Aufgabe HT 1 - Compito 1 · Abitur NRW Italienisch LK · Haupttermin · fortgeführt 2021
Thema: Textverständnis: Inhalte wiedergeben (Riassumete) · Aus der Prüfung LK · Haupttermin · fortgeführt (2021)
Aufgabenstellung
Carlo Verdone, nato a Roma nel 1950, è attore e regista.
La mia Roma. Lettera aperta di Carlo Verdone alla sua città
Devo ammetterlo, ogni volta che penso a te o parlo di te provo diverse sensazioni. Mi sento
confuso come se avessi vissuto tante vite… fedifrago come se avessi amato tante donne…
vittima di un oscuro complotto tramato dal tempo contro la mia memoria.
Ti ho sempre visto con trucchi e colori diversi, ti ho ascoltato attraverso mille suoni, ti
5 ho respirato in tutte le tue fragranze. Ti sei presentata a me in diverse forme, abbattendo
ogni logicità spazio-temporale: giovane e seducente, austera e impassibile, esuberante e
spensierata, feroce e volgare, anziana e amorevole, sfregiata e sofferente, spudorata e anche
un po’ mignotta.
Sei stata la magia di un ragazzino di sei anni che, insieme al fratellino, amava portare
10 il cibo ai gatti randagi. Ma non quelli stanziali nelle vicinanze di casa, bensì quelli che si
aggiravano nella magnificenza dei Fori Imperiali. E chi se ne fregava di sapere che quelle
rovine erano i resti della tua antica civiltà, l’importante era sfamare il simpatico gatto ciccione
o il suo povero compagno spelacchiato e senza un occhio. Riuscivo però, irrazionalmente,
a rilevare le differenze dei tuoi stili architettonici: da un lato spuntava il classico romano,
15 dall’altro il barocco, da un altro ancora il fascista. Ogni volta che mi soffermavo dinanzi al
teatro di Marcello percepivo il tuo passato grandioso che avrei poi studiato a scuola.
[...]
Quando ero ragazzino ti stavi ancora curando le ferite della guerra, ma eri piena di speranza,
di amor proprio e vogliosa di riscatto. I tuoi figli laboriosi si erano accollati con orgoglio
20 l’onere di rinnovare il tuo splendore. C’era tanta educazione, tanta dignità. Chi possedeva
un’auto era considerato importante, chi aveva una motocicletta era invece fortunato… ma si
era felici anche con una bicicletta o con un biglietto del tram, perché ci si sapeva accontentare.
Ricordo ancora benissimo la cura con cui i commercianti trattavano i loro negozi e i loro
clienti: le insegne tirate a lucido, le vetrine pulite e un «buongiorno» sempre pronto ad
25 accogliere coloro che andavano a spendere. C’erano poi gli impiegati in paziente attesa alla
fermata degli autobus e i forzutissimi «omini in tuta» che prima caricavano sulle spalle i
sacconi della spazzatura e poi li scaricavano nei camion. Li chiamavano immondezzari, per
me erano paragonabili a Nembo Kid.
Penso al tuo fiume. Il tuo sangue. Oggi così inquinato e bistrattato che io stesso, in un mio
30 film, ironicamente ipotizzai di asfaltare per farne una strada ad alto scorrimento. Allora quelle
acque non erano melmose come oggi e ci si poteva fare il bagno. [...]
Ho iniziato a scoprire la tua gloriosa storia con il gioco. Una domenica d’estate del 1957,
papà svegliò mio fratello Luca e me annunciando trionfante: «Ragazzi, oggi vi porto a fare i
tiri in porta in un luogo spettacolare dove, tanti secoli fa, gli antichi romani correvano sulle
35 bighe!». Ci portò in un assolato Circo Massimo e faceva un caldo terrificante che avrebbe
ammazzato pure Ben Hur. Dopo aver delimitato la porta con degli stracci, nostro padre si
mise nel mezzo a fare il portiere, mentre noi dovevamo passarci la palla e cercare di fare gol.
La cosa sorprendente fu che lui, in pantaloncini e canottiera, s’impegnava davvero, correva
e si buttava a terra nella polvere e nel pietrisco come se fosse Luciano Panetti! Da quel giorno
40 ci appassionammo al calcio e ogni domenica pregavamo per ritornare in quel posto a giocare.
[...]
Cosa devo fare adesso, dopo aver rovistato nel cassetto del passato con gli occhi chiusi e il
cuore aperto? Solo affrontare il presente. Il mio sguardo di bambino ha ceduto al tuo sortilegio,
la maturità di giovanotto ha distolto da te la mia attenzione perché ero intento a divertirmi,
45 l’età adulta mi ha reso estremamente obiettivo e critico. Non potrò mai avercela con te, ma
sono incazzato nero con coloro che ti hanno trattato male in questi ultimi trent’anni. Anche
amareggiato per come sia cambiata la società rispetto ai tempi in cui muovevo i miei primi
passi nella televisione e poi nel cinema.
