Aufgabe HT 3 - Compito 3.2 · Abitur NRW Italienisch LK · Haupttermin · fortgeführt 2022

Thema: Adressatenbezogenes Schreiben: Leserbrief, Blog, Brief, Artikel · Aus der Prüfung LK · Haupttermin · fortgeführt (2022)

Aufgabenstellung

Klausurteil A

Insieme alla sua squadra, il giornalista Paolo Rumiz ha percorso a piedi la via Appia, l’antica strada romana tra Roma e Brindisi, per richiamare l’attenzione del pubblico su una delle più antiche strade d’Europa. In questo capitolo i viaggiatori attraversano la Basilicata.

[...]

Attacchiamo il pendio di primo mattino, in un silenzio ingannatore, tra finocchietto, ginestre

e steli di velenosa ferula lunghi come spade. Nessuno di noi sa che questa sarà la tappa più

dura del viaggio. […] Ed è un corpo a corpo, contro la salita, contro il vento, persino contro

le pecore, che scendono a slavina verso il fiume.

5 “Di dove siete?” chiede il giovane pastore che le segue stravaccato in macchina, il berretto

con la visiera sulla nuca e il braccio sinistro penzolante fuori dalla portiera. Non ha mai visto

nessuno passare a piedi di là. Gli italiani non camminano nella pancia del Paese.

“Siamo del Nord.”

La sorpresa si tramuta in sbalordimento. “E dove andate?”

10 “A Brindisi.”

Ride, si sbraccia per salutarci e passa oltre, strombazzando dietro al gregge lanciato verso

l’abbeverata in una scia di caccole. Il pastore in macchina e i borghesi a piedi: situazione

decisamente comica.

Ma già dal fiume sale un’autocisterna piena d’acqua, con un altro giovanotto al volante.

15 Annaffia la strada per abbattere il polverone sollevato dai passaggi di altri camion. Musica

rock dal cruscotto, cicca accesa e portiera aperta per ventilare le ascelle. Anche lui non ha mai

visto nessun forestiero camminare da queste parti.

“Ditemi un po’, ma che fate? Passeggiate? Con ’sti zainetti ’ncoppa…”

“Andiamo da Roma a Brindisi.”

20 “A piedi?”

Noi in coro: “Certamente”.

E lui: “Ma chi vi paga?”

Noi: “Storia lunga. Ma lei piuttosto, che fa?”.

“Bagno la strada per i mezzi pesanti che arrivano. Tra poco cominciano a lavorare quelli

25 delle pale.”

Alziamo gli occhi verso la collina. La traccia, già divorata dai campi di grano e dagli

orti, muore contro il gigantesco parco eolico. Sopra di noi quattro colonne mozze di torri in

costruzione, […] immense già prima di essere finite. Roba di ottanta metri, senza contare le

pale. Ed è solo l’inizio. Le alture e i boschi dove Federico II di Svevia andava a caccia sono

30 talmente scorticati dall’industria del vento che il gomitolo della nostra linea ci sfugge di

mano.

Parco eolico: bel nome, no? Fa pensare a un bosco accarezzato da zefiri leggeri. La

devastazione si serve di parole come queste, perfette per fare colpo sugli ingenui. La realtà

è che l’asfalto del parco cede, s’inclina e si apre; e noi siamo costretti a camminare sul bordo

35 di lunghe fessure, simili a linee di faglia. Cercavamo di far rinascere una strada antica e

assistiamo invece, crepa dopo crepa, smottamento dopo smottamento, alla morte in diretta

di una strada della modernità.

[…] Ed ecco i primi mostri, mezzi pesanti grossi come tre carri armati ciascuno. Lenti,

inesorabili, indifferenti alla nostra presenza […]. Giganteschi anche gli autisti. Sembrano i

40 padroni. E invece no, i capi sono altri: mercenari alieni dalle mani da pianista, giovani tecnici

stranieri che lasciano la fatica agli italiani. Passano ragazzi spagnoli, col sorriso vagamente

canzonatorio, abbronzati, in T-shirt nere, su furgoni bianchi o Land Rover. […] Sono davanti

al trionfo di una razza nuova di predatori a spese degli ultimi produttori di risorse, i contadini

dalle mani callose.

45 Poco oltre, un podere, con un contadino che suda attorno ai pomodori. Gli chiedo cosa

pensa dei giganti intorno a lui, ma non risponde. Appena vede il mio taccuino e la telecamera

di Alex si blinda in se stesso, come se il mondo non lo riguardasse, o come se la lotta contro

il potere fosse persa in partenza. […]

Ma che fai, vorrei dire al contadino curvo sulle zolle, non vedi che sei rimasto solo,

50 che i vincenti sono loro? Non capisci che nessun politico verrà mai, e tantomeno a piedi, a

vedere cosa sta succedendo quassù? Guarda cosa è accaduto a San Giorgio la Molara, sopra

Benevento, diventato inaccessibile perché l’eolico gli ha devastato le strade. E guarda qui a

due passi, in contrada San Nicola. Hanno espropriato terreni agricoli per fare un’enorme

centrale elettrica collegata alle pale, e l’hanno dichiarata “temporanea”. Ma qui nulla è

55 temporaneo. Qui si svende l’Italia. E ognuno sa che è “per sempre”.

