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Sujet du Bac Italien 2022 · Métropole

Sujet du Bac d’Italien 2022, Métropole : 2 exercices corrigés. Thèmes : Synthèse et Traduction en français d’un passage du dossier. Gratuit.

Thèmes du sujet : Synthèse — « Laboratorio italiano », axe 3 : Découvrir, construire, inventer · Synthèse — troisième thématique du programme de terminale · Traduction en français d’un passage du dossier

Sujet 1 — 1re partie : Synthèse de documents · Synthèse — troisième thématique du programme de terminale

SUJET 1 - THÉMATIQUE: « Voyages »

1 re partie - SINTESI DI DOCUMENTI – (16 points sur 20)

SUJET 1 - THÉMATIQUE: « Voyages »

Documento 1:

Bruno Catalano è un artista francese di origini siciliane, nato in Marocco nel 1960.

«I Viaggiatori» sono una serie di sculture in bronzo che rappresentano migranti. Si innestano nel tessuto urbano e sono situate in varie città del mondo. Sono tutte accomunate da pose instabili, pesanti valigie e corpi svuotati, mancanti dal petto al bacino.

Documento 2:

Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era già cominciato da un’ora, e il Galileo 1, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall’edificio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all’aria [5] aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell’asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. Delle povere donne che [10] avevano un bambino da ciascuna mano, reggevano i loro grossi fagotti coi denti; delle vecchie contadine in zoccoli, alzando la gonnella per non inciampare nelle traversine del ponte, mostravano le gambe nude e stecchite; molti erano scalzi, e portavano le scarpe appese al collo. Di tratto in tratto passavano tra quella miseria signori vestiti di spolverine eleganti, preti, signore con grandi cappelli piumati, che tenevano in mano o un cagnolino, o una cappelliera, o un fascio [15] di romanzi francesi illustrati, dell’antica edizione Lévy. Poi, improvvisamente, la processione umana era interrotta, e veniva avanti sotto una tempesta di legnate e di bestemmie un branco di bovi e di montoni, i quali, arrivati a bordo, sviandosi di qua o di là, e spaventandosi, confondevano i muggiti e i belati coi nitriti dei cavalli di prua, con le grida dei marinai e dei facchini, con lo strepito assordante della grù a vapore, che sollevava per aria mucchi di bauli e di casse. Dopo di che la [20] sfilata degli emigranti ricominciava: visi e vestiti d’ogni parte d’Italia, robusti lavoratori dagli occhi tristi, vecchi cenciosi e sporchi, donne gravide, ragazze allegre, giovanotti brilli, villani in maniche di camicia, e ragazzi dietro ragazzi, che, messo appena il piede in coperta, in mezzo a quella confusione di passeggeri, di camerieri, d’ufficiali, d’impiegati della Società e di guardie di dogana, rimanevano attoniti, o si smarrivano come in una piazza affollata. Due ore dopo che era [25] cominciato l’imbarco, il grande piroscafo, sempre immobile, come un cetaceo enorme che addentasse la riva, succhiava ancora sangue italiano.

Edmondo De Amicis, Sull’Oceano, 1889

1 Galileo è il nome della nave (il piroscafo) che porta i migranti da Genova a Buenos Aires.

Documento 3:

Avevo un’amica dei Castelli ai tempi dell’università: Lorella. Frequentavamo insieme i corsi di arabo classico, al secondo piano dell’università La Sapienza di Roma, solo che io poi l’arabo non l’ho mai imparato davvero.

Però almeno studiare quella lingua mi è servito a capire il significato del mio nome, Leila: [5] notte.

Lorella invece era brava. Alzava sempre la mano e il professore la lodava per la sua bella pronuncia da egiziana.

[...]

Chissà che fine ha fatto quella mia vecchia amica dell’università. La dovrei cercare su [10] Facebook o su Instagram, ma non oso. Non voglio vedere nelle sue rughe da quarantenne le mie. E poi sarebbe uno smacco scoprire che lei l’arabo l’ha imparato e io no.

