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Examen de Italiano PAU Madrid 2023 · Ordinaria Coincidencias

Examen de Italiano de Selectividad de Madrid (PAU/EvAU) 2023, Ordinaria Coincidencias (junio): 5 problemas con solución. Temas: Comprensione del testo.

Temas del examen: Comprensione del testo · Competenza lessicale · Competenza grammaticale · Produzione scritta

Ejercicio Preguntas A.1 - A.2 · Comprensione del testo

TEXTO A

Avatar, la meraviglia e il cinema che verrà

Quando nel 2009 Avatar di James Cameron vide la luce, eravamo in un altro mondo e in un altro cinema. Ad esempio, il Marvel Cinematic Universe era solo all'inizio del suo percorso, Barack Obama si era installato da poco alla Casa Bianca, raccogliendo un paese messo in ginocchio dalla crisi del 2008, mentre le piattaforme erano ancora una prospettiva piuttosto lontana. Il film di Cameron usciva – prodotto e distribuito dalla Fox – accompagnato da aspettative altissime, segnato da un destino già scritto: si diceva che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema, che avrebbe portato l'esperienza 3D a un livello mai visto, sdoganandola definitivamente, e che avrebbe costituito, dal punto di vista tecnologico, uno spartiacque.

Cameron era decisamente avvezzo a sfide di questo tipo: dalla scintillante CGI di Terminator 2 alla grandeur di Titanic, il regista americano non si è mai fatto intimorire dall'importanza della posta. A tredici anni di distanza possiamo dirlo, una parte delle aspettative riversate su Avatar si è rivelata esagerata, ma anche se la storia del cinema non l'ha stravolta, certamente vi è entrato a pieno titolo, essendo un film dalla portata teorica decisamente significativa. In quel periodo di transizione, tra la fine del primo decennio del nuovo millennio e l'inizio del secondo, il film di Cameron riusciva a mettere in scena la trasformazione della mediasfera e l'avvento di un mondo iperconnesso, nell'ambito di un racconto classico ma efficace, che si faceva anche portavoce di una serie di (urgenti allora, disperate oggi) istanze ecologiste. Non solo, Avatar riusciva a servirsi della tecnologia in un modo davvero innovativo, in qualche modo reinventando il concetto di spettacolo cinematografico, ricollegandolo allo stupore delle origini.

(Simone Spoladori)

Preguntas

A.1

A.1 (3 puntos) Riassumere in poche parole il contenuto del testo. (75 parole ca.)

A.2

A.2 (1 punto) Dire se è vero o falso:

Pregunta A.3 · Competenza lessicale

TEXTO A

Avatar, la meraviglia e il cinema che verrà

Quando nel 2009 Avatar di James Cameron vide la luce, eravamo in un altro mondo e in un altro cinema. Ad esempio, il Marvel Cinematic Universe era solo all'inizio del suo percorso, Barack Obama si era installato da poco alla Casa Bianca, raccogliendo un paese messo in ginocchio dalla crisi del 2008, mentre le piattaforme erano ancora una prospettiva piuttosto lontana. Il film di Cameron usciva – prodotto e distribuito dalla Fox – accompagnato da aspettative altissime, segnato da un destino già scritto: si diceva che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema, che avrebbe portato l'esperienza 3D a un livello mai visto, sdoganandola definitivamente, e che avrebbe costituito, dal punto di vista tecnologico, uno spartiacque.

Cameron era decisamente avvezzo a sfide di questo tipo: dalla scintillante CGI di Terminator 2 alla grandeur di Titanic, il regista americano non si è mai fatto intimorire dall'importanza della posta. A tredici anni di distanza possiamo dirlo, una parte delle aspettative riversate su Avatar si è rivelata esagerata, ma anche se la storia del cinema non l'ha stravolta, certamente vi è entrato a pieno titolo, essendo un film dalla portata teorica decisamente significativa. In quel periodo di transizione, tra la fine del primo decennio del nuovo millennio e l'inizio del secondo, il film di Cameron riusciva a mettere in scena la trasformazione della mediasfera e l'avvento di un mondo iperconnesso, nell'ambito di un racconto classico ma efficace, che si faceva anche portavoce di una serie di (urgenti allora, disperate oggi) istanze ecologiste. Non solo, Avatar riusciva a servirsi della tecnologia in un modo davvero innovativo, in qualche modo reinventando il concetto di spettacolo cinematografico, ricollegandolo allo stupore delle origini.

(Simone Spoladori)

A.3 (1 punto) Scrivere una frase con ognuna delle seguenti parole, tenendo conto del loro significato nel testo: percorso, distanza, scena, stupore.

