Abitur Hessen Italienisch 2021 · GK

Abiturprüfung Italienisch in Hessen 2021, GK: 10 Aufgaben mit Lösungen. Themen: Sprachmittlung Deutsch → Italienisch (e-mail). Mit automatischer Korrektur.

Themen der Prüfung: Sprachmittlung Deutsch → Italienisch (e-mail) · Textverständnis: riassumere, delineare, individuare · Rapporti umani: famiglia, educazione e ruoli · Processi migratori: emigrazione, immigrazione e multiculturalità · Riflessioni e valutazione: persönliche Stellungnahme · Lettera e scrittura creativa (Perspektivwechsel)

Prüfungsteil 1 - Vorschlag A · Sprachmittlung Deutsch → Italienisch (e-mail)

Material

Gramigna Agostino: Pranzo express

Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma.

Dalla Calabria (2011)

Il tragitto più lungo lo fa il pan grattato. A Gioiosa Ionica 1 la signora Carmela Macrì lo cuoce in casa.

Poi lo gratta e ne spedisce una confezione alla signora Gabriella Tropea, padovana 2, che ha sposato un

calabrese e vive a Reggio Emilia 3. Dall’Emilia la signora Tropea rispedisce il pacco con il pan grattato

a sua figlia che abita ad Edimburgo. «Un gesto d’amore», dice la signora.

5 Un gesto che Gabriella ha appreso dalle mamme meridionali. Ha conosciuto la signora Macrì a

Gioiosa, in vacanza. Carmela è una delle circa 3 000 mamme calabresi che hanno un modo tutto loro di

tenere assieme la famiglia: i pacchi. Pacchi che contengono melanzane sott’olio, cotolette, impanate

con pane senza glutine, capicollo, baccalà sottovuoto, sugo di carne di fagiano, arance, lasagne,

limoni, biscotti al miele, caciocavallo e ricottine, che ogni sabato le mamme di Gioiosa, Bovalino,

10 Siderno, Gerace, Locri 4 spediscono ai figli che abitano a Roma. I pacchi arrivano domenica (si spera)

per l’ora del pranzo.

A recapitarli 5 è Domenico Martino, camionista dal ’90. Ha creato la sua nuova impresa nel 2002 dopo

che una manciata di mamme ha chiesto di aiutarle a fare da connessione gastronomica con i figli

lontani. E ha fatto boom. Due furgoncini 6 partono da Bianco e Caulonia 7, setacciano paesi e contrade,

15 solcano stradine sterrate e raccolgono i pacchi che confluiscono al deposito di Gioiosa dove la merce

viene caricata e numerata. Alle prime luci di domenica il camion arriva a Roma. Il prezzo è

relativamente basso: 15 euro per un massimo di 25 chili di cibo. Martino consegna un centinaio di

pacchi a settimana. All’andata prodotti alimentari; al ritorno, oggetti dei calabresi che «rimpatriano»

per le vacanze estive: una lampada, una poltrona, un materasso. Martino non è il primo corriere che

20 soddisfa il bisogno di generazioni di mamme del Sud di cibare a distanza i figli con tonno sott’olio,

pomodorini sott’olio, ceci, fagiolini, basilico, origano, nduja e sciroppi a base di liquirizia.

Daniela Coccolo laureata alla Bocconi 8 è una manager della Saipem 9. Viaggia e pratica sub 10. A suo

modo è l’immagine femminile della modernità. Vive a Milano ma riceve puntualmente dal Salento

conserve, verdure cotte, cicorie, salsa, dolcetti di pasta di mandorla e il polipo lessato sottovuoto. «Mia

25 mamma crede che non abbia tempo per cucinare».

Per molti decenni le mamme calabresi hanno riversato il loro amore nel pranzo domenicale. La signora

Lina Varano abita a Bovalino. Ha un orto, coltiva ortaggi e raccoglie arance. Da quando ha conosciuto

il signor Martino la sua vita è come migliorata: con pochi euro ha la certezza di poter consegnare a

domicilio dei figli […] i piatti che lei prepara. Cuoce il pane e compra ceci e fagiolini per Daniela: «È

30 come se mia figlia abitasse ancora con me in casa». […]

Martino è un camionista, ma in qualche modo si occupa di anime ed è democratico. Una volta una

signora pretendeva che facesse in fretta perché nel suo pacco c’era carne cruda. «Signora, tutti i

pacchetti sono creati uguali», ha risposto. Alcune mamme si raccomandano di fare attenzione al

formaggio, gli raccontano le loro vite, quelle dei figli, spiegano come non svegliare il genero o non

35 disturbare la figlia che allatta. Ma soprattutto lo implorano di essere puntuali, per il pranzo.

Antonio Lombardo, figlio della signora Macrì, è un bocconiano 11 che lavora a Roma come consulente

finanziario. «Trascorriamo la domenica aspettando Martino». […] La signora Macrì spedisce bottiglie

di pomodoro a fette per i sughi: li fa bollire, li taglia a pezzettini e l’infila dentro uno alla volta. Ogni

pezzo, dice, è come una carezza. […]

(600 Wörter)

Gramigna Agostino: Pranzo express. Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma. Dalla Calabria, in: Corriere della Sera, 23.04.2011, URL: http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/23/Pranzo_express_Sono_manager_citta_co_9_110423018.shtml (abgerufen am 13.05.2012).

1 Gioiosa Ionica – paese in Calabria

2 padovana – una donna che abita a Padova

3 Reggio Emilia – città in Emilia Romagna

4 Gioiosa, Bovalino, Siderno, Gerace, Locri – città e paesi in Calabria

5 recapitare – consegnare, portare

6 il furgoncino – der Kleintransporter

7 Bianco e Caulonia – città e paesi in Calabria

8 Bocconi – famosa università di Economia e Commercio a Milano

9 Saipem – grande ditta

10 praticare sub – tauchen

11 un bocconiano – una persona che si è laureata alla Bocconi

Prüfungsteil 1 (Sprachmittlung) – Vorschlag A

Mediazione linguistica (Deutsch → Italienisch):

Scriva un'e-mail al Suo partner di scambio italiano spiegando, sulla base del testo fornito, i motivi per cui i giovani tedeschi (in particolare l'esempio di Ella Sadigh) partecipano allo sciopero scolastico per il clima (Fridays for Future).

Basandosi sul testo assegnato, rediga la Sua e-mail in un italiano appropriato, rispettando la situazione comunicativa e i destinatari.

Aufgabe Vorschlag B1 - 1 · Textverständnis: riassumere, delineare, individuare

Material

Gramigna Agostino: Pranzo express

Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma.