Ricordo poco del suo aspetto, mi è rimasta in testa solo la sua bocca grande da africana, più grande della mia che africana lo sono per davvero. O meglio, i miei genitori lo sono per davvero.

Io sono solo un derivato. Uno strano intreccio tra Roma e Mogadiscio, frutto di una coppia [15] sgarrupata scappata dalla dittatura somala, che invece di andare a rifugiarsi a Parigi o a Londra era finita a Roma perché lì anni prima, in luna di miele, aveva visto Abebe Bikila vincere la maratona a piedi nudi in quelle Olimpiadi mitiche targate 1960. Ecco, i miei genitori si erano detti che anche loro lì potevano vincere la maratona della vita, o quantomeno ritornare a una normalità che la dittatura di Boccagrande – chiamavano così il dittatore somalo – aveva tolto loro. E io [20] sono stata il loro nuovo inizio. Una bimba paffuta con occhi grandi e stupefatti che però non è riuscita a cancellare del tutto la malinconia dai loro volti. Forse è per questo che a tratti sono malinconica anch’io. Esule di una terra che in fondo non è mai stata la mia.

Igiaba Scego, La linea del colore, 2020

Consegna: in base ai tuoi studi e alle tue conoscenze, fai la sintesi dei documenti proposti trattando i punti seguenti (500 parole circa).

Quali sono le diverse rappresentazioni della migrazione nei tre documenti?

Spiega come nei tre documenti sono rappresentate le emozioni e le sensazioni provate dai migranti e dai loro discendenti.

Sujet 1 — 2ème partie : Traduction en français · Traduction en français d’un passage du dossier

SUJET 1 - THÉMATIQUE: « Voyages »

Documento 1:

Bruno Catalano è un artista francese di origini siciliane, nato in Marocco nel 1960.

«I Viaggiatori» sono una serie di sculture in bronzo che rappresentano migranti. Si innestano nel tessuto urbano e sono situate in varie città del mondo. Sono tutte accomunate da pose instabili, pesanti valigie e corpi svuotati, mancanti dal petto al bacino.

Documento 2:

Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era già cominciato da un’ora, e il Galileo 1, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall’edificio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all’aria [5] aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell’asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. Delle povere donne che [10] avevano un bambino da ciascuna mano, reggevano i loro grossi fagotti coi denti; delle vecchie contadine in zoccoli, alzando la gonnella per non inciampare nelle traversine del ponte, mostravano le gambe nude e stecchite; molti erano scalzi, e portavano le scarpe appese al collo. Di tratto in tratto passavano tra quella miseria signori vestiti di spolverine eleganti, preti, signore con grandi cappelli piumati, che tenevano in mano o un cagnolino, o una cappelliera, o un fascio [15] di romanzi francesi illustrati, dell’antica edizione Lévy. Poi, improvvisamente, la processione umana era interrotta, e veniva avanti sotto una tempesta di legnate e di bestemmie un branco di bovi e di montoni, i quali, arrivati a bordo, sviandosi di qua o di là, e spaventandosi, confondevano i muggiti e i belati coi nitriti dei cavalli di prua, con le grida dei marinai e dei facchini, con lo strepito assordante della grù a vapore, che sollevava per aria mucchi di bauli e di casse. Dopo di che la [20] sfilata degli emigranti ricominciava: visi e vestiti d’ogni parte d’Italia, robusti lavoratori dagli occhi tristi, vecchi cenciosi e sporchi, donne gravide, ragazze allegre, giovanotti brilli, villani in maniche di camicia, e ragazzi dietro ragazzi, che, messo appena il piede in coperta, in mezzo a quella confusione di passeggeri, di camerieri, d’ufficiali, d’impiegati della Società e di guardie di dogana, rimanevano attoniti, o si smarrivano come in una piazza affollata. Due ore dopo che era [25] cominciato l’imbarco, il grande piroscafo, sempre immobile, come un cetaceo enorme che addentasse la riva, succhiava ancora sangue italiano.

