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Examen de Italiano PAU Asturias 2022 · Extraordinaria (2ª lengua extranjera)

Examen de Italiano de Selectividad de Asturias (PAU/EBAU) 2022, Extraordinaria (2ª lengua extranjera) (julio): 4 problemas con solución. Gratis.

Temas del examen: Preguntas de comprensión con tus propias palabras (Rispondere alle domande) · Opción múltiple sobre el texto (Indicare l'opzione corretta) · Verdadero o falso con cita del texto (Vero o falso) · Redacción de 100-120 palabras: opinión y experiencia personal (Composizione)

Opción A - 1 · Opción múltiple sobre el texto (Indicare l'opzione corretta)

1. Indicare qual è l'opzione corretta.

a)

Le donne hanno meno potere degli uomini perché:

b)

Secondo l'autrice, per quanto riguarda le donne la parola «potere» significa:

c)

Da una donna ci si aspetta che:

d)

L'autrice sostiene che il Paese deve essere rappresentato:

Opción A - 2 · Verdadero o falso con cita del texto (Vero o falso)

2. Rispondere Vero o Falso alle frasi sul testo proposte a continuare. Per giustificare la risposta è necessario copiare la frase -o frasi- che confermano la tua scelta.

)

Giustificare risposta:

Opción A - 3 - 3.A · Preguntas de comprensión con tus propias palabras (Rispondere alle domande)

3.A) Perché sono necessarie le quote rosa? El alumno debe reformular la información del texto de forma libre, sin copiar literalmente frases del mismo (2 puntos).

Opción A - 3 - 3.B · Preguntas de comprensión con tus propias palabras (Rispondere alle domande)

3.B) Perché ci sono più uomini che donne nei posti di responsabilità? El alumno debe reformular la información del texto de forma libre, sin copiar literalmente frases del mismo (2 puntos).

Opción A - 4 - 4.A · Redacción de 100-120 palabras: opinión y experiencia personal (Composizione)

4. Scrivere un breve testo di una lunghezza minima di 100 parole sul seguente argomento (delle due proposte, sceglierne soltanto una): 4.A) La situazione delle donne nel 2050. Immagina e racconta come sarà la vita delle donne fra trent'anni. Cambieranno alcune cose? Ci sarà una vera e propria parità tra uomo e donna? (4 puntos)

Opción A - 4 - 4.B · Redacción de 100-120 palabras: opinión y experiencia personal (Composizione)

4. Scrivere un breve testo di una lunghezza minima di 100 parole sul seguente argomento (delle due proposte, sceglierne soltanto una): 4.B) L'uguaglianza tra uomini e donne. Credi che uomini e donne siano uguali? Sei d'accordo con la parità di genere? Giustifica la tua risposta. (4 puntos)

Opción B - 1 · Opción múltiple sobre el texto (Indicare l'opzione corretta)

OPCIÓN B

L'inglese in Italia: una minaccia per la lingua nazionale?

La relazione tra italiano e inglese ha origine tra il XIII e il XIV secolo, quando i mercanti italiani che commerciavano con gli inglesi cominciarono a usare la loro stessa lingua. Negli anni successivi, altri termini di origine britannica entrarono nell'italiano in relazione al linguaggio della politica e poi, con la rivoluzione industriale, dei nuovi prodotti, mezzi di trasporto, sport, cibo e abbigliamento che si diffondevano in Gran Bretagna.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti divennero emblema di libertà e di un nuovo stile di vita affascinante soprattutto per giovani e classi operaie, attirando forti ondate migratorie e dando inizio al processo che vide l'inglese soppiantare il francese come lingua più popolare.

Durante gli anni Settanta la conoscenza della lingua inglese si diffuse tra le élite, cominciando ad essere percepita come una marca di prestigio sociale e divenendo presto simbolo di mobilità per le classi operaie. Negli ultimi decenni, infine, gli anglicismi sono entrati nell'italiano specialmente nell'ambito del linguaggio tecnico, attraverso l'acquisizione di tecnologia di produzione statunitense e l'uso del gergo legato al mondo di Internet.

