Aufgabe HT 1 - Compito 3.1 · Abitur NRW Italienisch LK · Haupttermin · fortgeführt 2022

Thema: Stellungnahme und Kommentar (Commentate) · Aus der Prüfung LK · Haupttermin · fortgeführt (2022)

Aufgabenstellung

Klausurteil A

Igiaba Scego, nata e cresciuta a Roma come figlia di un ex ministro somalo, va a trovare in Gran Bretagna il fratello Abdul, che vive lì con la moglie Nura e il figlio Mohamed Deq. Nel passo proposto la famiglia si trova riunita insieme a un cugino, chiamato O, e alla madre della narratrice.

[...]

Tutto cominciò da una mia domanda. Ero l’unica con la bocca libera, senza biscotti da

sgranocchiare e senza aeroplanini che mi tenevano indaffarata. Ancora oggi non so perché

feci quella domanda. Non so se fosse dettata da una semplice curiosità o se fossi diventata

5 il motore inconsapevole di un destino. La domanda non era rivolta a nessuno in particolare,

forse stavo solo interrogando me stessa ad alta voce.

«Come si chiama il cimitero dov’è sepolta nonna Auralla?»

I due uomini e il bambino mi guardarono confusi. Uno sguardo obliquo, un po’ perplesso,

fermo a mezz’aria.

«Allora» insistetti «dov’è sepolta?»

10 Il cugino O fu il primo a cercare una risposta: «Al cimitero Sheikh Sufi, quello con le

tombe azzurre… mi ricordo… mi ricordo… è lì che è sepolta. Sicuro.»

«Ma che dici?» quasi gridò mio fratello Abdul. […] «Tu non ti ricordi niente di Mogadi-

scio… stavi sempre chiuso con i tuoi libri e la tua sapienza. Non vedevi il mondo. Io invece

l’ho girata, Mogadiscio. […] Quelle strade sono state la mia aula. Quella città mi è entrata

15 dentro. Me la ricordo meglio di te. Potrei disegnartela addirittura. Ecco, sì, io di Mogadiscio

ti potrei fare un bel disegno, cugino, proprio ora.»

«Bella idea, papà» disse il bambino, spiazzandoci. «Disegniamo?»

I due uomini guardarono Mohamed Deq come se fosse pazzo. Poi si ricordarono che era

solo un bambino piccolo, piuttosto eccentrico del resto.

20 «No, Deq…» disse il padre.

«No, Deq… » disse lo zio.

«Sì, Deq… » dissi io.

Mio fratello Abdul mi lanciò un’occhiata indecisa. Forse gli faceva pena vedermi in

minoranza. Decise di seguire me e il figlioletto in quella strana pazzia del disegno.

25 «Hai ragione, tesoro, adesso la disegniamo.»

[...]

Mio fratello cominciò a tracciare una linea blu sul foglio immacolato. La via, la colonna,

Maka al Mukarama.

Disegnavamo Maka al Mukarama perché i nostri ricordi stavano sbiadendo. La nostra

30 città era morta dopo la guerra civile; i monumenti distrutti, le strade squarciate, le coscienze

sporcate. Avevamo bisogno di quel disegno, di quelle città di carta per sopravvivere.

Maka al Mukarama era un evento. Era l’arteria pulsante di Mogadiscio, la sua colonna

vertebrale. Era una strada lunga che attraversava la città da parte a parte. I passi dei

mogadisciani volenti o nolenti finivano sempre a Maka al Mukarama.

35 [...]

Dopo due ore di disegno eravamo sfiniti.

Deq no. I suoi occhi ci sembravano dire: «Colorate, colorate ancora.» Tanti colori, tanto

disegno.

“Questa mappa è bellissima”, pensai.

40 Ero orgogliosa. Non lo dimostravo.

«Esiste questa città, mamma?» chiese Deq a Nura.

Cosa dire?

Avrei voluto abbracciare mio nipote e spiegargli che da diciannove anni quella città non

esisteva più. Né quelle scuole, né quelle case, né quei quartieri, né altro.

45 La guerra ha distrutto tutto. Solo macerie. Ora lì ci sono cose diverse. Non quelle della

cartina. Quelle sono solo nei ricordi, nelle vecchie foto, nei racconti, nei siti internet in bianco

e nero. No, non esiste più niente. Ma nessuno ha il coraggio di dirtelo. Sei un bambino. Sei

bello. Nessuna delle persone presenti in questa stanza sa come dire una cosa così terribile a

un bambino così bello.

50 «Esiste questa città?»

Mia madre, giunta dalla stanza accanto, mi guardò. Poi guardò nostro nipote. Guardò mio

fratello, sua moglie. Poi sorrise come lei solo sa fare. Ha i denti bianchissimi.

«Esiste» disse mamma, semplicemente. «Si chiama Mogadiscio.»

Sorrisi.

55 «È la tua città, zia Igiaba?»

Non sapevo cosa rispondere. La domanda era improvvisa. Inaspettata. Contropiede. Non

riuscivo a rientrare nella mia metà campo. Imbarazzo.

Mia madre scosse la testa.