Dalla Calabria (2011)

Il tragitto più lungo lo fa il pan grattato. A Gioiosa Ionica 1 la signora Carmela Macrì lo cuoce in casa.

Poi lo gratta e ne spedisce una confezione alla signora Gabriella Tropea, padovana 2, che ha sposato un

calabrese e vive a Reggio Emilia 3. Dall’Emilia la signora Tropea rispedisce il pacco con il pan grattato

a sua figlia che abita ad Edimburgo. «Un gesto d’amore», dice la signora.

5 Un gesto che Gabriella ha appreso dalle mamme meridionali. Ha conosciuto la signora Macrì a

Gioiosa, in vacanza. Carmela è una delle circa 3 000 mamme calabresi che hanno un modo tutto loro di

tenere assieme la famiglia: i pacchi. Pacchi che contengono melanzane sott’olio, cotolette, impanate

con pane senza glutine, capicollo, baccalà sottovuoto, sugo di carne di fagiano, arance, lasagne,

limoni, biscotti al miele, caciocavallo e ricottine, che ogni sabato le mamme di Gioiosa, Bovalino,

10 Siderno, Gerace, Locri 4 spediscono ai figli che abitano a Roma. I pacchi arrivano domenica (si spera)

per l’ora del pranzo.

A recapitarli 5 è Domenico Martino, camionista dal ’90. Ha creato la sua nuova impresa nel 2002 dopo

che una manciata di mamme ha chiesto di aiutarle a fare da connessione gastronomica con i figli

lontani. E ha fatto boom. Due furgoncini 6 partono da Bianco e Caulonia 7, setacciano paesi e contrade,

15 solcano stradine sterrate e raccolgono i pacchi che confluiscono al deposito di Gioiosa dove la merce

viene caricata e numerata. Alle prime luci di domenica il camion arriva a Roma. Il prezzo è

relativamente basso: 15 euro per un massimo di 25 chili di cibo. Martino consegna un centinaio di

pacchi a settimana. All’andata prodotti alimentari; al ritorno, oggetti dei calabresi che «rimpatriano»

per le vacanze estive: una lampada, una poltrona, un materasso. Martino non è il primo corriere che

20 soddisfa il bisogno di generazioni di mamme del Sud di cibare a distanza i figli con tonno sott’olio,

pomodorini sott’olio, ceci, fagiolini, basilico, origano, nduja e sciroppi a base di liquirizia.

Daniela Coccolo laureata alla Bocconi 8 è una manager della Saipem 9. Viaggia e pratica sub 10. A suo

modo è l’immagine femminile della modernità. Vive a Milano ma riceve puntualmente dal Salento

conserve, verdure cotte, cicorie, salsa, dolcetti di pasta di mandorla e il polipo lessato sottovuoto. «Mia

25 mamma crede che non abbia tempo per cucinare».

Per molti decenni le mamme calabresi hanno riversato il loro amore nel pranzo domenicale. La signora

Lina Varano abita a Bovalino. Ha un orto, coltiva ortaggi e raccoglie arance. Da quando ha conosciuto

il signor Martino la sua vita è come migliorata: con pochi euro ha la certezza di poter consegnare a

domicilio dei figli […] i piatti che lei prepara. Cuoce il pane e compra ceci e fagiolini per Daniela: «È

30 come se mia figlia abitasse ancora con me in casa». […]

Martino è un camionista, ma in qualche modo si occupa di anime ed è democratico. Una volta una

signora pretendeva che facesse in fretta perché nel suo pacco c’era carne cruda. «Signora, tutti i

pacchetti sono creati uguali», ha risposto. Alcune mamme si raccomandano di fare attenzione al

formaggio, gli raccontano le loro vite, quelle dei figli, spiegano come non svegliare il genero o non

35 disturbare la figlia che allatta. Ma soprattutto lo implorano di essere puntuali, per il pranzo.

Antonio Lombardo, figlio della signora Macrì, è un bocconiano 11 che lavora a Roma come consulente

finanziario. «Trascorriamo la domenica aspettando Martino». […] La signora Macrì spedisce bottiglie

di pomodoro a fette per i sughi: li fa bollire, li taglia a pezzettini e l’infila dentro uno alla volta. Ogni

pezzo, dice, è come una carezza. […]

(600 Wörter)

Gramigna Agostino: Pranzo express. Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma. Dalla Calabria, in: Corriere della Sera, 23.04.2011, URL: http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/23/Pranzo_express_Sono_manager_citta_co_9_110423018.shtml (abgerufen am 13.05.2012).

1 Gioiosa Ionica – paese in Calabria

2 padovana – una donna che abita a Padova

3 Reggio Emilia – città in Emilia Romagna

4 Gioiosa, Bovalino, Siderno, Gerace, Locri – città e paesi in Calabria

5 recapitare – consegnare, portare

6 il furgoncino – der Kleintransporter

7 Bianco e Caulonia – città e paesi in Calabria

8 Bocconi – famosa università di Economia e Commercio a Milano

9 Saipem – grande ditta

10 praticare sub – tauchen

11 un bocconiano – una persona che si è laureata alla Bocconi

1 Riassuma il testo. (Material)

(30 BE)

Aufgabe Vorschlag B1 - 2 · Rapporti umani: famiglia, educazione e ruoli

Material

Gramigna Agostino: Pranzo express

Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma.

Dalla Calabria (2011)

Il tragitto più lungo lo fa il pan grattato. A Gioiosa Ionica 1 la signora Carmela Macrì lo cuoce in casa.

Poi lo gratta e ne spedisce una confezione alla signora Gabriella Tropea, padovana 2, che ha sposato un

calabrese e vive a Reggio Emilia 3. Dall’Emilia la signora Tropea rispedisce il pacco con il pan grattato

a sua figlia che abita ad Edimburgo. «Un gesto d’amore», dice la signora.

5 Un gesto che Gabriella ha appreso dalle mamme meridionali. Ha conosciuto la signora Macrì a

Gioiosa, in vacanza. Carmela è una delle circa 3 000 mamme calabresi che hanno un modo tutto loro di

tenere assieme la famiglia: i pacchi. Pacchi che contengono melanzane sott’olio, cotolette, impanate

con pane senza glutine, capicollo, baccalà sottovuoto, sugo di carne di fagiano, arance, lasagne,

limoni, biscotti al miele, caciocavallo e ricottine, che ogni sabato le mamme di Gioiosa, Bovalino,

10 Siderno, Gerace, Locri 4 spediscono ai figli che abitano a Roma. I pacchi arrivano domenica (si spera)

per l’ora del pranzo.