1.

2.

3.

4.

Pregunta A.4 · Competenza lessicale

TEXTO A

Avatar, la meraviglia e il cinema che verrà

Quando nel 2009 Avatar di James Cameron vide la luce, eravamo in un altro mondo e in un altro cinema. Ad esempio, il Marvel Cinematic Universe era solo all'inizio del suo percorso, Barack Obama si era installato da poco alla Casa Bianca, raccogliendo un paese messo in ginocchio dalla crisi del 2008, mentre le piattaforme erano ancora una prospettiva piuttosto lontana. Il film di Cameron usciva – prodotto e distribuito dalla Fox – accompagnato da aspettative altissime, segnato da un destino già scritto: si diceva che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema, che avrebbe portato l'esperienza 3D a un livello mai visto, sdoganandola definitivamente, e che avrebbe costituito, dal punto di vista tecnologico, uno spartiacque.

Cameron era decisamente avvezzo a sfide di questo tipo: dalla scintillante CGI di Terminator 2 alla grandeur di Titanic, il regista americano non si è mai fatto intimorire dall'importanza della posta. A tredici anni di distanza possiamo dirlo, una parte delle aspettative riversate su Avatar si è rivelata esagerata, ma anche se la storia del cinema non l'ha stravolta, certamente vi è entrato a pieno titolo, essendo un film dalla portata teorica decisamente significativa. In quel periodo di transizione, tra la fine del primo decennio del nuovo millennio e l'inizio del secondo, il film di Cameron riusciva a mettere in scena la trasformazione della mediasfera e l'avvento di un mondo iperconnesso, nell'ambito di un racconto classico ma efficace, che si faceva anche portavoce di una serie di (urgenti allora, disperate oggi) istanze ecologiste. Non solo, Avatar riusciva a servirsi della tecnologia in un modo davvero innovativo, in qualche modo reinventando il concetto di spettacolo cinematografico, ricollegandolo allo stupore delle origini.

(Simone Spoladori)

A.4 (1 punto) Dire l'opposto di: lontana, altissime, sempre, nuovo.

a)

b)

c)

d)

Pregunta A.5 · Competenza grammaticale

TEXTO A

Avatar, la meraviglia e il cinema che verrà

Quando nel 2009 Avatar di James Cameron vide la luce, eravamo in un altro mondo e in un altro cinema. Ad esempio, il Marvel Cinematic Universe era solo all'inizio del suo percorso, Barack Obama si era installato da poco alla Casa Bianca, raccogliendo un paese messo in ginocchio dalla crisi del 2008, mentre le piattaforme erano ancora una prospettiva piuttosto lontana. Il film di Cameron usciva – prodotto e distribuito dalla Fox – accompagnato da aspettative altissime, segnato da un destino già scritto: si diceva che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema, che avrebbe portato l'esperienza 3D a un livello mai visto, sdoganandola definitivamente, e che avrebbe costituito, dal punto di vista tecnologico, uno spartiacque.

Cameron era decisamente avvezzo a sfide di questo tipo: dalla scintillante CGI di Terminator 2 alla grandeur di Titanic, il regista americano non si è mai fatto intimorire dall'importanza della posta. A tredici anni di distanza possiamo dirlo, una parte delle aspettative riversate su Avatar si è rivelata esagerata, ma anche se la storia del cinema non l'ha stravolta, certamente vi è entrato a pieno titolo, essendo un film dalla portata teorica decisamente significativa. In quel periodo di transizione, tra la fine del primo decennio del nuovo millennio e l'inizio del secondo, il film di Cameron riusciva a mettere in scena la trasformazione della mediasfera e l'avvento di un mondo iperconnesso, nell'ambito di un racconto classico ma efficace, che si faceva anche portavoce di una serie di (urgenti allora, disperate oggi) istanze ecologiste. Non solo, Avatar riusciva a servirsi della tecnologia in un modo davvero innovativo, in qualche modo reinventando il concetto di spettacolo cinematografico, ricollegandolo allo stupore delle origini.

(Simone Spoladori)

A.5 (1 punto) Volgere al tempo futuro i seguenti verbi mantenendo persona e numero: eravamo, si diceva, avrebbe cambiato, riusciva.

a)

b)

c)

d)

Pregunta A.6 · Produzione scritta

A.6 Scrivi dieci righe su un film che hai visto.