Molti linguisti hanno provato a spiegare le ragioni dietro il successo dell'inglese in Italia: per un verso, alcuni sottolineano l'importanza della cultura e dello stile di vita connesso con la lingua; altri invece danno maggiore importanza alla struttura linguistica. L'uso preferenziale dell'inglese sarebbe legato alla percezione che il lettore ne ha come lingua più pragmatica e plastica e dalla gratificazione che deriva dall'utilizzo di termini stranieri.

Gli studiosi italiani sono sempre stati piuttosto aperti alla presenza di forestierismi — e anglicismi in particolare — nella lingua nazionale: è per questo che l'italiano ha meritato, in passato, il titolo di lingua “democratica”. Questo atteggiamento si è tuttavia evoluto nel corso degli anni, mentre l'influenza dell'inglese cambiava il proprio significato e i livelli di lingua coinvolti.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, affermava che non ci fosse nulla da temere riguardo all'uso dell'inglese come «lingua unica», poiché ci sarebbero volute almeno dieci generazioni per assistere a un reale mescolamento linguistico. Oggi, vent'anni dopo l'intervento di Sabatini, possiamo dire che forse aveva parlato troppo presto. L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana non è in effetti diminuita per nulla, ma sembra al contrario essere diventata più forte. È forse questa la ragione per cui gli studiosi hanno smesso di provare a difendere e giustificare l'uso di anglicismi, cominciando piuttosto a cercare modi per contenere il fenomeno.

Una delle azioni più significative in questa direzione è la petizione lanciata da Annamaria Testa nel 2015, emblematicamente chiamata “Dillo in italiano”. La giornalista spiega quanto sia importante conservare l'eredità culturale e storica italiana, incarnata nella lingua che è stata soppiantata dall'uso eccessivo di anglicismi.

(Martina Mastromarino, testo tratto e adatto da www.treccani.it)

DOMANDE

1. Indicare qual è l'opzione corretta (2 puntos: 0,5 puntos cada respuesta correcta, las respuestas erróneas no restan puntos).

a)

L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana:

b)

La lingua italiana viene chiamata «lingua democratica» perché:

c)

Fino alla II Guerra Mondiale la lingua straniera più diffusa in Italia era:

d)

Gli italiani cominciarono ad usare l'inglese per motivi:

Opción B - 2 · Verdadero o falso con cita del texto (Vero o falso)

OPCIÓN B

L'inglese in Italia: una minaccia per la lingua nazionale?

La relazione tra italiano e inglese ha origine tra il XIII e il XIV secolo, quando i mercanti italiani che commerciavano con gli inglesi cominciarono a usare la loro stessa lingua. Negli anni successivi, altri termini di origine britannica entrarono nell'italiano in relazione al linguaggio della politica e poi, con la rivoluzione industriale, dei nuovi prodotti, mezzi di trasporto, sport, cibo e abbigliamento che si diffondevano in Gran Bretagna.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti divennero emblema di libertà e di un nuovo stile di vita affascinante soprattutto per giovani e classi operaie, attirando forti ondate migratorie e dando inizio al processo che vide l'inglese soppiantare il francese come lingua più popolare.

Durante gli anni Settanta la conoscenza della lingua inglese si diffuse tra le élite, cominciando ad essere percepita come una marca di prestigio sociale e divenendo presto simbolo di mobilità per le classi operaie. Negli ultimi decenni, infine, gli anglicismi sono entrati nell'italiano specialmente nell'ambito del linguaggio tecnico, attraverso l'acquisizione di tecnologia di produzione statunitense e l'uso del gergo legato al mondo di Internet.

Molti linguisti hanno provato a spiegare le ragioni dietro il successo dell'inglese in Italia: per un verso, alcuni sottolineano l'importanza della cultura e dello stile di vita connesso con la lingua; altri invece danno maggiore importanza alla struttura linguistica. L'uso preferenziale dell'inglese sarebbe legato alla percezione che il lettore ne ha come lingua più pragmatica e plastica e dalla gratificazione che deriva dall'utilizzo di termini stranieri.