A recapitarli 5 è Domenico Martino, camionista dal ’90. Ha creato la sua nuova impresa nel 2002 dopo

che una manciata di mamme ha chiesto di aiutarle a fare da connessione gastronomica con i figli

lontani. E ha fatto boom. Due furgoncini 6 partono da Bianco e Caulonia 7, setacciano paesi e contrade,

15 solcano stradine sterrate e raccolgono i pacchi che confluiscono al deposito di Gioiosa dove la merce

viene caricata e numerata. Alle prime luci di domenica il camion arriva a Roma. Il prezzo è

relativamente basso: 15 euro per un massimo di 25 chili di cibo. Martino consegna un centinaio di

pacchi a settimana. All’andata prodotti alimentari; al ritorno, oggetti dei calabresi che «rimpatriano»

per le vacanze estive: una lampada, una poltrona, un materasso. Martino non è il primo corriere che

20 soddisfa il bisogno di generazioni di mamme del Sud di cibare a distanza i figli con tonno sott’olio,

pomodorini sott’olio, ceci, fagiolini, basilico, origano, nduja e sciroppi a base di liquirizia.

Daniela Coccolo laureata alla Bocconi 8 è una manager della Saipem 9. Viaggia e pratica sub 10. A suo

modo è l’immagine femminile della modernità. Vive a Milano ma riceve puntualmente dal Salento

conserve, verdure cotte, cicorie, salsa, dolcetti di pasta di mandorla e il polipo lessato sottovuoto. «Mia

25 mamma crede che non abbia tempo per cucinare».

Per molti decenni le mamme calabresi hanno riversato il loro amore nel pranzo domenicale. La signora

Lina Varano abita a Bovalino. Ha un orto, coltiva ortaggi e raccoglie arance. Da quando ha conosciuto

il signor Martino la sua vita è come migliorata: con pochi euro ha la certezza di poter consegnare a

domicilio dei figli […] i piatti che lei prepara. Cuoce il pane e compra ceci e fagiolini per Daniela: «È

30 come se mia figlia abitasse ancora con me in casa». […]

Martino è un camionista, ma in qualche modo si occupa di anime ed è democratico. Una volta una

signora pretendeva che facesse in fretta perché nel suo pacco c’era carne cruda. «Signora, tutti i

pacchetti sono creati uguali», ha risposto. Alcune mamme si raccomandano di fare attenzione al

formaggio, gli raccontano le loro vite, quelle dei figli, spiegano come non svegliare il genero o non

35 disturbare la figlia che allatta. Ma soprattutto lo implorano di essere puntuali, per il pranzo.

Antonio Lombardo, figlio della signora Macrì, è un bocconiano 11 che lavora a Roma come consulente

finanziario. «Trascorriamo la domenica aspettando Martino». […] La signora Macrì spedisce bottiglie

di pomodoro a fette per i sughi: li fa bollire, li taglia a pezzettini e l’infila dentro uno alla volta. Ogni

pezzo, dice, è come una carezza. […]

(600 Wörter)

Gramigna Agostino: Pranzo express. Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma. Dalla Calabria, in: Corriere della Sera, 23.04.2011, URL: http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/23/Pranzo_express_Sono_manager_citta_co_9_110423018.shtml (abgerufen am 13.05.2012).

1 Gioiosa Ionica – paese in Calabria

2 padovana – una donna che abita a Padova

3 Reggio Emilia – città in Emilia Romagna

4 Gioiosa, Bovalino, Siderno, Gerace, Locri – città e paesi in Calabria

5 recapitare – consegnare, portare

6 il furgoncino – der Kleintransporter

7 Bianco e Caulonia – città e paesi in Calabria

8 Bocconi – famosa università di Economia e Commercio a Milano

9 Saipem – grande ditta

10 praticare sub – tauchen

11 un bocconiano – una persona che si è laureata alla Bocconi

2 Partendo dal testo (Material) caratterizzi le diverse realtà familiari nell’Italia di oggi.

(45 BE)

Aufgabe Vorschlag B1 - 3 · Lettera e scrittura creativa (Perspektivwechsel)

Material

Gramigna Agostino: Pranzo express

Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma.

Dalla Calabria (2011)

Il tragitto più lungo lo fa il pan grattato. A Gioiosa Ionica 1 la signora Carmela Macrì lo cuoce in casa.

Poi lo gratta e ne spedisce una confezione alla signora Gabriella Tropea, padovana 2, che ha sposato un

calabrese e vive a Reggio Emilia 3. Dall’Emilia la signora Tropea rispedisce il pacco con il pan grattato

a sua figlia che abita ad Edimburgo. «Un gesto d’amore», dice la signora.

5 Un gesto che Gabriella ha appreso dalle mamme meridionali. Ha conosciuto la signora Macrì a

Gioiosa, in vacanza. Carmela è una delle circa 3 000 mamme calabresi che hanno un modo tutto loro di

tenere assieme la famiglia: i pacchi. Pacchi che contengono melanzane sott’olio, cotolette, impanate

con pane senza glutine, capicollo, baccalà sottovuoto, sugo di carne di fagiano, arance, lasagne,

limoni, biscotti al miele, caciocavallo e ricottine, che ogni sabato le mamme di Gioiosa, Bovalino,

10 Siderno, Gerace, Locri 4 spediscono ai figli che abitano a Roma. I pacchi arrivano domenica (si spera)

per l’ora del pranzo.

A recapitarli 5 è Domenico Martino, camionista dal ’90. Ha creato la sua nuova impresa nel 2002 dopo

che una manciata di mamme ha chiesto di aiutarle a fare da connessione gastronomica con i figli

lontani. E ha fatto boom. Due furgoncini 6 partono da Bianco e Caulonia 7, setacciano paesi e contrade,

15 solcano stradine sterrate e raccolgono i pacchi che confluiscono al deposito di Gioiosa dove la merce

viene caricata e numerata. Alle prime luci di domenica il camion arriva a Roma. Il prezzo è

relativamente basso: 15 euro per un massimo di 25 chili di cibo. Martino consegna un centinaio di

pacchi a settimana. All’andata prodotti alimentari; al ritorno, oggetti dei calabresi che «rimpatriano»

per le vacanze estive: una lampada, una poltrona, un materasso. Martino non è il primo corriere che

20 soddisfa il bisogno di generazioni di mamme del Sud di cibare a distanza i figli con tonno sott’olio,

pomodorini sott’olio, ceci, fagiolini, basilico, origano, nduja e sciroppi a base di liquirizia.

