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Examen de Italiano PAU Madrid 2021 · Ordinaria Coincidencias

Examen de Italiano de Selectividad de Madrid (PAU/EvAU) 2021, Ordinaria Coincidencias (junio): 5 problemas con solución. Temas: Comprensione del testo.

Temas del examen: Comprensione del testo · Competenza lessicale · Competenza grammaticale · Produzione scritta

Ejercicio Preguntas A.1 - A.2 · Comprensione del testo

TEXTO A

Il sogno di Pietro

Pietro credeva nel progresso, e ci vuole un certo coraggio di questi tempi. Non nel progresso ingenuo e presuntuoso di quelli che ci rinfacciano l'ovvio, cioè quanto si stava peggio un secolo fa, per poi accusare di ingratitudine quelli che si battono contro i mali del presente. Pietro credeva in un progresso giusto in cui la scienza e la tecnica fossero messe al servizio della democrazia, della pace e della riduzione della quantità netta di dolore nel mondo. Un progresso aperto, da scrivere, da guidare nel solco dei valori di giustizia e libertà. Immaginava una cittadinanza scientifica diffusa, antidoto contro ignoranza, fake news e irrazionalismi al potere. Immaginava una società basata sulla conoscenza e sulla ragione, non sulle corporazioni, le rendite di posizione, le burocrazie asfissianti, i privilegi e le illegalità. Immaginava un'economia centrata su innovazione e redistribuzione, non sulla depredazione delle risorse e sulle speculazioni finanziarie.

Pietro non era un utopista. Sapeva - lo ha scritto tante volte - che la scienza progredisce comunque a modo suo, quasi mai in linea retta, spesso a strattoni, impetuosa, imprevedibile e serendipica, senza sapere cosa ci sarà dietro la prossima curva. Per questo insisteva che bisogna finanziare la ricerca di base, quella mossa soltanto dalla curiosità di conoscere i fenomeni naturali.

(Telmo Pievani, Micromega)

A.1.

Riassumere in poche parole il contenuto del testo.

A.2.

Dire se è vero o falso:

Pregunta A.3 · Competenza lessicale

TEXTO A

Il sogno di Pietro

Pietro credeva nel progresso, e ci vuole un certo coraggio di questi tempi. Non nel progresso ingenuo e presuntuoso di quelli che ci rinfacciano l'ovvio, cioè quanto si stava peggio un secolo fa, per poi accusare di ingratitudine quelli che si battono contro i mali del presente. Pietro credeva in un progresso giusto in cui la scienza e la tecnica fossero messe al servizio della democrazia, della pace e della riduzione della quantità netta di dolore nel mondo. Un progresso aperto, da scrivere, da guidare nel solco dei valori di giustizia e libertà. Immaginava una cittadinanza scientifica diffusa, antidoto contro ignoranza, fake news e irrazionalismi al potere. Immaginava una società basata sulla conoscenza e sulla ragione, non sulle corporazioni, le rendite di posizione, le burocrazie asfissianti, i privilegi e le illegalità. Immaginava un'economia centrata su innovazione e redistribuzione, non sulla depredazione delle risorse e sulle speculazioni finanziarie.

Pietro non era un utopista. Sapeva - lo ha scritto tante volte - che la scienza progredisce comunque a modo suo, quasi mai in linea retta, spesso a strattoni, impetuosa, imprevedibile e serendipica, senza sapere cosa ci sarà dietro la prossima curva. Per questo insisteva che bisogna finanziare la ricerca di base, quella mossa soltanto dalla curiosità di conoscere i fenomeni naturali.

(Telmo Pievani, Micromega)

A.3. Scrivere una frase con ognuna delle seguenti parole, tenendo conto del loro significato nel testo:

coraggio, solco, rendite, ricerca.