Gli studiosi italiani sono sempre stati piuttosto aperti alla presenza di forestierismi — e anglicismi in particolare — nella lingua nazionale: è per questo che l'italiano ha meritato, in passato, il titolo di lingua “democratica”. Questo atteggiamento si è tuttavia evoluto nel corso degli anni, mentre l'influenza dell'inglese cambiava il proprio significato e i livelli di lingua coinvolti.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, affermava che non ci fosse nulla da temere riguardo all'uso dell'inglese come «lingua unica», poiché ci sarebbero volute almeno dieci generazioni per assistere a un reale mescolamento linguistico. Oggi, vent'anni dopo l'intervento di Sabatini, possiamo dire che forse aveva parlato troppo presto. L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana non è in effetti diminuita per nulla, ma sembra al contrario essere diventata più forte. È forse questa la ragione per cui gli studiosi hanno smesso di provare a difendere e giustificare l'uso di anglicismi, cominciando piuttosto a cercare modi per contenere il fenomeno.

Una delle azioni più significative in questa direzione è la petizione lanciata da Annamaria Testa nel 2015, emblematicamente chiamata “Dillo in italiano”. La giornalista spiega quanto sia importante conservare l'eredità culturale e storica italiana, incarnata nella lingua che è stata soppiantata dall'uso eccessivo di anglicismi.

(Martina Mastromarino, testo tratto e adatto da www.treccani.it)

2. Rispondere Vero o Falso alle frasi sul testo proposte a continuazione. Per giustificare la risposta è necessario copiare la frase -o frasi- che confermano la tua scelta (2 puntos: 0,5 puntos cada pregunta si la elección V/F y la justificación son correctas; si no 0 puntos).

a)

Nel XXI secolo quasi tutti i termini inglesi che sono entrati a fare parte della lingua italiana sono relazionati con la tecnologia e il digitale.

Vero

Falso

b)

Negli ultimi anni ci sono iniziative per frenare l'uso eccessivo degli anglicismi.

Vero

Falso

c)

L'atteggiamento degli studiosi e dei linguisti italiani nei confronti della lingua inglese non è cambiato nel corso degli anni.

Vero

Falso

d)

Francesco Sabatini aveva ragione nella sua affermazione.

Vero

Falso

Opción B - 3 - 3.A · Preguntas de comprensión con tus propias palabras (Rispondere alle domande)

OPCIÓN B

L'inglese in Italia: una minaccia per la lingua nazionale?

La relazione tra italiano e inglese ha origine tra il XIII e il XIV secolo, quando i mercanti italiani che commerciavano con gli inglesi cominciarono a usare la loro stessa lingua. Negli anni successivi, altri termini di origine britannica entrarono nell'italiano in relazione al linguaggio della politica e poi, con la rivoluzione industriale, dei nuovi prodotti, mezzi di trasporto, sport, cibo e abbigliamento che si diffondevano in Gran Bretagna.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti divennero emblema di libertà e di un nuovo stile di vita affascinante soprattutto per giovani e classi operaie, attirando forti ondate migratorie e dando inizio al processo che vide l'inglese soppiantare il francese come lingua più popolare.

Durante gli anni Settanta la conoscenza della lingua inglese si diffuse tra le élite, cominciando ad essere percepita come una marca di prestigio sociale e divenendo presto simbolo di mobilità per le classi operaie. Negli ultimi decenni, infine, gli anglicismi sono entrati nell'italiano specialmente nell'ambito del linguaggio tecnico, attraverso l'acquisizione di tecnologia di produzione statunitense e l'uso del gergo legato al mondo di Internet.

Molti linguisti hanno provato a spiegare le ragioni dietro il successo dell'inglese in Italia: per un verso, alcuni sottolineano l'importanza della cultura e dello stile di vita connesso con la lingua; altri invece danno maggiore importanza alla struttura linguistica. L'uso preferenziale dell'inglese sarebbe legato alla percezione che il lettore ne ha come lingua più pragmatica e plastica e dalla gratificazione che deriva dall'utilizzo di termini stranieri.