Daniela Coccolo laureata alla Bocconi 8 è una manager della Saipem 9. Viaggia e pratica sub 10. A suo

modo è l’immagine femminile della modernità. Vive a Milano ma riceve puntualmente dal Salento

conserve, verdure cotte, cicorie, salsa, dolcetti di pasta di mandorla e il polipo lessato sottovuoto. «Mia

25 mamma crede che non abbia tempo per cucinare».

Per molti decenni le mamme calabresi hanno riversato il loro amore nel pranzo domenicale. La signora

Lina Varano abita a Bovalino. Ha un orto, coltiva ortaggi e raccoglie arance. Da quando ha conosciuto

il signor Martino la sua vita è come migliorata: con pochi euro ha la certezza di poter consegnare a

domicilio dei figli […] i piatti che lei prepara. Cuoce il pane e compra ceci e fagiolini per Daniela: «È

30 come se mia figlia abitasse ancora con me in casa». […]

Martino è un camionista, ma in qualche modo si occupa di anime ed è democratico. Una volta una

signora pretendeva che facesse in fretta perché nel suo pacco c’era carne cruda. «Signora, tutti i

pacchetti sono creati uguali», ha risposto. Alcune mamme si raccomandano di fare attenzione al

formaggio, gli raccontano le loro vite, quelle dei figli, spiegano come non svegliare il genero o non

35 disturbare la figlia che allatta. Ma soprattutto lo implorano di essere puntuali, per il pranzo.

Antonio Lombardo, figlio della signora Macrì, è un bocconiano 11 che lavora a Roma come consulente

finanziario. «Trascorriamo la domenica aspettando Martino». […] La signora Macrì spedisce bottiglie

di pomodoro a fette per i sughi: li fa bollire, li taglia a pezzettini e l’infila dentro uno alla volta. Ogni

pezzo, dice, è come una carezza. […]

(600 Wörter)

Gramigna Agostino: Pranzo express. Sono manager di città, ma il cibo lo manda ancora mamma. Dalla Calabria, in: Corriere della Sera, 23.04.2011, URL: http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/23/Pranzo_express_Sono_manager_citta_co_9_110423018.shtml (abgerufen am 13.05.2012).

1 Gioiosa Ionica – paese in Calabria

2 padovana – una donna che abita a Padova

3 Reggio Emilia – città in Emilia Romagna

4 Gioiosa, Bovalino, Siderno, Gerace, Locri – città e paesi in Calabria

5 recapitare – consegnare, portare

6 il furgoncino – der Kleintransporter

7 Bianco e Caulonia – città e paesi in Calabria

8 Bocconi – famosa università di Economia e Commercio a Milano

9 Saipem – grande ditta

10 praticare sub – tauchen

11 un bocconiano – una persona che si è laureata alla Bocconi

3 Daniela Coccolo “[a] suo modo è l’immagine femminile della modernità” (Material).

Scriva una lettera con cui Daniela racconta alla madre, Lina Verano, della sua vita e la ringrazia per un pacco ricevuto.

(25 BE)

Aufgabe Vorschlag B2 - 1 · Textverständnis: riassumere, delineare, individuare

Cristina Lacava: Dividiamo il pane con i bambini stranieri di Lodi (post sul blog, 2018)

Un recente regolamento nella città di Lodi limita l'uso della mensa a bambini stranieri.

All'ora di pranzo, nelle scuole elementari di Lodi, suona la campanella e i bambini si dividono: gli italiani di qua, in mensa; gli stranieri di là, a mangiarsi il panino portato da casa. Mentre altri, sempre stranieri, vanno direttamente a casa, e non sempre tornano nel pomeriggio. […] Poi vaglielo a spiegare, ai bambini italiani, perché non possono stare con i loro amici stranieri, gli stessi che poi vedono ai giardinetti, o all'oratorio 1.

Questa quotidiana segregazione avviene da quando è stato approvato il Regolamento comunale per le prestazioni sociali agevolate 2, fortemente voluto dalla sindaca leghista 3 di Lodi, Sara Casanova. In pratica, mentre alle famiglie italiane a basso reddito 4 basta l'autocertificazione 5 per avere diritto alle agevolazioni, agli stranieri (parliamo sempre di regolari, in Italia da anni, spesso con figli nati qua), ai quali era permessa la stessa formula fino allo scorso anno, adesso viene richiesto di portare una documentazione dal loro Paese d'origine che giustifichi la richiesta. L'idea di base è che le autocertificazioni degli italiani siano vere, sempre; quelle degli stranieri no, mai. E senza la documentazione, gli stranieri vengono automaticamente messi nella prima fascia ISEE 6 e la mensa scolastica, anziché costare 2 € al giorno, ne costa 5. Risultato, l'aumento è tale che molte famiglie non possono permetterselo.

Il problema è che, nella quasi totalità dei casi, gli stranieri non riescono a produrre i documenti: perché il loro Paese è in guerra, perché non c'è il catasto 7 elettronico, perché la burocrazia blocca tutto. Le stesse ambasciate 8 l'hanno dichiarato: impossibile. «Finora, su 259 domande per la mensa, gli asili nido, lo scuolabus, il pre e il doposcuola, ne sono state accolte solo 5, che avevano portato la certificazione» spiega Laura Tagliaferri, insegnante e membro del Coordinamento Uguali Doveri che ha avviato una raccolta fondi («che sta andando molto bene») per colmare la differenza 9: bastano 3 euro al giorno per arrivare ai 5 e permettere ai bambini di mangiare tutti insieme. Molti presidi infatti hanno concesso ai bambini di portarsi il panino: Lì però scatta un altro divieto, generale e igienico, per il quale non possono essere nella stessa stanza bambini con panino e bambini con il pasto della refezione scolastica. Da qui, la segregazione. Proprio per permettere ai bambini di stare tutti insieme, com'è giusto, molti genitori hanno scritto una lettera per chiedere ai presidi di far condividere ai loro figli il pasto con i compagni esclusi. Spezzare il pane, dividerlo con i fratelli.

«Una mia alunna, alle medie, ha tre sorelle più piccole. Da pagare 6 € al giorno, dovrebbero passare a 15. Con un solo reddito, non ce la fanno. E così hanno deciso di lasciare a casa la più piccola, invece di mandarla all'asilo. Non hanno alternative», continua Laura Tagliaferri.