Edmondo De Amicis, Sull’Oceano, 1889

1 Galileo è il nome della nave (il piroscafo) che porta i migranti da Genova a Buenos Aires.

Documento 3:

Avevo un’amica dei Castelli ai tempi dell’università: Lorella. Frequentavamo insieme i corsi di arabo classico, al secondo piano dell’università La Sapienza di Roma, solo che io poi l’arabo non l’ho mai imparato davvero.

Però almeno studiare quella lingua mi è servito a capire il significato del mio nome, Leila: [5] notte.

Lorella invece era brava. Alzava sempre la mano e il professore la lodava per la sua bella pronuncia da egiziana.

[...]

Chissà che fine ha fatto quella mia vecchia amica dell’università. La dovrei cercare su [10] Facebook o su Instagram, ma non oso. Non voglio vedere nelle sue rughe da quarantenne le mie. E poi sarebbe uno smacco scoprire che lei l’arabo l’ha imparato e io no.

Ricordo poco del suo aspetto, mi è rimasta in testa solo la sua bocca grande da africana, più grande della mia che africana lo sono per davvero. O meglio, i miei genitori lo sono per davvero.

Io sono solo un derivato. Uno strano intreccio tra Roma e Mogadiscio, frutto di una coppia [15] sgarrupata scappata dalla dittatura somala, che invece di andare a rifugiarsi a Parigi o a Londra era finita a Roma perché lì anni prima, in luna di miele, aveva visto Abebe Bikila vincere la maratona a piedi nudi in quelle Olimpiadi mitiche targate 1960. Ecco, i miei genitori si erano detti che anche loro lì potevano vincere la maratona della vita, o quantomeno ritornare a una normalità che la dittatura di Boccagrande – chiamavano così il dittatore somalo – aveva tolto loro. E io [20] sono stata il loro nuovo inizio. Una bimba paffuta con occhi grandi e stupefatti che però non è riuscita a cancellare del tutto la malinconia dai loro volti. Forse è per questo che a tratti sono malinconica anch’io. Esule di una terra che in fondo non è mai stata la mia.

Igiaba Scego, La linea del colore, 2020

2 ème partie - TRADUZIONE IN FRANCESE

[4 points sur 20]

Consegna: tradurre il testo seguente in lingua francese.

«Frequentavamo insieme i corsi di arabo classico, al secondo piano dell'università La Sapienza di Roma, solo che io poi l'arabo non l'ho mai imparato davvero.

Però almeno studiare quella lingua mi è servito a capire il significato del mio nome, Leila: notte.

Lorella invece era brava. Alzava sempre la mano e il professore la lodava per la sua bella pronuncia da egiziana.

Chissà che fine ha fatto quella mia vecchia amica dell'università. La dovrei cercare su Facebook o su Instagram, ma non oso.»

Sujet 2 — 1re partie : Synthèse de documents · Synthèse — « Laboratorio italiano », axe 3 : Découvrir, construire, inventer

SUJET 2 - THÉMATIQUE: « Laboratorio italiano »

1 re partie - SINTESI DI DOCUMENTI – (16 points sur 20)

SUJET 2 - THÉMATIQUE: « Laboratorio italiano »

Documento 1:

Leonardo si è sempre interessato al volo, studiando le sezioni degli uccelli morti, entrando nella loro "straordinaria e inusuale meccanica", quella stessa meccanica che negli anni lo ha portato a progettare le famose "macchine volanti".

Documento 2:

Il fisico Albert Einstein sta sviluppando la teoria della relatività che, più tardi, sarà il fondamento teorico della bomba atomica. Improvvisamente l'Angelo della Morte si presenta davanti a lui per porre fine alla sua vita. Einstein gli chiede un mese di vita in più per finire la sua teoria. Un mese dopo, Einstein va all'appuntamento con l'Angelo della Morte.

