Aufgabe HT 3 - Compito 2 · Abitur NRW Italienisch LK · Haupttermin · fortgeführt 2021

Thema: Analyse nicht-literarischer Texte (Argumentation und Darstellung) · Aus der Prüfung LK · Haupttermin · fortgeführt (2021)

Aufgabenstellung

Klausurteil A

Roberto Saviano rivolge delle domande al fotografo Giulio Piscitelli, il quale dal 2011 si dedica al tema della migrazione.

Cosa ti ha portato a voler fissare il volto duro della questione migratoria per così tanto tempo?

[...] Era il periodo delle Primavere arabe e, guardando la televisione, assistevo come tutti

a quello che stava avvenendo a Lampedusa. Inizialmente, quasi inconsciamente, feci un

5 parallelo tra le fotografie in bianco e nero che stavo archiviando e quello che stava accadendo

a pochi passi da noi. Come giornalista cercai immediatamente di raggiungere Lampedusa e

nel 2011 mi ritrovai al centro della narrazione epica del nostro periodo. È così che è nato il

mio interesse per il tema.

Negli anni ho studiato molto, informandomi e documentandomi anche attraverso la

10 fotografia. [...] Fotografare i migranti è un modo per conoscere la realtà.

[...]

Hai vissuto anche un’esperienza di viaggio in mare su un barcone...

Sì, nel 2011, dopo la prima parte di copertura degli eventi di Lampedusa, venni a sapere

che c’era un grosso esodo di persone in fuga dai bombardamenti in Libia verso la Tunisia.

Così, mi avvicinai alla mia prima crisi umanitaria come fotogiornalista e decisi di andare al

15 confine tra Tunisia e Libia. Mi ritrovai in un enorme campo profughi, il Choucha Refugee

Camp, che in meno di una settimana si riempì di quasi 500.000 persone. Si trattava in gran

parte di lavoratori stagionali, per lo più subsahariani o bengalesi, che prima dello scoppio

della guerra lavoravano in Libia come operai.

Da un giorno all’altro queste persone si erano ritrovate a essere doppiamente migranti:

20 erano migranti per ragioni economiche, erano arrivati in Libia attirati dalle possibilità di lavoro

date dal petrolio; in seguito allo scoppio dei conflitti divennero rifugiati.

Dopo una settimana di documentazione nel campo profughi, con un amico tunisino con

cui viaggiavo, che vive a Napoli e che si occupa di integrazione e di mediazione culturale,

cercai il modo di avvicinare un contrabbandiere, un vero e proprio organizzatore di viaggi

25 clandestini. In pochi giorni il mio amico trovò una persona disposta a incontrarmi. [...]

Quando lo incontrai gli chiesi di farmi vedere l’imbarco dei migranti. Lui mi rispose che,

volendo, avrebbe potuto imbarcare anche me. Gli dissi che ci dovevo pensare, mi presi un

paio di giorni e nel frattempo valutai anche il costo dell’impresa. Inizialmente mi erano stati

chiesti tremila euro per il viaggio, ma non li avevo e proposi di poter pagare lo stesso prezzo

30 che pagavano i migranti, invece di quello che mi veniva chiesto in quanto giornalista. Non

molto tempo dopo lo richiamai un po’ titubante e dissi che volevo imbarcarmi. Da Tunisi mi

recai a Zarzis, entrai in contatto con una persona che mi portò in una safe house, una di quelle

case dove vengono ammassate le persone in attesa di imbarcarsi. Rimasi lì per circa otto

giorni, ci spostavano da una casa all’altra.

35 [...]

Dopo circa una settimana la situazione all’interno della safe house si era fatta abbastanza

tesa, le persone temevano di non riuscire più a partire. Normalmente le partenze avvenivano

dalla spiaggia di Djerba, ma la situazione quella volta era talmente incandescente che una

notte ci trasportarono su un carro da bestiame al porto di Zarzis alle quattro del mattino,

40 imbarcandoci direttamente da lì su un peschereccio. Partii con altre 120 persone circa. È stata

una delle esperienze più forti della mia vita. Il viaggio è durato circa una giornata e mezza.