Gli studiosi italiani sono sempre stati piuttosto aperti alla presenza di forestierismi — e anglicismi in particolare — nella lingua nazionale: è per questo che l'italiano ha meritato, in passato, il titolo di lingua “democratica”. Questo atteggiamento si è tuttavia evoluto nel corso degli anni, mentre l'influenza dell'inglese cambiava il proprio significato e i livelli di lingua coinvolti.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, affermava che non ci fosse nulla da temere riguardo all'uso dell'inglese come «lingua unica», poiché ci sarebbero volute almeno dieci generazioni per assistere a un reale mescolamento linguistico. Oggi, vent'anni dopo l'intervento di Sabatini, possiamo dire che forse aveva parlato troppo presto. L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana non è in effetti diminuita per nulla, ma sembra al contrario essere diventata più forte. È forse questa la ragione per cui gli studiosi hanno smesso di provare a difendere e giustificare l'uso di anglicismi, cominciando piuttosto a cercare modi per contenere il fenomeno.

Una delle azioni più significative in questa direzione è la petizione lanciata da Annamaria Testa nel 2015, emblematicamente chiamata “Dillo in italiano”. La giornalista spiega quanto sia importante conservare l'eredità culturale e storica italiana, incarnata nella lingua che è stata soppiantata dall'uso eccessivo di anglicismi.

(Martina Mastromarino, testo tratto e adatto da www.treccani.it)

3. Delle due domande proposte, sceglierne soltanto una: (2 puntos).

3.A

Perché l'inglese rappresenta una minaccia per l'italiano?

El alumno debe reformular la información del texto de forma libre, sin copiar literalmente frases del mismo.

Opción B - 3 - 3.B · Preguntas de comprensión con tus propias palabras (Rispondere alle domande)

OPCIÓN B

L'inglese in Italia: una minaccia per la lingua nazionale?

La relazione tra italiano e inglese ha origine tra il XIII e il XIV secolo, quando i mercanti italiani che commerciavano con gli inglesi cominciarono a usare la loro stessa lingua. Negli anni successivi, altri termini di origine britannica entrarono nell'italiano in relazione al linguaggio della politica e poi, con la rivoluzione industriale, dei nuovi prodotti, mezzi di trasporto, sport, cibo e abbigliamento che si diffondevano in Gran Bretagna.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti divennero emblema di libertà e di un nuovo stile di vita affascinante soprattutto per giovani e classi operaie, attirando forti ondate migratorie e dando inizio al processo che vide l'inglese soppiantare il francese come lingua più popolare.

Durante gli anni Settanta la conoscenza della lingua inglese si diffuse tra le élite, cominciando ad essere percepita come una marca di prestigio sociale e divenendo presto simbolo di mobilità per le classi operaie. Negli ultimi decenni, infine, gli anglicismi sono entrati nell'italiano specialmente nell'ambito del linguaggio tecnico, attraverso l'acquisizione di tecnologia di produzione statunitense e l'uso del gergo legato al mondo di Internet.

Molti linguisti hanno provato a spiegare le ragioni dietro il successo dell'inglese in Italia: per un verso, alcuni sottolineano l'importanza della cultura e dello stile di vita connesso con la lingua; altri invece danno maggiore importanza alla struttura linguistica. L'uso preferenziale dell'inglese sarebbe legato alla percezione che il lettore ne ha come lingua più pragmatica e plastica e dalla gratificazione che deriva dall'utilizzo di termini stranieri.