[3 punti]

Ejercicio Preguntas B.1 - B.2 · Comprensione del testo

TEXTO B

Abitare il Tempo. Metafora, storia e comunità nell'opera di Enrico Palandri

Il testo esamina l'opera di Enrico Palandri, uno dei principali esponenti della letteratura italiana contemporanea, identificando alcuni fil rouges rintracciabili in tutta la sua produzione. Innanzitutto, la metafora in cui tutti viviamo, che ritorna come una sorta di tema musicale ricorrente. Dalla metafora deriva una precisa visione della letteratura, consegnata nei romanzi ed esplorata nella produzione saggistica. Altro tema fondamentale è la filia (amicizia), dove di nuovo l'attenzione è posta sul rapporto con l'altro, soprattutto quando Palandri affronta il ruolo della "minorità", e dunque del rapporto del singolo con la comunità. Proprio a questo proposito il saggio evidenzia il nesso con alcuni concetti mutuati dalla tradizione culturale ebraica (per esempio quello dell'esilio, anche nella rappresentazione datane da Kafka). Infine, si affronta il concetto di Storia: vissuta – e narrata – a partire dalle storie dei personaggi, essa si dimostra impossibile da interpretare secondo parametri deterministi, che non possono render conto di flussi e mutamenti.

La produzione di Palandri (con particolare attenzione agli esiti più recenti) viene messa a confronto con interlocutori a lui vicini, come Gilles Deleuze, Félix Guattari, Emmanuel Levinas, Giacomo Leopardi, Gianni Celati, Primo Levi, con riferimenti puntuali e citazioni dal corpus narrativo. Chiude il volume un'intervista all'autore dedicata alla sua opera più recente, Le condizioni atmosferiche, lavoro che condensa, in un unico volume, tutte le tematiche a lui care, in una sorta di grande romanzo europeo, accostabile – per l'approccio ed il respiro – ai lavori di W.G. Sebald, Jan Brokken, Milan Kundera, Ian McEwan, Cees Nooteboom.

(Enrico Minardi, Alberto della Rovere)

B.1

B.1 (3 puntos) Riassumere in poche parole il contenuto del testo (75 parole ca.).

B.2

B.2 (1 punto) Dire se è vero o falso:

B.2.1 Il testo è stato scritto da Enrico Palandri.

B.2.2 Uno dei temi più cari all'autore è la metafora della vita.

B.2.3 Palandri pensa che la Storia possa essere interpretata in modo deterministi.

B.2.4 L'ultima parte del libro riporta un'intervista con l'autore.

Pregunta B.3 · Competenza lessicale

TEXTO B

Abitare il Tempo. Metafora, storia e comunità nell'opera di Enrico Palandri

Il testo esamina l'opera di Enrico Palandri, uno dei principali esponenti della letteratura italiana contemporanea, identificando alcuni fil rouges rintracciabili in tutta la sua produzione. Innanzitutto, la metafora in cui tutti viviamo, che ritorna come una sorta di tema musicale ricorrente. Dalla metafora deriva una precisa visione della letteratura, consegnata nei romanzi ed esplorata nella produzione saggistica. Altro tema fondamentale è la filia (amicizia), dove di nuovo l'attenzione è posta sul rapporto con l'altro, soprattutto quando Palandri affronta il ruolo della "minorità", e dunque del rapporto del singolo con la comunità. Proprio a questo proposito il saggio evidenzia il nesso con alcuni concetti mutuati dalla tradizione culturale ebraica (per esempio quello dell'esilio, anche nella rappresentazione datane da Kafka). Infine, si affronta il concetto di Storia: vissuta – e narrata – a partire dalle storie dei personaggi, essa si dimostra impossibile da interpretare secondo parametri deterministi, che non possono render conto di flussi e mutamenti.

La produzione di Palandri (con particolare attenzione agli esiti più recenti) viene messa a confronto con interlocutori a lui vicini, come Gilles Deleuze, Félix Guattari, Emmanuel Levinas, Giacomo Leopardi, Gianni Celati, Primo Levi, con riferimenti puntuali e citazioni dal corpus narrativo. Chiude il volume un'intervista all'autore dedicata alla sua opera più recente, Le condizioni atmosferiche, lavoro che condensa, in un unico volume, tutte le tematiche a lui care, in una sorta di grande romanzo europeo, accostabile – per l'approccio ed il respiro – ai lavori di W.G. Sebald, Jan Brokken, Milan Kundera, Ian McEwan, Cees Nooteboom.

