacciarmi dal balcone: Ma dov'era?
30 Fazila ha indicato dove l'aveva messa.
E il lucchetto e la catena?
Via con la bici.
Strano.
Perché?
35 Di solito li lasciano a terra.
E perché?
Be', dopo che li hanno spaccati con la tronchesina non ci fanno molto, non credi?
Fazila mi ha guardato senza capire.
Non era granché, quel lucchetto, ma è strano, la mia non l'hanno mai presa e la lascio in
40 cortile da anni. La lego sempre nello stesso posto.
Forse avrei dovuto farlo anch'io.
Cosa?
Legarla.
L'ho studiata come dovessi tradurre una scritta in urdu: Non era legata?
45 No.
Fazila... ma certo che devi legarla.
Ma è il cortile nel nostro palazzo. Una bici vecchia.
Be', non così vecchia, sai?
Le ho sorriso e l'ho stretta forte. Era dispiaciuta. Il problema è che era convinta che l'Italia
50 fosse un Paese in cui tutti stanno bene, al punto che se qualcuno ha bisogno di qualcosa va e
se la compra, mica la ruba agli altri. [...] Torino, nel suo immaginario, era un luogo con una
purezza intrisa di benessere. Questa sua ingenuità mi commuoveva. Tempo dopo è successo
di nuovo. Non c'ha pensato, è scesa dalla bici, l'ha appoggiata contro un muro e quando è
tornata non c'era più. Ora ne abbiamo comprata una terza. È tanto brutta e scassata che siamo
55 ragionevolmente certi che nessuno gliela ruberà.
Con lo stesso spirito, i primi tempi, Fazila, lasciava aperta la porta di casa. Perché le persone,
soprattutto quelle che abitavano sul nostro pianerottolo, sapessero che erano le benvenute, in
ogni momento. Ho dovuto dirle che non era il caso. Mi rimproverava perché non invitavamo
mai i condòmini a cena. Le ho spiegato che non funziona così. Ha detto che nell'Hazarajat, in
60 un palazzo grande come il nostro, si sarebbero organizzate delle cene a turno: una sera a casa
di uno e una a casa di un altro. Le ho detto che prima o poi l'avremmo organizzata questa
cosa, gliel'ho promesso: una festa dei vicini.
[...]
Lei sta imparando l'italiano e vorrebbe che io, a casa, le parlassi in italiano, ma io invece
65 adoro sentirla parlare afghano. Adoro il suono della sua voce e, dopo tutti questi anni, volete
mettere entrare in casa, qualsiasi cosa questa parola meravigliosa voglia dire, e sentir parlare
la tua lingua madre? Mi piace da morire. Quindi, se lei è indietro rispetto a quanto potrebbe
essere, temo sia colpa mia. Però la sera e nel fine settimana facciamo esercizio insieme. Ora
abbiamo anche scritto su un cartellone, appeso in cucina, i nomi di tutti gli utensili. Stessa
70 cosa in camera da letto, in corridoio e in bagno. Per migliorare il lessico. Il prossimo passaggio
saranno i verbi: troveremo un modo per giocarci sopra.
[...]
Note:
riga
03 · il consolato · es handelt sich um das iranische Konsulat in Mailand, das zuständig für Norditalien ist
05 · mettersi di traverso · sich quer stellen
06 · Malpensa · internationaler Flughafen Mailands
19 · la quisquilia · Kleinigkeit
20 · i Murazzi · Mauerdamm entlang des Flusses Po in der Altstadt von Turin
21 · il portapacchi · Gepäckträger eines Fahrrads
37 · la tronchesina · hier: Zange
44 · in urdu · auf Urdu (Sprache, die in Pakistan gesprochen wird und nicht die Muttersprache des Erzählers ist)
52 · intriso di · triefend von
59 · il condòmino · Hausbewohner
59 · Hazarajat · Bergregion in Afghanistan
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Compito 2
Esaminate come si sente il narratore nella situazione descritta nel testo, tenendo conto anche del linguaggio e dello stile adottati dall'autore. (analisi)
[14 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 3.1 · Stellungnahme und Kommentar (Commentate)
Klausurteil A
Il narratore è un afghano che vive in Italia dal 2004 e che ha sposato Fazila, anche lei afghana. Poiché in Afghanistan c'era la guerra, per Fazila è stato necessario chiedere un visto all'ambasciata italiana di Teheran, in Iran.