«Sono qui» disse Einstein, toccandogli una spalla con la mano.

«E quel lavoro? Terminato?»

«Non è finito» disse lo scienziato mestamente. «Lasciami ancora un mese! Mi basta, giuro.

Stavolta sono sicuro di riuscire. Credimi: ci ho dato dentro giorno e notte ma non ho fatto in

5 tempo. Però mi manca poco.»

[L'Angelo della Morte], senza voltarsi, alzò le spalle: «Tutti uguali voi uomini. Non siete mai

contenti. Vi inginocchiate per avere una proroga. E poi c'è sempre qualche pretesto

buono…»

«Ma è una cosa difficile, quella a cui lavoro. Mai nessuno…»

10 «Oh, conosco, conosco» fece l'Angelo della Morte. «Stai cercando la chiave dell'universo,

vero?»

Tacquero. C'era nebbia, notte già da inverno, disagio, voglia di restare in casa.

«E allora?» chiese Einstein.

«Allora va… Ma un mese passa presto.»

15 Passò sveltissimo. Mai quattro settimane furono divorate con tanta avidità dal tempo. E

soffiò un vento gelido quella sera di dicembre, facendo scricchiolare sull'asfalto le ultime

raminghe foglie: all'aria tremolava, di sotto al basco, la bianca criniera del sapiente. C'era

sempre la colonnetta di benzina, e accanto c'era [l'Angelo della Morte] con un

passamontagna in testa, accoccolato come se dormisse.

20 Einstein gli si fece vicino, timidamente gli toccò una spalla. «Eccomi qui.»

[L'Angelo della Morte] si stringeva nel cappotto, batteva i denti per il freddo.

«Sei tu?» «Sì, sono io.» «Finito, allora?» «Sì grazie a Dio, ho finito.» «Terminato il grande

match? Hai trovato quello che cercavi? Hai schiodato l'universo?»

Einstein tossicchiò: «Sì» disse scherzosamente «in certo modo l'universo adesso è in

25 ordine».

«Allora vieni? Sei ben disposto al viaggio?»

«Eh, certo. Questo era nei patti.»

D'un botto [l'Angelo della Morte] balzò in piedi e fece una risata […]. Poi diede, con l'indice

teso della destra, un colpo sullo stomaco di Einstein, che quasi perse l'equilibrio.

30 «Va, va, vecchia canaglia… Torna a casa e corri, se non vuoi prenderti una congestione

polmonare… Di te, per ora, non me ne importa niente.»

«Mi lasci?… E allora, perché tutte quelle storie?»

«Importava che tu finissi il tuo lavoro. Nient'altro. E ci sono riuscito… Dio sa, se non ti

mettevo quella paura addosso, quanto l'avresti tirata ancora in lungo.»

35 «Il mio lavoro? E che te ne importava?»

[L'Angelo della Morte] rise: «A me niente… Ma sono i capi, laggiù, i demoni grossi. Dicono

che già le tue prime scoperte gli erano state di estrema utilità… Tu non ne hai colpa, ma è

così. Ti piaccia o no, caro professore, l'Inferno se ne è giovato molto… Ora fa

assegnamento sulle nuove…».

40 «Sciocchezze!» disse irritato Einstein. «Che vuoi trovare al mondo di più innocente? Piccole

formulette sono, pure astrazioni, inoffensive, disinteressate…»

Dino Buzzati, “Appuntamento con Einstein”, Sessanta racconti, 1958

Documento 3:

THE GAME

Sono tornato su quel video, quello in cui Steve Jobs presenta l'iPhone. Volevo vederlo bene,

scavare, cercare fossili. C'era qualcosa da scoprire, lì, qualcosa che poteva portare lontano.

