Sujet 1 - 1ère partie · Bac Italien Métropole 2023
Thème : Synthèse — « L’art du contraste », axe 1 : Identité et identités · Tiré du sujet Métropole France (2023)
Énoncé
SUJET 1 - THÉMATIQUE: « L'art du contraste »
Axe d'étude 1: Identité et identités
1 ère partie - SINTESI DI DOCUMENTI – (16 points sur 20)
Consegna: in base ai tuoi studi e alle tue conoscenze, fai la sintesi dei documenti proposti trattando i punti seguenti (500 parole circa).
Mostra come si articola il rapporto tra insularità e mondo esterno nei tre documenti.
A partire dai tre documenti, mostra come il sentimento di appartenenza al territorio influisce sulla vita degli abitanti.
Documento 1:
« Procida è l'isola che non isola, laboratorio culturale di felicità sociale » con questo slogan e il suo innovativo progetto Procida si è aggiudicata il titolo di capitale italiana della cultura per l'anno 2022.
Procida2022.com, 2022
1 ère partie - SINTESI DI DOCUMENTI – (16 points sur 20)
Consegna: in base ai tuoi studi e alle tue conoscenze, fai la sintesi dei documenti proposti trattando i punti seguenti (500 parole circa).
Mostra come si articola il rapporto tra insularità e mondo esterno nei tre documenti.
A partire dai tre documenti, mostra come il sentimento di appartenenza al territorio influisce sulla vita degli abitanti.

Corrigé
Corrigé proposé par AprenAI (non officiel)
Consegna: in base ai tuoi studi e alle tue conoscenze, fai la sintesi dei documenti proposti trattando i punti seguenti (500 parole circa). - Mostra come si articola il rapporto tra insularità e mondo esterno nei tre documenti. - A partire dai tre documenti, mostra come il sentimento di appartenenza al territorio influisce sulla vita degli abitanti.
Réponse : Proposta di sintesi: Il dossier proposto esplora il concetto di insularità e la costruzione identitaria che ne deriva, evidenziando il costante contrasto tra apertura verso il mondo esterno e ripiegamento protettivo o malinconico. ### 1. Il rapporto tra insularità e mondo esterno Nei tre testi l’isola oscilla tra la barriera invalicabile e il ponte di scambio culturale. Nel documento promozionale per *Procida Capitale italiana della cultura 2022* (Doc. 1), il rapporto con l’esterno viene radicalmente ridefinito attraverso lo slogan «La cultura non isola». L’insularità cessa di essere una condanna alla solitudine fisica o all'arretratezza e diviene uno spazio dinamico di connessione, un «laboratorio culturale» capace di generare felicità sociale e dialogo con il resto del Paese e del mondo. Al contrario, ne *L'isola di Arturo* di Elsa Morante (Doc. 2), il rapporto con l'esterno è improntato alla diffidenza e alla separazione. Procida appare preservata dalle rotte turistiche di massa e dalle barche da crociera che affollano Napoli o le altre isole vicine. Lo straniero che sbarca è accolto da un porto deserto e da un silenzio enigmatico: l’arrivo di un forestiero non desta curiosità, bensì fastidio e sospetto, poiché l'isola vive in una volontaria segretezza. In *Cento Sicilie* di Gesualdo Bufalino (Doc. 3), il rapporto con il mondo esterno si fa storico e metafisico. La Sicilia non è una realtà monolitica, ma una «cerniera» tra civiltà contrapposte (la cultura occidentale e il deserto, la ragione e la magia). L'insularità qui è un paradosso: geograficamente isolata, ma culturalmente ibrida, frutto di infinite dominazioni e stratificazioni che ne complicano irrimediabilmente l'essenza. ### 2. Il sentimento di appartenenza e il suo impatto sulla vita degli abitanti L'appartenenza a una terra delimitata dalle acque plasma profondamente l'indole e la psicologia dei suoi abitanti. Nel Doc. 1, tale sentimento è fonte di orgoglio civico e rinascita comunitaria: gli isolani condividono un progetto corale che valorizza il patrimonio locale per aprirsi fiduciosamente all'alterità. Nel testo di Morante (Doc. 2), invece, l'attaccamento viscerale alla terra d'origine si traduce in un'indole solitaria e chiusa: «I Procidani sono scontrosi, taciturni». Ciascuna famiglia vive serrata nelle proprie quattro mura per proteggere un'intimità gelosa. Il narratore stesso dichiara un amore quasi carnale per la natura vergine dell'isola, preferendo essere «uno scòrfano, ch’è il pesce piú brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù» piuttosto che abbandonarla. Infine, Bufalino (Doc. 3) teorizza l'insularità come vera e propria condizione esistenziale: un'«oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura». L'appartenenza all'isola non è solo un dato spaziale, ma una «segregazione» dell'anima, del cuore e della mente. L'eccesso d'identità provoca una sofferenza lacerante («non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino»), generando quel misto inconfondibile di orgoglio, pudore, diffidenza e alterità che caratterizza il modo d'essere siciliano.
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