Le chiedo com'è il clima a Lodi, in questi giorni. Se il sindaco ha preso questa decisione (con l'ovvio endorsement 10 di Salvini), è anche perché è forte di una maggioranza di elettori. «Il consenso alla sindaca è indubbio. Ma ora qualche crepa 11 comincia a esserci. Perché si tratta di bambini, e perché i figli degli italiani tornano a casa e chiedono ai genitori perché i loro amici vengono separati. Quando si toccano i più piccoli, qualcosa scatta». Un gesto significativo è stato quello di Riccardo Cavallero, fondatore della casa editrice Sem ed ex direttore generale di Mondadori, che per protesta ha restituito il Fanfullino d'oro, il massimo riconoscimento cittadino, motivandolo con una lettera al giornale locale Il Cittadino: «mi aspetto che i miei amministratori lavorino per uno sviluppo armonioso della mia città senza fare discriminazioni, come ci chiede la Costituzione». […]

(573 Wörter)

Cristina Lacava: Dividiamo il pane con i bambini stranieri di Lodi, 25.09.2018, URL: http://blog.iodonna.it/scuola/2018/09/25/dividiamo-il-pane-con-i-bambini-stranieri-di-lodi/ (abgerufen am 12.05.2019).

Hinweis: Die Hervorhebungen entsprechen der Textvorlage.

Annotazioni / Glossar

1 l'oratorio – punto d'incontro per giovani nelle parrocchie

2 le prestazioni sociali agevolate – staatliche Sozialleistungen

3 leghista – Anhängerin der Lega Nord

4 a basso reddito – mit niedrigem Einkommen

5 l'autocertificazione – Eigenbescheinigung

6 la prima fascia ISEE – die erste Stufe im ISEE (Vergleichsindikator für die wirtschaftliche Situation jedes einzelnen Haushaltes)

7 il catasto – Grundbuch

8 l'ambasciata – die Botschaft

9 colmare una differenza – hier: eine Lücke schließen

10 l'endorsement – die Billigung

11 esserci qualche crepa – qui: esserci qualche opinione contraria

1 Delinei il problema di cui parla il testo. (Material) (30 BE)

Aufgabe Vorschlag B2 - 2 · Processi migratori: emigrazione, immigrazione e multiculturalità

Cristina Lacava: Dividiamo il pane con i bambini stranieri di Lodi (post sul blog, 2018)

Un recente regolamento nella città di Lodi limita l'uso della mensa a bambini stranieri.

All'ora di pranzo, nelle scuole elementari di Lodi, suona la campanella e i bambini si dividono: gli italiani di qua, in mensa; gli stranieri di là, a mangiarsi il panino portato da casa. Mentre altri, sempre stranieri, vanno direttamente a casa, e non sempre tornano nel pomeriggio. […] Poi vaglielo a spiegare, ai bambini italiani, perché non possono stare con i loro amici stranieri, gli stessi che poi vedono ai giardinetti, o all'oratorio 1.

Questa quotidiana segregazione avviene da quando è stato approvato il Regolamento comunale per le prestazioni sociali agevolate 2, fortemente voluto dalla sindaca leghista 3 di Lodi, Sara Casanova. In pratica, mentre alle famiglie italiane a basso reddito 4 basta l'autocertificazione 5 per avere diritto alle agevolazioni, agli stranieri (parliamo sempre di regolari, in Italia da anni, spesso con figli nati qua), ai quali era permessa la stessa formula fino allo scorso anno, adesso viene richiesto di portare una documentazione dal loro Paese d'origine che giustifichi la richiesta. L'idea di base è che le autocertificazioni degli italiani siano vere, sempre; quelle degli stranieri no, mai. E senza la documentazione, gli stranieri vengono automaticamente messi nella prima fascia ISEE 6 e la mensa scolastica, anziché costare 2 € al giorno, ne costa 5. Risultato, l'aumento è tale che molte famiglie non possono permetterselo.

Il problema è che, nella quasi totalità dei casi, gli stranieri non riescono a produrre i documenti: perché il loro Paese è in guerra, perché non c'è il catasto 7 elettronico, perché la burocrazia blocca tutto. Le stesse ambasciate 8 l'hanno dichiarato: impossibile. «Finora, su 259 domande per la mensa, gli asili nido, lo scuolabus, il pre e il doposcuola, ne sono state accolte solo 5, che avevano portato la certificazione» spiega Laura Tagliaferri, insegnante e membro del Coordinamento Uguali Doveri che ha avviato una raccolta fondi («che sta andando molto bene») per colmare la differenza 9: bastano 3 euro al giorno per arrivare ai 5 e permettere ai bambini di mangiare tutti insieme. Molti presidi infatti hanno concesso ai bambini di portarsi il panino: Lì però scatta un altro divieto, generale e igienico, per il quale non possono essere nella stessa stanza bambini con panino e bambini con il pasto della refezione scolastica. Da qui, la segregazione. Proprio per permettere ai bambini di stare tutti insieme, com'è giusto, molti genitori hanno scritto una lettera per chiedere ai presidi di far condividere ai loro figli il pasto con i compagni esclusi. Spezzare il pane, dividerlo con i fratelli.

«Una mia alunna, alle medie, ha tre sorelle più piccole. Da pagare 6 € al giorno, dovrebbero passare a 15. Con un solo reddito, non ce la fanno. E così hanno deciso di lasciare a casa la più piccola, invece di mandarla all'asilo. Non hanno alternative», continua Laura Tagliaferri.

Le chiedo com'è il clima a Lodi, in questi giorni. Se il sindaco ha preso questa decisione (con l'ovvio endorsement 10 di Salvini), è anche perché è forte di una maggioranza di elettori. «Il consenso alla sindaca è indubbio. Ma ora qualche crepa 11 comincia a esserci. Perché si tratta di bambini, e perché i figli degli italiani tornano a casa e chiedono ai genitori perché i loro amici vengono separati. Quando si toccano i più piccoli, qualcosa scatta». Un gesto significativo è stato quello di Riccardo Cavallero, fondatore della casa editrice Sem ed ex direttore generale di Mondadori, che per protesta ha restituito il Fanfullino d'oro, il massimo riconoscimento cittadino, motivandolo con una lettera al giornale locale Il Cittadino: «mi aspetto che i miei amministratori lavorino per uno sviluppo armonioso della mia città senza fare discriminazioni, come ci chiede la Costituzione». […]

(573 Wörter)

Cristina Lacava: Dividiamo il pane con i bambini stranieri di Lodi, 25.09.2018, URL: http://blog.iodonna.it/scuola/2018/09/25/dividiamo-il-pane-con-i-bambini-stranieri-di-lodi/ (abgerufen am 12.05.2019).

Hinweis: Die Hervorhebungen entsprechen der Textvorlage.