Alla fine mi son convinto che quel qualcosa era il fatto, evidente, che in quel video JOBS SI

DIVERTE DA PAZZI. Non sto dicendo che si diverte perché sta lì a fare il figo sul

5 palcoscenico, no: si vede che a divertirlo è proprio l'iPhone; non si diverte A PARLARNE, si

diverte proprio a usarlo. Tutto nel suo comportamento mira a passare l'informazione molto

precisa che l'iPhone ERA DIVERTENTE. Lo so che adesso la cosa vi può suonare scontata,

ma bisogna tornare a quel momento. A quello che c'era prima. A quello da cui venivano.

Era DIVERTENTE il telefono con la cornetta e il disco coi numeri? No. Era DIVERTENTE il

10 telefono pubblico nelle cabine? No. Era DIVERTENTE il BlackBerry? Mica tanto. Erano tutti

tool che risolvevano dei problemi, ma nessuno aveva immaginato che dovessero anche

farlo IN MODO DIVERTENTE, per cui non lo facevano in modo divertente.

L'iPhone sì. Ed è la cosa che ossessivamente Jobs cerca di comunicare parlando.

STA DICENDO CHE È UN GIOCO.

Alessandro Baricco, The game, 2018

Consegna: in base ai tuoi studi e alle tue conoscenze, fai la sintesi dei documenti proposti trattando i punti seguenti (500 parole circa):

Alla luce dei documenti, analizza il rapporto che esiste tra i tre inventori e le loro invenzioni.

Spiega le conseguenze che le scoperte scientifiche o le innovazioni tecniche presentate nei tre documenti hanno avuto sul mondo e sulla società.

Sujet 2 — 2ème partie : Traduction en français · Traduction en français d’un passage du dossier

2 ème partie — TRADUCTION EN FRANÇAIS [4 points]

SUJET 2 - THÉMATIQUE: « Laboratorio italiano »

Documento 1:

Leonardo si è sempre interessato al volo, studiando le sezioni degli uccelli morti, entrando nella loro "straordinaria e inusuale meccanica", quella stessa meccanica che negli anni lo ha portato a progettare le famose "macchine volanti".

Documento 2:

Il fisico Albert Einstein sta sviluppando la teoria della relatività che, più tardi, sarà il fondamento teorico della bomba atomica. Improvvisamente l'Angelo della Morte si presenta davanti a lui per porre fine alla sua vita. Einstein gli chiede un mese di vita in più per finire la sua teoria. Un mese dopo, Einstein va all'appuntamento con l'Angelo della Morte.

«Sono qui» disse Einstein, toccandogli una spalla con la mano.

«E quel lavoro? Terminato?»

«Non è finito» disse lo scienziato mestamente. «Lasciami ancora un mese! Mi basta, giuro.

Stavolta sono sicuro di riuscire. Credimi: ci ho dato dentro giorno e notte ma non ho fatto in

5 tempo. Però mi manca poco.»

[L'Angelo della Morte], senza voltarsi, alzò le spalle: «Tutti uguali voi uomini. Non siete mai

contenti. Vi inginocchiate per avere una proroga. E poi c'è sempre qualche pretesto

buono…»

«Ma è una cosa difficile, quella a cui lavoro. Mai nessuno…»

10 «Oh, conosco, conosco» fece l'Angelo della Morte. «Stai cercando la chiave dell'universo,

vero?»

Tacquero. C'era nebbia, notte già da inverno, disagio, voglia di restare in casa.

«E allora?» chiese Einstein.

«Allora va… Ma un mese passa presto.»

15 Passò sveltissimo. Mai quattro settimane furono divorate con tanta avidità dal tempo. E

soffiò un vento gelido quella sera di dicembre, facendo scricchiolare sull'asfalto le ultime

raminghe foglie: all'aria tremolava, di sotto al basco, la bianca criniera del sapiente. C'era

sempre la colonnetta di benzina, e accanto c'era [l'Angelo della Morte] con un

passamontagna in testa, accoccolato come se dormisse.

20 Einstein gli si fece vicino, timidamente gli toccò una spalla. «Eccomi qui.»

[L'Angelo della Morte] si stringeva nel cappotto, batteva i denti per il freddo.