[...]
Da quando io e Fazila ci eravamo lasciati a Teheran sono trascorsi tre mesi. A metà aprile
ho ricevuto una telefonata dal consolato: il visto era pronto. Fazila poteva finalmente tornare
in Iran, ritirarlo e da lì partire per l'Italia. Così ha fatto.
5 E una volta tanto il destino non si è messo di traverso.
Sono andato a prenderla a Malpensa una gloriosa mattina di maggio, di quelle che sembra
che il mondo sappia chi sei, che conosca la tua felicità e faccia di tutto per fartelo capire e
muoversi a tempo. Quando l'ho vista sbucare oltre le porte scorrevoli degli arrivi mi ha fatto
impressione. Mi è sembrata così piccola, e sperduta, lo sguardo gonfio di stupore. Fazila ha
10 otto anni meno di me. Ha una grande esperienza di eventi che nessuno dovrebbe sperimentare
e poca conoscenza dei mondi oltre i confini del suo. Gli occhi si muovevano come non
riuscissero a stare dietro ai pensieri. Non eravamo a Teheran, questa volta, e quindi appena
ci siamo visti ci siamo abbracciati e siamo rimasti immobili e abbracciati per un tempo
lunghissimo, con la folla che ci sfiorava e le voci e le risate e l'odore del caffè e delle brioche
15 riscaldate nei microonde delle caffetterie.
Sei qui, le ho sussurrato in un orecchio.
Sono qui, ha risposto lei.
La prima cosa che abbiamo fatto, a Torino, è stato andare in giro per la città. Volevo
mostrarle ogni quisquilia, ogni angolino che in qualche modo mi apparteneva, l'università,
20 una piazza particolare, il Po, i Murazzi, la collina. Per qualche giorno l'ho portata in giro sul
portapacchi della bicicletta; mi piaceva vedere le sue gambe spuntare da dietro di me e sentire
le sue mani sulla pancia. Era la conferma che era vera, che era successo davvero. Poi abbiamo
comprato una bici anche per lei. È durata un paio di mesi.
Un giorno Fazila è entrata in casa dicendo: La bici non c'è più.
25 Come non c'è più?
L'ho lasciata in cortile.
E non c'è?
No.
Sono andato ad affacciarmi dal balcone: Ma dov'era?
30 Fazila ha indicato dove l'aveva messa.
E il lucchetto e la catena?
Via con la bici.
Strano.
Perché?
35 Di solito li lasciano a terra.
E perché?
Be', dopo che li hanno spaccati con la tronchesina non ci fanno molto, non credi?
Fazila mi ha guardato senza capire.
Non era granché, quel lucchetto, ma è strano, la mia non l'hanno mai presa e la lascio in
40 cortile da anni. La lego sempre nello stesso posto.
Forse avrei dovuto farlo anch'io.
Cosa?
Legarla.
L'ho studiata come dovessi tradurre una scritta in urdu: Non era legata?
45 No.
Fazila... ma certo che devi legarla.
Ma è il cortile nel nostro palazzo. Una bici vecchia.
Be', non così vecchia, sai?
Le ho sorriso e l'ho stretta forte. Era dispiaciuta. Il problema è che era convinta che l'Italia
50 fosse un Paese in cui tutti stanno bene, al punto che se qualcuno ha bisogno di qualcosa va e
se la compra, mica la ruba agli altri. [...] Torino, nel suo immaginario, era un luogo con una
purezza intrisa di benessere. Questa sua ingenuità mi commuoveva. Tempo dopo è successo
di nuovo. Non c'ha pensato, è scesa dalla bici, l'ha appoggiata contro un muro e quando è
tornata non c'era più. Ora ne abbiamo comprata una terza. È tanto brutta e scassata che siamo
55 ragionevolmente certi che nessuno gliela ruberà.