Pregunta A.4 · Competenza lessicale

TEXTO A

Il sogno di Pietro

Pietro credeva nel progresso, e ci vuole un certo coraggio di questi tempi. Non nel progresso ingenuo e presuntuoso di quelli che ci rinfacciano l'ovvio, cioè quanto si stava peggio un secolo fa, per poi accusare di ingratitudine quelli che si battono contro i mali del presente. Pietro credeva in un progresso giusto in cui la scienza e la tecnica fossero messe al servizio della democrazia, della pace e della riduzione della quantità netta di dolore nel mondo. Un progresso aperto, da scrivere, da guidare nel solco dei valori di giustizia e libertà. Immaginava una cittadinanza scientifica diffusa, antidoto contro ignoranza, fake news e irrazionalismi al potere. Immaginava una società basata sulla conoscenza e sulla ragione, non sulle corporazioni, le rendite di posizione, le burocrazie asfissianti, i privilegi e le illegalità. Immaginava un'economia centrata su innovazione e redistribuzione, non sulla depredazione delle risorse e sulle speculazioni finanziarie.

Pietro non era un utopista. Sapeva - lo ha scritto tante volte - che la scienza progredisce comunque a modo suo, quasi mai in linea retta, spesso a strattoni, impetuosa, imprevedibile e serendipica, senza sapere cosa ci sarà dietro la prossima curva. Per questo insisteva che bisogna finanziare la ricerca di base, quella mossa soltanto dalla curiosità di conoscere i fenomeni naturali.

(Telmo Pievani, Micromega)

A.4. Dire l'opposto di:

peggio, ingratitudine, mali, naturali.

Pregunta A.5 · Competenza grammaticale

TEXTO A

Il sogno di Pietro

Pietro credeva nel progresso, e ci vuole un certo coraggio di questi tempi. Non nel progresso ingenuo e presuntuoso di quelli che ci rinfacciano l'ovvio, cioè quanto si stava peggio un secolo fa, per poi accusare di ingratitudine quelli che si battono contro i mali del presente. Pietro credeva in un progresso giusto in cui la scienza e la tecnica fossero messe al servizio della democrazia, della pace e della riduzione della quantità netta di dolore nel mondo. Un progresso aperto, da scrivere, da guidare nel solco dei valori di giustizia e libertà. Immaginava una cittadinanza scientifica diffusa, antidoto contro ignoranza, fake news e irrazionalismi al potere. Immaginava una società basata sulla conoscenza e sulla ragione, non sulle corporazioni, le rendite di posizione, le burocrazie asfissianti, i privilegi e le illegalità. Immaginava un'economia centrata su innovazione e redistribuzione, non sulla depredazione delle risorse e sulle speculazioni finanziarie.

Pietro non era un utopista. Sapeva - lo ha scritto tante volte - che la scienza progredisce comunque a modo suo, quasi mai in linea retta, spesso a strattoni, impetuosa, imprevedibile e serendipica, senza sapere cosa ci sarà dietro la prossima curva. Per questo insisteva che bisogna finanziare la ricerca di base, quella mossa soltanto dalla curiosità di conoscere i fenomeni naturali.

(Telmo Pievani, Micromega)

A.5. Volgere al tempo futuro i seguenti verbi mantenendo persona e numero:

credeva, immaginava, era, insisteva.

Pregunta A.6 · Produzione scritta

TEXTO A

Il sogno di Pietro

Pietro credeva nel progresso, e ci vuole un certo coraggio di questi tempi. Non nel progresso ingenuo e presuntuoso di quelli che ci rinfacciano l'ovvio, cioè quanto si stava peggio un secolo fa, per poi accusare di ingratitudine quelli che si battono contro i mali del presente. Pietro credeva in un progresso giusto in cui la scienza e la tecnica fossero messe al servizio della democrazia, della pace e della riduzione della quantità netta di dolore nel mondo. Un progresso aperto, da scrivere, da guidare nel solco dei valori di giustizia e libertà. Immaginava una cittadinanza scientifica diffusa, antidoto contro ignoranza, fake news e irrazionalismi al potere. Immaginava una società basata sulla conoscenza e sulla ragione, non sulle corporazioni, le rendite di posizione, le burocrazie asfissianti, i privilegi e le illegalità. Immaginava un'economia centrata su innovazione e redistribuzione, non sulla depredazione delle risorse e sulle speculazioni finanziarie.

Pietro non era un utopista. Sapeva - lo ha scritto tante volte - che la scienza progredisce comunque a modo suo, quasi mai in linea retta, spesso a strattoni, impetuosa, imprevedibile e serendipica, senza sapere cosa ci sarà dietro la prossima curva. Per questo insisteva che bisogna finanziare la ricerca di base, quella mossa soltanto dalla curiosità di conoscere i fenomeni naturali.