«Sei tu?» «Sì, sono io.» «Finito, allora?» «Sì grazie a Dio, ho finito.» «Terminato il grande

match? Hai trovato quello che cercavi? Hai schiodato l'universo?»

Einstein tossicchiò: «Sì» disse scherzosamente «in certo modo l'universo adesso è in

25 ordine».

«Allora vieni? Sei ben disposto al viaggio?»

«Eh, certo. Questo era nei patti.»

D'un botto [l'Angelo della Morte] balzò in piedi e fece una risata […]. Poi diede, con l'indice

teso della destra, un colpo sullo stomaco di Einstein, che quasi perse l'equilibrio.

30 «Va, va, vecchia canaglia… Torna a casa e corri, se non vuoi prenderti una congestione

polmonare… Di te, per ora, non me ne importa niente.»

«Mi lasci?… E allora, perché tutte quelle storie?»

«Importava che tu finissi il tuo lavoro. Nient'altro. E ci sono riuscito… Dio sa, se non ti

mettevo quella paura addosso, quanto l'avresti tirata ancora in lungo.»

35 «Il mio lavoro? E che te ne importava?»

[L'Angelo della Morte] rise: «A me niente… Ma sono i capi, laggiù, i demoni grossi. Dicono

che già le tue prime scoperte gli erano state di estrema utilità… Tu non ne hai colpa, ma è

così. Ti piaccia o no, caro professore, l'Inferno se ne è giovato molto… Ora fa

assegnamento sulle nuove…».

40 «Sciocchezze!» disse irritato Einstein. «Che vuoi trovare al mondo di più innocente? Piccole

formulette sono, pure astrazioni, inoffensive, disinteressate…»

Dino Buzzati, “Appuntamento con Einstein”, Sessanta racconti, 1958

Documento 3:

THE GAME

Sono tornato su quel video, quello in cui Steve Jobs presenta l'iPhone. Volevo vederlo bene,

scavare, cercare fossili. C'era qualcosa da scoprire, lì, qualcosa che poteva portare lontano.

Alla fine mi son convinto che quel qualcosa era il fatto, evidente, che in quel video JOBS SI

DIVERTE DA PAZZI. Non sto dicendo che si diverte perché sta lì a fare il figo sul

5 palcoscenico, no: si vede che a divertirlo è proprio l'iPhone; non si diverte A PARLARNE, si

diverte proprio a usarlo. Tutto nel suo comportamento mira a passare l'informazione molto

precisa che l'iPhone ERA DIVERTENTE. Lo so che adesso la cosa vi può suonare scontata,

ma bisogna tornare a quel momento. A quello che c'era prima. A quello da cui venivano.

Era DIVERTENTE il telefono con la cornetta e il disco coi numeri? No. Era DIVERTENTE il

10 telefono pubblico nelle cabine? No. Era DIVERTENTE il BlackBerry? Mica tanto. Erano tutti

tool che risolvevano dei problemi, ma nessuno aveva immaginato che dovessero anche

farlo IN MODO DIVERTENTE, per cui non lo facevano in modo divertente.

L'iPhone sì. Ed è la cosa che ossessivamente Jobs cerca di comunicare parlando.

STA DICENDO CHE È UN GIOCO.

Alessandro Baricco, The game, 2018

Consigne: traduire le texte suivant en langue française.

L’Angelo della Morte, senza voltarsi, alzò le spalle: «Tutti uguali voi uomini. Non siete mai contenti. Vi inginocchiate per avere una proroga. E poi c’è sempre qualche pretesto buono…»

«Ma è una cosa difficile, quella a cui lavoro. Mai nessuno…»

«Oh, conosco, conosco» fece l’Angelo della Morte. «Stai cercando la chiave dell’universo, vero?»

Tacquero. C’era nebbia, notte già da inverno, disagio, voglia di restare in casa.

«E allora?» chiese Einstein.

«Allora va… Ma un mese passa presto.»

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