Con lo stesso spirito, i primi tempi, Fazila, lasciava aperta la porta di casa. Perché le persone,
soprattutto quelle che abitavano sul nostro pianerottolo, sapessero che erano le benvenute, in
ogni momento. Ho dovuto dirle che non era il caso. Mi rimproverava perché non invitavamo
mai i condòmini a cena. Le ho spiegato che non funziona così. Ha detto che nell'Hazarajat, in
60 un palazzo grande come il nostro, si sarebbero organizzate delle cene a turno: una sera a casa
di uno e una a casa di un altro. Le ho detto che prima o poi l'avremmo organizzata questa
cosa, gliel'ho promesso: una festa dei vicini.
[...]
Lei sta imparando l'italiano e vorrebbe che io, a casa, le parlassi in italiano, ma io invece
65 adoro sentirla parlare afghano. Adoro il suono della sua voce e, dopo tutti questi anni, volete
mettere entrare in casa, qualsiasi cosa questa parola meravigliosa voglia dire, e sentir parlare
la tua lingua madre? Mi piace da morire. Quindi, se lei è indietro rispetto a quanto potrebbe
essere, temo sia colpa mia. Però la sera e nel fine settimana facciamo esercizio insieme. Ora
abbiamo anche scritto su un cartellone, appeso in cucina, i nomi di tutti gli utensili. Stessa
70 cosa in camera da letto, in corridoio e in bagno. Per migliorare il lessico. Il prossimo passaggio
saranno i verbi: troveremo un modo per giocarci sopra.
[...]
Note:
riga
03 · il consolato · es handelt sich um das iranische Konsulat in Mailand, das zuständig für Norditalien ist
05 · mettersi di traverso · sich quer stellen
06 · Malpensa · internationaler Flughafen Mailands
19 · la quisquilia · Kleinigkeit
20 · i Murazzi · Mauerdamm entlang des Flusses Po in der Altstadt von Turin
21 · il portapacchi · Gepäckträger eines Fahrrads
37 · la tronchesina · hier: Zange
44 · in urdu · auf Urdu (Sprache, die in Pakistan gesprochen wird und nicht die Muttersprache des Erzählers ist)
52 · intriso di · triefend von
59 · il condòmino · Hausbewohner
59 · Hazarajat · Bergregion in Afghanistan
69 · l'utensile · Küchengerät
Compito 3.1 (a scelta)
«Il problema è che era convinta che l'Italia fosse un Paese in cui tutti stanno bene, al punto che se qualcuno ha bisogno di qualcosa va e se la compra, mica la ruba agli altri.» (r. 49 – 51)
Prendendo spunto da questa citazione, commentate le aspettative e le possibili difficoltà di chi arriva in Italia da Paesi in via di sviluppo. (commento)
[16 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 3.2 · Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel
Klausurteil A
Il narratore è un afghano che vive in Italia dal 2004 e che ha sposato Fazila, anche lei afghana. Poiché in Afghanistan c'era la guerra, per Fazila è stato necessario chiedere un visto all'ambasciata italiana di Teheran, in Iran.
[...]
Da quando io e Fazila ci eravamo lasciati a Teheran sono trascorsi tre mesi. A metà aprile
ho ricevuto una telefonata dal consolato: il visto era pronto. Fazila poteva finalmente tornare
in Iran, ritirarlo e da lì partire per l'Italia. Così ha fatto.