Annotazioni / Glossar

1 l'oratorio – punto d'incontro per giovani nelle parrocchie

2 le prestazioni sociali agevolate – staatliche Sozialleistungen

3 leghista – Anhängerin der Lega Nord

4 a basso reddito – mit niedrigem Einkommen

5 l'autocertificazione – Eigenbescheinigung

6 la prima fascia ISEE – die erste Stufe im ISEE (Vergleichsindikator für die wirtschaftliche Situation jedes einzelnen Haushaltes)

7 il catasto – Grundbuch

8 l'ambasciata – die Botschaft

9 colmare una differenza – hier: eine Lücke schließen

10 l'endorsement – die Billigung

11 esserci qualche crepa – qui: esserci qualche opinione contraria

2 Partendo dalla situazione delle famiglie immigrate di Lodi (Material), metta in evidenza altre esperienze di migrazione. (45 BE)

Aufgabe Vorschlag B2 - 3 · Riflessioni e valutazione: persönliche Stellungnahme

Cristina Lacava: Dividiamo il pane con i bambini stranieri di Lodi (post sul blog, 2018)

Un recente regolamento nella città di Lodi limita l'uso della mensa a bambini stranieri.

All'ora di pranzo, nelle scuole elementari di Lodi, suona la campanella e i bambini si dividono: gli italiani di qua, in mensa; gli stranieri di là, a mangiarsi il panino portato da casa. Mentre altri, sempre stranieri, vanno direttamente a casa, e non sempre tornano nel pomeriggio. […] Poi vaglielo a spiegare, ai bambini italiani, perché non possono stare con i loro amici stranieri, gli stessi che poi vedono ai giardinetti, o all'oratorio 1.

Questa quotidiana segregazione avviene da quando è stato approvato il Regolamento comunale per le prestazioni sociali agevolate 2, fortemente voluto dalla sindaca leghista 3 di Lodi, Sara Casanova. In pratica, mentre alle famiglie italiane a basso reddito 4 basta l'autocertificazione 5 per avere diritto alle agevolazioni, agli stranieri (parliamo sempre di regolari, in Italia da anni, spesso con figli nati qua), ai quali era permessa la stessa formula fino allo scorso anno, adesso viene richiesto di portare una documentazione dal loro Paese d'origine che giustifichi la richiesta. L'idea di base è che le autocertificazioni degli italiani siano vere, sempre; quelle degli stranieri no, mai. E senza la documentazione, gli stranieri vengono automaticamente messi nella prima fascia ISEE 6 e la mensa scolastica, anziché costare 2 € al giorno, ne costa 5. Risultato, l'aumento è tale che molte famiglie non possono permetterselo.

Il problema è che, nella quasi totalità dei casi, gli stranieri non riescono a produrre i documenti: perché il loro Paese è in guerra, perché non c'è il catasto 7 elettronico, perché la burocrazia blocca tutto. Le stesse ambasciate 8 l'hanno dichiarato: impossibile. «Finora, su 259 domande per la mensa, gli asili nido, lo scuolabus, il pre e il doposcuola, ne sono state accolte solo 5, che avevano portato la certificazione» spiega Laura Tagliaferri, insegnante e membro del Coordinamento Uguali Doveri che ha avviato una raccolta fondi («che sta andando molto bene») per colmare la differenza 9: bastano 3 euro al giorno per arrivare ai 5 e permettere ai bambini di mangiare tutti insieme. Molti presidi infatti hanno concesso ai bambini di portarsi il panino: Lì però scatta un altro divieto, generale e igienico, per il quale non possono essere nella stessa stanza bambini con panino e bambini con il pasto della refezione scolastica. Da qui, la segregazione. Proprio per permettere ai bambini di stare tutti insieme, com'è giusto, molti genitori hanno scritto una lettera per chiedere ai presidi di far condividere ai loro figli il pasto con i compagni esclusi. Spezzare il pane, dividerlo con i fratelli.

«Una mia alunna, alle medie, ha tre sorelle più piccole. Da pagare 6 € al giorno, dovrebbero passare a 15. Con un solo reddito, non ce la fanno. E così hanno deciso di lasciare a casa la più piccola, invece di mandarla all'asilo. Non hanno alternative», continua Laura Tagliaferri.

Le chiedo com'è il clima a Lodi, in questi giorni. Se il sindaco ha preso questa decisione (con l'ovvio endorsement 10 di Salvini), è anche perché è forte di una maggioranza di elettori. «Il consenso alla sindaca è indubbio. Ma ora qualche crepa 11 comincia a esserci. Perché si tratta di bambini, e perché i figli degli italiani tornano a casa e chiedono ai genitori perché i loro amici vengono separati. Quando si toccano i più piccoli, qualcosa scatta». Un gesto significativo è stato quello di Riccardo Cavallero, fondatore della casa editrice Sem ed ex direttore generale di Mondadori, che per protesta ha restituito il Fanfullino d'oro, il massimo riconoscimento cittadino, motivandolo con una lettera al giornale locale Il Cittadino: «mi aspetto che i miei amministratori lavorino per uno sviluppo armonioso della mia città senza fare discriminazioni, come ci chiede la Costituzione». […]

(573 Wörter)

Cristina Lacava: Dividiamo il pane con i bambini stranieri di Lodi, 25.09.2018, URL: http://blog.iodonna.it/scuola/2018/09/25/dividiamo-il-pane-con-i-bambini-stranieri-di-lodi/ (abgerufen am 12.05.2019).

Hinweis: Die Hervorhebungen entsprechen der Textvorlage.

Annotazioni / Glossar

1 l'oratorio – punto d'incontro per giovani nelle parrocchie

2 le prestazioni sociali agevolate – staatliche Sozialleistungen

3 leghista – Anhängerin der Lega Nord

4 a basso reddito – mit niedrigem Einkommen

5 l'autocertificazione – Eigenbescheinigung

6 la prima fascia ISEE – die erste Stufe im ISEE (Vergleichsindikator für die wirtschaftliche Situation jedes einzelnen Haushaltes)

7 il catasto – Grundbuch

8 l'ambasciata – die Botschaft

9 colmare una differenza – hier: eine Lücke schließen

10 l'endorsement – die Billigung

11 esserci qualche crepa – qui: esserci qualche opinione contraria

3 Esponga le proprie riflessioni sul nuovo regolamento e sulle conseguenze per le scuole elementari di Lodi. (Material) (25 BE)

Aufgabe Vorschlag B3 - 1 · Textverständnis: riassumere, delineare, individuare

Material

Aldo Carboni: Ferzan Ozpetek (intervista, 2006)

Ferzan Ozpetek, un regista turco che vive in Italia, racconta al giornalista Aldo Carboni della sua scelta di vivere in Italia.