Mi duole dirlo, ma la gente non ti guarda, non ti abita più con entusiasmo e allegria. Non
50 che si debba ridere per forza, ma non c’è più la predisposizione al sorriso. Tantissime persone
hanno il broncio, guardano a terra, sono sfuggenti, non dialogano più e si limitano a parlare
al telefono con quegli auricolari bluetooth talmente invisibili che le fanno sembrare matte.
Siamo ridotti a una moltitudine di nevrotici che hanno perso fiducia nella vita.
[...]
55 Sai cosa vorrei fare in questo momento? Dopo questo sfogo? Rubare un pezzo di te e
nasconderlo. Ma sarebbe impossibile. Allora mi rassereno rievocando un luogo dove nessuno
potrà mai metterci piede, perché protetto dal lucchetto inviolabile della memoria: il grande
terrazzo sul tetto della mia casa sopra i portici. Era un’area proibita a tutti i condomini, tranne
che all’amministratore. Quel divieto invitava però alla trasgressione e così, con il mio vicino
60 di casa Giovanni, trovai il sistema di aprire la porta, scavalcare i muretti e accedere in quello
spazio dove realmente si poteva toccare il cielo con un dito.
L’appuntamento era sempre per il tramonto. Seduti a gambe incrociate, sigarette alla mano,
stavamo lì per un’ora, in silenzio, a guardare lo spettacolo del sole che moriva alle tue spalle.
Secondo dopo secondo la luminosità si affievoliva, cedendo il ruolo alle luci artificiali delle
65 strade e delle case. Poi subentrava il faro del Gianicolo che alternava, con effetti psichedelici,
bagliori di colore bianco, rosso e verde. Infine le ultime acrobazie degli uccelli, i sempre più
flebili rumori delle auto e il rosso di un cielo che sprofondava lentamente… e con lui due
ragazzi sedicenni che fumavano le loro Nazionali sfuse e senza filtro, avvinti da quella
indescrivibile bellezza che eri e che sei ancora oggi, mia adorata Roma.
Note:
riga
02 · fedifrago · wortbrüchig
07 · spudorato · unverschämt, schamlos
08 · mignotta · vulg.: Hure
10 · stanziale · sesshaft
19 · accollarsi qcs. · sich etw. aufhalsen
24 · tirare a lucido · auf Glanz bringen
27 · l’immondezzaro · dial.: Müllmann
28 · Nembo Kid · einer der italienischen Namen für Superman
29 · bistrattato · hier: vernachlässigt
30 · la strada ad alto scorrimento · Schnellstraße
35 · la biga · Streitwagen, der im alten Rom von zwei Pferden gezogen wurde
35 · il Circo Massimo · Circus Maximus, große antike Arena für Wagenrennen im Zentrum Roms
36 · Ben Hur · Held des gleichnamigen Films (1959), in dem er seinen Gegenspieler in einem legendären Wagenrennen bezwingt
39 · il pietrisco · Schotter
39 · Luciano Panetti · Torwart von AS Rom in den 1950er/60er Jahren
45 · avercela con qcn. · auf jdn. sauer sein
49 · mi duole dirlo · ich bedaure, es sagen zu müssen
58 · il condomino · Miteigentümer
65 · il faro del Gianicolo · Leuchtturm auf dem Hügel Gianicolo in Rom
68 · le Nazionali sfuse e senza filtro · billige unverpackte Zigaretten ohne Filter
1. Riassumete i ricordi che l'autore conserva della propria città. ( comprensione) [12 Punkte]

Lösung
Nach den offiziellen Korrekturhinweisen
1. Riassumete i ricordi che l'autore conserva della propria città. (comprensione)
Lösung: Nel testo autobiografico «La mia Roma. Lettera aperta di Carlo Verdone alla sua città», l'autore ripercorre con profonda nostalgia la propria infanzia e giovinezza a Roma: - Dati bibliografici e tema globale: Lettera aperta di Carlo Verdone (attore e regista nato a Roma nel 1950) indirizzata direttamente alla città natale. - Ricordi d'infanzia: L'abitudine a sei anni di sfamare i gatti randagi ai Fori Imperiali con il fratellino, notando la stratificazione storica (classica, barocca, fascista); il clima di rinascita e speranza del dopoguerra, caratterizzato da laboriosità, dignità, pulizia delle botteghe e accontentarsi del poco (biciclette, tram); i lavoratori (netturbini paragonati a Nembo Kid); il Tevere allora balneabile; le partite di calcio con il padre e il fratello al Circo Massimo nell'estate del 1957. - Ricordi di giovinezza: A sedici anni, le serate trascorse clandestinamente sul terrazzo condominiale insieme all'amico Giovanni ad ammirare il tramonto su Roma e le luci della città fumando le Nazionali.
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