5 E una volta tanto il destino non si è messo di traverso.
Sono andato a prenderla a Malpensa una gloriosa mattina di maggio, di quelle che sembra
che il mondo sappia chi sei, che conosca la tua felicità e faccia di tutto per fartelo capire e
muoversi a tempo. Quando l'ho vista sbucare oltre le porte scorrevoli degli arrivi mi ha fatto
impressione. Mi è sembrata così piccola, e sperduta, lo sguardo gonfio di stupore. Fazila ha
10 otto anni meno di me. Ha una grande esperienza di eventi che nessuno dovrebbe sperimentare
e poca conoscenza dei mondi oltre i confini del suo. Gli occhi si muovevano come non
riuscissero a stare dietro ai pensieri. Non eravamo a Teheran, questa volta, e quindi appena
ci siamo visti ci siamo abbracciati e siamo rimasti immobili e abbracciati per un tempo
lunghissimo, con la folla che ci sfiorava e le voci e le risate e l'odore del caffè e delle brioche
15 riscaldate nei microonde delle caffetterie.
Sei qui, le ho sussurrato in un orecchio.
Sono qui, ha risposto lei.
La prima cosa che abbiamo fatto, a Torino, è stato andare in giro per la città. Volevo
mostrarle ogni quisquilia, ogni angolino che in qualche modo mi apparteneva, l'università,
20 una piazza particolare, il Po, i Murazzi, la collina. Per qualche giorno l'ho portata in giro sul
portapacchi della bicicletta; mi piaceva vedere le sue gambe spuntare da dietro di me e sentire
le sue mani sulla pancia. Era la conferma che era vera, che era successo davvero. Poi abbiamo
comprato una bici anche per lei. È durata un paio di mesi.
Un giorno Fazila è entrata in casa dicendo: La bici non c'è più.
25 Come non c'è più?
L'ho lasciata in cortile.
E non c'è?
No.
Sono andato ad affacciarmi dal balcone: Ma dov'era?
30 Fazila ha indicato dove l'aveva messa.
E il lucchetto e la catena?
Via con la bici.
Strano.
Perché?
35 Di solito li lasciano a terra.
E perché?
Be', dopo che li hanno spaccati con la tronchesina non ci fanno molto, non credi?
Fazila mi ha guardato senza capire.
Non era granché, quel lucchetto, ma è strano, la mia non l'hanno mai presa e la lascio in
40 cortile da anni. La lego sempre nello stesso posto.
Forse avrei dovuto farlo anch'io.
Cosa?
Legarla.
L'ho studiata come dovessi tradurre una scritta in urdu: Non era legata?
45 No.
Fazila... ma certo che devi legarla.
Ma è il cortile nel nostro palazzo. Una bici vecchia.
Be', non così vecchia, sai?
Le ho sorriso e l'ho stretta forte. Era dispiaciuta. Il problema è che era convinta che l'Italia
50 fosse un Paese in cui tutti stanno bene, al punto che se qualcuno ha bisogno di qualcosa va e
se la compra, mica la ruba agli altri. [...] Torino, nel suo immaginario, era un luogo con una
purezza intrisa di benessere. Questa sua ingenuità mi commuoveva. Tempo dopo è successo
di nuovo. Non c'ha pensato, è scesa dalla bici, l'ha appoggiata contro un muro e quando è
tornata non c'era più. Ora ne abbiamo comprata una terza. È tanto brutta e scassata che siamo
55 ragionevolmente certi che nessuno gliela ruberà.
Con lo stesso spirito, i primi tempi, Fazila, lasciava aperta la porta di casa. Perché le persone,
soprattutto quelle che abitavano sul nostro pianerottolo, sapessero che erano le benvenute, in
ogni momento. Ho dovuto dirle che non era il caso. Mi rimproverava perché non invitavamo
mai i condòmini a cena. Le ho spiegato che non funziona così. Ha detto che nell'Hazarajat, in
60 un palazzo grande come il nostro, si sarebbero organizzate delle cene a turno: una sera a casa
di uno e una a casa di un altro. Le ho detto che prima o poi l'avremmo organizzata questa
cosa, gliel'ho promesso: una festa dei vicini.
[...]