(Telmo Pievani, Micromega)

A.6. Scrivi dieci righe dando la tua opinione sul problema esposto nel testo.

Ejercicio Preguntas B.1 - B.2 · Comprensione del testo

TEXTO B

Che cosa succede ogni mattina nelle classi elementari e medie in Italia? Gli studenti davvero imparano o sonnecchiano di fronte all'insegnante? Quali «strategie» hanno imparato maestre e prof per coinvolgere i loro alunni? Per rispondere a queste domande e fornire indicazioni ai docenti la Fondazione Agnelli insieme all'Invalsi, l'istituto di valutazione nazionale, è entrata in 207 istituti comprensivi (i dati risalgono al 2014 ma sono stati rielaborati solo ora) per assistere, osservare e valutare le lezioni. Nelle scuole elementari un terzo degli insegnanti era complessivamente molto efficace, mentre uno su dieci era inadeguato a svolgere il suo lavoro (11 per cento). Sono andata peggio le cose alle medie dove «soltanto» un quarto dei prof sono molto preparati alla professione - un conto è sapere la matematica o l'italiano, altro saperla insegnare - mentre il 16 per cento, cioè 1 su 6 non era capace di svolgere il suo ruolo. Fra i due estremi, si collocava circa la metà degli insegnanti che lavorava con sufficiente attenzione e preparazione: un'area grigia dove ci sarebbero ancora ampi spazi di miglioramento. Ecco i dati più significativi per quanto riguarda la didattica in senso stretto: circa un insegnante su quattro «ha ottime capacità di spiegare in modo strutturato», ma il 17 per cento del totale svolge «in modo inadeguato la tradizionale lezione trasmissiva».

(Il Corriere della Sera)

B.1.

Riassumere il contenuto del testo.

B.2.

Dire se è vero o falso:

Pregunta B.3 · Competenza lessicale

TEXTO B

Che cosa succede ogni mattina nelle classi elementari e medie in Italia? Gli studenti davvero imparano o sonnecchiano di fronte all'insegnante? Quali «strategie» hanno imparato maestre e prof per coinvolgere i loro alunni? Per rispondere a queste domande e fornire indicazioni ai docenti la Fondazione Agnelli insieme all'Invalsi, l'istituto di valutazione nazionale, è entrata in 207 istituti comprensivi (i dati risalgono al 2014 ma sono stati rielaborati solo ora) per assistere, osservare e valutare le lezioni. Nelle scuole elementari un terzo degli insegnanti era complessivamente molto efficace, mentre uno su dieci era inadeguato a svolgere il suo lavoro (11 per cento). Sono andata peggio le cose alle medie dove «soltanto» un quarto dei prof sono molto preparati alla professione - un conto è sapere la matematica o l'italiano, altro saperla insegnare - mentre il 16 per cento, cioè 1 su 6 non era capace di svolgere il suo ruolo. Fra i due estremi, si collocava circa la metà degli insegnanti che lavorava con sufficiente attenzione e preparazione: un'area grigia dove ci sarebbero ancora ampi spazi di miglioramento. Ecco i dati più significativi per quanto riguarda la didattica in senso stretto: circa un insegnante su quattro «ha ottime capacità di spiegare in modo strutturato», ma il 17 per cento del totale svolge «in modo inadeguato la tradizionale lezione trasmissiva».

(Il Corriere della Sera)

B.3. Scrivere una frase con ciascuna delle seguenti parole: scegliere, didattica, tradizione, discutere, classificare.