«L'Italia per me è stata una trappola meravigliosa: sono arrivato che ero un ragazzo, pensavo di fermarmi poco: sono passati 26 anni e sono felice di essere ancora qui». Ferzan Ozpetek, un italiano per scelta, è nato a Istanbul, vive a Roma, ha il nostro passaporto 1. Fa il regista di cinema, il suo Le fate ignoranti 2 è stato un successo. Nell'ultimo film si mescolano storie ed esperienze diverse. «Del resto, credo che questo sia il futuro delle società europee – dice –; vedo le resistenze, gli attriti, i rifiuti: ma penso che non ci siano alternative realistiche e col tempo si troveranno le soluzioni, con buon senso 3 e misura. La contaminazione 4 è sempre stata il sale delle civiltà: perciò non mi convincono le idee del multiculturalismo, secondo le quali ognuno deve conservare in modo geloso e intransigente i suoi modi di origine e rinchiudersi in comunità senza finestre. Le religioni mi affascinano, detesto chi ne fa un uso politico. Qua mi sento come fossi a casa mia; nelle pieghe, mi è rimasto un retrogusto di ospite 5, credo che mi aiuti a vedere con un po' di distacco e a rispettare di più le cose».

«Avevo appena finito il liceo e il proposito in famiglia era che raggiungessi i miei fratelli negli Stati Uniti per studiare come loro all'università. Ma all'ultimo momento cambiai idea, mi interessava il cinema, venni a Roma: mi sarei fermato quattro anni e sarei poi tornato in Turchia. Non mi sono più mosso. Studiavo alla Sapienza, frequentavo l'Accademia di arte drammatica. Andavo in giro, a occhi stupefatti 6, come traversando una straordinaria miniera 7 a cielo aperto: ogni posto è diverso, anche il paese più piccolo ha un palazzo, una chiesa, una piazza che sono una gioia per chi guarda. […]»

«Sono nato e cresciuto in un quartiere abitato da greci, armeni, turchi; mio padre – un costruttore di successo – aveva molti amici americani. Ne ho ricavato l'abitudine a vedere le cose da angoli diversi e a sentirle più che a scomporle 8 con la ragione, un impasto di colori suoni emozioni dai significati mobili e tenuto insieme dal filo della memoria. Anche per questo mi piace l'Italia, fai un passo e ti imbatti in un frammento di storia, trovi uno stimolo alla fantasia e al ricordo. Qui è passato di tutto ed è come se nell'aria ne fosse rimasto il sentore 9. Anche le cose inanimate, gli oggetti a volte mi sembrano vivi e degni di una cura affettuosa. Così, ho sempre l'impressione che sui muri degli edifici, nelle pareti delle stanze, sia restata una traccia delle cose che hanno visto, degli uomini e delle donne che sono passati. Nessuno muore, se c'è qualcuno a ricordarlo. Degli italiani amo l'inclinazione a spremere il buono anche dalle vicende tristi o fastidiose». […]

«Sono tornato di recente a Istanbul, a trovare mio padre. Un uomo energico e rude, fino a pochi anni fa pensava che fossi un buono a nulla e non aveva riguardi a dirmelo in faccia. Sta male e non riesce più ad alzarsi dal letto. […] Ha cominciato a rifiutare il cibo. Mi sento come fossi diventato il padre di mio padre».

(555 Wörter)

Aldo Carboni: Il talento e la passione. Ritratti italiani, Roma-Bari 2006, S. 160–163.

Note al testo

1 il nostro passaporto – hier: der italienische Reisepass

2 Le fate ignoranti – titolo del primo film di Ferzan Ozpetek

3 il buon senso – der gesunde Menschenverstand

4 la contaminazione – qui: contatto con altre culture

5 nelle pieghe mi è rimasto un retrogusto di ospite – hier: Im Verborgenen ist mir ein Nachgeschmack geblieben, der mich daran erinnert, dass ich Gast bin.

6 stupefatto – überwältigt

7 una miniera – hier: eine Fundgrube

8 scomporre le cose – die Dinge rational zerlegen bzw. analysieren

9 il sentore – hier: der Hauch der Geschichte

1 Delinei la biografia di Ferzan Ozpetek. (Material) (30 BE)

Aufgabe Vorschlag B3 - 2 · Processi migratori: emigrazione, immigrazione e multiculturalità

Material

Aldo Carboni: Ferzan Ozpetek (intervista, 2006)

Ferzan Ozpetek, un regista turco che vive in Italia, racconta al giornalista Aldo Carboni della sua scelta di vivere in Italia.

«L'Italia per me è stata una trappola meravigliosa: sono arrivato che ero un ragazzo, pensavo di fermarmi poco: sono passati 26 anni e sono felice di essere ancora qui». Ferzan Ozpetek, un italiano per scelta, è nato a Istanbul, vive a Roma, ha il nostro passaporto 1. Fa il regista di cinema, il suo Le fate ignoranti 2 è stato un successo. Nell'ultimo film si mescolano storie ed esperienze diverse. «Del resto, credo che questo sia il futuro delle società europee – dice –; vedo le resistenze, gli attriti, i rifiuti: ma penso che non ci siano alternative realistiche e col tempo si troveranno le soluzioni, con buon senso 3 e misura. La contaminazione 4 è sempre stata il sale delle civiltà: perciò non mi convincono le idee del multiculturalismo, secondo le quali ognuno deve conservare in modo geloso e intransigente i suoi modi di origine e rinchiudersi in comunità senza finestre. Le religioni mi affascinano, detesto chi ne fa un uso politico. Qua mi sento come fossi a casa mia; nelle pieghe, mi è rimasto un retrogusto di ospite 5, credo che mi aiuti a vedere con un po' di distacco e a rispettare di più le cose».