(Enrico Minardi, Alberto della Rovere)

B.3 (1 punto) Scrivere una frase con ognuna delle seguenti parole, tenendo conto del loro significato nel testo: romanzi, ruolo, flussi, mutamenti.

a)

b)

c)

d)

Pregunta B.4 · Competenza lessicale

TEXTO B

Abitare il Tempo. Metafora, storia e comunità nell'opera di Enrico Palandri

Il testo esamina l'opera di Enrico Palandri, uno dei principali esponenti della letteratura italiana contemporanea, identificando alcuni fil rouges rintracciabili in tutta la sua produzione. Innanzitutto, la metafora in cui tutti viviamo, che ritorna come una sorta di tema musicale ricorrente. Dalla metafora deriva una precisa visione della letteratura, consegnata nei romanzi ed esplorata nella produzione saggistica. Altro tema fondamentale è la filia (amicizia), dove di nuovo l'attenzione è posta sul rapporto con l'altro, soprattutto quando Palandri affronta il ruolo della "minorità", e dunque del rapporto del singolo con la comunità. Proprio a questo proposito il saggio evidenzia il nesso con alcuni concetti mutuati dalla tradizione culturale ebraica (per esempio quello dell'esilio, anche nella rappresentazione datane da Kafka). Infine, si affronta il concetto di Storia: vissuta – e narrata – a partire dalle storie dei personaggi, essa si dimostra impossibile da interpretare secondo parametri deterministi, che non possono render conto di flussi e mutamenti.

La produzione di Palandri (con particolare attenzione agli esiti più recenti) viene messa a confronto con interlocutori a lui vicini, come Gilles Deleuze, Félix Guattari, Emmanuel Levinas, Giacomo Leopardi, Gianni Celati, Primo Levi, con riferimenti puntuali e citazioni dal corpus narrativo. Chiude il volume un'intervista all'autore dedicata alla sua opera più recente, Le condizioni atmosferiche, lavoro che condensa, in un unico volume, tutte le tematiche a lui care, in una sorta di grande romanzo europeo, accostabile – per l'approccio ed il respiro – ai lavori di W.G. Sebald, Jan Brokken, Milan Kundera, Ian McEwan, Cees Nooteboom.

(Enrico Minardi, Alberto della Rovere)

B.4 (1 punto) Dire l'opposto di: impossibile, recenti, vicini, grande.

a)

b)

c)

d)

Pregunta B.5 · Competenza grammaticale

TEXTO B

Abitare il Tempo. Metafora, storia e comunità nell'opera di Enrico Palandri

Il testo esamina l'opera di Enrico Palandri, uno dei principali esponenti della letteratura italiana contemporanea, identificando alcuni fil rouges rintracciabili in tutta la sua produzione. Innanzitutto, la metafora in cui tutti viviamo, che ritorna come una sorta di tema musicale ricorrente. Dalla metafora deriva una precisa visione della letteratura, consegnata nei romanzi ed esplorata nella produzione saggistica. Altro tema fondamentale è la filia (amicizia), dove di nuovo l'attenzione è posta sul rapporto con l'altro, soprattutto quando Palandri affronta il ruolo della "minorità", e dunque del rapporto del singolo con la comunità. Proprio a questo proposito il saggio evidenzia il nesso con alcuni concetti mutuati dalla tradizione culturale ebraica (per esempio quello dell'esilio, anche nella rappresentazione datane da Kafka). Infine, si affronta il concetto di Storia: vissuta – e narrata – a partire dalle storie dei personaggi, essa si dimostra impossibile da interpretare secondo parametri deterministi, che non possono render conto di flussi e mutamenti.

La produzione di Palandri (con particolare attenzione agli esiti più recenti) viene messa a confronto con interlocutori a lui vicini, come Gilles Deleuze, Félix Guattari, Emmanuel Levinas, Giacomo Leopardi, Gianni Celati, Primo Levi, con riferimenti puntuali e citazioni dal corpus narrativo. Chiude il volume un'intervista all'autore dedicata alla sua opera più recente, Le condizioni atmosferiche, lavoro che condensa, in un unico volume, tutte le tematiche a lui care, in una sorta di grande romanzo europeo, accostabile – per l'approccio ed il respiro – ai lavori di W.G. Sebald, Jan Brokken, Milan Kundera, Ian McEwan, Cees Nooteboom.

(Enrico Minardi, Alberto della Rovere)

B.5 (1 punto) Volgere al tempo futuro i seguenti verbi mantenendo persona e numero: esamina, viviamo, affronta, chiude.

a)

b)

c)

d)

Pregunta B.6 · Produzione scritta

B.6 (3 puntos) Scrivi dieci righe su un libro che hai letto.

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