Gli studiosi italiani sono sempre stati piuttosto aperti alla presenza di forestierismi — e anglicismi in particolare — nella lingua nazionale: è per questo che l'italiano ha meritato, in passato, il titolo di lingua “democratica”. Questo atteggiamento si è tuttavia evoluto nel corso degli anni, mentre l'influenza dell'inglese cambiava il proprio significato e i livelli di lingua coinvolti.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, affermava che non ci fosse nulla da temere riguardo all'uso dell'inglese come «lingua unica», poiché ci sarebbero volute almeno dieci generazioni per assistere a un reale mescolamento linguistico. Oggi, vent'anni dopo l'intervento di Sabatini, possiamo dire che forse aveva parlato troppo presto. L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana non è in effetti diminuita per nulla, ma sembra al contrario essere diventata più forte. È forse questa la ragione per cui gli studiosi hanno smesso di provare a difendere e giustificare l'uso di anglicismi, cominciando piuttosto a cercare modi per contenere il fenomeno.

Una delle azioni più significative in questa direzione è la petizione lanciata da Annamaria Testa nel 2015, emblematicamente chiamata “Dillo in italiano”. La giornalista spiega quanto sia importante conservare l'eredità culturale e storica italiana, incarnata nella lingua che è stata soppiantata dall'uso eccessivo di anglicismi.

(Martina Mastromarino, testo tratto e adatto da www.treccani.it)

3. Delle due domande proposte, sceglierne soltanto una: (2 puntos).

3.B

Perché l'inglese ha tanto successo in Italia?

El alumno debe reformular la información del texto de forma libre, sin copiar literalmente frases del stesso.

Opción B - 4 - 4.A · Redacción de 100-120 palabras: opinión y experiencia personal (Composizione)

OPCIÓN B

L'inglese in Italia: una minaccia per la lingua nazionale?

La relazione tra italiano e inglese ha origine tra il XIII e il XIV secolo, quando i mercanti italiani che commerciavano con gli inglesi cominciarono a usare la loro stessa lingua. Negli anni successivi, altri termini di origine britannica entrarono nell'italiano in relazione al linguaggio della politica e poi, con la rivoluzione industriale, dei nuovi prodotti, mezzi di trasporto, sport, cibo e abbigliamento che si diffondevano in Gran Bretagna.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti divennero emblema di libertà e di un nuovo stile di vita affascinante soprattutto per giovani e classi operaie, attirando forti ondate migratorie e dando inizio al processo che vide l'inglese soppiantare il francese come lingua più popolare.

Durante gli anni Settanta la conoscenza della lingua inglese si diffuse tra le élite, cominciando ad essere percepita come una marca di prestigio sociale e divenendo presto simbolo di mobilità per le classi operaie. Negli ultimi decenni, infine, gli anglicismi sono entrati nell'italiano specialmente nell'ambito del linguaggio tecnico, attraverso l'acquisizione di tecnologia di produzione statunitense e l'uso del gergo legato al mondo di Internet.

Molti linguisti hanno provato a spiegare le ragioni dietro il successo dell'inglese in Italia: per un verso, alcuni sottolineano l'importanza della cultura e dello stile di vita connesso con la lingua; altri invece danno maggiore importanza alla struttura linguistica. L'uso preferenziale dell'inglese sarebbe legato alla percezione che il lettore ne ha come lingua più pragmatica e plastica e dalla gratificazione che deriva dall'utilizzo di termini stranieri.

Gli studiosi italiani sono sempre stati piuttosto aperti alla presenza di forestierismi — e anglicismi in particolare — nella lingua nazionale: è per questo che l'italiano ha meritato, in passato, il titolo di lingua “democratica”. Questo atteggiamento si è tuttavia evoluto nel corso degli anni, mentre l'influenza dell'inglese cambiava il proprio significato e i livelli di lingua coinvolti.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, affermava che non ci fosse nulla da temere riguardo all'uso dell'inglese come «lingua unica», poiché ci sarebbero volute almeno dieci generazioni per assistere a un reale mescolamento linguistico. Oggi, vent'anni dopo l'intervento di Sabatini, possiamo dire che forse aveva parlato troppo presto. L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana non è in effetti diminuita per nulla, ma sembra al contrario essere diventata più forte. È forse questa la ragione per cui gli studiosi hanno smesso di provare a difendere e giustificare l'uso di anglicismi, cominciando piuttosto a cercare modi per contenere il fenomeno.