L’attraversamento in nave dalla Tunisia, in realtà, sarebbe più breve, ma i motori sovraccarichi

di quelle imbarcazioni vanno molto piano. Il nostro motore si fermò due o tre volte, imbarcava

acqua. La mattina dopo fummo recuperati dalla Guardia di Finanza che era stata allertata da

45 una mia telefonata, dopo che il mio cellulare aveva iniziato nuovamente a funzionare. Al

risveglio, dopo la nottata in mare, tutto quello che vedevamo era una strisciolina di terra

all’orizzonte, ma la barca era ferma, il motore non andava più. [...]

L’acqua a bordo c’era?

A bordo c’erano acqua, latte, biscotti, che finirono però quasi subito. I ragazzi erano

50 molto giovani e, nelle prime ore di viaggio, si lanciarono in grandi festeggiamenti per la

riuscita partenza. Cosa che poi portò tutti a dare di stomaco. Io ho cercato di mangiare il

meno possibile, ma durante il viaggio si hanno comunque problemi di stomaco. Siamo stati

fortunati perché il mare non era particolarmente agitato.

Chi è venuto a salvarvi?

55 Prima la Guardia di Finanza, poi i Carabinieri e infine la Guardia costiera.

Due motovedette della Guardia di Finanza recuperarono l’intera imbarcazione.

Erano insospettiti dalla tua presenza?

Il drappello delle forze dell’ordine del centro di prima accoglienza di Lampedusa mi

fermò per accertamenti e mi chiese in maniera del tutto illegittima (io ai tempi ero già un

60 giornalista tesserato) l’intero pacchetto di foto che avevo scattato per fare un controllo. Mi

domandarono se preferivo che controllassero le foto lasciandomi poi le schede o che

bloccassero le schede aspettando la risposta del giudice per sapere se le potevano trattenere

o meno. Ovviamente feci visionare le foto per non perdere il lavoro per cui avevo appena

rischiato la vita. Si lamentarono pure per il formato delle immagini: io scattavo in formato

65 RAW, non in JPG, e quindi le foto andavano convertite per poterle vedere. Mi cancellarono

quasi una scheda, che per fortuna recuperai, e mi chiesero come ero venuto in contatto con

il contrabbandiere. Gli raccontai le pochissime cose che sapevo: che era un uomo che si

faceva chiamare Obama ma, in realtà, il suo nome era Osama e che chiedeva ai migranti

circa 900/1.000 euro a persona per il viaggio.

Il tuo libro si chiama Harraga. Cosa significa?

70 Harraga è un termine dialettale usato in alcune zone del Nord Africa, tra cui Tunisia,

Marocco e Algeria. Si riferisce alla persona che brucia i documenti per poter attraversare la

frontiera, che “brucia le frontiere”: colui che lascia il suo Paese in cerca di speranza altrove

brucia i confini, ovvero li attraversa, scavalca e sogna ardentemente un futuro nuovo. [...]

Volevo un termine che riuscisse a raccontare la necessità che queste persone avevano di

75 attraversare la frontiera nonostante fosse invalicabile.

[...]

Note:

riga

01 · fissare · hier: genau beobachten

03 · le Primavere arabe · im Dezember 2010 beginnende Serie von Protesten, Aufständen und Revolutionen gegen autoritär herrschende Regime in der arabischen Welt

12 · la copertura · hier: Berichterstattung

31 · titubante · unentschlossen, zögerlich

32 · Zarzis · tunesische Küstenstadt am Mittelmeer

38 · Djerba · Insel an der Ostküste Tunesiens

38 · incandescente · hitzig, angespannt

39 · il carro da bestiame · Viehwagen

50 · lanciarsi in grandi festeggiamenti · sich ins wilde Feiern stürzen

51 · dare di stomaco · sich übergeben

56 · la motovedetta · Schnellboot

58 · il drappello · Trupp

76 · invalicabile · unüberwindbar

Klausurteil A: Leseverstehen und Schreiben integriert

2. Esaminate in che modo Giulio Piscitelli vive la propria professione di fotografo in relazione al tema della migrazione. (analisi) [14 Punkte]

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Lösung

Nach den offiziellen Korrekturhinweisen

2. Esaminate in che modo Giulio Piscitelli vive la propria professione di fotografo in relazione al tema della migrazione.

Lösung: Un testo analitico argomentato che prenda in esame motivazione professionale, coraggio e idealismo di Piscitelli con riferimenti al testo.

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