Pregunta B.4 · Competenza lessicale

TEXTO B

Che cosa succede ogni mattina nelle classi elementari e medie in Italia? Gli studenti davvero imparano o sonnecchiano di fronte all'insegnante? Quali «strategie» hanno imparato maestre e prof per coinvolgere i loro alunni? Per rispondere a queste domande e fornire indicazioni ai docenti la Fondazione Agnelli insieme all'Invalsi, l'istituto di valutazione nazionale, è entrata in 207 istituti comprensivi (i dati risalgono al 2014 ma sono stati rielaborati solo ora) per assistere, osservare e valutare le lezioni. Nelle scuole elementari un terzo degli insegnanti era complessivamente molto efficace, mentre uno su dieci era inadeguato a svolgere il suo lavoro (11 per cento). Sono andata peggio le cose alle medie dove «soltanto» un quarto dei prof sono molto preparati alla professione - un conto è sapere la matematica o l'italiano, altro saperla insegnare - mentre il 16 per cento, cioè 1 su 6 non era capace di svolgere il suo ruolo. Fra i due estremi, si collocava circa la metà degli insegnanti che lavorava con sufficiente attenzione e preparazione: un'area grigia dove ci sarebbero ancora ampi spazi di miglioramento. Ecco i dati più significativi per quanto riguarda la didattica in senso stretto: circa un insegnante su quattro «ha ottime capacità di spiegare in modo strutturato», ma il 17 per cento del totale svolge «in modo inadeguato la tradizionale lezione trasmissiva».

(Il Corriere della Sera)

B.4.

Dire un sinonimo di: finire, corretto, antica.

4.1

Dire un contrario di: prossimo, lavare, ricordare.

Pregunta B.5 · Competenza grammaticale

TEXTO B

Che cosa succede ogni mattina nelle classi elementari e medie in Italia? Gli studenti davvero imparano o sonnecchiano di fronte all'insegnante? Quali «strategie» hanno imparato maestre e prof per coinvolgere i loro alunni? Per rispondere a queste domande e fornire indicazioni ai docenti la Fondazione Agnelli insieme all'Invalsi, l'istituto di valutazione nazionale, è entrata in 207 istituti comprensivi (i dati risalgono al 2014 ma sono stati rielaborati solo ora) per assistere, osservare e valutare le lezioni. Nelle scuole elementari un terzo degli insegnanti era complessivamente molto efficace, mentre uno su dieci era inadeguato a svolgere il suo lavoro (11 per cento). Sono andata peggio le cose alle medie dove «soltanto» un quarto dei prof sono molto preparati alla professione - un conto è sapere la matematica o l'italiano, altro saperla insegnare - mentre il 16 per cento, cioè 1 su 6 non era capace di svolgere il suo ruolo. Fra i due estremi, si collocava circa la metà degli insegnanti che lavorava con sufficiente attenzione e preparazione: un'area grigia dove ci sarebbero ancora ampi spazi di miglioramento. Ecco i dati più significativi per quanto riguarda la didattica in senso stretto: circa un insegnante su quattro «ha ottime capacità di spiegare in modo strutturato», ma il 17 per cento del totale svolge «in modo inadeguato la tradizionale lezione trasmissiva».

(Il Corriere della Sera)

B.5. Rintracciare nel testo i verbi all'imperfetto e al passato prossimo.

Pregunta B.6 · Produzione scritta

TEXTO B

Che cosa succede ogni mattina nelle classi elementari e medie in Italia? Gli studenti davvero imparano o sonnecchiano di fronte all'insegnante? Quali «strategie» hanno imparato maestre e prof per coinvolgere i loro alunni? Per rispondere a queste domande e fornire indicazioni ai docenti la Fondazione Agnelli insieme all'Invalsi, l'istituto di valutazione nazionale, è entrata in 207 istituti comprensivi (i dati risalgono al 2014 ma sono stati rielaborati solo ora) per assistere, osservare e valutare le lezioni. Nelle scuole elementari un terzo degli insegnanti era complessivamente molto efficace, mentre uno su dieci era inadeguato a svolgere il suo lavoro (11 per cento). Sono andata peggio le cose alle medie dove «soltanto» un quarto dei prof sono molto preparati alla professione - un conto è sapere la matematica o l'italiano, altro saperla insegnare - mentre il 16 per cento, cioè 1 su 6 non era capace di svolgere il suo ruolo. Fra i due estremi, si collocava circa la metà degli insegnanti che lavorava con sufficiente attenzione e preparazione: un'area grigia dove ci sarebbero ancora ampi spazi di miglioramento. Ecco i dati più significativi per quanto riguarda la didattica in senso stretto: circa un insegnante su quattro «ha ottime capacità di spiegare in modo strutturato», ma il 17 per cento del totale svolge «in modo inadeguato la tradizionale lezione trasmissiva».

(Il Corriere della Sera)

B.6. Quali aspetti della tua vita scolastica ti piacciono di più? Quali di meno? Racconta la tua esperienza (10 righe).

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