Lei sta imparando l'italiano e vorrebbe che io, a casa, le parlassi in italiano, ma io invece
65 adoro sentirla parlare afghano. Adoro il suono della sua voce e, dopo tutti questi anni, volete
mettere entrare in casa, qualsiasi cosa questa parola meravigliosa voglia dire, e sentir parlare
la tua lingua madre? Mi piace da morire. Quindi, se lei è indietro rispetto a quanto potrebbe
essere, temo sia colpa mia. Però la sera e nel fine settimana facciamo esercizio insieme. Ora
abbiamo anche scritto su un cartellone, appeso in cucina, i nomi di tutti gli utensili. Stessa
70 cosa in camera da letto, in corridoio e in bagno. Per migliorare il lessico. Il prossimo passaggio
saranno i verbi: troveremo un modo per giocarci sopra.
[...]
Note:
riga
03 · il consolato · es handelt sich um das iranische Konsulat in Mailand, das zuständig für Norditalien ist
05 · mettersi di traverso · sich quer stellen
06 · Malpensa · internationaler Flughafen Mailands
19 · la quisquilia · Kleinigkeit
20 · i Murazzi · Mauerdamm entlang des Flusses Po in der Altstadt von Turin
21 · il portapacchi · Gepäckträger eines Fahrrads
37 · la tronchesina · hier: Zange
44 · in urdu · auf Urdu (Sprache, die in Pakistan gesprochen wird und nicht die Muttersprache des Erzählers ist)
52 · intriso di · triefend von
59 · il condòmino · Hausbewohner
59 · Hazarajat · Bergregion in Afghanistan
69 · l'utensile · Küchengerät
Compito 3.2 (oppure)
Nel corso del vostro anno in Italia siete stati invitati a prendere la parola durante un incontro tra studenti dedicato al tema “Per costruire un’Italia multiculturale”.
Scrivete il testo del vostro discorso: partendo dall’esperienza di Fazila, riflettete sugli obblighi dello Stato e sulle iniziative che gli immigrati stessi potrebbero intraprendere per raggiungere questo traguardo. (produzione libera)
[16 Punkte]
Aufgabe HT 2 - Compito 4 · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch
Un amico italiano fa volontariato in un centro di accoglienza per rifugiati e sta cercando idee per rendere più facile l'arrivo di famiglie immigrate in Italia. Avete trovato questo articolo, che pensate possa servirgli. Scrivete un'e-mail in cui gli presentate il progetto illustrato nel testo.
Klausurteil A
Il narratore è un afghano che vive in Italia dal 2004 e che ha sposato Fazila, anche lei afghana. Poiché in Afghanistan c'era la guerra, per Fazila è stato necessario chiedere un visto all'ambasciata italiana di Teheran, in Iran.
[...]
Da quando io e Fazila ci eravamo lasciati a Teheran sono trascorsi tre mesi. A metà aprile
ho ricevuto una telefonata dal consolato: il visto era pronto. Fazila poteva finalmente tornare
in Iran, ritirarlo e da lì partire per l'Italia. Così ha fatto.
5 E una volta tanto il destino non si è messo di traverso.
Sono andato a prenderla a Malpensa una gloriosa mattina di maggio, di quelle che sembra
che il mondo sappia chi sei, che conosca la tua felicità e faccia di tutto per fartelo capire e
muoversi a tempo. Quando l'ho vista sbucare oltre le porte scorrevoli degli arrivi mi ha fatto
impressione. Mi è sembrata così piccola, e sperduta, lo sguardo gonfio di stupore. Fazila ha
10 otto anni meno di me. Ha una grande esperienza di eventi che nessuno dovrebbe sperimentare
e poca conoscenza dei mondi oltre i confini del suo. Gli occhi si muovevano come non
riuscissero a stare dietro ai pensieri. Non eravamo a Teheran, questa volta, e quindi appena
ci siamo visti ci siamo abbracciati e siamo rimasti immobili e abbracciati per un tempo
lunghissimo, con la folla che ci sfiorava e le voci e le risate e l'odore del caffè e delle brioche
15 riscaldate nei microonde delle caffetterie.
Sei qui, le ho sussurrato in un orecchio.
Sono qui, ha risposto lei.