«Avevo appena finito il liceo e il proposito in famiglia era che raggiungessi i miei fratelli negli Stati Uniti per studiare come loro all'università. Ma all'ultimo momento cambiai idea, mi interessava il cinema, venni a Roma: mi sarei fermato quattro anni e sarei poi tornato in Turchia. Non mi sono più mosso. Studiavo alla Sapienza, frequentavo l'Accademia di arte drammatica. Andavo in giro, a occhi stupefatti 6, come traversando una straordinaria miniera 7 a cielo aperto: ogni posto è diverso, anche il paese più piccolo ha un palazzo, una chiesa, una piazza che sono una gioia per chi guarda. […]»

«Sono nato e cresciuto in un quartiere abitato da greci, armeni, turchi; mio padre – un costruttore di successo – aveva molti amici americani. Ne ho ricavato l'abitudine a vedere le cose da angoli diversi e a sentirle più che a scomporle 8 con la ragione, un impasto di colori suoni emozioni dai significati mobili e tenuto insieme dal filo della memoria. Anche per questo mi piace l'Italia, fai un passo e ti imbatti in un frammento di storia, trovi uno stimolo alla fantasia e al ricordo. Qui è passato di tutto ed è come se nell'aria ne fosse rimasto il sentore 9. Anche le cose inanimate, gli oggetti a volte mi sembrano vivi e degni di una cura affettuosa. Così, ho sempre l'impressione che sui muri degli edifici, nelle pareti delle stanze, sia restata una traccia delle cose che hanno visto, degli uomini e delle donne che sono passati. Nessuno muore, se c'è qualcuno a ricordarlo. Degli italiani amo l'inclinazione a spremere il buono anche dalle vicende tristi o fastidiose». […]

«Sono tornato di recente a Istanbul, a trovare mio padre. Un uomo energico e rude, fino a pochi anni fa pensava che fossi un buono a nulla e non aveva riguardi a dirmelo in faccia. Sta male e non riesce più ad alzarsi dal letto. […] Ha cominciato a rifiutare il cibo. Mi sento come fossi diventato il padre di mio padre».

(555 Wörter)

Aldo Carboni: Il talento e la passione. Ritratti italiani, Roma-Bari 2006, S. 160–163.

Note al testo

1 il nostro passaporto – hier: der italienische Reisepass

2 Le fate ignoranti – titolo del primo film di Ferzan Ozpetek

3 il buon senso – der gesunde Menschenverstand

4 la contaminazione – qui: contatto con altre culture

5 nelle pieghe mi è rimasto un retrogusto di ospite – hier: Im Verborgenen ist mir ein Nachgeschmack geblieben, der mich daran erinnert, dass ich Gast bin.

6 stupefatto – überwältigt

7 una miniera – hier: eine Fundgrube

8 scomporre le cose – die Dinge rational zerlegen bzw. analysieren

9 il sentore – hier: der Hauch der Geschichte

2 Partendo dal testo (Material) metta in evidenza le esperienze di altri immigrati in Italia. (45 BE)

Aufgabe Vorschlag B3 - 3 · Riflessioni e valutazione: persönliche Stellungnahme

Material

Aldo Carboni: Ferzan Ozpetek (intervista, 2006)

Ferzan Ozpetek, un regista turco che vive in Italia, racconta al giornalista Aldo Carboni della sua scelta di vivere in Italia.

«L'Italia per me è stata una trappola meravigliosa: sono arrivato che ero un ragazzo, pensavo di fermarmi poco: sono passati 26 anni e sono felice di essere ancora qui». Ferzan Ozpetek, un italiano per scelta, è nato a Istanbul, vive a Roma, ha il nostro passaporto 1. Fa il regista di cinema, il suo Le fate ignoranti 2 è stato un successo. Nell'ultimo film si mescolano storie ed esperienze diverse. «Del resto, credo che questo sia il futuro delle società europee – dice –; vedo le resistenze, gli attriti, i rifiuti: ma penso che non ci siano alternative realistiche e col tempo si troveranno le soluzioni, con buon senso 3 e misura. La contaminazione 4 è sempre stata il sale delle civiltà: perciò non mi convincono le idee del multiculturalismo, secondo le quali ognuno deve conservare in modo geloso e intransigente i suoi modi di origine e rinchiudersi in comunità senza finestre. Le religioni mi affascinano, detesto chi ne fa un uso politico. Qua mi sento come fossi a casa mia; nelle pieghe, mi è rimasto un retrogusto di ospite 5, credo che mi aiuti a vedere con un po' di distacco e a rispettare di più le cose».

«Avevo appena finito il liceo e il proposito in famiglia era che raggiungessi i miei fratelli negli Stati Uniti per studiare come loro all'università. Ma all'ultimo momento cambiai idea, mi interessava il cinema, venni a Roma: mi sarei fermato quattro anni e sarei poi tornato in Turchia. Non mi sono più mosso. Studiavo alla Sapienza, frequentavo l'Accademia di arte drammatica. Andavo in giro, a occhi stupefatti 6, come traversando una straordinaria miniera 7 a cielo aperto: ogni posto è diverso, anche il paese più piccolo ha un palazzo, una chiesa, una piazza che sono una gioia per chi guarda. […]»

«Sono nato e cresciuto in un quartiere abitato da greci, armeni, turchi; mio padre – un costruttore di successo – aveva molti amici americani. Ne ho ricavato l'abitudine a vedere le cose da angoli diversi e a sentirle più che a scomporle 8 con la ragione, un impasto di colori suoni emozioni dai significati mobili e tenuto insieme dal filo della memoria. Anche per questo mi piace l'Italia, fai un passo e ti imbatti in un frammento di storia, trovi uno stimolo alla fantasia e al ricordo. Qui è passato di tutto ed è come se nell'aria ne fosse rimasto il sentore 9. Anche le cose inanimate, gli oggetti a volte mi sembrano vivi e degni di una cura affettuosa. Così, ho sempre l'impressione che sui muri degli edifici, nelle pareti delle stanze, sia restata una traccia delle cose che hanno visto, degli uomini e delle donne che sono passati. Nessuno muore, se c'è qualcuno a ricordarlo. Degli italiani amo l'inclinazione a spremere il buono anche dalle vicende tristi o fastidiose». […]

«Sono tornato di recente a Istanbul, a trovare mio padre. Un uomo energico e rude, fino a pochi anni fa pensava che fossi un buono a nulla e non aveva riguardi a dirmelo in faccia. Sta male e non riesce più ad alzarsi dal letto. […] Ha cominciato a rifiutare il cibo. Mi sento come fossi diventato il padre di mio padre».

(555 Wörter)

Aldo Carboni: Il talento e la passione. Ritratti italiani, Roma-Bari 2006, S. 160–163.

Note al testo

1 il nostro passaporto – hier: der italienische Reisepass

2 Le fate ignoranti – titolo del primo film di Ferzan Ozpetek

3 il buon senso – der gesunde Menschenverstand

4 la contaminazione – qui: contatto con altre culture

5 nelle pieghe mi è rimasto un retrogusto di ospite – hier: Im Verborgenen ist mir ein Nachgeschmack geblieben, der mich daran erinnert, dass ich Gast bin.

6 stupefatto – überwältigt

7 una miniera – hier: eine Fundgrube

8 scomporre le cose – die Dinge rational zerlegen bzw. analysieren

9 il sentore – hier: der Hauch der Geschichte

3 Sulla base delle Sue esperienze personali valuti aspetti della convivenza a scuola tra persone con diverse origini facendo degli esempi. (25 BE)

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