Ancora torri immense. Di una è appena stato scavato il basamento, grande come mezzo

stadio di calcio. Oltre, bulldozer sventrano altri campi da grano, e lo sterro lascia ai lati

montagne di detriti che saranno spianati chissà quando. A distanza, eliche di anemometri

frullano l’aria in cima ad altissimi pali. Dicono che non è finita e che bisogna prepararsi alla

60 costruzione di nuovi mulini. Attorno, la meravigliosa dolcezza dei declivi, anziché offrirti

consolazione, ti ara l’anima e ti fa schiumare di rabbia. Capisci di essere un ficcanaso, un

moscerino impotente; così ti vede anche l’ultimo degli operai.

“Che fate?” ci chiedono curiosi da un cantiere.

“Un film,” rispondiamo.

65 “E come si chiama?”

“Appia Antica.”

E loro giù a ridere.

Cumulonembi lontani, arrotolati sul Gargano come frangenti su una scogliera. Ma voi che

ne sapete dell’Appennino, vorrei dire agli amministratori della cosa pubblica, se non siete

70 mai venuti su queste montagne spopolate e non avete mai visto da vicino la truffa di questo

saccheggio mascherato da ecologia? Come potete dire di conoscere il Paese se non avete

vissuto la tristezza d’inverno delle sue periferie svendute da un’accolita di notabili alle

multinazionali dell’acqua e del vento? Avete mai conosciuto l’angoscia e la noia dei luoghi

dove non succede più niente? Voi, e gli operai che ci guardano ridendo, so che vorreste che

75 mollassimo tutto, che desistessimo da questa impresa demenziale, perché ormai il territorio

è perduto e l’Italia vende pezzi del suo corpo come una puttana di strada. Questo vorreste, ma

noi non molliamo. La bellezza intorno a noi resiste, ostinata. Come noi.

[...]

Note:

riga

01 · il finocchietto · wilder Fenchel

02 · la ferula · Riesenfenchel

04 · a slavina · wie eine Lawine

05 · stravaccato · hingelümmelt

12 · l’abbeverata · Tränke

16 · la cicca · ugs. Zigarette

18 · ’sti · questi

18 · ’ncoppa · dial. auf den Rücken

24 · il mezzo pesante · Lkw

25 · la pala · hier: Windrad

26 · la traccia · hier: die Trasse der alten Via Appia

27 · mozzo · abgeschlagen

29 · Federico II di Svevia · Stauferkaiser Friedrich II (1194 – 1250)

30 · scorticare · abholzen

35 · la faglia · Spalte im Gelände

40 · mercenari alieni · fremde Söldner

47 · Alex · Alessandro Scillitani ist der Kameramann des Teams um Paolo Rumiz

51 · San Giorgio la Molara · Gemeinde in der Region Kampanien in der Provinz Benevento

57 · lo sterro · die Grube

58 · l’anemometro · Windmesser

61 · il ficcanaso · Schnüffelmaus

68 · il cumulonembo · Gewitterwolke

72 · l’accolita di notabili · pej. ein Haufen Prominenz

75 · mollare · hier: aufgeben

3.2 Immaginate questa situazione: dopo aver letto il testo di Paolo Rumiz, siete rimasti colpiti dalla sua opinione nei confronti del parco eolico.

Scrivete una lettera all'autore, che lavora anche come giornalista per il quotidiano la Repubblica, nella quale esponete la vostra opinione sul suo testo e le vostre considerazioni sulle opportunità e sulle difficoltà della trasformazione dell’Italia in un Paese ecologicamente più sostenibile. (produzione libera) [16 Punkte]

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Lösung

Nach den offiziellen Korrekturhinweisen

3.2 Scrivete una lettera all'autore, che lavora anche come giornalista per il quotidiano la Repubblica, nella quale esponete la vostra opinione sul suo testo e le vostre considerazioni sulle opportunità e sulle difficoltà della trasformazione dell’Italia in un Paese ecologicamente più sostenibile. (produzione libera)

Lösung: La produzione deve rispettare le convenzioni formali di una lettera aperta/giornalistica e sviluppare i seguenti contenuti: 1. Formato e presa di posizione iniziale: - Formule di apertura e chiusura appropriate per rivolgersi a un giornalista e scrittore noto (es. *Egregio Dott. Rumiz, / Gentile Paolo Rumiz,*). - Riferimento diretto al reportage sull'Appia e reazione motivata alla sua posizione critica (condivisione del rammarico per la deturpazione del paesaggio storico, oppure parziale dissenso evidenziando l'urgenza climatica che impone l'energia pulita). 2. Riflessione sulle opportunità (chance): - Sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili per l'indipendenza energetica e la lotta alla crisi climatica. - Creazione di posti di lavoro qualificati, innovazione tecnologica e modelli di turismo eco-compatibile. 3. Riflessione sui problemi e rischi concreti: - Impatto visivo e ambientale sulle comunità locali e sul patrimonio culturale. - Carenza di governance e piani regolatori scrupolosi; rischio di speculazioni e infiltrazioni malavitose nell'assegnazione degli appalti. - Mancato coinvolgimento della cittadinanza locale nelle decisioni strategiche. 4. Conclusione (Fazit): - Sintesi ponderata e costruttiva sulle prospettive di conciliazione tra tutela del paesaggio/memoria storica e transizione ecologica.

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