Stava riflettendo.

60 «Non basta» mi disse quasi brontolando.

«Cosa?»

«Questo» e indicò un punto tra lei e l’orizzonte.

«Questo cosa?» chiesi allora un po’ stizzita.

«Maabka, la mappa» le sue parole erano mischiate, lingua madre e italiano. «Non basta

65 per fare la tua città.»

«No? Davvero?» non sapevo dire se la mia era una domanda o un’affermazione.

«Decisamente no. Quella sulla mappa non è la tua città. Non puoi mentire al bambino.»

«Non voglio mentire al bambino. Non potrei mai. Ma…»

«Ma…?»

70 «…»

«Diciamo che lo è in un certo senso. Ma allo stesso tempo non lo è. Capisci, figlia?» e

mi accarezzò dolcemente la testa.

Ancora oggi non so se capii bene le sue parole. Il mio volto era diventato un punto di

domanda sospeso nel vuoto.

75 È la mia città?

Non lo è?

Ero a un crocevia.

Mamma disse altre parole. Non le afferrai tutte. Mi ero distratta. Ma l’ultima frase era un

pugno in pieno volto. Un ko da cui non sapevo se sarei riuscita a rialzarmi. Anzi, in quel

80 momento non volevo rialzarmi. Mamma con la dolcezza solita però mi aveva spronato. Mi

aveva colpito duro, lo sapeva. Ma il suo intento non era quello di distruggermi o umiliarmi.

Mi aveva colpito perché non poteva fare altrimenti. Voleva che io mi svegliassi, che

cominciassi veramente a vivere.

«Devi completare la mappa. Manchi tu lì dentro.» Io non riuscii a reagire.

85 In me era nata una voglia bastarda di mollare. Avrei voluto tanto indugiare nel mio ko.

Non alzarmi. Tergiversare. Meglio stare stesa, finita, sconfitta.

Vegetare.

Meglio?

Qualcosa in fondo alla mia coscienza urlò.

90 «Figlia mia, la devi completare» mi ripeté la mamma.

«Da dove si comincia?» Era quello che avrei voluto chiedere e non chiesi. Sapevo che la

risposta l’avrei dovuta trovare da sola. Mi arenai.

Perché mi succedeva questo?

Sono cosa? Sono chi?

95 Sono nera e italiana.

Ma sono anche somala e nera.

Allora sono afroitaliana? Italoafricana? Seconda generazione? […]

Sono un crocevia, mi sa. Un ponte, un’equilibrista, una che è sempre in bilico e non lo è

mai. Alla fine sono solo la mia storia.

100 [...]

Note:

riga

02 · sgranocchiare · knabbern

02 · indaffarato · beschäftigt

17 · spiazzare qn · jdn aus dem Konzept bringen

28 · Maka al Mukarama · strada principale di Mogadiscio

29 · sbiadire · verblassen

30 · squarciare · zerreißen

32/33 · la colonna vertebrale · Wirbelsäule

36 · sfinito · erschöpft

56 · il contropiede · Konter

60 · brontolare · murren

63 · stizzito · verärgert

80 · spronare · anspornen

85 · mollare · aufgeben

86 · tergiversare · ausweichen

98 · essere in bilico · auf der Kippe stehen

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

Scegliete uno dei due compiti (Compito 3.1 oppure Compito 3.2):

3.1 «Sono un crocevia, mi sa. Un ponte, un’equilibrista, una che è sempre in bilico e non lo è mai. Alla fine sono solo la mia storia.» (r. 98 – 99)

Prendendo spunto da questa frase della narratrice, illustrate quali difficoltà e quali possibilità incontrano nel proprio percorso di integrazione le persone straniere o di origine straniera che vivono in Italia. (commento) [16 Punkte]

Aufgabenstellung: Aufgabe HT 1 - Compito 3.1 · Abitur NRW Italienisch LK · Haupttermin · fortgeführt 2022

Lösung

Nach den offiziellen Korrekturhinweisen

3.1 Prendendo spunto da questa frase della narratrice, illustrate quali difficoltà e quali possibilità incontrano nel proprio percorso di integrazione le persone straniere o di origine straniera che vivono in Italia.

Lösung: Un commento efficace deve sviluppare i seguenti punti chiave: 1. Analisi della citazione: l'essere tra due culture («ponte», «crocevia»), il dilemma dell'appartenenza e il senso di radicamento nella propria biografia personale. 2. Problemi dell'integrazione: barriere linguistiche e burocratiche; discriminazione e pregiudizi nella società d'accoglienza; conflitti generazionali e di valori tra la cultura d'origine dei genitori e quella italiana; crisi di identità delle seconde generazioni. 3. Opportunità dell'integrazione: ricchezza del bilinguismo e plurilinguismo; mediazione culturale; pluralità di prospettive; accesso a formazione professionale e inserimento lavorativo; arricchimento della società italiana attraverso la diversità culturale. 4. Conclusione: sintesi ponderata che evidenzi come l'integrazione sia un processo bidirezionale che richiede apertura sia dai nuovi cittadini sia dalla società ospitante.

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