La prima cosa che abbiamo fatto, a Torino, è stato andare in giro per la città. Volevo
mostrarle ogni quisquilia, ogni angolino che in qualche modo mi apparteneva, l'università,
20 una piazza particolare, il Po, i Murazzi, la collina. Per qualche giorno l'ho portata in giro sul
portapacchi della bicicletta; mi piaceva vedere le sue gambe spuntare da dietro di me e sentire
le sue mani sulla pancia. Era la conferma che era vera, che era successo davvero. Poi abbiamo
comprato una bici anche per lei. È durata un paio di mesi.
Un giorno Fazila è entrata in casa dicendo: La bici non c'è più.
25 Come non c'è più?
L'ho lasciata in cortile.
E non c'è?
No.
Sono andato ad affacciarmi dal balcone: Ma dov'era?
30 Fazila ha indicato dove l'aveva messa.
E il lucchetto e la catena?
Via con la bici.
Strano.
Perché?
35 Di solito li lasciano a terra.
E perché?
Be', dopo che li hanno spaccati con la tronchesina non ci fanno molto, non credi?
Fazila mi ha guardato senza capire.
Non era granché, quel lucchetto, ma è strano, la mia non l'hanno mai presa e la lascio in
40 cortile da anni. La lego sempre nello stesso posto.
Forse avrei dovuto farlo anch'io.
Cosa?
Legarla.
L'ho studiata come dovessi tradurre una scritta in urdu: Non era legata?
45 No.
Fazila... ma certo che devi legarla.
Ma è il cortile nel nostro palazzo. Una bici vecchia.
Be', non così vecchia, sai?
Le ho sorriso e l'ho stretta forte. Era dispiaciuta. Il problema è che era convinta che l'Italia
50 fosse un Paese in cui tutti stanno bene, al punto che se qualcuno ha bisogno di qualcosa va e
se la compra, mica la ruba agli altri. [...] Torino, nel suo immaginario, era un luogo con una
purezza intrisa di benessere. Questa sua ingenuità mi commuoveva. Tempo dopo è successo
di nuovo. Non c'ha pensato, è scesa dalla bici, l'ha appoggiata contro un muro e quando è
tornata non c'era più. Ora ne abbiamo comprata una terza. È tanto brutta e scassata che siamo
55 ragionevolmente certi che nessuno gliela ruberà.
Con lo stesso spirito, i primi tempi, Fazila, lasciava aperta la porta di casa. Perché le persone,
soprattutto quelle che abitavano sul nostro pianerottolo, sapessero che erano le benvenute, in
ogni momento. Ho dovuto dirle che non era il caso. Mi rimproverava perché non invitavamo
mai i condòmini a cena. Le ho spiegato che non funziona così. Ha detto che nell'Hazarajat, in
60 un palazzo grande come il nostro, si sarebbero organizzate delle cene a turno: una sera a casa
di uno e una a casa di un altro. Le ho detto che prima o poi l'avremmo organizzata questa
cosa, gliel'ho promesso: una festa dei vicini.
[...]
Lei sta imparando l'italiano e vorrebbe che io, a casa, le parlassi in italiano, ma io invece
65 adoro sentirla parlare afghano. Adoro il suono della sua voce e, dopo tutti questi anni, volete
mettere entrare in casa, qualsiasi cosa questa parola meravigliosa voglia dire, e sentir parlare
la tua lingua madre? Mi piace da morire. Quindi, se lei è indietro rispetto a quanto potrebbe
essere, temo sia colpa mia. Però la sera e nel fine settimana facciamo esercizio insieme. Ora
abbiamo anche scritto su un cartellone, appeso in cucina, i nomi di tutti gli utensili. Stessa
70 cosa in camera da letto, in corridoio e in bagno. Per migliorare il lessico. Il prossimo passaggio
saranno i verbi: troveremo un modo per giocarci sopra.
[...]
Note:
riga
03 · il consolato · es handelt sich um das iranische Konsulat in Mailand, das zuständig für Norditalien ist
05 · mettersi di traverso · sich quer stellen
06 · Malpensa · internationaler Flughafen Mailands
19 · la quisquilia · Kleinigkeit
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