Una delle azioni più significative in questa direzione è la petizione lanciata da Annamaria Testa nel 2015, emblematicamente chiamata “Dillo in italiano”. La giornalista spiega quanto sia importante conservare l'eredità culturale e storica italiana, incarnata nella lingua che è stata soppiantata dall'uso eccessivo di anglicismi.

(Martina Mastromarino, testo tratto e adatto da www.treccani.it)

4.A) L'importanza delle lingue straniere. Secondo te, quali sono i vantaggi di conoscere altre lingue? Nel tuo caso, che lingue conosci? Quali ti piacerebbe imparare?

Opción B - 4 - 4.B · Redacción de 100-120 palabras: opinión y experiencia personal (Composizione)

OPCIÓN B

L'inglese in Italia: una minaccia per la lingua nazionale?

La relazione tra italiano e inglese ha origine tra il XIII e il XIV secolo, quando i mercanti italiani che commerciavano con gli inglesi cominciarono a usare la loro stessa lingua. Negli anni successivi, altri termini di origine britannica entrarono nell'italiano in relazione al linguaggio della politica e poi, con la rivoluzione industriale, dei nuovi prodotti, mezzi di trasporto, sport, cibo e abbigliamento che si diffondevano in Gran Bretagna.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti divennero emblema di libertà e di un nuovo stile di vita affascinante soprattutto per giovani e classi operaie, attirando forti ondate migratorie e dando inizio al processo che vide l'inglese soppiantare il francese come lingua più popolare.

Durante gli anni Settanta la conoscenza della lingua inglese si diffuse tra le élite, cominciando ad essere percepita come una marca di prestigio sociale e divenendo presto simbolo di mobilità per le classi operaie. Negli ultimi decenni, infine, gli anglicismi sono entrati nell'italiano specialmente nell'ambito del linguaggio tecnico, attraverso l'acquisizione di tecnologia di produzione statunitense e l'uso del gergo legato al mondo di Internet.

Molti linguisti hanno provato a spiegare le ragioni dietro il successo dell'inglese in Italia: per un verso, alcuni sottolineano l'importanza della cultura e dello stile di vita connesso con la lingua; altri invece danno maggiore importanza alla struttura linguistica. L'uso preferenziale dell'inglese sarebbe legato alla percezione che il lettore ne ha come lingua più pragmatica e plastica e dalla gratificazione che deriva dall'utilizzo di termini stranieri.

Gli studiosi italiani sono sempre stati piuttosto aperti alla presenza di forestierismi — e anglicismi in particolare — nella lingua nazionale: è per questo che l'italiano ha meritato, in passato, il titolo di lingua “democratica”. Questo atteggiamento si è tuttavia evoluto nel corso degli anni, mentre l'influenza dell'inglese cambiava il proprio significato e i livelli di lingua coinvolti.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, affermava che non ci fosse nulla da temere riguardo all'uso dell'inglese come «lingua unica», poiché ci sarebbero volute almeno dieci generazioni per assistere a un reale mescolamento linguistico. Oggi, vent'anni dopo l'intervento di Sabatini, possiamo dire che forse aveva parlato troppo presto. L'influenza dell'inglese sulla lingua italiana non è in effetti diminuita per nulla, ma sembra al contrario essere diventata più forte. È forse questa la ragione per cui gli studiosi hanno smesso di provare a difendere e giustificare l'uso di anglicismi, cominciando piuttosto a cercare modi per contenere il fenomeno.

Una delle azioni più significative in questa direzione è la petizione lanciata da Annamaria Testa nel 2015, emblematicamente chiamata “Dillo in italiano”. La giornalista spiega quanto sia importante conservare l'eredità culturale e storica italiana, incarnata nella lingua che è stata soppiantata dall'uso eccessivo di anglicismi.

(Martina Mastromarino, testo tratto e adatto da www.treccani.it)

4.B) L'inglese o la lingua nazionale? Secondo te, si devono difendere le lingue nazionali? Quali sono i pro e i contra dell'uso degli anglicismi? Credi che in Spagna ci sia un uso eccessivo dell'inglese? Giustifica la tua risposta.

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